DAVID LEVITHAN.
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UN ALTRO GIORNO.
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Titolo originale: ANOTHER DAY.
Traduzione di: ALESSANDRO MARI.
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Trascrizione elettronica rivista e resa disponibile dalla
          Fondazione Ezio Galiano onlus
             http:\\www.galiano.it
      ad esclusivo uso dei privi della vista.
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Presentazione.
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Per Rhiannon ogni giorno  uguale agli altri. Accetta la vita come viene e si  rassegnata al temperamento lunatico e freddo di Justin, il suo ragazzo. Justin arriva perfino a dirle come deve comportarsi: non chiedere troppo, non farlo infuriare, non sperare mai. Ma una mattina tutto cambia.
Sembra finalmente che lui la veda, che voglia stare davvero con lei: vanno al mare, loro due soli, e la giornata si rivela perfetta. Poi il loro rapporto torna quello di prima, e Rhiannon non pu fare a meno di interrogarsi. Finch un estraneo le racconta che il Justin di quella giornata al mare, attento e premuroso... non era affatto Justin. In questo avvincente romanzo che fa il paio con Ogni giorno, David Levithan racconta la storia vista da Rhiannon, che vuole capire cosa sia davvero lamore e scopre quanto pu cambiarci.
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L'AUTORE.
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David Levithan  nato nel 1972 in New Jersey.  direttore editoriale di Scholastic Press e fondatore di PUSH, il marchio Scholastic specializzato nella ricerca di nuove voci e nuovi autori. Con Rizzoli ha pubblicato Boy Meets Boy, vincitore del Lambda Literary Award. Alluscita in libreria, Ogni giorno si  assestato stabilmente nella classifica del New York Times dei libri pi venduti. Il suo sito internet   www.davidlevithan.com
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A mio nipote Matthew. Che tu possa trovare la felicit ogni giorno.
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Capitolo uno.
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Lo vedo entrare nel parcheggio. Lo vedo scendere dallauto. Sono alla periferia del suo sguardo
e mi sto avvicinando al centro. Lui per non sembra cercarmi. Si  gi incamminato verso la scuola
senza notare che sono vicina. Potrei chiamarlo, ma gli darebbe fastidio. Dice che solo le ragazze
bisognose di attenzioni chiamano i fidanzati urlando.
Fa male sentire che la mia vita ruota attorno alla sua mentre la sua non fa altrettanto.
Chiss se si comporta cos a causa di ieri sera. Chiss se siamo ancora in rotta. Come ci accade
spesso, abbiamo bisticciato per una sciocchezza, ma sotto la superficie delle parole si agitavano
questioni molto meno sciocche. Io ho chiesto se aveva intenzione di andare alla festa di Steve, sabato.
Tutto qui. E lui mi ha domandato perch, di domenica sera, lo stessi gi tormentando per il sabato. Mi
ha detto che lo faccio sempre: lo costringo a prendere impegni, come se non gli venisse voglia di stare
con me senza mesi di preavviso. Io allora ho ribattuto che se fare progetti lo spaventa, se immaginare il
futuro  anche quello pi prossimo  lo spaventa, la colpa non  mia.
Errore. Accusarlo di avere paura  stato un grave errore. Probabile che non abbia sentito altro,
oltre a questa accusa.
Non sai di cosa parli ha detto.
Parlavo della festa a casa di Steve sabato ho ribattuto, la voce troppo alterata per i gusti di
entrambi. Tutto qua.
Ma non era tutto. Justin mi ama e mi odia tanto quanto io amo e odio lui. Lo so. Ciascuno di noi
ha un grilletto e non dovremmo mai spingerci tanto in l da farlo scattare. A volte per non possiamo
farne a meno. Ci conosciamo troppo bene, ma mai abbastanza.
Sono innamorata di qualcuno che ha paura del futuro. E, come una stupida, continuo a tirarlo in ballo.
Lo seguo. Ovvio. Solo una ragazza bisognosa di attenzioni se la prenderebbe col suo ragazzo
che non lha notata nel parcheggio.
Avviandomi verso il suo armadietto mi chiedo quale Justin trover oggi. Quasi certamente non
sar Justin il Dolce, perch Justin il Dolce si fa vedere a scuola di rado. La mia speranza  di non
incontrare Justin il Furioso, perch non ho fatto nulla di tanto sbagliato. Mi auguro Justin lIndifferente,
perch Justin lIndifferente mi piace; quando c lui riusciamo sempre a ritrovare la tranquillit.
Mentre aspetto che prenda i libri dallarmadietto osservo la sua nuca. Amo la sua nuca. Ha
qualcosa di cos fisico, che mi fa venire voglia di avvicinarmi e baciarla.
Finalmente Justin si accorge di me. Fatico a interpretare la sua espressione. Sembra studiarmi
mentre io studio lui. Forse  buon segno, significa che era in pensiero per me. O forse  cattivo segno,
forse non ha idea del perch sono qui.
Ehi dice.
Ehi rispondo.
Il suo sguardo  intenso. Devessere alla ricerca di qualcosa di sbagliato. Un difetto da scovare
c sempre.
Invece non apre bocca. Ed  strano. Poi, cosa ancora pi strana, mi chiede: Stai bene?.
Sicuro rispondo, ma soltanto perch ignoro quale risposta si aspetti. La pi sincera sarebbe
per niente, ma a lui non andrebbe bene. Ormai lo conosco.
Se questa  una trappola, non ho intenzione di caderci. Se questa  una ripicca per il litigio di
ieri,  ora di finirla.
Ce lhai con me? chiedo, incerta di voler scoprire la risposta.
E lui: No. Per niente.
Bugiardo.
Quando tra noi ci sono dei problemi, di solito sono io ad accorgermene. Sono io a preoccuparmi
per entrambi. Ma non posso ricordarglielo troppo spesso, altrimenti sembra che voglia vantarmene:
sarebbe come fargli presente che io capisco cosa succede, mentre lui non ci riesce.
Dubbio. Dovrei chiedergli di ieri sera o fingere che non sia accaduto? Non accade mai, no?
Hai ancora voglia di pranzare con me, oggi? Solo dopo averlo chiesto mi rendo conto che sto
ancora cercando di fare dei progetti insieme.
Forse sono una ragazza bisognosa di attenzioni, dopotutto.
Certo dice Justin. Perfetto.
Stronzate. Si sta prendendo gioco di me. Devessere cos.
Pu andare.
Lo osservo, ha laria sincera. Forse sbagliavo ad aspettarmi il peggio. E forse, mostrandomi
tanto sorpresa, sono riuscita a farlo sentire stupido.
Gli prendo la mano, la stringo. Se vuole lasciarsi alle spalle il litigio di ieri, lo voglio anchio.
Tra noi due funziona cos: quando le nostre sciocche liti finiscono, tutto fila liscio.
Sono felice che tu non ce labbia con me dico. Voglio solo che vada tutto bene.
Lui sa che lo amo. Io so che mi ama. Non  questo il problema. Il problema  riuscire a
conviverci.
 lora. La campanella suona. Devo tenere a mente che la scuola non esiste solo per offrirci un
posto dove poter stare insieme.
A dopo dice.
Ci conto.  lunica cosa che mi aiuter ad affrontare il vuoto che mi aspetta.
Una volta guardavo un programma in televisione e una delle casalinghe se n uscita con una
frase del tipo:  uno stronzo, ma  il mio stronzo. Cos ho pensato: Non mi riguarda, eppure sento
che mi riguarda, quindi? Lamore devessere questo: accorgerti di quanto il tuo lui sia incasinato ma
amarlo comunque, perch anche tu sei incasinata, forse addirittura di pi.
Justin mi aveva messo in guardia al nostro primo appuntamento, dopo neppure unora.
Ti avverto, io sono un casino. Eravamo a cena al TGI Fridays. Un vero casino.
Avverti tutte le ragazze con cui esci? avevo ribattuto io, flirtando.
Lui per non mi aveva assecondato. Mi aveva detto la verit.
No.
Era il suo modo per farmi sapere che gli importava di me. Malgrado fossimo ancora allinizio.
Non si era preparato quella frase. Laveva detta e basta.
Pur avendo poi dimenticato numerosi particolari di quel primo appuntamento, Justin non aveva
mai dimenticato di averlo detto.
Ti avevo avvertito! grida durante le serate peggiori, quelle davvero pessime. Non puoi dire che
non ti avevo avvertito!
A volte mi fa venire voglia di tenerlo stretto ancora di pi.
Altre invece lascio subito perdere perch provo una terribile sensazione di impotenza.
Lunico momento in cui le nostre strade sincrociano durante la mattinata  tra la prima e la
seconda ora, cos lo cerco. Abbiamo a disposizione un solo minuto, certe volte meno, ma ne sono
sempre grata.  una specie di appello: Amore? Presente! Lui non mi ignora neanche quando siamo
stanchi (in pratica, sempre), neanche quando non abbiamo granch da dirci.
Oggi gli sorrido perch, tutto sommato, la giornata ha preso una buona piega. E lui ricambia il sorriso.
Altro buon segno. Sono sempre alla ricerca di segni buoni.
Dopo la quarta ora mi precipito nellaula di Justin, che per non mi ha aspettato. Allora vado in
mensa e controllo al solito posto. Non  neanche l. Chiedo a Rebecca. Non lha visto e non  sorpresa
che lo stia cercando. Controllo il mio armadietto e lui non c. Forse ha dimenticato il nostro
appuntamento, forse mi ha davvero preso in giro. Decido di provare al suo armadietto, nonostante sia
distante dalla mensa, anche se Justin non ci va mai prima di pranzo. Oggi invece eccolo l.
Sono contenta di vederlo, ma anche esausta.  tutto cos faticoso. Justin sembra stare peggio di
me, scruta nellarmadietto come se stesse guardando fuori da una finestra. Alcuni, assorti in un
atteggiamento del genere, forse sognano a occhi aperti, ma Justin non sogna a occhi aperti: quando si
assenta, si assenta sul serio.
Per ritorna in s proprio quando mi avvicino.
Ehi dice.
Ehi rispondo.
Ho fame, ma non  la mia priorit. Limportante  stare insieme a lui. Dove, non fa differenza.
Justin infila tutti i libri nellarmadietto, come se per oggi avesse finito. Spero che nulla sia
andato storto. Che non stia per andarsene. Se devo rimanere incastrata qui, voglio che ci rimanga anche
lui.
Justin si raddrizza e mi posa una mano sul braccio. Un gesto gentile. Fin troppo. Una cosa che
io farei per lui, ma non lui per me. Mi piace, ma al tempo stesso non mi piace.
Andiamo da qualche parte mi propone. Dove hai voglia di andare?
Per questa domanda esiste una risposta giusta e se la dovessi sbagliare roviner tutto. Justin
vuole qualcosa da me, ma non sono sicura di cosa.
Non lo so dico.
Justin allontana le dita dal mio braccio e io penso: Okay, risposta sbagliata. Invece lui mi
prende per mano.
Andiamo dice.
Nei suoi occhi c elettricit. Forza. Luce.
Chiude larmadietto e fa strada. Non capisco. Camminiamo mano nella mano per i corridoi
quasi deserti. Non lo facciamo mai. E, mentre acceleriamo il passo, sul suo viso si allarga uno strano
sogghigno. Siamo due ragazzini durante la ricreazione. Corriamo, stiamo correndo per i corridoi. Gli
altri ci osservano come fossimo impazziti.  assurdo. Justin mi guida frettolosamente al mio
armadietto, dice che anche io devo lasciare tutti i libri. Non capisco, ma lo assecondo:  di ottimo
umore e io non far nulla per guastarlo.
Chiuso larmadietto, ci rimettiamo in marcia. Usciamo dalla scuola come se nulla fosse. Una
fuga. Sparliamo spesso di quanto vorremmo andare via, ma ora lo stiamo facendo. Probabilmente mi
porter a mangiare una pizza o qualcosa del genere. Forse arriveremo tardi per la quinta ora. Una volta
alla sua auto, non pretendo spiegazioni. Voglio lasciarlo fare.
Justin si gira e chiede: Dove hai voglia di andare? Dico davvero, dove ti piacerebbe andare?.
Strano. Me lo chiede come se fossi io a custodire la risposta giusta.
Spero con tutto il cuore che non sia un tranello. Spero con tutto il cuore di non dovermene pentire.
Dico la prima cosa che mi viene in mente.
Alloceano. Portami alloceano.
Scoppier a ridere, penso. Mi dir che aveva in mente di andare da lui, sesso e televisione
mentre i suoi genitori sono fuori. O forse ammetter di avermi voluto dimostrare una cosa a proposito
del fare programmi: voleva dimostrarmi quanto  bello agire spontaneamente. Oppure mi dir di andare
in riva alloceano da sola mentre lui va a pranzo. Sono tutte eventualit e tutte si affollano nella mia mente.
La sola cosa che non mi aspetto da Justin  che la trovi una buona idea.
Va bene dice invece lui facendo manovra per uscire dal parcheggio. Il sospetto di un brutto
scherzo mi tormenta, ma poi Justin mi chiede qual  la via migliore per arrivare alloceano. Gli
suggerisco la strada: c una spiaggia dove andavo destate con la mia famiglia e, se davvero ci stiamo
recando in riva alloceano, allora potremmo andare l.
Ho limpressione che si senta bene al volante, accanto a me. La cosa dovrebbe tranquillizzarmi,
invece mi rende nervosa. Sarebbe proprio da Justin: portarmi in un posto speciale per scaricarmi. Tutta
una messinscena. Magari mi abbandoner in spiaggia. Non credo che stia per succedere, ma  una
possibilit. Per Justin sarebbe un modo di dimostrarmi che  in grado di fare programmi. Dimostrarmi
che non ha paura del futuro, come invece sostenevo io.
Ti comporti da pazza, Rhiannon, mi dico. Lui lo ripete sempre. E spesso ha ragione.
Goditela, penso. Non siamo a scuola. Siamo insieme.
Justin accende la radio e mi dice di scegliere una stazione. Cosa? La mia macchina, la mia
radio: quante volte glielho sentito ripetere? Per ho limpressione che la sua sia unofferta sincera,
cos passo in rassegna le stazioni cercando qualcosa che possa piacergli. E quando a un certo punto
indugio troppo a lungo su una canzone che piace a me, Justin chiede: Perch non questa?. Allora io
penso: Perch la odi. Ma non lo dico a voce alta. Lascio su la canzone in attesa di una sua battuta: forse
dir che la cantante sembra avere le sue cose.
Invece Justin si mette a canticchiare.
Incredulit. Justin non canticchia mai. Lui inveisce contro la radio. Ribatte a qualunque cosa
dicano i conduttori. Ma non canticchia.
Magari si  drogato. Per lho gi visto strafatto e non si  mai comportato cos.
Che ti succede? chiedo.
 la musica dice.
Ah.
No, davvero.
Non scherza. Non trattiene a fatica una risata di scherno. Lo sto guardando, lo vedo. Anche se
non ho idea di cosa stia succedendo, non si tratta di questo.
Se  cos dico. Cerco la canzone meno adatta a Justin.
E la trovo. Kelly Clarkson. Sta cantando che ci che non uccide ti rende pi forte.
Alzo il volume. Nella mia mente sfido Justin a cantare.
Sorpresa.
Ci ritroviamo entrambi a cantare a squarciagola. Non so come faccia a conoscere le parole, ma
non approfondisco. Canto mettendoci tutta me stessa. Non credevo di poter arrivare ad amare cos tanto
questa canzone, che adesso fa andare tutto bene, fa stare bene noi due. Chiudo fuori dalla testa ogni
altro pensiero. Voglio restare con Justin in questa canzone perch non lo abbiamo mai fatto ed 
bellissimo.
Al termine della canzone abbasso il finestrino, voglio sentire il vento tra i capelli. E senza dire
una parola Justin abbassa tutti gli altri finestrini. Siamo solo unauto che corre su una superstrada, ma 
come ritrovarsi in una galleria del vento, come godersi un giro di giostra in un parco divertimenti.
Justin sembra al settimo cielo. Mi rendo conto di quanto sia raro vederlo cos contento:  come se nella
sua mente non ci fosse altro che contentezza. Di solito ha il terrore di mostrarla, quasi potessero
portargliela via da un momento allaltro.
Mi prende la mano e attacca con le domande. Domande personali.
Comincia con: Come stanno i tuoi?.
Uhm... non saprei dico. Non gliene  mai importato granch. Vorrebbe piacergli, ma siccome
non  sicuro che loro possano apprezzarlo finge di infischiarsene. Hai presente, no? Mamma cerca di
tirare avanti standosene con le mani in mano. Mio padre invece ha i suoi momenti, ma non  la persona
pi divertente in circolazione. Pi invecchia, meno sembra che gliene freghi di qualunque cosa.
E da quando Liza  al college, come si sta?
Da come lo chiede, sembra orgoglioso di aver ricordato il nome di mia sorella. Una cosa
decisamente pi da Justin.
Non saprei dico. Pi che essere migliori amiche, io e lei ci sopportavamo. Difficile dire
quanto mi manchi. Ma quando cera lei era tutto pi facile perch eravamo in due, capisci? Non si fa
mai sentire. E quando mia madre la chiama, lei non richiama. Non gliene faccio una colpa: sono sicura
che ha di meglio da fare. Onestamente ho sempre saputo che una volta andata via di casa se ne sarebbe
andata per sempre. Quindi non sono sconvolta o cose del genere.
So di essermi avvicinata al punto dolente: la vita dopo le superiori. Justin per non sembra
prenderla sul personale. Piuttosto mi chiede se, a mio parere, la scuola questanno  diversa dallo
scorso.  una domanda bizzarra. Da nonna, non da ragazzo.
Procedo in punta di piedi.
Non saprei. La scuola fa schifo. Non  cambiata. Non vedo lora che finisca, ma al tempo
stesso ho paura di quello che mi aspetta. Non ho fatto programmi. Lo giuro. Tu credi che io abbia
chiss quale piano, ma se guardi a quello che ho fatto per prepararmi alla vita dopo le superiori,
troverai solo un grande vuoto. Sono impreparata come chiunque altro.
Zitta, zitta, zitta, mi dico. Perch stai tirando in ballo largomento?
Ma forse una ragione c. Forse sto tirando in ballo largomento per vedere la sua reazione.
Justin mi mette alla prova in continuazione, ma io non sono da meno.
Tu che ne pensi?
E lui: A essere sincero, cerco di vivere giorno per giorno.
Lo so. Ma quando viene espresso in questi termini, col tono di chi mi considera nella sua stessa
situazione, lo apprezzo molto di pi. Mi aspetto che Justin aggiunga qualcosa che ci riporti al litigio di
ieri. Invece non ne approfitta. E io gliene sono grata.
La nostra storia dura da pi di un anno e almeno un centinaio di volte mi sono ritrovata nella
condizione di pensare: ecco un nuovo inizio. Certe volte ho avuto ragione. Non tante quanto
desideravo.
Non mi conceder di credere che le cose siano migliorate allistante. Non devo illudermi che,
chiss come, io e Justin ci siamo lasciati alle spalle quel noi che finiamo sempre per impersonare. Ma al
tempo stesso non voglio negare questo momento. Perch se la felicit sembra vera, quasi non ha
importanza che sia vera oppure no.
Invece di inserire la destinazione nel navigatore del cellulare, Justin continua a chiedermi
indicazioni. E io alla fine combino un pasticcio dicendogli di uscire dalla superstrada prima del
previsto. Quando me ne rendo conto, per, lui non si infuria; si limita a imboccare di nuovo la
superstrada per raggiungere luscita successiva. Ho smesso di chiedermi se si sia drogato, ora mi
chiedo se non stia seguendo qualche terapia farmacologica. Se fosse cos sta funzionando alla grande,
agisce in fretta.
Non ne parlo. Non voglio portarmi sfortuna.
Dovrei essere a lezione dinglese dico mentre affrontiamo lultima curva prima della
spiaggia.
Io di biologia dice lui.
Ma questo  pi importante. I compiti si possono recuperare, la vita no.
Divertiamoci e basta propone.
Ci sto dico. Non sai quante volte ho pensato di scappare... e finalmente lo sto facendo. Per
un giorno.  bello essere al di l del vetro invece che guardare dalla finestra. Non mi capita spesso.
Forse  questo ci di cui abbiamo sempre avuto bisogno. Distanza dal resto, vicinanza tra noi.
Ricordi. Questa  la spiaggia dove la mia famiglia cercava rifugio quando casa nostra si faceva
rovente, o quando i miei non ne potevano pi di restare nello stesso posto. Ci ritrovavamo sempre
circondati da altre famiglie. Mi piaceva immaginare che ogni telo fosse una casa e che un certo numero
di case formasse una citt. Sicuramente cerano alcuni ragazzini che vedevo spesso, anche loro portati
qui dai genitori, ma ora non me ne torna in mente neppure uno. Riesco solamente a ricordare la mia
famiglia: mia madre se ne stava sotto lombrellone per non scottarsi e non farsi vedere; mia sorella
invece tirava fuori un libro e ci si immergeva per tutto il tempo; mio padre parlava di sport e azioni di
borsa con gli altri pap. Per quando il caldo diventava insopportabile mi sfidava a correre in acqua e
mi chiedeva quale pesce avrei voluto essere. La risposta giusta era pesce volante, perch se lo dicevo
lui mi stringeva tra le braccia e mi lanciava in aria.
Non so perch non ci abbia mai portato Justin. Lestate scorsa ci rintanavamo dove capitava in
attesa che i suoi genitori uscissero per andare al lavoro, cos da poter fare sesso in ogni stanza, inclusi
alcuni armadi a muro. Poi, una volta finito, ci mettevamo davanti alla TV o giocavamo ai videogame.
Certe volte telefonavamo agli altri e, quando i genitori di Justin rientravano, noi eravamo ormai a casa
di qualcuno, a bere o guardare la TV o giocare ai videogame, oppure impegnati in uno strano mix delle
tre attivit. Ci piaceva stare insieme e non essere a scuola. Ma non  che questo ci abbia portato da
qualche parte.
Lascio le scarpe in macchina come facevo da bambina. I primi passi, mentre mi aggiro nel
parcheggio, sono terribili, lasfalto fa male; ma, quando poi guadagno la sabbia, i piedi si riprendono.
Anche se non mi aspettavo di trovare chiss quale folla, la spiaggia deserta mi meraviglia:  come se io
e Justin lavessimo sorpresa a schiacciare un pisolino.
Non riesco a frenarmi. Inizio a correre, faccio qualche giravolta. Mia, penso. La spiaggia  mia.
Il tempo  mio. Justin  mio. Niente e nessuno potr interferire. Grido il suo nome e ho la sensazione di
cantare ancora quella canzone insieme.
Justin mi osserva e io penso: Oh no,  arrivato il momento in cui mi dice che sembro una
scema. Invece lui mi raggiunge di corsa, mi stringe, mi fa volteggiare. Anche lui sembra sentire la
canzone e cos ci mettiamo a ballare. Ridiamo, ci rincorriamo fino alloceano. L ci schizziamo, con
lacqua che ci schiaffa le gambe. Quando mi metto a cercare le conchiglie, Justin si unisce a me; va a
caccia di quei colori che, una volta asciutti, non saranno gli stessi, e vetri di mare, e gusci a spirale. 
bellissimo stare in acqua,  bellissimo avere la forza di resistere mentre un intero oceano cerca di
portarmi via con le sue onde.
Justin ha laria indifesa e il corpo rilassato. Non lho mai visto cos. Giochiamo, ma non  il
genere di gioco in cui si cimentano i ragazzi che stanno insieme, con strategie, punteggi, mosse segrete.
No, abbiamo dato un taglio a tutto questo.
Gli chiedo di aiutarmi a costruire un castello di sabbia. Gli racconto che Liza doveva sempre
averne uno tutto suo, accanto al mio; innalzava una grande montagna cinta da un profondo fossato,
mentre io mi dedicavo a una casa pi piccola e ricca di dettagli, con porta dingresso e garage. In
pratica, io costruivo la casa delle bambole che non ero mai riuscita ad avere, mentre Liza erigeva la
fortezza di cui sentiva il bisogno. Non toccava mai il mio castello: non era il tipo di sorella maggiore
che ha bisogno di annientare la competizione. Ma neppure mi permetteva di sfiorare il suo. Completato
il lavoro, li lasciavamo l perch la marea li portasse via. A volte i nostri genitori venivano a dare
unocchiata. A me dicevano: Che meraviglia!. A Liza, invece: Quanto  alto!.
Desidero che Justin faccia un castello di sabbia insieme a me. Voglio condividere lesperienza
di costruire qualcosa insieme. Non abbiamo palette o secchielli. Solo le nostre mani. Lui interpreta
lespressione castello di sabbia alla lettera: inizia con le fondamenta quadrate, crea un ponte levatoio
col dito. Io realizzo torrette e torrioni: i camminamenti sono malsicuri, ma le guglie risultano
accettabili. Di tanto in tanto Justin mi regala un complimento, paroline come bello e perfetto e carino, e
io ho la sensazione che la spiaggia sia riuscita a far evadere questo vocabolario dalle segrete prigioni in
cui Justin lo ha tenuto rinchiuso per tutti questi mesi. Ho sempre sentito  o forse lo speravo soltanto 
che queste parole erano l, da qualche parte. E ora so che non mi sbagliavo.
Non fa caldo, ma avverto il tocco del sole sulle guance, sul collo. Potremmo raccogliere altre
conchiglie da usare come decorazioni, ma il castello inizia a stancarmi, non voglio pi che assorba tutte
le nostre attenzioni. Cos, completato lultimo torrione, suggerisco una passeggiata.
Soddisfatta della nostra creazione? mi chiede Justin.
Molto.
Torniamo sulla battigia per sciacquarci le mani. Justin si lancia unocchiata alle spalle  la
spiaggia, il nostro castello  e per un istante sembra smarrito. Perso in un bel posto.
Cosa c? gli chiedo.
Lui mi guarda, gli occhi gentili. Grazie.
Me lo ha gi detto, per mai cos, mai in un modo che mi fa venire voglia di ricordarlo per
sempre.
Per cosa? chiedo. Ci che intendo : Perch adesso? Perch, finalmente?
Per questo dice lui. Per tutto questo.
Quanto vorrei fidarmi. Quanto vorrei poter credere di aver finalmente raggiunto quel luogo a
cui ho sempre pensato che potessimo arrivare. Ma  troppo semplice. Sembra troppo semplice.
Tranquilla mi dice.  bello essere felici.
Lho desiderato a lungo. Non  come lavevo immaginato, ma nulla lo  mai. Il mio amore per
lui mi travolge. Non c odio. Non c una sola parte di me capace di odiarlo. C solo amore. E non fa
paura.  lopposto della paura.
Piango perch sono felice, piango perch mi ero arresa al fatto che sarei stata infelice e me ne
sto rendendo conto soltanto adesso. Piango perch per la prima volta dopo tanto tempo la vita ha un
senso.
Justin si accorge delle mie lacrime e non se ne esce con una battuta. Non si mette sulla difensiva
chiedendomi cosha fatto stavolta. Non ripete di avermi avvertito. Non mi dice di smetterla. No, mi
avvolge in un abbraccio, mi stringe, trasforma ci che prima erano semplici parole in qualcosa di pi.
Conforto. Mi offre qualcosa che posso sentire davvero: la sua presenza, il suo sostegno.
Sono felice dico, temendo che possa sospettare una ragione diversa dietro le mie lacrime.
Davvero.
Il vento, la spiaggia, il sole: tutto ci avvolge, ma il nostro abbraccio  la sola cosa che conta.
Ricambio stringendolo a me, con la stessa forza con cui lui mi stringe a s. Abbiamo trovato
quellequilibrio perfetto dove ognuno di noi  forte e debole insieme, dove ognuno prende e d.
Che cosa succede? dico.
Shhh risponde lui. Non chiederlo.
In me non si agitano domande, riposano soltanto risposte. Nessun timore, solo un senso di
pienezza. Lo bacio e cos prolungo questo equilibrio perfetto, fondendo i nostri respiri. Chiudo gli
occhi e riconosco la pressione familiare delle sue labbra, il sapore familiare della sua bocca. Qualcosa
per  diverso. Non ci stiamo baciando solo col corpo: ci baciamo con tutto ci che siamo e saremo. 
un bacio che risale dalle profondit del nostro essere: ognuno di noi sta scoprendo la profondit
dellaltro.  come una scarica elettrica che colpisce lacqua, un fuoco che morde la carta, una luce
potentissima che trova infine i nostri occhi. Faccio correre le mani sulla sua schiena, poi sul petto, quasi
avessi bisogno di accertarmi che  qui davvero, che sta accadendo davvero. Indugio sulla sua nuca e
Justin indugia sui miei fianchi. Io scivolo sotto la sua cintura, ma lui mi riporta su, baciandomi il collo.
Io lo bacio sotto lorecchio. Bacio il suo sorriso. Lui disegna i contorni della mia risata.
Ci piace. Ci piace da morire.
Non so che ore sono, che giorno . Non esiste nulla tranne questo momento. Nulla, tranne
questo posto. Ed  pi che abbastanza.
Faccio correre le dita lungo il suo braccio, gli prendo la mano. Rimaniamo cos per qualche
istante, forse un minuto, mano nella mano, fronte contro fronte, labbra su labbra, delicatamente, senza
alcun desiderio perch non abbiamo bisogno di altro.
Poi ci separiamo, tenendo le mani unite. Ci incamminiamo sulla spiaggia come fanno le coppie.
Il tempo ci reclama, ma senza fare paura.
 meraviglioso dico. E, mio malgrado, muoio dimbarazzo perch questa  ci che Justin
definirebbe unaffermazione ovvia. Invece oggi, qui, Justin si limita ad annuire. Guarda il sole che si
avvicina allorizzonte. Al largo forse c una barca, ma potrebbe anche essere un cumulo di legname in
balia delle correnti, o un miraggio.
Vorrei che ogni giorno fosse come oggi. Perch non pu esserlo?
Dovremmo farlo ogni luned dico. E marted. E mercoled. E gioved. E venerd.
Scherzo. Ma sono seria.
Cos finiremmo per annoiarci dice Justin.  meglio una sola volta.
Una? Cosa intende? Come pu dire una cosa del genere?
Quindi non lo rifaremo mai pi? chiedo. Non vorrei sbagliarmi. Davvero non vorrei.
Lui sorride. Be, mai dire mai.
Io mai non lo dico mai gli prometto.
Abbiamo compagnia. Adesso in spiaggia ci sono altre coppie. Poche, tutte pi anziane di noi.
Nessuno ci chiede perch non siamo a scuola. Nessuno ci chiede cosa ci facciamo qui. Semmai
sembrano felici di vederci. Sento di appartenere a questo posto, sento che  giusto fare quello che
stiamo facendo.
Sar sempre cos, dico a me stessa. Poi guardo Justin e penso: Dimmi che sar sempre cos.
Non devo pretenderlo. Non vorrei doverglielo chiedere. Troppo spesso sono le mie domande a
far deragliare le cose.
Non voglio che sia una situazione precaria, ma mi comporto come se lo fosse.
Inizio ad avere freddo. Sono costretta a ricordare che non  estate. Sentendomi tremare, Justin
mi abbraccia. Suggerisco di andare in macchina a prendere la coperta dellamore che  nel
bagagliaio. Cos torniamo sui nostri passi fino al punto di partenza. Il castello c ancora, resiste
malgrado loceano si avvicini.
Recuperata la coperta torniamo in spiaggia. Invece di posarcela sulle spalle, la distendiamo
sulla sabbia e ci mettiamo vicini, fianco a fianco. Siamo sdraiati, occhi al cielo. Le nuvole corrono
veloci. Di tanto in tanto appare un uccello.
 una delle nostre migliori giornate dico.
Senza voltare la testa, Justin fa scivolare la sua mano nella mia.
Parlami di altre giornate cos.
Non saprei... Fatico a immaginare unaltra giornata cos.
Solo una. La prima che ti viene in mente.
Ripenso alle volte in cui sono stata felice. Felice davvero. Come un palloncino che vola. Allora
mi torna in mente il pi strano dei ricordi. Chiss perch. Ma per quanto strano glielo devo raccontare.
 sciocco, lo sento. Lui insiste, vuole che lo condivida comunque.
Mi volto e lui si porta la mia mano al petto, su cui traccia dei cerchi.
Lui  qui. Qui sono al sicuro.
Non so perch, ma la prima che mi viene in mente  una sfilata madre-figlia.
Gli faccio promettere di non ridere. Lui promette. E io gli credo.
Ero in quarta elementare, o gi di l comincio. Da Renwick avevano organizzato una
raccolta di beneficenza per le vittime di un uragano e avevano invitato la nostra classe a partecipare.
Non ho chiesto il permesso a mia madre, ho firmato e basta, e quando sono tornata a casa per
dirglielo... be, conosci mia madre: era terrorizzata. Andare al supermercato era gi troppo. Ma una
sfilata di moda? Di fronte a degli estranei? Ha reagito come se le avessi chiesto di posare per Playboy.
Oddio, non farmici pensare.
In giovent, le madri di altre ragazze facevano baldoria, ridacchiavano, flirtavano e indossavano
abitini superaderenti. Mia madre no. Mia madre era la stessa di oggi, credo. A parte quella volta, forse.
Per non ha detto di no racconto a Justin e forse mi rendo conto solo adesso di cosa le ho
fatto passare. Comunque non mi ha costretto a tornare dallinsegnante e a farmi depennare dalla lista
dei partecipanti. No, quando  arrivato il giorno prefissato siamo andate da Renwick e ci siamo fatte
trovare dove ci avevano indicato. Credevo che ci avrebbero dato degli abiti coordinati, uno per
ciascuna, invece no. In pratica ci hanno messo a disposizione lintero negozio. E siccome eravamo l,
abbiamo provato tutto. Ovviamente io mi sono lanciata sui vestiti eleganti; allora avevo gusti pi
femminili. Sono finita in un abito azzurrino, tutto balze. Mi sembrava sofisticatissimo.
Sono sicuro che fosse di gran classe.
Gli do un buffetto. Sta zitto. Lasciami raccontare.
Trattiene la mia mano sul petto e, prima che io possa proseguire, mi bacia. La storia potrebbe
concludersi cos, invece Justin si rimette supino e dice: Va avanti.
Per un istante dimentico a che punto ero arrivata, perch per un istante sono stata catapultata
fuori dal racconto, dritta nel presente. Poi ricordo: mia madre. La sfilata.
E cos eccomi nel mio vestito da aspirante reginetta del ballo dico. Poi  venuto il turno di
mamma. Mi ha lasciata di stucco, perch anche lei ha provato parecchi abiti. Non lavevo mai vista cos
in ghingheri. E la cosa pi stupefacente  che, ai miei occhi, Cenerentola era lei. Non io.
Dopo la scelta dellabito siamo passate al trucco e al resto. Mi aspettavo che mia madre desse
di matto, invece si  divertita; non hanno esagerato col trucco, le hanno messo giusto un po di colore.
Era bella. Conoscendola adesso  difficile crederlo, ma quel giorno sembrava una star del cinema. Tutte
le altre mamme si sono complimentate con lei. E, quando  arrivato il momento della sfilata, siamo
andate in passerella e il pubblico ha applaudito. Io e mamma sorridevamo ed era tutto vero, capisci?
Tutto vero, come questo momento: Justin accanto a me in ascolto, il sole sopra di noi, la sabbia
sotto. Cos intensamente vero da sembrare irreale. Come se non avessi mai contemplato la possibilit di
trovarmi pervasa da cos tante emozioni e tutte cos reali.
Non abbiamo tenuto i vestiti, ma durante il viaggio di ritorno mamma non faceva che ripetere
che la sfilata era stata indimenticabile. Una volta a casa, pap ci ha guardato come fossimo delle aliene,
ma poi ha deciso di stare al gioco; insomma, invece di perdere la pazienza ha cominciato a chiamarci
supermodelle e ci ha pregato di ripetere la sfilata in soggiorno per lui. E noi lo abbiamo fatto. Non
immagini le risate. E basta, tutto qui. Fine della giornata. Da allora mamma non si  pi truccata. E io
non sono diventata una supermodella. Ma questo pomeriggio mi ricorda quel giorno. Unevasione da
tutto il resto, giusto?
Penso di s dice Justin. E il modo in cui mi guarda... sembra quasi che si stia finalmente
rendendo conto di quanto sono reale, di quanto sono qui. Il mio racconto non vale tanto. E questo
significa che sono io a valere tanto.
Non riesco a credere di avertelo raccontato dico. Sembra quasi che voglia dargli la possibilit
di cambiare opinione.
Perch?
Perch? Non saprei.  una sciocchezza.
No dice lui.  una bella giornata.
E tu? gli chiedo. Gli sto mettendo pressione, lo so. Per lui una cosa  ascoltare, unaltra 
raccontarsi.
Non ho mai partecipato a una sfilata madre-figlia dice.
Ah ah. Forse non mi sta prendendo sul serio, dopotutto. Gli do una pacca sulla spalla. Dai,
raccontami una giornata simile a questa.
Ci riflette. Allinizio sospetto che stia prendendo in considerazione leventualit di lasciar
perdere. Poi mi rendo conto che no, Justin sta cercando una risposta.
C stato un giorno, quando avevo undici anni esordisce. Non scruta loceano con aria
assente, mi guarda dritto negli occhi:  il suo modo di dirmi che questa storia  per me. Giocavo a
nascondino con degli amici. Eravamo in un bosco e, chiss perch, ho deciso di arrampicarmi su un
albero. Non mi ero mai arrampicato prima, credo. Per ce nera uno con alcuni rami pi bassi e ho
iniziato a salire; mi  venuto naturale come camminare. Nella mia mente quellalbero  alto centinaia di
metri. Migliaia. A un certo punto ho superato la linea delle altre chiome. Mi arrampicavo e attorno a
me non cerano pi alberi. Cero solo io, aggrappato al tronco, lontano da terra.
 stato magico. Non saprei come altro descriverlo. I miei amici venivano scoperti, gridavano e
la partita era ormai alla fine, ma io ero altrove. Dominavo il mondo ed  unesperienza straordinaria
quando accade la prima volta. Non avevo mai volato. E non sono neanche sicuro che allepoca fossi gi
salito su un grattacielo. Cos eccomi al di sopra di tutto ci che conoscevo. Ero in un posto speciale ed
ero arrivato lass da solo. Nessuno si era offerto di portarmici. Nessuno mi aveva detto di farlo. Mi ero
arrampicato, non mi ero dato per vinto ed ecco la mia ricompensa: vedere il mondo dallalto ed essere
solo con me stesso. Era proprio ci di cui avevo bisogno.
Immaginandolo lass mi vengono le lacrime agli occhi. Di tanto in tanto parla di quandera
piccolo, ma mai cos. Di solito racconta le cose brutte. Le situazioni pi dure. Pi che altro come scusa.
Mi premo contro di lui.  meraviglioso.
Gi.
 successo in Minnesota?
Voglio dimostrargli che ricordo i suoi racconti  i traslochi della famiglia, il freddo  perch
senta di potermi raccontare altri momenti.
E anchio voglio raccontargliene altri. Lho sempre desiderato, ma adesso che lo so capace di
ascoltare  ascoltare per davvero  ha un significato diverso.
Sai quale altro giorno mi ricorda questo? gli chiedo, accoccolandomi contro di lui, come se
costruire un nido coi nostri corpi mi aiutasse a catturare altri ricordi.
Lui mi tira a s, d forma al nido. Dimmi.
Il nostro secondo appuntamento.
Davvero? Ha laria genuinamente sorpresa.
Ricordi?
No. E non c problema, perch mica abbiamo etichettato tutto come appuntamento. Voglio
dire, prima del nostro primo appuntamento ufficiale ci siamo ritrovati moltissime volte a flirtare in
mezzo alla gente. Quella a cui mi riferisco  la seconda volta in cui siamo arrivati insieme in un posto,
siamo andati via insieme e abbiamo trascorso gran parte del tempo insieme.
La festa da Dack? suggerisco.
Gi.
 ancora incerto. Non so se vale come secondo appuntamento dico. Ma era la seconda volta
che uscivamo insieme. E tu eri cos dolce. Prometti di non arrabbiarti?
Non voglio rovinare tutto. Temo di poter rovinare tutto. Perch non tengo chiusa la bocca
quando le cose vanno bene?
Justin per mi rassicura: Prometto, nulla potrebbe farmi arrabbiare in questo momento. Si
segna sul cuore. Una cosa che non lho mai visto fare.
Sorrido. Non sto rovinando tutto. Nientaffatto. Daccordo dico.  che negli ultimi tempi mi
sembri sempre di corsa. Come se facessimo sesso senza essere davvero... intimi. Non che mi dispiaccia.
Cio,  divertente, ma di tanto in tanto  bello trascorrere anche momenti cos. E alla festa di Dack
sembrava che tu avessi a disposizione tutto il tempo del mondo e che avessi voglia di passarlo con me.
 stato fantastico. Allepoca mi guardavi davvero. Era come... be, come se ti fossi arrampicato su
quellalbero e mi avessi trovato in cima e avessi voluto condividere con me quellattimo. Ricordi? A un
certo punto mi hai fatto spostare un po perch il chiaro di luna mi illuminasse. Fa risplendere la tua
pelle hai detto. E io mi sentivo risplendere perch tu e la luna mi guardavate.
Non sono mai stata cos sincera con lui. Malgrado il tempo trascorso insieme, non credo di aver
mai permesso alle parole di uscire cos, senza prima ispezionarle. Credevo di sapere cosa eravamo e me
lo facevo bastare.
Questo invece cos? penso. Perch adesso Justin si  proteso e, baciandomi, rende tutto pi
romantico. Non che non sia capace di gesti romantici, ma non ha mai reso tutto romantico: luniverso
intero, in questo momento,  romantico. E io lo desidero. Lo desidero da morire. Desidero le sue labbra
sulle mie. Desidero che il mio cuore batta cos. Desidero questo nido, il mio corpo e il suo. Lo desidero
perch  quel genere di irrealt che sembra reale.
Potremmo dire molte altro, ma non voglio. Non per paura di rovinare tutto. Ma perch in questo
preciso momento ho tutto. Non mi serve altro.
Chiudiamo gli occhi. Restiamo abbracciati.
Chiss come, abbiamo raggiunto quel posto che tutti non smettiamo di cercare.
Non mi rendo conto che mi sto addormentando. Stiamo cos bene che accade.
Poi il mio cellulare attacca a squillare. La suoneria  pi insistente delloceano. So chi  e,
anche se vorrei, non posso ignorarlo. Apro gli occhi, mi scosto da Justin e prendo il telefono.
Dove sei? chiede mamma.
Controllo lora. La scuola  ormai finita da un pezzo.
Ho fatto un giro con Justin le dico.
Be, stasera tuo padre torna per cena e voglio che stiamo insieme.
Bene. Far in tempo. Unora e sono a casa.
Non appena le parole abbandonano la mia bocca, lorologio che si era fermato ricomincia a
ticchettare.  colpa di mia madre e la odio per questo, e odio me stessa per averglielo permesso.
Justin si sta rimettendo seduto, mi guarda come se sapesse ci che ho fatto.
Si sta facendo tardi dice. Recupera la coperta e la scrolla. La ripieghiamo insieme  vicini e
lontani e di nuovo vicini  finch non diventa un quadrato. Di solito la arrotoliamo e la gettiamo nel
bagagliaio.
Il viaggio di ritorno  diverso. Non  pi unavventura.  solo un viaggio in auto verso casa.
Finisco per parlare di argomenti che a Justin non interessano: i drammi delle altre coppie, limpegno
che Rebecca sta mettendo per entrare in una buona scuola e lasciarsi il resto di noi alle spalle (cosa di
cui la credo davvero capace), la pressione che sento a mia volta, quella di dover fare bene o almeno
quanto basta.
Il sole intanto tramonta, i lampioni si accendono e noi scegliamo canzoni pi tranquille. Mi
appoggio alla spalla di Justin e chiudo gli occhi, riaddormentandomi. Non ne avevo intenzione, ma sto
benissimo. Di solito lo faccio per dimostrargli qualcosa, per esigere qualcosa. Ora invece voglio solo
averlo qui accanto. Ricostruire il nido.
Quando mi sveglio, ormai siamo dalle parti di casa mia. Vorrei che non fosse cos.
Esiste un solo modo per non sentirmi depressa: gettare un ponte tra adesso e la prossima volta
che staremo insieme cos. Non ho bisogno di pianificare esattamente quando. Ho solo bisogno di sapere
che accadr.
Secondo te per quanti giorni potremmo saltare la scuola prima di cacciarci nei guai? chiedo.
Cio, se frequentiamo le lezioni della mattina, si accorgerebbero che saltiamo quelle del pomeriggio?
Credo che ci scoprirebbero dice lui.
Forse una volta alla settimana. Una al mese? A partire da domani?
Mi aspetto che rida, invece ha laria infastidita. Non da me, ma dallimpossibilit di dire di s.
Spesso interpreto il suo malumore nel modo sbagliato. Adesso quasi lo accetto volentieri:  la prova
che la giornata, per lui, ha significato tanto quanto ha significato per me.
So che non potremo rifarlo, ma voglio vederti a pranzo dico.
Lui annuisce.
E magari potremmo inventarci qualcosa dopo la scuola.
Magari dice lui. Scusa, ma adesso non riesco a pensare a domani.
Fare programmi. Forse ha ragione: cerco sempre di costringerlo a prendere impegni invece di
lasciare che le cose accadano. Capisco. Domani  domani. Concludiamo questa giornata con una nota
felice.
Lultima canzone. Lultima svolta. Lultimo tratto di strada. Per quanto ci si sforzi di rimanere
aggrappati a una giornata, quella ci abbandoner.
Eccoci dico quando arriviamo a casa mia.
Facciamo che sia sempre cos, vorrei dirgli.
Lui accosta. Sblocca la chiusura centralizzata.
Finiamo con una nota felice, penso, dicendolo sia a me stessa che a lui. Viene fin troppo
naturale svilire qualcosa che  accaduto. Serve parecchio autocontrollo per lasciarla com.
Lo saluto con un bacio. Nel bacio metto tutta me stessa e lui risponde con tutto se stesso. Il
giorno ci circonda. Ci attraversa.  tra di noi.
Ecco la nota felice gli dico. E prima che uno di noi possa aggiungere altro, vado via.
Quella sera, prima di addormentarmi, ricevo una sua telefonata. Non succede mai, in genere mi
scrive sempre dei messaggi. Se vuole farmi sapere qualcosa, me lo comunica, raramente vuole parlarne.
Ehi! rispondo, un po assonnata ma perlopi felice.
Ehi saluta lui.
Grazie ancora per oggi mi affretto a dire.
Gi. C una nota di durezza nella voce. Qualcosa si  incrinato. A proposito di oggi.
Ora non sono pi n assonnata n felice. Sono sveglia come non mai. Provo con una battuta.
Non starai per dirmi che non possiamo bigiare tutti i giorni? Non  da te.
Gi risponde. Per non potr andare sempre cos. Lo sai. Non pu.
 come se stesse parlando a se stesso.
Certo gli dico. Ma forse le cose possono migliorare.
Non saprei. In ogni caso volevo dirtelo. Quello che  successo oggi, be,  successo oggi.
Lo so.
Okay.
Okay.
Lui sospira. Devo ricordare di nuovo a me stessa che la ragione del suo malumore non sono io.
La ragione  che Justin non pu essere con me in questo momento.
Tutto qui dice.
Non so cosa rispondere. Teme che io mi aspetti sempre giornate come questa? Non pu essere,
ma decido di non approfondire. Be, ci vediamo domani.
S.
Ti amo.
 raro che Justin ricambi con un ti amo anchio. Il pi delle volte, se glielo dico, si risente, mi
accusa di dirlo solo per vedere cosa dir lui.
A volte ha ragione. Ma non  questo il motivo per cui glielo dico stasera. E quando lui mi
risponde Dormi bene  pi che sufficiente.
Non so cosa succeder domani, ma per una volta non vedo lora di scoprirlo.
...
.
...
Capitolo due.
...
.
...
Mamma  gi sveglia, come al solito; la trovo seduta al suo posto al tavolo della cucina.  come
se avesse paura che io o pap potessimo rubarle la sedia se non arriva prima di noi; se perdesse il posto,
dove trascorrerebbe il resto della giornata?
Come sei carina mi dice. Sarebbe un complimento, se non fosse per quellaria sospettosa.
Non le confido di aver fatto di tutto per essere carina, perch oggi  una specie di anniversario:
 il primo giorno da quando le cose sono migliorate. Mamma mi demoralizzerebbe allistante.
Devo presentare una ricerca le dico. A lezione.
Non mi chieder quale ricerca o quale lezione.
Impaziente. Ho voglia di andare a scuola per rivederlo; la mia speranza  che anche lui si senta
cos, a casa sua. Potrei mandargli un messaggio e chiederglielo, ma se le cose devono cambiare,
anchio devo cambiare. Non serve sapere sempre tutto.
Io e mamma chiacchieriamo, ma nessuna delle due ascolta per davvero. Io voglio andare, lei
vuole restare.  la storia delle nostre vite.
Mi tocca prendere lautobus perch la mia auto  rimasta nel parcheggio della scuola. Potrei
chiedere un passaggio a Rebecca o a qualcun altro, ma lungo il tragitto sarei costretta a raccontare,
anzich riflettere.
Lautobus arriva a destinazione e la sua auto non c ancora. Anzi, Justin si presenta quando
ormai sono entrati quasi tutti. Stavolta per si accorge che lo sto aspettando. Si avvicina. Mi saluta.
Devo sforzarmi di non travolgerlo di felicit.  presto.  a malapena sveglio.
Sicuro di non voler scappare? gli chiedo nel tentativo di portare un po di ieri dentro oggi.
Justin ha laria confusa. Parli sul serio?
No dico. Ma una ragazza pu sognare, giusto?
Come ti pare. Sincammina dando per scontato che lo segua. Cosa che faccio.
Ho capito. Grosso modo. Oggi non fuggiremo di nuovo, quindi  meglio togliersi dalla testa che
sia unalternativa. Altrimenti tutto risulter pietoso al confronto.
Cerco la sua mano.
Lui non stringe la mia.
Cosa ti prende? chiede.
Ieri, vorrei dirgli. Ma, dal modo in cui tiene gli occhi fissi davanti a s, forse non  il momento giusto.
Non aspetta neppure la mia risposta.
Continua a muoversi, nientaltro.
Provo a convincermi che non  Justin il Furioso.  solo Justin il Perduto. Devessere cos.
Quando si pensa a una persona perduta, solitamente la si immagina vagabondare in un bosco o
in un posto simile. Trattandosi di Justin, invece, io immagino una classe. Non  che lui abbia difficolt
di apprendimento o cose del genere. Sarebbe una buona ragione, ma Justin non ne ha.  annoiato, tutto
qui, quindi perde contatto con ci che accade attorno a lui. Ma cos la situazione non fa che peggiorare
e lui finisce col perdersi sempre di pi.
Mi sto sforzando di restare in spiaggia. Gli insegnanti parlano, io e Justin ci salutiamo a
malapena tra la prima e la seconda ora, e io ricordo a me stessa com stato. Trasformo la mia mente in
una macchina del tempo perch ne ho bisogno.
Rebecca mi piomber addosso alla terza ora, durante educazione artistica, dove siamo vicine di
posto. Ed  proprio ci che fa.
Dove sei stata? sussurra. Cos successo?
Educazione artistica  la sola materia che abbiamo in comune; la mia scuola ama tenere separati
i ragazzi intelligenti da quelli non-intelligenti, come se stare in classe con me potesse nuocere ai voti di
Rebecca. Per educazione artistica offre ad alcuni ragazzi non-intelligenti unopportunit di vendetta;
io la adoro, d a me e Rebecca loccasione di stare insieme.
Mr K ha sistemato il motore di unautomobile vicino alla cattedra e ci ha chiesto di disegnarlo a
carboncino. Ci ripete sempre di non chiacchierare mentre lavoriamo, ma se teniamo la voce bassa e ci
impegniamo, non ne fa un dramma.
Il motore di Rebecca sta venendo peggio del mio e, siccome la cosa mi tira su di morale, mi
sento in colpa.
Le riassumo la fuga in spiaggia insieme a Justin.  stata una decisione presa sul momento, le
dico, ed  stato meraviglioso.
Potevate chiedere a me e Ben di venire con voi.
Ben  il suo ragazzo. Anche lui fa parte degli intelligenti. A Justin non va a genio.
La prossima volta le dico. Sappiamo entrambe che non succeder, ma la cosa non ci disturba.
La nostra amicizia non pretende che lei bigi la scuola e che Ben e Justin vadano daccordo; io e lei
abbiamo alle spalle una storia sufficientemente lunga perch non sia necessario fare tutto insieme nel
presente.
Faceva freddo? chiede.
Troppo per nuotare dico. Ma abbastanza caldo per stare l.
Annuisce. Quello che le dico di solito ha senso.
Sto solo sorvolando su alcuni dettagli.
Chiss se dovrei cercarlo allarmadietto come ieri. Di regola, a pranzo passo prima in mensa e,
infatti, ecco Justin al nostro solito posto.
Ehi dico.
Annuisce. Mi siedo.
Ti hanno detto qualcosa per ieri? chiedo. Non sei nei guai, no?
Intinge una patatina fritta nel ketchup. Per pranzo non manger altro.
Tutto a posto, credo dice. Tu?
Rebecca era curiosa. Nientaltro, per ora.
Rebecca? Curiosa? Notizia sconvolgente.
Dice che la prossima volta lei e Ben vogliono venire con noi.
Non sono sicuro che Ben ci lascerebbe salire a bordo della sua Mercedes. Prima dovremmo
toglierci le scarpe.
Una volta siamo andati a casa di Ben, che ci ha chiesto di togliere le scarpe prima di entrare. Da
morire dal ridere, secondo me e Justin. Non sa che le nostre calze sono peggio delle scarpe? aveva
scherzato lui.  diventato uno dei nostri tormentoni.
Non dire niente a Rebecca faccio promettere a Justin. Lui finge di cucirsi le labbra. Io mi
rilasso.
Vado a prendere il pranzo e al mio ritorno trovo Rebecca e altri amici al tavolo. Io e Justin
siamo coinvolti in una conversazione allargata, invece che parlare tra di noi. Al suono della campanella
gli chiedo se ha voglia di fare qualcosa dopo scuola, ma lui risponde che no, deve lavorare. Ha il tono
di chi si aspetta che io conosca a memoria i suoi orari di lavoro. Ma  a lui che Target manda le email,
non a me.
Non glielo faccio notare. Piuttosto, ricordo a me stessa che io non devo lavorare, per fortuna.
Ricordo a me stessa che Justin detesta il suo lavoro. Ricordo a me stessa che ieri si  trattato di una
scelta, ma non tutti i giorni ci concedono il lusso di fare una scelta.
Limportante  che Justin, avendo avuto loccasione di fare una scelta, abbia scelto me. Devo
solo sperare che la prossima volta faccia lo stesso.
Di ritorno dal lavoro mi manda un messaggio. Due parole.
Giornata lunga.
Gli rispondo con una parola.
Gi.
Consuetudine. Il giorno dopo rifletto sulle consuetudini. O, meglio, sugli alti e bassi. Sono
abituata agli alti e bassi. Luned, in spiaggia, era un alto. Ovvio.
Ma adesso non ci troviamo in un alto, n in un basso:  come se io e Justin fossimo scomparsi dal diagramma.
Non ce lha con me. Lo sento. Ma il suo amore  diventato passivo.
Non capisco. E non ho nessuno a cui parlarne. Non Justin. Ogni volta che accenno alla spiaggia
 come se non ci fossimo andati. Non Rebecca. Se le raccontassi altri dettagli, potrebbe sembrare pi
assurdo di quanto non sia. Non mia madre. Io e lei non parliamo di alti e bassi, come se cos potessimo
risparmiarceli.
Ci che io e Justin abbiamo vissuto luned  qualcosa per cui vale la pena lottare, lo so. Ma,
siccome non ho nessuno contro cui lottare, mi concentro su me stessa.
Non mi sono immaginata tutto, ne sono sicura.
Ma ho la sensazione di essere stata ricacciata nel regno delle mie fantasie.
...
.
...
Capitolo tre.
...
.
...
Gioved arrivo a scuola presto e lo aspetto. Non che stia l a pensarci. Lo faccio e basta.
Dio, Rhiannon dice Justin scendendo dallauto. Mi faccio da parte mentre recupera lo zaino e
sbatte la portiera.
Cosa? chiedo.
Cosa? mi fa il verso lui con una vocetta stridula; la usa quand di cattivo umore.
Mattinata storta?
Scrolla la testa. Senti, Rhiannon. Dammi due minuti, ok? Chiedo soltanto due minuti al giorno
in cui nessuno vuole qualcosa da me. Te compresa. Nientaltro.
Io non voglio niente da te protesto.
Mi scruta, stanco, e dice: Come no.
Ha ragione, lo so. Ha ragione, e un po fa male.
Spazio. Ho un ragazzo che vuole spazio.
E siccome io di spazio ne ho parecchio  spazio vuoto  credo mi sia difficile comprenderlo.
Mi dispiace dico.
Tutto a posto.  solo che... dovresti vederti, l impalata. Nel parcheggio non c nessuno che se
ne sta l cos. Sono contento di trovarti qui. Ma  come se aspettassi di saltarmi addosso.
Ho capito gli assicuro. Davvero.
Adesso siamo allingresso.
Lui sospira. A dopo.
Immagino che non andr al suo armadietto. Immagino che vada bene cos.
Sicuro di non voler scappare? gli chiedo. Avverto ancora in me il richiamo della spiaggia,
delloceano.
Devi smetterla di ripeterlo dice Justin. Non propormelo pi e un giorno o laltro potrei
anche farlo.
Non mi chiede di seguirlo.
Recupero i libri dallarmadietto e mi preparo per la giornata. Il mio cuore non fa altrettanto, ma
ho la sensazione che il mio cuore non sia qui con me.
Sento una voce: Ehi, e sulle prime non capisco che ce lha con me. Poi mi volto e, alla mia
sinistra, trovo una minuta ragazza dai tratti orientali che mi osserva.
Ehi rispondo. Non ho idea di chi sia.
Non ti preoccupare, tu non mi conosci esordisce.  solo che... oggi  il mio primo giorno.
Sto dando unocchiata. E mi piacciono la tua gonna e la tua borsa. Cos ho pensato, sai, di salutarti.
Perch, se devo essere sincera, al momento mi sento davvero sola.
Benvenuta nel club, vorrei dirle. Ma lultima cosa di cui questa ragazza ha bisogno  di sbirciare
nella mia testa. Sembra gi scoraggiata di suo.
Mi chiamo Rhiannon dico mettendo gi i libri e stringendole la mano. Ma non dovrebbe
esserci qualcuno che ti mostra la scuola? Una specie di comitato di benvenuto?
Sarebbe il lavoro perfetto per Tiffany Chase, sempre molto orgogliosa di far visitare la scuola
agli aspiranti studenti.
Non saprei risponde la ragazza. Non mi ha ancora detto come si chiama.
Mi offro di accompagnarla in segreteria. Dovr annunciarsi, suppongo.
No! esclama lei, quasi avessi minacciato di chiamare la polizia. Scusa, ma... in realt non
dovrei essere qui. I miei genitori non lo sanno. Mi hanno detto che ci trasferiremo in citt e io... volevo
guardarmi un po in giro prima di decidere se dare di matto.
Oh, ma tu stai gi dando di matto, penso. Per me lo tengo per me, perch altrimenti finirebbe
per dare di matto ancora di pi. Mi limito a commentare: Comprensibile. Hai saltato la scuola per dare
unocchiata alla scuola?
Esatto.
A che anno sei?
Terzo.
Strano, ha laria di una primina. Ma se frequenta il terzo anno non credo ci sia nulla di sbagliato
nel portarla con me oggi. Potrei fingermi Tiffany Chase per qualche ora. Mi dar qualcosa a cui
pensare, oltre a Justin.
Come me dico. Allora cercheremo di sbrigarcela da sole. Ti va di restare con me, oggi?
Sarebbe grandioso. Sembra genuinamente elettrizzata. Serve a ricordarmi quanto sia facile
rendere felice qualcuno a volte.
Forse  pi facile con gli sconosciuti.
Forse  pi facile con qualcuno che non vuole nulla di particolare da te.
Si chiama Amy ed  buffo vedere come vada subito daccordo con i miei amici. Io sarei uno
strazio, se incontrassi tante persone nuove in una volta sola. Lei invece se la cava benissimo.
Tiffany Chase, accorgendosi che porto Amy in giro con me, sembra contrariata.
Quella che problema ha? chiede Amy.
Crede di avere diritto di precedenza quando si tratta di fare la guida turistica le spiego.
A me piace di pi cos.
Non dovrei esserne tanto appagata.  come se desiderassi cos disperatamente di eccellere in
qualcosa da accontentarmi di qualunque cosa mi capiti a tiro.
Non condivido questo pensiero con Amy.
Non vedo Justin al solito appuntamento tra la prima e la seconda ora, ma a sorpresa si presenta
tra la seconda e la terza. Mi chiedo se non abbia fatto una deviazione per farsi perdonare. Non abbiamo
modo di parlare n niente, ma almeno lo vedo, e vedo che non sembra tanto arrabbiato.
Durante la lezione di matematica Amy mi passa un bigliettino.
Suppongo si tratti di una domanda o magari vuole comunicarmi che ne ha abbastanza e alla
prossima ora se ne andr. Invece ha... voglia di chiacchiere. Scrive che le lezioni qui sono noiose
quanto quelle della sua scuola. Mi chiede dove ho comprato la gonna, se mi piace qualche ragazzo, se
ci sono ragazzi che potrebbero piacere a lei.
Andiamo avanti cos per un po. Amy nota quasi subito la parlata leziosa di Ms Frasier ed 
piuttosto brava a prenderla in giro. (Sembra una suora, ma invece di parlare di Dio parla della
trigonometria. Chiss com la sua tonaca: un rombo?)
Mi diverte, ma provo anche un po di tristezza, perch mi rendo conto di non essermi fatta
nuovi amici da quando sto con Justin. Ho la sensazione di aver frequentato sempre le stesse persone,
anzi meno, da quando stiamo insieme. Cera bisogno di questa ragazza uscita dal nulla perch qualcuno
mi passasse dei bigliettini.
A pranzo Amy viene in mensa con me: lasciamo le nostre cose al tavolo e Preston, in visibilio
per linfinit di spille sulla tracolla di Amy, le fa un terzo grado sui fumetti giapponesi. Lei sembra
nervosa. La mia speranza  che Preston metta in mostra la sua strabordante omosessualit quanto basta
perch Amy capisca che non ci sta provando.
Justin arriva al tavolo perso in chiss quali pensieri. Gli presento Amy, a cui lui rivolge il
cenno alla Justin. Poi annuncia di aver dimenticato a casa il portafogli. Non c problema, dico,
chiedendogli cosa vuole. Patatine fritte, risponde, ma io gli compro anche un cheeseburger. Quando gli
metto il vassoio davanti mi ringrazia e io so che  sincero.
Malgrado la presenza di Amy, ho limpressione di ricadere nella solita routine del pranzo.
Preston torna alla carica con altre domande, ancora fumetti, ma invece di rispondergli Amy si gira
verso di me e chiede quanto dista loceano.
La parola oceano mi spinge a lanciare unocchiata a Justin, che per non sembra aver sentito,
quasi che la sua mente non possa concentrarsi su qualcosa di diverso da cheeseburger.
Strano che tu lo chieda dico ad Amy. Ci siamo stati laltro giorno. Ci vuole allincirca unora.
Justin  seduto accanto a lei, di fronte a me. Amy gli chiede: Siete stati bene?.
Lui non sembra averla sentita, quindi rispondo io:  stato meraviglioso.
Hai guidato tu? chiede lei a Justin.
Stavolta lha sentita.
S, ho guidato io.
Siamo stati benissimo mi intrometto. E nel dirlo riesco ancora ad aggrapparmici.  come se
io e Justin condividessimo un segreto che, malgrado se ne stia l di fronte a tutti, nessun altro pu
vedere. E di certo non saremo noi due a farlo notare. Rimarr nostro. Nostro soltanto.
Non mi dispiace.
Amy sembra avere altre domande in serbo. Non devo dimenticare che non  una nuova amica. 
qui in visita.  qui solo per oggi.
Intanto Justin  tornato a mangiare. Non ha niente da aggiungere su ci che per me ha significato cos tanto.
Amy mi segue per il resto della giornata, silenziosa come unombra. Chiss com poter dare
unocchiata al futuro, guardarti vivere in un posto nuovo. Non mi  mai capitato. Vivo qui da sempre,
ancorata a genitori che non aspirano a un cambiamento, attorniata da una schiera di ragazzi terrorizzati
dalla prospettiva di non potersene andare. Per anni abitare altrove, nella mia testa, sarebbe stato come
vivere nel regno delle favole. Ci sono luoghi che esistono in quanto storie e luoghi che esistono in
quanto vita, e mi era stato insegnato a non confonderli. Poi io e Justin siamo diventati una coppia e mia
sorella si  trasferita in unaltra citt: allora ho cominciato a interrogarmi non soltanto su quale sar il
mio futuro, ma su dove sar. Non voglio arrendermi allimmagine di me e Justin che facciamo le stesse
cose nello stesso posto per altri dieci anni, neppure per altri due. Ma vederci altrove  difficile.
Entrambi dobbiamo dare uno strattone allancora, che resiste.
Durante gli esercizi nellora di inglese immagino di fare a cambio con la vita di Amy. Pur non
avendo la minima idea di dove si trovi la sua scuola, mi chiedo come sarebbe ricominciare. Rimarrei
me stessa? Diventerei unaltra persona? Dovrei, perch senza Justin non riesco a immaginarmi. Mi
vedo percorrere quei corridoi e quella solitudine  peggiore della solitudine che provo qui.
Ricordo loceano e so che voglio Justin accanto a me, non importa dove andr.
Mi sento sciocca, ma la partenza di Amy mi rattrista. Le lezioni sono finite e, mentre
raggiungiamo il parcheggio, le scrivo il mio indirizzo email. Sto per darglielo quando Justin mi trova.
Adesso che la giornata  alle spalle sembra stare decisamente meglio. E dal modo in cui indugia, so che
non  qui solo per un saluto.
Mi accompagni alla macchina? chiede Amy.
Guardo Justin per essere sicura che mi aspetter.
Intanto prendo la mia dice.
Per fortuna pare bendisposto, perch Amy ha parcheggiato lontanissimo. Ci incamminiamo e,
mentre sto per chiedermi quale sar la prossima mossa di Justin, Amy interrompe i miei pensieri:
Raccontami qualcosa di te che nessun altro conosce.
Cosa? chiedo.  una domanda da pigiama party.
 una cosa che chiedo sempre a tutti: raccontami qualcosa di te che nessun altro conosce. Non
devessere una cosa importante. Ma qualcosa.
Decido di risponderle con la prima cosa che mi passa per la testa. Daccordo. A dieci anni ho
tentato di bucarmi lorecchio con un ago. Sono arrivata a met, poi sono svenuta. In casa non cera
nessuno, non mi hanno soccorso, perci quando ho ripreso i sensi avevo sangue su tutta la maglia e
lago ancora infilato nellorecchio. Lho estratto, mi sono disinfettata e non ci ho pi riprovato. Ho
aspettato di compiere quattordici anni per andare al centro commerciale insieme a mia madre e farmi
fare i buchi. Lei non ha mai sospettato nulla. E tu che mi dici?
Si prende un momento per rifletterci ed  piuttosto strano. Se si tratta di una domanda che fa
sempre, non dovrebbe avere la risposta pronta? Dopo alcuni secondi Amy dice: A otto anni ho rubato
Per sempre di Judy Blume a mia sorella. Ero sicura che fosse un bel libro perch lautrice era la stessa
di Superfudge. Invece mi sono resa conto molto presto del perch mia sorella lo tenesse sotto il letto.
Forse non lho capito fino in fondo, ma mi  sembrato ingiusto che il ragazzo avesse un nome per il
suo, uhm, organo, e la ragazza no. Cos ho deciso di darne uno al mio.
Non riesco trattenermi, scoppio a ridere. Devo chiederglielo: Come si chiama?.
Helena. Lho presentata a tutti quella sera, a cena.
Helena. Chiss se anche Justin lo troverebbe divertente o solo strambo.
Siamo arrivate allauto di Amy. Sono davvero contenta di averti conosciuto le dico. Spero di
ritrovarti qui, lanno prossimo.
Gi dice. Anche per me  stato fantastico.
Mi ringrazia per averle mostrato la scuola, presentato i miei amici, sopportato le sue domande.
Non  stato affatto un problema, le assicuro. Justin si avvicina a bordo della sua auto e suona il clacson.
Per poco non gli dico di voler tornare alloceano.
Invece decido di provare a capire se posso portare loceano qui.
Come al solito andiamo da lui perch mia madre  sempre a casa. Nel tragitto non abbiamo
occasione di scambiare due parole perch io sono al volante della mia auto e lo seguo. Una volta a
destinazione, per, non parliamo granch. Justin mi chiede se voglio qualcosa da bere, rispondo acqua.
Lui ruba un po di scotch, ma non troppo; non mi disturba che ne beva un goccio. Il sapore sulla sua lingua mi piace.
Justin si siede sul divano e accende la TV. So cosa sta succedendo.  come se non avesse il
coraggio di dirmi diamoci da fare. Qualche volta  capitato che iniziasse a baciarmi mentre eravamo
ancora sulla soglia; di regola, per, prima si accerta che in casa non ci sia nessuno, si riabitua
allausterit domestica prima di provare a resisterle un poco insieme a me.
La maggior parte delle volte, perci,  cos che comincia: guardiamo la TV senza guardarla per
davvero. Lui mi si accosta o lo faccio io. Mettiamo da parte i bicchieri. Una mano sulla gamba, un
braccio sulla spalla. I corpi prendono a confondersi. Justin non ammetterebbe mai a voce alta che vuole
qualcosa da me, ma  nellaria. Si avverte,  tra noi mentre le sue mani sinfilano sotto la mia maglietta
e le mie mani sfiorano la sua guancia, il suo orecchio, i suoi capelli.
Il mio ritorno da lui. Il suo ritorno da me. Ma questequilibrio non  abbastanza. Lui insiste.
Parla senza rivolgersi a me. Si rivolge a ci che stiamo facendo. Il calore  una bella sensazione.
Toccarsi  una bella sensazione. Eppure non basta. Non basta a lui, che vuole di pi, di pi, di pi. E
non basta a me, perch altrimenti non sarei qui a chiedermi se  abbastanza oppure no. Non andremo
fino in fondo, non sul divano, solamente in camera da letto, dove ci sono una porta da chiudere, una
protezione da mettere e lenzuola con cui coprirsi quando tutto  finito e noi restiamo l, appagati.
Eppure ci stiamo dando da fare: Justin fa ci che fa quando siamo sul divano, io faccio ci che faccio
quando siamo sul divano e non siamo pi del tutto vestiti n del tutto nudi. Justin inizia a mormorare, a
gemere, e s, vuole qualcosa da me, c qualcosa che vuole davvero, e io glielo do, e lui me lo
restituisce. Voglio che raggiunga quel picco, perch ci che desidero pi di tutto  la dolcezza di
respirare insieme subito dopo.
Justin grugnisce. La sua schiena freme sotto la mia mano. Mi bacia. Una, due, tre volte. Ci
sdraiamo. Individuo il battito del suo cuore, ci appoggio la testa. Lui parla.
La TV  ancora accesa ma, invece di rimettersi a guardarla, Justin la spegne. Ne sono felice. Mi
fa credere che ne valga la pena. Poi si alza e prende un secondo bicchiere dacqua per me, evitando di
rubare un altro po di scotch per s. Torna al suo posto sul divano facendomi tornare al mio posto
contro il suo petto. Restiamo cos per un po. Senza pi frenesia. Senza desiderare niente di pi che un
angolino tranquillo da condividere.
...
.
...
Capitolo quattro.
...
.
...
Sto bene. Aspetto fino a venerd, dopo la scuola, per chiedergli della festa di Steve.
La sua risposta : Dacci un taglio.
Come? Non credo di meritarmelo.
Scuote la testa. Scusa.
Siamo al mio armadietto. Lui deve andare al lavoro, lo so. Ecco perch sto cercando di
affrontare adesso la questione.
Gi so che met della gente alla festa mi dar sui nervi dice. Se a te sta bene, andiamoci. E
se Steve e Stephanie iniziano a darsi addosso, non aspettarti che io calmi lui, o che lo porti fuori, o che
difenda la stronzaggine di lei dalle stronzate di lui. Lasciami tranquillo in un angolo a bere e godermi lo
spettacolo come tutti gli altri.
Hanno litigato solo quella volta! ribatto. Sono nostri amici. Il pi delle volte si comportano
bene. La tequila li rende meschini.
Justin sbuffa. Ges, Rhiannon, apri gli occhi!
Alla festa puoi fare come ti pare dico. Guider io. Okay?
Ti avviso, se ci vengo mi ubriacher sul serio.
Avvisata gli dico. Mi ritengo avvisata.
Non mi chiedo perch io voglia andare alla festa finch non passo a prenderlo sabato sera.
Rebecca non ci sar. Lei e Ben escono per conto loro. Preston e il suo miglior amico Allie
evitano spesso le feste che considerano riprovevoli. Per quanto io sia amica di Stephanie, devo dare
ragione a Justin: d il peggio di s quando si trova al centro dellattenzione.
Il motivo principale che mi spinge ad andarci  che forse potrebbe succedere qualcosa di nuovo.
Se invece restiamo a casa  impossibile che succeda qualcosa di nuovo.
Prima della festa ci fermiamo a prendere una pizza; a quanto pare, malgrado il padre gli abbia
proibito di uscire se non riordinava la stanza, Justin  uscito comunque. La prima volta che gli ho
chiesto che tipo era suo padre, la risposta  stata concisa: Militaresco. Non avevo capito se si
riferisse alla carriera professionale, al carattere o a entrambi. Adesso Justin non fa che ripetere: Ti
prego, Dio, fa che non diventi come lui.
 una speranza che ci accomuna: io la penso grosso modo cos per quanto riguarda mia madre.
Lungo il tragitto verso casa di Steve chiedo a Justin se sa chi verr alla festa.
Ha importanza? mi chiede. Chiunque ci sia, non cambier nulla.
Non  dellumore per chiacchierare, cos tengo la bocca chiusa. La radio trasmette una canzone
che mi piace e inizio a canticchiarla. Lascio subito perdere perch Justin mi scocca unocchiataccia,
quasi fossi impazzita.
Quando parcheggio, Justin mi saluta con: Sai dove trovarmi. In altre parole, dovunque ci sia
dellalcol. Si avvia non appena chiudo le portiere, come se le scorte di birra potessero esaurirsi prima
del suo arrivo. Eventualit che, vista lultima festa di Steve,  fuori discussione.
Affollamento. La mia impressione  che ci sia gi gente dappertutto. Perlopi sconosciuti.
Intravedo Stephanie, che mi abbraccia dopo aver cacciato un urlo, e subito si allontana per lurlo
successivo e labbraccio successivo.
Dovrei andare in cucina, prendere un drink (uno solo) e restare a fianco del mio ragazzo.
Invece, pur di tenermi alla larga da Justin, gironzolo. Steve mi passa accanto trascinandosi: deve aver
iniziato a bere presto. Lo saluto. Mi dice di fare come se fossi a casa mia.
C baccano: una canzone rap in cui due tizie si prendono a male parole sovrasta le chiacchiere
spingendo tutti ad alzare la voce ancora di pi. Entro in soggiorno e adocchio un portatile collegato a
delle casse. Facendo scorrere la playlist scopro che il titolo della canzone in ascolto  My Dicks Got
Rights!. Quello della successiva  Naked Like U Want Me. Valuto la possibilit di spegnere il portatile.
O di mettere una canzone di Adele. Non faccio n luna n laltra cosa.
Adocchio Tiffany Chase, che sta parlottando con Demeka Miller. Le raggiungo e le saluto.
Ciao! grida Tiffany nel frastuono della musica.
Ehi, ciao! le fa eco Demeka.
Mi rendo subito conto che il mio brillante piano ha un difetto: non ho nulla da dire a entrambe.
Poco ci manca che confessi a Tiffany di aver finalmente capito perch le piace cos tanto far visitare la
scuola agli aspiranti studenti. Non credo sia un argomento da festa: darei limpressione di voler essere
lei e non  cos.
Mi piacciono i tuoi capelli dico a Demeka. Di recente ha colorato una ciocca di rosso.
Grazie!
Tiffany e Demeka si scambiano unocchiata. Ho interrotto la conversazione. Non avrei dovuto.
Ci vediamo! dico scivolando via, ma non arrivo lontano. Di nuovo: dovrei andare in cucina,
ma non lo faccio.
Accanto al portatile ci sono dei CD. Probabilmente appartengono ai genitori di Steve. (Non ho
idea di dove si trovino al momento.) Adele  quasi in cima alla pila. Non avendo niente di meglio da
fare, mi metto a curiosare.
C Kelly Clarkson, che mi fa tornare in mente il viaggio alloceano. E ci sono i Fun., di cui
abbiamo ascoltato una canzone.
Mi piacciono proprio mi sento dire. Un dito mi sta indicando il CD. A te?
Mi sorprende che qualcuno si sia accorto di me; il ragazzo che cerca di attaccare bottone sembra
fuori posto: indossa una giacca sgualcita e una cravatta, come se domattina dovesse andare in chiesa
direttamente di ritorno dalla festa. Ha laria di essere alla disperata ricerca di qualcuno con cui
scambiare due parole, ma al tempo stesso ho la strana sensazione che voglia parlare proprio con me. La
mia reazione abituale sarebbe alzare la guardia. Invece, per qualche ragione, decido di non liquidarlo
subito.
S dico, con il CD in mano. Piacciono anche a me.
Allora lui intona a bassa voce Carry On, la canzone che io e Justin abbiamo canticchiato in
macchina. Lo prendo come un segno. Di cosa non saprei.
A me piace questa in particolare.
Strano. Ha qualcosa di familiare. I suoi occhi, o il modo in cui mi guarda.
Innocuo. Ricordo a me stessa che parlarci  innocuo.
Ci conosciamo?
Sono Nathan si presenta.
Gli dico che mi chiamo Rhiannon.
 un bel nome fa lui. E non  una frase di cortesia, del tipo: Mi piacciono i tuoi capelli.
Grazie dico. Una volta lo detestavo.
Perch?
 difficile scriverlo giusto spiego. Ed  insolito. Non mi dilungo sulle seccature che mi ha
causato da bambina e su quanto ardentemente abbia desiderato che i miei genitori mi avessero dato un
nome pi comune.
Il fatto che questo ragazzo abbia unaria familiare mi tormenta. Frequenti lOctavian?
Scrolla la testa. No. Sono qui per il weekend. Sono venuto a trovare mio cugino.
Chi  tuo cugino?
Steve.
Oh, questo spiega tutto dico. Poi, come  successo con Tiffany e Demeka, scopro di aver
finito gli argomenti. Cio, potrei chiedere a Nathan da dove viene, per quanto si tratterr, perch
indossa una cravatta, ma cos non farei che riempire il tempo fino al momento in cui me ne andr e non
mi sembra corretto.
Sono sul punto di staccare la spina per lasciare che la conversazione muoia da s, quando lui mi
stupisce.
Lo odio, mio cugino.
Indignazione. Non esattamente. Ma sono curiosa di conoscere le sue ragioni.
Nathan prosegue. Odio come si comporta con le ragazze. Odio che pensi di poter comprare i
suoi amici con feste del genere. Detesto che ti rivolga la parola solo quando ha bisogno di te. Detesto
che sembri incapace di amare.
Wow. Io fatico a ricordare i nomi dei miei cugini, mentre Nathan sembra molto preso da Steve.
E allora perch sei qui? chiedo.
Perch, quando tutto si sfascer, non voglio perdermi lo spettacolo. Se la festa verr interrotta
 e se il baccano rimane questo, verr interrotta presto  voglio esserci. Come testimone. Ma
ovviamente mi terr a distanza di sicurezza.
Si  infiammato. Mi diverte. Decido di aggiungere un po di benzina.
Quindi, secondo te, Steve non  capace di amare Stephanie? chiedo. Per sono insieme da
pi di un anno.
Non conta. Insomma, quando si sta con qualcuno per pi di un anno forse lo si ama... o forse si
 in trappola.
In trappola. Che sciocchezza. Perch il mio primo pensiero  Stephanie non  affatto in trappola
come me. Ma  ridicolo. Nessuna delle due  in trappola.
Mi domando cosa abbia spinto Nathan a dire una cosa del genere.  come se sapesse di cosa
parla.
Parli per esperienza personale? chiedo.
Sono parecchi i motivi che possono spingerci a non rompere una relazione spiega. I suoi
occhi implorano attenzione. Paura di stare da soli. Paura di creare scompiglio nellordine che abbiamo
dato alla vita. Altre volte ci accontentiamo di qualcosa di passabile perch non siamo sicuri di poter
ottenere qualcosa di meglio. O forse si tratta della convinzione irrazionale che tutto migliorer, anche
se sappiamo benissimo che lui non cambier.
Lui. Mi chiedo se Nathan gioca nello stesso campo di Preston.
Lui? puntualizzo, per fugare il dubbio.
Gi.
Capisco. Ecco forse spiegato perch mi appare cos innocuo, perch ho la sensazione di
potermi aprire con lui. Le ragazze non si sentono minacciate dai ragazzi che corrono dietro ai ragazzi.
Dopo un istante Nathan chiede:  un problema?
Affatto.
E che mi dici di te? Frequenti qualcuno?
S. Poi, avendo intuito dove ci porter la conversazione, aggiungo: Da pi di un anno.
E perch siete ancora insieme? Paura di restare sola? Hai deciso di accontentarti? Vuoi
comunque credere che lui cambier?
Ah. Non ho intenzione di dirgli che  un po pi complicato di cos, quindi gli rispondo: S. S.
E s.
Allora...
Per sa anche essere dolcissimo. E sono sicura che per lui, in fondo in fondo, io sono tutto.
I suoi occhi non mi lasciano scampo. In fondo in fondo? Mi sembra accomodante. Non ci si
dovrebbe avventurare in fondo in fondo per riconoscere lamore.
Basta cos. Non ti conosco. Basta.
 come avere Justin nella mia testa, anche se la voce che ci risuona dentro  la mia.
Possiamo cambiare argomento? Non  il pi adatto per una festa. Era meglio quando cantavi.
Justin si materializza sulla porta, una Corona in mano. Esamina il soggiorno, mi avvista, pare
persino contento, poi si accorge che sto parlando con un ragazzo e allora sembra un po meno contento.
E questo chi ? chiede avvicinandosi.
Non ti preoccupare, Justin lo tranquillizzo.  gay.
Gi, lo si capisce da come si veste. Che ci fai qui?
Nathan, lui  Justin, il mio ragazzo. Justin, lui  Nathan.
Ciao dice Nathan.
Justin tace di proposito, poi mi chiede: Hai visto Stephanie? Steve la sta cercando. Ci
risiamo.
Camuffato nella sua voce c un te lavevo detto. Ed  cos.
Me lavevi detto, s, e allora? ribatto con unocchiata.
Forse  nel seminterrato dico.
Impossibile, disotto si balla.
Ballare. Probabilmente lultima volta che noi due abbiamo ballato  stato durante una serata
alcolica a casa di Preston qualche mese fa.
Mi manca.
Vuoi andare disotto? chiedo.
Figurati! Non sono venuto per ballare. Sono venuto per bere.
Magnifico dico. Chiss perch glielho chiesto. Ma poi mi rendo conto di avere unoccasione
di cui approfittare. Ti dispiace se vado a ballare con Nathan?
Justin d unaltra occhiata alla cravatta, alla giacca di Nathan. Sicuro che sei gay?
Potrei cantarti qualche brano tratto da un musical si offre Nathan.
Justin gli d una pacca sulla schiena. No, amico, evitiamo. Va pure a ballare.
Poi, alzando la Corona per un brindisi, torna in cucina.
Non sei obbligato, se non ti va dico a Nathan. Lidea di ballare con uno sconosciuto non mi
farebbe impazzire, quindi forse nemmeno lui muore dalla voglia.
Invece dice: Mi va. Davvero.
E per quanto insensata possa apparire la situazione, per me un senso ce lha. Cos faccio strada
nel seminterrato. Disotto c un altro genere di baccano: un baccano dance. In perfetto stile Stephanie,
le lampadine normali sono state rimpiazzate da lampadine rosse.  come se ci trovassimo allinterno di
un cuore pulsante.
 difficile riconoscere i presenti, ma individuo Steve che si aggira in uno stato di pre-sbronza.
Gli urlo: Ehi, Steve! Mi piace tuo cugino!.
Steve si limita ad annuire. Suppongo che i sentimenti espressi da Nathan non siano reciproci.
Hai visto Stephanie?
No! urlo io. Credo sia meglio che rimangano separati finch non ritrovano un po di lucidit.
Sar per via della sua omosessualit, ma mi aspettavo che Nathan si scatenasse subito in pista.
Invece ha laria vagamente terrorizzata. Non devo dimenticare che  circondato da sconosciuti. E,
anche se non sembra, io sono una di quegli sconosciuti. Farlo sentire a suo agio spetta a me, perch
sono io ad averlo portato qui sotto. Mi viene da pensare che ballare  solo un altro modo di cantare una
canzone, quindi devo convincerlo a lasciarsi andare, come prima, al piano di sopra, senza la musica.
Pressato da tutti quelli che sono attorno a noi, Nathan inizia a ondeggiare in uno spazio sempre
pi ristretto. Mi sforzo di non badare agli altri, mi concentro esclusivamente su di lui e sulla musica.
Creo un vuoto in cui trascinarlo. E funziona. I suoi occhi trovano i miei. Il suo sorriso trova il mio. La
canzone. La canzone prende il sopravvento. La canzone ci suggerisce i movimenti. La canzone guida le
mani di Nathan sulla mia schiena, sui miei fianchi. La canzone genera calore e lo trasmette ai nostri
corpi. La canzone mi fa avvicinare a Nathan. La canzone, e i suoi occhi.
Poi unaltra canzone. Nathan si mette a cantare e ne sono felice. Ogni cosa adesso mi rende
felice: sentirmi libera e sciolta in un luogo cos affollato; non avere Justin che mi strattona di qua e di
l; scrollarmi di dosso tutto quanto.
Non sei niente male! grido a Nathan.
Tu sei fantastica! grida lui.
Nuove canzoni pulsano nel rosso. Gli altri corpi si avvicinano e allontanano. Nessuno grida il
mio nome. Nessuno ha bisogno di me o mi chiede qualcosa.
Perdo la cognizione del tempo. Dei pensieri. Di dove mi trovo, chi sono. Non sono pi
consapevole neppure della canzone, di nulla fuorch del ragazzo con la cravatta di fronte a me, che a
sua volta sta perdendo i freni. Mi basta guardarlo per rendermene conto. So di cosa parlo.
Poi tutto finisce. La canzone sinterrompe. Mi sento come il personaggio di un cartone animato,
prima sospeso a mezzaria e poi, una volta abbassato lo sguardo, in caduta libera. Le luci normali si
riaccendono: sono sempre state l, accanto alle rosse. La voce di Stephanie risuona, urla che la festa 
finita, i vicini hanno chiamato la polizia.
Devo trovare Justin dico a Nathan. Te la caverai?
Lui annuisce. Ascolta mi dice. La sua mano  ancora chiusa sul mio polso. Sarebbe strano
se ti chiedessi la tua mail?
Non ci avrei intravisto nessuna stranezza, se non me lo avesse chiesto.
Non preoccuparti aggiunge. Sono ancora omosessuale al cento per cento.
Che peccato dico. Poi, prima che la mia indole civettuola possa rendermi ancor pi ridicola,
gli do il mio indirizzo email e, presa la sua penna, annoto il suo su un pezzo di carta.
Il seminterrato ormai  quasi deserto e in lontananza riecheggiano le sirene. Stephanie non
mentiva: dobbiamo sloggiare.
 il momento di andare dico. Siamo nello spazio che abbiamo creato insieme e non abbiamo
intenzione di abbandonarlo, malgrado le luci accese.
Non lascerai guidare il tuo ragazzo, vero? mi chiede Nathan.
Che dolce dico. No. Ho io le chiavi.
In cima alle scale regna il caos; la folla ci separa prima che possiamo dirci addio. Justin non  in
cucina. Forse  gi alla macchina.
Infatti  l che cammina avanti e indietro, mi sta aspettando.
Doveri? mi accusa mentre apro la portiera.
Nel seminterrato gli dico una volta a bordo. Lo sapevi.
Si lascia sfuggire unimprecazione, ma ce lha coi poliziotti, non con me. Faccio manovra,
sollevata di non aver parcheggiato nel vialetto di ingresso dove c una gran confusione.
Ce la faremo lo rassicuro.
Sei bellissima farfuglia.
Sei ubriaco dico.
Tu sei bellissima comunque dice. Poi reclina il sedile e chiude gli occhi.
Aspetto qualche minuto. Poi trovo una canzone alla radio e inizio a cantare.
Justin intanto russa e io spero che Nathan se la sia cavata.
...
.
...
Capitolo cinque.
...
.
...
Di domenica Justin non lavora, ecco perch speravo che potessimo stare un po insieme. Invece
lui si alza alluna e, a giudicare dal messaggio che mi invia, non  in gran forma. Mi offro di passare da
lui a prestargli la cura che desidera per i postumi della sbronza. Lui mi risponde due ore pi tardi,
scrivendomi che oggi si limiter a dormire. Riesce a farlo persino mentre i suoi genitori lo
rimproverano perch dorme troppo.
Affogarsi nellalcol e poi tentare di riemergere: so come funziona. Non  che non ci sia mai
passata. Solo, non mi capita tanto spesso quanto a lui.
Gliene ho parlato. Senza polemica. Solo per curiosit.
Bevo per sentirmi meglio mi ha risposto. E se il giorno dopo mi sento peggio ne  valsa
comunque la pena, perch sono riuscito a sentirmi un pochino meglio, cosa che non avrei ottenuto da
sobrio.
A volte anchio riesco a farlo sentire meglio. A volte Justin si ubriaca di me. Non solo quando
ci diamo da fare; ci sono altre occasioni in cui riesco a fargli dimenticare tutto il resto.  un potere che
nessun altro ha su di lui. Lo so.
Senza Justin la mia giornata  vuota. Mia madre mi chiede se ho voglia di accompagnarla al
supermercato, ma finirei per comprare cose che non dovrei mangiare. Pap  al computer, sta
lavorando: per mantenere la famiglia, la evita. Medito di scrivere a Nathan, ma il proposito svanisce
presto. Dubito che lo rivedr. Qualunque cosa fosse, ci che abbiamo condiviso  andato perduto
perch era destinato a svanire nellattimo in cui  cominciato.
Una distrazione. Accendo la TV. Casalinghe e documentari sulla natura. Un episodio di Friends
visto centinaia di volte. Una cosa che non ho voglia di guardare dopo laltra, e unaltra ancora.
Immagino di farlo per sempre: una serie infinita di cose che non ho voglia di guardare davvero.
 quel genere di giornata.
Chiamo Justin. Non posso farne a meno. Ho troppa voglia di parlargli. Non riuscir a
convincerlo che i postumi della sbronza sono svaniti. Non lo convincer a saltare gi dal letto per fare
qualcosa con me, o persino a stare a letto e fare qualcosa con me. Sarei felice di restare sdraiata accanto
a lui.
Sono arrivato alla conclusione che io e il whisky non siamo amici dice.
Stai ancora male?
Meglio. Ma ancora male. Una giornata buttata nel cesso.
Fa niente. Io mi sono messa in pari coi programmi TV.
Cazzo, avrei voluto essere l con te. Stare male  una noia mortale, cazzo.
Anchio avrei voluto essere l. Potrei passare, se ti va.
Nah. Devo superarla da solo. Non sarebbe giusto chiederti di stare con me, quando io stesso
non mi sopporto.
Mi piacerebbe.
Lo so. E lo apprezzo. Ma oggi non se ne parla.
Sembra deluso e questo rende un po pi facile dover convivere con la mia delusione. Ma
rester comunque da sola per il resto della giornata.
Da sola. Lunica cosa che mi impedisce di sentirmi del tutto sola  sapere di avere qualcuno,
sapere che se avessi bisogno sul serio, Justin ci sarebbe.
Ora vado mi dice. Non gli faccio presente che non andr da nessuna parte. Nessuno di noi sta
per andare da qualche parte per davvero.
A domani dico, sapendo che non ci chiameremo stasera.
S. A domani.
Mia madre rincasa, la aiuto a mettere via la spesa. Prepariamo la cena. Non parliamo. Cio, lei
parla. Parla e parla e parla. Ma non parliamo affatto.
Di ritorno in camera, controllo la posta elettronica dal cellulare. Con mia grande sorpresa c
una email di Nathan.
Ciao Rhiannon,
volevo solo dirti che  stato bello incontrarti e ballare con te. Mi dispiace che la polizia ci abbia
interrotti. Non sei il mio tipo, sessualmente parlando, ma di sicuro sei il mio tipo, umanamente
parlando. Sentiamoci.
N
Sorrido. Quant carino. Forse  single, ma non credo sia il tipo di Preston. A Preston piacciano
i ragazzi alla moda. O almeno i ragazzi che non indossano cravatte a una festa.
Poi mi chiedo cosa significa essere il tipo di Nathan, umanamente parlando. Cosa mai
potremmo diventare?
Basta, mi dico. Un ragazzo carino cerca di esserti amico e tu pensi subito Perch dovrebbe
fregarmene? Ho un problema, sul serio. Dovrebbe fregarmene perch Nathan  un ragazzo gentile.
Clicco su rispondi, ma sono a corto di idee. Dovrei inventare una scusa per non avergli scritto
per prima; sono sicura che il foglietto con il suo indirizzo  ancora in qualche tasca. Vorrei anche dargli
limpressione di essere il genere di ragazza che riceve sempre email cos.
 strano, perch la Rhiannon che traspare dalla risposta non somiglia a me.
Sembra quasi che stia bene con se stessa.
Nathan!
Sono contentissima che tu mi abbia scritto: ho perso il pezzo di carta con il tuo indirizzo. Anche
per me  stato meraviglioso parlare e ballare con te. La polizia non avrebbe dovuto interromperci: come
hanno osato! Anche tu sei il mio tipo, umanamente parlando. Anche se non credi nelle relazioni che
durano pi di un anno. (Non dico che hai torto, cmq. la giuria deve ancora esprimere il verdetto). Non
avrei mai pensato di arrivare a dirlo, ma spero che Steve dia presto unaltra festa. Almeno potresti
essere testimone della sua cattiveria.
Con affetto,
Rhiannon
Chiss perch ho scritto con affetto. Lo faccio sempre. Qualunque altra cosa sembrerebbe
fredda.
Ma forse cos rischio di sembrare smaniosa. Non smaniosa come lo sono con Justin, ma
smaniosa allidea... di ci che verr.
Non appena clicco su invia, il vuoto ritorna. Ripiombo nella giornata di prima. Forse essere soli
significa proprio questo: scoprire quanto  piccolo il tuo mondo e non sapere come riuscire ad andare
altrove.
Vado su Facebook. Leggo Gawker. Guardo video musicali su YouTube, anche la canzone dei
Fun. di quel giorno con Justin, la stessa che mi ha cantato Nathan. Mi sento stupida nel farlo. Nathan
non lo troverebbe stupido. Chiss come, lo so. E so anche che Justin lo troverebbe stupido. Una volta
gli ho domandato se abbiamo una canzone nostra. Molte coppie ce lhanno, no? Lui mi ha risposto che
non ne aveva idea e comunque non capiva perch avremmo dovuto averla.
Ha ragione, mi ero detta. Non ne avevamo bisogno. Tutte le canzoni potevano essere nostre.
Ora invece ne voglio una. Non mi basta pi che qualunque canzone possa farmi venire in mente
Justin.
Ne voglio una, una sola, che gli faccia venire in mente me.
...
.
...
Capitolo sei.
...
.
...
I postumi della sbronza si protraggono fino a luned.
 come se la sua personalit si fosse deteriorata per il disuso. Justin  a scuola, ma crede di
essere ancora a letto. Non mi offendo perch non  felice di vedermi; non  contento di vedere nessuno.
Non ha intenzione di spiccicare pi di due parole per frase e dopo qualche minuto lo lascio solo.
Parecchi dei nostri luned sono cos.
Sembra che dal nostro luned in spiaggia sia trascorsa molto pi di una settimana.
Cosho che non va?
Com andato il weekend? mi chiede Rebecca alla terza ora.
Come non  andato? rispondo.
Cio?
Intendevo dire che non  successo molto.
E la festa comera?
Bella. Ho ballato col cugino gay di Steve. Justin si  ubriacato.  arrivata la polizia.
Steve ha un cugino gay? Non lo sapevo.
Non credo siano molto legati.
Be, magari  ancora in giro: io e Ben abbiamo appuntamento con Steve e Stephanie. Oggi
pomeriggio c assemblea e noi andremo a prendere un caff o una cosa del genere. Vuoi venire?
Non ha invitato Justin. Sarebbe unuscita a sei, solo che non mi  stato chiesto di portare il mio
ragazzo.
Posso dirtelo pi tardi? chiedo.
Rebecca non  stupida. Sa bene perch prendo tempo.
Come ti pare dice. Noi usciremo in ogni caso. Anche se stare un po insieme, noi due,
sarebbe grandioso. Ho la sensazione di non vederti da anni.
Justin  stato escluso di proposito. Io e Rebecca ci vediamo di continuo. Per, quando accade,
accanto a me c sempre Justin.
Lo ritrovo prima di pranzo.
Che fai? gli chiedo.
A te cosa sembra? ribatte.
A me sembra che stia riponendo i libri nellarmadietto per prenderne altri. A me sembra che stia
per andare in mensa.
Ti va di fare qualcosa? gli chiedo.
Sbatte lo sportello dellarmadietto. Giocare ai videogame. A te sta bene?
Perch non ce ne andiamo via insieme? Alla settima e allottava ora c assemblea. Nessuno si
accorger che ce la siamo squagliata.
Tengo bene aperti gli occhi in cerca di quella scintilla: se si  spenta tenter di riaccenderla.
Perch anche in me c una scintilla. E in questo momento vorrebbe risplendere.
Che cazzo ti prende? mi chiede Justin. Se potessimo andarcene quando ci pare non credi che
lavrei gi fatto? Dio! Sono gi costretto a stare qui e tu non fai che ricordarmelo.
Non volevo dico. Pensavo che potessimo fare come la settimana scorsa, tutto qui.
La settimana scorsa? Di che parli?
La spiaggia? Loceano?
Scuote la testa, quasi mi stessi inventando tutto. Basta, okay? Falla finita.
Allora la faccio finita. Inghiotto la scintilla, che scendendo mi scortica.
Mangiamo in compagnia dei nostri amici. Preston vuole sapere della festa e Justin lo informa
che faceva schifo. Nel suo resoconto la cucina era piena di racchie e Stephanie gli ha urlato di togliere i
piedi dal tavolo. Poi  arrivata la polizia, che chiaramente non aveva di meglio da fare.
Allora Preston mi chiede com stata la mia, di serata. Anche la mia ha fatto schifo, dico. Non
gli racconto del seminterrato, di quando ho ballato. No, il mio resoconto si tramuta in quello di Justin.
Lui nemmeno se ne accorge, eppure lo faccio.
Sto scomparendo.  questo il pensiero che mi invade la mente: Sto scomparendo. Come se
nessuna mia parola o azione avesse importanza. La mia vita si  rimpicciolita al punto da non poter
essere pi notata.
Lunico modo per oppormi  scrivere un messaggio a Rebecca e dirle che dopo la scuola sono
libera, possiamo vederci.
A Justin non importa. Gli comunico che ho dei programmi per le ore di assemblea, ma lui 
sinceramente disinteressato. Non chiede di essere invitato. Neanche vuole sapere quali siano questi
programmi. Andr a casa, videogame. Non mi scriver un messaggio, a meno che non sia io a farlo per
prima. So gi come andr. E allora perch sono sorpresa, come se potesse finire in un altro modo?
Rebecca decide che ha voglia di un gelato e convince tutti noi di avere la stessa voglia malgrado
non sia estate e la prima gelateria decente si trovi a una ventina di minuti di distanza. Comera
prevedibile, sgattaiolare via dallassemblea  un gioco da ragazzi: lo scrittore ospite non sentir troppo
la nostra mancanza, dato che nessuno di noi ne ha mai sentito parlare. Rebecca, Ben e io ci stipiamo
nella macchina di lei. In gelateria incontriamo Stephanie e Steve. Steve mostra gli effetti del weekend
in maniera pi evidente rispetto a Stephanie; lei sembra aver trascorso gli ultimi due giorni in palestra.
Presi i coni, cerchiamo un tavolo. Il primo argomento di chiacchiere non  la festa, bens il
seguito: le pulizie, la farsa della polizia che non ha arrestato nessuno. Volevano solo interrompere il
divertimento e lhanno fatto come si deve.
Stephanie ammette di aver provato un po di sollievo. Se non fosse arrivata la polizia dice,
qualcuno non avrebbe mai sloggiato. Il tono suggerisce che dovrei sapere a chi si riferisce, ma non
ne ho idea.
Tuo cugino mi piace dico a Steve. Mi ha salvato la serata.
Steve ha laria perplessa. Mio cugino? Quand che lhai visto?
Alla festa. Nathan. Faccio per aggiungere tuo cugino gay, ma poi mi rendo conto che Steve
potrebbe non esserne al corrente.
Lui intanto ridacchia. Alla mia festa? Non credo. Tutti i miei cugini hanno, tipo, otto anni. E
nessuno si chiama Nathan.
Non capisco di che parla.
Ma lho conosciuto dico incerta.
Oddio sintromette Rebecca dandomi una pacca sulla mano. Sembra che tu abbia conosciuto
qualcuno che sosteneva di essere il cugino di Steve.
Ma perch avrebbe dovuto mentire?
Stephanie fa spallucce. E chi lo sa. I ragazzi sono strani.
Ci resto male perch sembrava una persona onesta. Cos  come se mi fossi inventata tutto.
Portava la cravatta insisto. Credo fosse lunico con la cravatta.
Ah, quel tipo! sghignazza Steve. Lho visto! Non  mio cugino, ma cera.
Chiss se Nathan  il suo vero nome. Chiss se  davvero gay. Chiss perch luniverso mi sta
giocando questo brutto tiro.
 incredibile che mi abbia mentito dico.
Te lo ripeto, interviene Stephanie i ragazzi sono strani.
E sicuramente tu sei abituata a qualche bugia aggiunge Rebecca. Magari gli piacevi e non
sapeva come fare. Succede. Non  la peggiore delle bugie.
Sta cercando di farmi sentire meglio, suppongo, ma io sono ancora concentrata sulla prima
parte: E sicuramente tu sei abituata a qualche bugia.
Justin non mi racconta mai bugie dico.
Rebecca fa la finta tonta. Chi ha parlato di Justin?
So cosa intendevi. Ma ti dico questo: magari Justin mi trascura, dice le cose sbagliate e d i
numeri, ma non mi mente mai, mai. Secondo te la nostra storia non  granch, lo so, ma tra noi non ci
sono bugie.
Rebecca e Stephanie si scambiano unocchiata, ovviamente non mi credono. Ben controlla il
cellula-re. Steve sembra ancora affascinato dallidea che un tizio si sia imbucato alla festa fingendo di
essere suo cugino.
Detesto questa sensazione: i miei cosiddetti amici credono di conoscere la mia vita meglio di
me. E la detesto ancora di pi adesso, perch mi illudevo che il mio rapporto con Nathan fosse diverso.
Unidea sciocca, lo so. Ci siamo parlati una sola volta e scritti una sola volta. Eppure. Che fosse una
cosa vera o un abbaglio, fa male sentirlo andare in frantumi.
Steve e Stephanie si mettono a bisticciare per stabilire chi era lospite pi strafatto della festa e
le mie domande su Nathan sembrano presto archiviate. Finito il gelato non sappiamo cosa fare; siamo
qui da un quarto dora, ma la ragione per cui siamo venuti non c pi. Stephanie propone un negozio
dellusato nei paraggi e, anche se Ben e Steve protestano, nessuno se ne esce con unidea migliore.
Sto scomparendo di nuovo, stavolta in silenzio. Stephanie e Rebecca provano alcuni capi, Steve
d unocchiata ai vecchi dischi, io e Ben invece restiamo ai margini. Lui non fa che armeggiare col
cellulare. Ma poi, mentre Stephanie e Rebecca tentano di decidere a chi stia meglio un prendisole anni
Cinquanta, mi dice: Probabilmente non fa alcuna differenza, ma sono pronto a scommettere che il tipo
che ha detto di essere il cugino di Steve aveva una buona ragione per farlo. I ragazzi si comportano in
modo strano,  vero. Ma di solito per una ragione. E raramente si tratta di una ragione meschina.
Probabilmente gli piaci. Dopodich torna al cellulare e scrive un altro messaggio.
Allora controllo il mio, di cellulare, sperando in unemail. In una spiegazione da parte di
Nathan. Non c. Allora gli scrivo io.
Nathan,
a quanto pare Steve non ha un cugino di nome Nathan e nessuno dei suoi cugini si trovava alla
festa. Ti dispiace darmi una spiegazione?
Rhiannon
La risposta  quasi immediata.
Rhiannon,
in effetti ho una spiegazione. Possiamo vederci?  il genere di spiegazione che devessere data
di persona.
Con affetto,
Nathan
Quel con affetto lascia il segno. Potrebbe essere sarcasmo, o una lusinga, ma non si tratta n
di sarcasmo n di una lusinga.
Rebecca mi interpella per decretare chi debba tenersi il vestito. Ben si sta defilando ancora di
pi. Steve sventola un disco dei Led Zeppelin e chiede a Stephanie se ce lha gi.
Non rispondo allemail. Non ancora. Ho bisogno di riflettere.
Rebecca si aggiudica il vestito. Steve compra il disco. Stephanie trova un altro abitino che, a
quanto dice, le piace pi di quello di Rebecca. Ben scova un dizionario e ci chiede se i dizionari, i
dizionari cartacei, esisteranno ancora tra ventanni.
Una volta conclusi gli acquisti, gli altri si consultano: potremmo stare fuori un altro po e poi
cenare insieme.
Io dico che devo tornare a casa.
...
.
...
Capitolo sette.
...
.
...
Non devo nulla a Nathan. Mi ha mentito. Quindi dovrei lasciar perdere.
Pur non dovendogli nulla, per, sento di dovere una spiegazione a me stessa. Voglio sapere.
Resto sveglia per met della notte, a riflettere. Poi mi alzo e gli rispondo.
Nathan,
sar meglio che si tratti di unottima spiegazione. Vediamoci al caff della libreria Clover alle
17.
Rhiannon
La libreria sembra adatta a un incontro, sicura.  un luogo pubblico, ma un luogo dove Justin
non andrebbe mai.
So gi che non gli parler di questa storia.
Se i pensieri hanno tenuto sveglia me per buona parte della notte, Justin ha laria di aver
dormito saporitamente.  quasi un buon giorno, per quanto ci riguarda. Lo vedo e non sembra
intenzionato a scappare. Mi chiede com andata con Rebecca e gli altri. Sono stupefatta, non credevo
potesse ricordarsene. Sta persino ad ascoltarmi per quasi un minuto. Poi si annoia, ma non gliene faccio
una colpa perch si tratta di un resoconto piuttosto noioso. Comunque non  quello che mi tiene
occupata la mente. Non  quello a cui sto pensando.
Lattesa. Fatico a sopportare la sensazione dellattesa. Ad accettare di essere bloccata per alcune
ore in attivit monotone.
A pranzo controllo le email. Ci sono novit da parte di Nathan.
Rhiannon,
ci sar. Ma non nel modo che ti aspetti. Abbi pazienza e fidati di me.
A
La mia reazione istintiva  pensare che non sia affatto gay. E che liniziale del suo vero nome
sia A. Ci stava provando e, quando lho sorpreso a provarci, si  inventato lomosessualit.
Spiegherebbe almeno in parte la connessione che ho avvertito. Entrambi i magneti erano in funzione.
Dovrei sentirmi offesa, ma in fondo non mi dispiace che ci abbia provato, in particolare perch si 
dimostrato abbastanza gentile da non essere troppo sfacciato. Resta comunque la bugia e sono ancora
infuriata. Ma quantomeno si tratta di una bugia lusinghiera.
Rebecca impazzirebbe, se gliene parlassi.  sempre pronta per una conversazione del genere;
crede che le amicizie si reggano su conversazioni del genere. A pranzo mi siedo di fronte a lei e vedo il
punto interrogativo che le fuoriesce dagli occhi; ha la sensazione che stia succedendo qualcosa o ci
spera? Justin  accanto a me, quindi non posso confidarle nulla. Ma anche se io e Rebecca fossimo
sole, al sicuro a bordo di unauto, non so se mi confiderei. Mi piace che sia una cosa mia e mia
soltanto.
Arrivo alla libreria in anticipo e mi siedo a un tavolino nellarea caff, vicino alla vetrina. Sono
nervosa, quasi si trattasse di un primo appuntamento. Non dovrei sentirmi cos: sono qui per avere
risposte, non per cercarmi un ragazzo. Io uno ce lho gi.
 straordinario il numero di sconosciuti che possono mettere piede nellarea caff di una libreria
mentre aspetti qualcuno. Perlomeno conosco gi il suo aspetto, mi dico. Chiss se si presenter ancora
in cravatta. Magari ha un debole per le cravatte. Magari  davvero uno sfigato del genere. Potrei
andarci daccordo.
Provo a distrarmi sfogliando un numero di Us Weekly, ma la mia mente rifiuta persino le
immagini. Intanto entra una ragazza, ma non me ne accorgo finch non si piazza davanti a me, al mio
tavolo. Si siede.
Maleducata. Mi spiace le dico. Ma il posto  occupato.
Mi aspetto che si scusi e se ne vada. Invece lei ribatte: Non preoccuparti. Mi manda Nathan.
Assurdo. La studio... magliettina Anthropologie, pantaloni Banana Republic: ne deduco che non
 cattiva. Tuttavia la sua presenza non smette di confondermi.
Ha mandato te? dico. Dov? Era talmente terrorizzato dalla mia prevedibile arrabbiatura
da aver portato i rinforzi? Una mossa da vero sfigato. Mi guardo attorno per controllare se ci tiene
docchio, se sta valutando lipotesi di uscire allo scoperto. Non c.
Rhiannon dice la ragazza. Riporto lattenzione su di lei, che mi guarda dritto negli occhi.  a
disagio. Sta tacendo qualcosa di importante. La prospettiva di dirlo la eccita e la terrorizza.  tutto
scritto nei suoi occhi.
Non distolgo lo sguardo.
Di qualunque cosa si tratti, non sono pronta.
S? sussurro.
Usa una voce misurata. Devo dirti una cosa. Ti sembrer assurda. Davvero. Ma ho bisogno che
ascolti tutta la storia. Forse ti verr voglia di andare via. Di metterti a ridere. Ma ho bisogno che tu la
prenda sul serio. Ti sembrer incredibile, ma  la verit. Intesi?
In che diavolo di situazione mi sono cacciata? Cosa sta succedendo? Per lidea di andarmene
non mi passa neppure per la testa. No. Questa  la mia vita, adesso. Qualunque cosa stia per dirmi la
ragazza, sar la mia vita.
 tutto scritto nei suoi occhi.
Restiamo cos per un lungo istante circospetto. Che lei poi infrange con le parole.
Ogni mattina mi sveglio in un corpo diverso.  cos da quando sono nato. Stamattina mi sono
svegliato nel corpo di Megan Powell, che vedi seduta di fronte a te. Tre giorni fa, sabato, ero Nathan
Daldry. Due giorni prima ero Amy Tran, che hai incontrato a scuola e con cui hai passato una giornata.
E il luned prima ancora ero Justin, il tuo ragazzo. Tu credi di essere andata alloceano con lui, ma ero
io. Era la prima volta che ci incontravamo e non lho pi dimenticato.
No. Ecco la sola cosa che mi balena in mente. No. Non pu essere. Non  questo che volevo.
Sono venuta qui per scoprire qualcosa di vero. Invece mi devo sorbire altre stronzate.
 la battuta finale di una barzelletta. E io sono il bersaglio della barzelletta.
Mi prendi in giro, vero? Sono furiosa, pazza di rabbia.  uno scherzo.
La ragazza  brava. Non ride. Non si fa cogliere impreparata. No. Prosegue, si fa incalzante,
come se non mi restasse che crederle, che caderci in pieno.
In spiaggia mi hai raccontato della sfilata madrefiglia e mi hai detto che quella  stata lultima
volta in cui hai visto tua madre truccata. Quando Amy ti ha chiesto di raccontarle qualcosa che non
avevi mai detto a nessuno, le hai confidato di quando hai provato a bucarti lorecchio da sola a dieci
anni, e lei invece ti ha parlato di Per sempre di Judy Blume. Nathan si  presentato mentre curiosavi tra
i CD, ti ha canticchiato la canzone che tu e Justin avete cantato mentre andavate alloceano. Ti ha
raccontato di essere il cugino di Steve, ma era alla festa per vederti. Avete parlato delle relazioni che
durano pi di un anno; tu gli hai detto che in fondo in fondo Justin tiene molto a te e lui ti ha risposto
che in fondo in fondo non basta. Ci che sto cercando di spiegarti...  che dentro quelle persone cero
io. Sono stato loro per un giorno. Adesso sono Megan Powell e devo dirti la verit prima di cambiare
ancora. Perch credo che tu sia eccezionale. E non voglio continuare a incontrarti nei panni di altre
persone. Voglio incontrarti come me stesso.
Mi sento spiata. Ingannata. Ho la sensazione che tutto ci che di buono  accaduto negli ultimi
otto giorni sia stato appena buttato nel cesso e che sia stato tirato lo sciacquone. La spiaggia. Ballare.
Persino far visitare la scuola a quella ragazza. Era lo scherzo di chiss chi. Ma in verit soltanto una
persona poteva riuscirci. Solo una poteva sapere tutto.
Ti ha convinto Justin? Stento a crederci. Lo trovi divertente?
No, non  divertente risponde lei, e lo dice in un modo che non ha nulla di divertente.  la
verit. Non mi aspetto che tu lo capisca adesso. So che sembra assurdo. Ma  la verit. Lo giuro,  la
verit.
Vuole davvero che io ci creda. Sarebbe ancora pi esilarante.
Eppure la ragazza non ha affatto laria da stronza. Non sembra il tipo che possa godere a
torturarmi. Ma non  questo, quello che sta facendo?
Perch lo fai? chiedo. La voce mi trema. Nemmeno ti conosco!
La consapevolezza di avermi perso la fa disperare. Ascoltami mi implora, la voce orfana di
qualunque serenit. Ti prego. In cuor tuo sai che con te, quel giorno, non cera Justin. Non si 
comportato da Justin. Non ha fatto le cose che Justin fa di solito. Perch ero io. Non avevo intenzione
di farlo. Non volevo innamorarmi di te. Ma  successo. E non posso tornare indietro. Non posso fingere
che non sia accaduto. Ho finto per tutta la vita e tu sei la creatura che mi ha fatto desiderare di
smettere.
Non voglio pi starla a sentire. Vorrei non essere venuta qui. Vorrei aver messo a tacere il
desiderio di sapere. Avrei dovuto lasciare che laccaduto restasse nel territorio dellignoto. Perch
adesso mi trovo ancora nel territorio dellignoto, ma un ignoto assai peggiore.
E laspetto pi atroce  questo: la ragazza ha ragione. Justin non si  comportato da Justin. Lo
so benissimo. Ma questo non significa che non fosse lui. Significa solo che  stata una giornata
migliore di altre. Ho bisogno di crederci. Perch questa storia non pu essere vera. Cio, perch non
uscirsene con la storia che gli alieni si sono impossessati di lui? O che  stato morso da un vampiro? E
poi c la parte pi incredibile di tutte: stando a questa storia, io sarei La Ragazza. La creatura per cui
vale la pena fare tutto questo.
Ma perch io? chiedo, come se avessi finalmente scoperto il punto debole del suo piano,
come se le avessi dimostrato che ha commesso un errore. Non ha senso.
Lei per non demorde. Rilancia. Perch sei meravigliosa. Perch sei gentile con una
sconosciuta appena arrivata a scuola. Perch anche tu vorresti vivere la vita invece di immaginarla,
essere al di l del vetro. Perch sei bella. Perch ballare con te nel seminterrato di Steve, sabato sera, ha
acceso dentro di me i fuochi dartificio. E quando ero sdraiato accanto a te in spiaggia ho avvertito una
pace perfetta. So che credi che Justin ti ami, in fondo in fondo. Ma io ti amo in tutto e per tutto...
Basta! Oddio, ora sono la ragazza che si mette a urlare nel caff di una libreria. Sto perdendo
la testa.  solo che... basta cos, okay? Credo di capire quello che vuoi dirmi, ma comunque non pu
avere alcun senso.
Sai che non era lui quel giorno, vero?
Deve smetterla. Non voglio sapere altro. Non voglio riflettere o ripensare ai tanti modi in cui
Justin ha evitato di parlare di quel giorno. A come il mio amore per lui fosse stato cos giusto allora, ma
non dopo. Al fatto di non aver ritrovato nulla del Justin di quel giorno nel Justin dei giorni seguenti.
Non voglio pensare alla sensazione provata ballando con Nathan. Alla sensazione di ascoltarlo cantare
quella canzone. Alla vera ragione che mi ha spinto a venire qui oggi. A cosa volevo davvero.
Io non so niente! insisto. Di nuovo a voce troppo alta. La gente ci osserva. Qualunque storia
stiano immaginando, di certo non  questa. Abbasso la voce, non voglio che sentano altro. Non voglio
star qui a parlare. Non lo so dico. Davvero, non lo so.
Perch? Perch a me? Perch non posso alzarmi e andare via? Perch arrivo addirittura ad
accarezzare lidea che possa non trattarsi di una bugia?
Lei. Questa ragazza. La scruto. Le si sta spezzando il cuore. Mi guarda e il suo cuore si spezza.
Non capisco. Perch? La sua mano si avvicina alla mia. Me la stringe. Mi offre aiuto. Sta cercando di
spiegarmi.
So che  incredibile. La sua voce  dolore. La sua voce  conforto. Davvero.
Pronuncio a stento una risposta. No,  impossibile.
Invece no dice lei. Io ne sono la prova.
La prova. Una prova devessere un fatto. Ma nulla di tutto questo  un fatto.  una sensazione.
Nientaltro che una sensazione.
No. Sono migliaia di sensazioni. Molte dicono s. Molte altre dicono no.
Lei vuole che io ci creda: ma a cosa? Che lei era Justin. Che era Nathan. Quella ragazza a
scuola. Altre persone.
Come riuscirci? Chi mai ci crederebbe?
Non pu essere un fatto.
Ma resta una sensazione. Un s. Adesso.
Non dovrei concentrarmi su questa sensazione. Perch lo faccio?
Ascolta dice lei. Perch non ci incontriamo di nuovo domani, a questora? Non sar nello
stesso corpo, ma sar la stessa persona. Per te sarebbe pi facile capire?
Come se fosse facile. Come se cos non potesse nascondere un trucco.
Potresti dire a qualcun altro di venire le faccio notare. Se una persona riesce a mettermi nel
sacco, perch non unaltra?
S, ma perch? Non si tratta di una farsa. Non  uno scherzo.  la mia vita.
Quel modo in cui dice  la mia vita.
Non  una sensazione.  un fatto.
Sei pazza le dico. Se davvero crede alle cose che racconta, non c altra spiegazione.
Eppure non sembra affatto pazza quando ribatte: Lo dici solo per dire. Sai che non lo sono. Lo
puoi intuire.
La studio di nuovo. Frugo nei suoi occhi in cerca della bugia. Del difetto in questo scherzo
assurdo. E non trovando nulla decido: Bene,  il momento di fare qualche domanda.
Comincio col chiederle qual  il suo nome.
Oggi  Megan Powell.
No. Come ti chiami davvero. Perch se passa davvero da un corpo allaltro, allora deve
esistere un nome per la persona allinterno.
Lho turbata. Non se lo aspettava. Magari si rimanger tutto. Magari scoppier in lacrime e dir
che lho smascherata.
Invece non ride. Esita, ma non ride.
A dice alla fine.
Allinizio non ci arrivo. Poi s. Mi sta dicendo che questo  il suo nome.
Solo A?
Solo A. Lho scelto da ragazzino. Era un modo per preservarmi durante il passaggio da un
corpo allaltro, da una vita allaltra. Avevo bisogno di qualcosa di puro. Perci ho scelto la lettera A.
Non voglio crederci.
Cosa ne pensi del mio nome? la sfido.
Ne abbiamo parlato laltra sera. Lo trovo meraviglioso, ma tu pensi che sia difficile scriverlo
giusto.
Vero. Questo  vero.
Ma non posso crederci.
Non posso.
Esistono sicuramente altre domande, ma le ho finite. Dovrei avere altro tempo a disposizione,
ma lho finito. Non ce la faccio. Non posso permettere che sia vero. Non posso iniziare a crederle.
Perch questo mi renderebbe ancora pi sciocca.
Mi alzo. Anche lei si alza.
Le persone nel caff ci tengono docchio. Forse immaginano un litigio. Una lite di coppia. O un
primo appuntamento andato parecchio male.
Fatto: non  nessuna di queste cose.
Sensazione:  tutte queste cose assieme.
Rhiannon dice lei. Ed eccolo. Quel modo di pronunciare il mio nome. Ogni tanto anche Justin
lo pronuncia cos. Come fosse la cosa pi preziosa al mondo.
Adesso a tormentarmi non  pi il suono di una risata altrui; adesso sono io ad aver voglia di
ridere.  impossibile, non sta succedendo per davvero. No.
La ragazza intanto fa per aggiungere qualcosaltro. Sta per spingersi ancora pi in l. Sta per
pronunciare di nuovo il mio nome e io sto per indovinare in quel nome una musica che non dovrei
sentire.
Alzo la mano. Basta insisto. Non ora. E poi eccola: la risposta da cui dovrei tenermi alla
larga, il beneficio del dubbio. Domani. Ti concedo domani. Sar un modo come un altro per capire,
no? Se quello che dici  vero, mi servir sicuramente pi di un giorno.
Dovrebbe opporsi. Temporeggiare. O forse  finalmente giunto il momento in cui la troupe con
le videocamere salta fuori e io scopro che la mia umiliazione  stata filmata per un crudele show
televisivo.
Ma no.
Nulla di tutto questo.
La ragazza si limita a ringraziarmi. Un grazie sincero. Un grazie riconoscente.
Mi ringrazierai se mi far vedere la metto in guardia.  assurdo.
Lo so dice lei.
 la mia vita.
Faccio per andarmene. Ma poi mi volto unultima volta e la vedo l, in equilibrio precario tra
speranza e strazio.  cos lampante, ai miei occhi. E, malgrado gli allarmi che scampanellano nella mia
mente, sento di non poterla abbandonare in quello stato. Voglio avvicinarla un po alla speranza,
allontanarla un po dallo strazio.
Sai una cosa? dico. Laltro giorno ho avuto la sensazione che Justin non fosse del tutto in s.
Ed  come se lui non ci fosse stato. Non se ne ricorda. Potrebbero esserci un milione di spiegazioni, ma
eccoci qui.
Eccoci qui ripete lei. Nella sua voce non c vanto. Non c inganno.
Non pu essere reale, ma  reale per lei.
Fatto. Sensazione.
Scuoto la testa.
A domani mi dice.
 il mio turno di ripetere A domani e cos prendo limpegno che sento di aver gi preso tanto
tempo fa. Domani.  una parola che ho usato credendo di conoscerne il significato.
Ma adesso... adesso sembra che significhi qualcosa di diverso.
Adesso sembra che significhi qualcosa di lievemente nuovo.
Non scrivo a Justin. Non lo chiamo.
No. Vado dritto a casa sua e busso alla porta.
I suoi genitori sono ancora al lavoro.  da solo. Gli ci vogliono un paio di minuti per aprire la
porta.  sorpreso.
Non dovevamo fare niente insieme, no? chiede.
No gli dico. Avevo solo bisogno di parlarti per un secondo.
Uhm... okay. Vuoi entrare?
Certo.
Mi guida in soggiorno, dove il suo videogame di guerra  in pausa. Sposto il controller per
liberare il posto accanto a lui.
Che c? mi chiede.
Settimana scorsa. Ho bisogno di parlarne.
Ha laria perplessa. O forse  solo impaziente.
La settimana scorsa cosa?
Quando siamo andati in spiaggia. Te lo ricordi?
Certo che me lo ricordo.
Quali canzoni abbiamo ascoltato mentre ci andavamo?
Mi guarda come se gli avessi appena rivolto una domanda di scienza missilistica.
Come cazzo faccio a ricordare le canzoni che abbiamo ascoltato?
Faceva freddo o caldo?
Ceri anche tu. Non lo sai?
Mi hai raccontato di quando ti sei arrampicato su un albero a undici anni. Te lo ricordi?
Sbuffa. A undici anni riuscivo a malapena a salire su una scala: non credo di essermi mai
arrampicato su un albero. Perch me lo chiedi?
Ma ti ricordi che ci siamo andati, vero?
S. Cera la sabbia. Cera lacqua. Era una spiaggia.
Non capisco. Ha dei ricordi. Ma non ricorda tutto.
Decido di provare con una bugia.
Quando mi ha punto quella medusa sei stato molto carino. Dio, faceva un male infernale. Ma
mi  piaciuto come mi hai riportato alla macchina.
Non ti avrei mai lasciato l in quello stato! dice. Non  difficile portarti in braccio.
Non era l. Cera, ma non cera.
Sono disorientata.
La sua mano mi accarezza un ginocchio, risale lungo la gamba.
Potrei portarti in braccio anche adesso, se vuoi.
Si avvicina per un bacio. Le sue labbra sulle mie. Il suo corpo premuto contro il mio.
Non  quello che voglio e lui lo ignora.
Ma siccome non saprei come spiegarglielo rispondo al bacio.
Accelerazione. La sua mano sotto la mia maglietta. La sua lingua nella mia bocca. Il suo sapore
di sigaretta. Il sudore e la sporcizia del controller sulla sua mano.
Sottrarmi  male. Sottraendomi lo ferir. Eppure mi sottraggo. Non vado lontano. Solo quanto
basta.
Justin reagisce indietreggiando. Cosa c? Pensavo che se hai fatto tutta questa strada...
Non posso gli dico. Troppi pensieri. Non sono dellumore.
Di solito il mio corpo lo desidera.
Basta dico.
Non  un idiota. Quando gli dico di fermarsi, si ferma. Per non ne sembra felice.
Ti sei stancata di me?
Si sforza di assumere un tono da battuta. E io potrei fargli notare che avremmo potuto fare
qualcosa sabato sera, se fosse rimasto sobrio. Ma sarebbe la verit? Dopo aver ballato con Nathan avrei
davvero fatto sesso con Justin?
So quale risposta si aspetta, quindi rispondo: No, non potrei mai stancarmi di te. Lo bacio di
nuovo, ma chiaramente  un bacio daddio. Sono stanca, s. Ma non di te.
Mi alzo, lui non fa altrettanto per accompagnarmi alla porta. Invece afferra il controller e
riprende a giocare.
Lho ferito. Non ne avevo intenzione, ma lho fatto.
A domani dice.
Domani. La sua versione della storia non  la stessa della ragazza... di A.
Non posso sapere quale domani mi aspetta finch non ci metter davvero piede.
...
.
...
Capitolo otto.
...
.
...
Mi addormento subito dopo cena e mi sveglio poco prima di mezzanotte. E nel preciso istante
del risveglio penso: Voglio tornarci. Voglio tornare a quel giorno, quando tutto sembrava perfetto e
Justin era proprio come vorrei.
Anche se non si trattava di Justin.
 incredibile concepire un pensiero del genere.  incredibile aprire la posta elettronica. 
incredibile scrivere.
A,
vorrei crederti, ma non so come.
Rhiannon
 incredibile cliccare invia.
Eppure lo faccio.
Potrebbe significare che una parte di me ci crede.
Ricontrollo la posta elettronica a pranzo.
Rhiannon,
non devi trovare un modo. Basta che tu mi creda.
Mi trovo a Laurel, a pi di unora da te. Sono nel corpo di un giocatore di football di nome
James. So che pu sembrare strano. Ma, come tutto il resto,  la verit.
Con affetto,
A
Un giocatore di football di nome James. O  la pi sofisticata beffa mai architettata ai danni di
una sciocca o  la realt. Le alternative sono soltanto due. Inganno o verit. Mi sto sforzando di trovare
unaltra spiegazione, ma nel mezzo non c nulla.
Lunico modo per scoprirlo  stare al gioco.
A,
hai la macchina? Altrimenti potrei venire io. C uno Starbucks a Laurel. Ho sentito dire che da
Starbucks non accade mai nulla di male. Fammi sapere se possiamo incontrarci l.
Rhiannon
Pochi minuti dopo, la risposta:
Rhiannon,
se potessi venire tu, lo apprezzerei molto.
Grazie,
A
Sono costretta a rintanarmi nel bagno delle ragazze perch Rebecca stava per chiedermi con chi
mi stavo scrivendo durante il pranzo. La risposta  talmente ridicola che, per mascherarla, sarebbe
necessaria una bugia troppo difficile da inventare.
Al sicuro in bagno, digito:
A,
sar l per le 17. Muoio dalla voglia di vedere che aspetto hai oggi.
(Ancora non ci credo.)
Rhiannon
E poi eccomi l, sono la ragazza chiusa in bagno che, cellulare in mano, studia lo schermo dove
il messaggio appena digitato  svanito, volato nelle mani di qualcuno che lei neppure conosce. Non c
nulla che possa farti sentire stupida come desiderare che qualcosa di bello possa essere vero. Ed 
questo laspetto pi spaventoso: voglio che sia vero. Voglio che lui  lei? lui?  esista.
Mi riprometto di non pensarci fino alle cinque, ma infrango la promessa migliaia di volte.
Persino Justin si accorge che sono distratta. Il momento in cui ho meno bisogno delle sue
attenzioni  alla fine della scuola, ed  allora che lui mi intercetta.  preoccupato.
Oggi mi sei mancata dice. Le sue mani si muovono sulla mia schiena, sciolgono la tensione
dei muscoli.  una bella sensazione. Mi accarezza in mezzo al corridoio, vicino agli armadietti. Di
solito non lo fa.
Anche tu mi sei mancato dico malgrado non sia del tutto vero.
Troviamo una Girl Scout e procuriamoci dei biscotti dice.
Rido, poi capisco che fa sul serio.
E dove la troviamo? chiedo.
Tre case dopo la mia. Giuro, ha una cantina piena di Thin Mints. Certe volte in veranda c la
fila.  una specie di spacciatrice.
Ho tempo. Non sono ancora le tre. Se mi metto in macchina per le quattro dovrei arrivare allo
Starbucks di Laurel per le cinque, senza problemi.
Ha anche i Samoas?
Sono quelli al cocco o quelli al burro di arachidi?
Cocco.
Sono sicuro che li ha tutti. Davvero.  come un cartello della droga.
 elettrizzato, lo vedo. Di solito dietro le sue parole, o nei gesti,  in agguato una qualche
lamentela. Ma in questo momento non ce n traccia.
 felice e parte di questa felicit viene dal fatto che  felice di vedermi.
Andiamo dico.
Dopo aver parcheggiato nel vialetto di casa sua, andiamo tre porte pi in l. Justin non mi tiene
per mano o altro, eppure sento che siamo uniti.
La ragazzina che viene ad aprirci non pu avere pi di undici anni; sono stupefatta che la madre
glielo permetta, considerato quanto  piccola.
Avete fatto unordinazione? chiede estraendo un iPad.
Justin si sbellica. No.  pi una voglia del momento.
Allora non posso garantire la disponibilit dichiara lei. Per questo incoraggiamo le
ordinazioni. Dopo essersi avvicinata a un tavolo accanto alla porta ci porge una lista di biscotti e un
biglietto da visita con lindirizzo di un sito internet. Ma visto che siete qui sar felice di accontentarvi,
se posso. Tenete presente che i Thin Mints precongelati sono riservati esclusivamente alle ordinazioni.
Justin non degna la lista di unocchiata. Vorremmo una scatola di Samosas dice. Quelli al
cocco.
Forse intendevi Samoas lo corregge lei. Mentre controllo le scorte devo chiudere la porta a
chiave. Una scatola sola? Sicuri? Molti dicono di volerne una ma il giorno dopo tornano per prenderne
unaltra.
Mia, lo sai che abito nella tua stessa via. Va a prenderci una scatola e basta.
Mia esita un istante valutando una vendita pi sostanziosa, poi ci ripensa. Un momento dice,
e ci chiude la porta in faccia.
I suoi genitori una volta erano cos disperati che mi hanno chiesto di farle da babysitter mi
informa Justin. E io ero cos disperato che, per un po di contanti, ho accettato. Mi ha offerto dei
biscotti, poi ha lasciato un biglietto alla madre in cui le ricordava di sottrarre il costo alla mia paga. Ho
dato fuoco al biglietto e lho lasciato bruciare nel lavandino. Non penso labbia presa bene.
A me non verrebbe mai in mente di chiedere a Justin di fare il babysitter. Per riesco anche a
immaginarlo come il babysitter pi spassoso del mondo, sempre che non si cerchi di fargli pagare il
conto.
Mia torna con la nostra scatola di Samoas. Justin gliela strappa di mano e si allontana senza
pagare. Mia diventa viola di rabbia. Stavo scherzando dice Justin tornando sui suoi passi. La paga in
banconote da un dollaro.
La prossima volta fate unordinazione ci ammonisce Mia sbattendo di nuovo la porta.
Bambina dolcissima commenta Justin mentre torniamo da lui. Ma i biscotti sono buoni.
Invece di entrare in casa, Justin mi guida sul retro. Sua madre ha realizzato un piccolo giardino
con una panchina.  l che mi porta.
Un Samoas per i tuoi pensieri dice aprendo la scatola e linvolucro di plastica.
Il mio unico pensiero : Voglio un Samoas.
Ecco ribatte lui mettendosene uno tra i denti.
Mi allungo e glielo strappo via con un morso.
Gnam dico a bocca piena.
Lui ne addenta un altro. Gi, gnam annuisce, e alcune scaglie di cocco cadono nellaria tra di
noi. Dopo aver deglutito Justin dice: In questo momento abbiamo lo stesso sapore, credo.
Sorrido. Siamo tutti e due coccosi, immagino. E cioccolatosi. E caramellosi.
C solo un modo per averne la prova.
Si avvicina per un bacio e io lascio che lo prenda.  ci che desidero. Come alloceano. Come
una coppia.
Justin si ritrae. Gnam.
Dammene un altro.
Lui si fa avanti per un secondo bacio. Io lo respingo. Intendevo un altro biscotto. Ride.
Apprezzo la risata.
Invece di insistere col bacio mi passa la scatola di biscotti. Ne prendo due.
Sono davvero buoni, pi di quanto ricordassi. Dolci e dalla consistenza ruvida.
Attenta, danno dipendenza mi mette in guardia Justin.  cos che Mia ti fa cadere in
trappola. E prima di rendertene conto ne stai gi ordinando dozzine. E poi insisterai per averli
congelati.
Parli per esperienza? Scommetto che il tuo congelatore  pieno di Thin Mints.
Oh, no. Peggio. Adesso mangio solo gli altri, quelli pi grossi, i Fat Mints.
Perch questo buonumore? vorrei chiedergli. Ma poi mi dico, Perch farsi questa domanda?
Vuoi vedere la mia scorta? mi chiede.
Ho gi visto la tua scorta.
E cosa ne pensi?
 enorme.
Scherziamo come due sciocchi, ma  piacevole. Anche se la nostra storia dura da un po 
ancora bello flirtare, provare le frivolezze del flirtare.
Non vorrei dirgli che non posso restare. Altrimenti sar tutto meno eccitante rispetto a un
minuto fa.
Quindi taccio. Ma neppure lascio intendere di voler entrare in casa. Lo bacio qui, sulla
panchina. Lo bacio qui e mi sento da schifo perch una delle ragioni per cui lo sto baciando qui  che,
se siamo gi fuori, sar pi facile andare via.
Justin non sospetta nulla. Risponde al bacio.  felice. Ovviamente sposta la preziosa scatola di
biscotti prima che i nostri corpi si incontrino.
Provo a convincermi che questo  ci che voglio.  qui che dovrei essere. Andr da A solo per
avere una spiegazione. Perch la mia vita non  quella. La mia vita  questa. Justin  la mia vita.
Arrivo in ritardo. Ho avuto unora per ricompormi, tranquillizzarmi, ritrovare laspetto di una
ragazza che non ha appena trascorso mezzora a baciarsi col suo ragazzo. Ho anche riflettuto sulle
domande da fare, su come capire se A  sincero. Cio, questa storia non pu essere vera: sono alla
ricerca di un modo per averne la prova inconfutabile.
Da Starbucks mi aspetto di incontrare la ragazza di ieri. O Nathan. Qualcuno che mi dica, ah,
ah, era uno scherzo. Invece non trovo nessuno dei due. C questo ragazzo, un gigantesco giocatore di
football. Non  il mio tipo. Ha una stazza intimidatoria. Ha laria gentile, per, mentre fa cenno con la
mano.
E mi succede di nuovo: la mia opinione cambia non appena lo guardo negli occhi. Tutti i
pregiudizi ca-dono.
Mi concedo un lungo respiro. Ho bisogno di un momento per venire a patti con la situazione.
Cerco di attenermi al piano.
Daccordo dico avvicinandomi al tavolo, e faccio per sedermi. Prima di tutto dammi il
telefono. Voglio controllare le chiamate delle ultime settimane. Quelle fatte e quelle ricevute. Se non 
uno scherzo, non hai niente da nascondere.
Non pu essere Justin lartefice di tutto, non dopo essere stato tanto dolce con me. Sarebbe
assurdo. Per voglio assicurarmi di non trovare il suo numero nel cellulare. Voglio assicurarmi che non
ci siano messaggi o chiamate di ieri.
Frugo un po. Ispeziono i contatti. Non trovo nulla.
E questo  quanto.
Restituisco il telefono al ragazzone e lo informo che  il momento del quiz. Inizio col chiedergli
cosa indossavo quel giorno alla spiaggia.
Lampi di preoccupazione negli occhi.
Non lo so farfuglia dopo mezzo minuto. Tu ricordi cosa indossava Justin?
Mi sforzo. Ci che ricordo  la sensazione, la meraviglia. Non i vestiti.
Giusta considerazione dico. Abbiamo fatto lamore?
Lui scuote la testa. No, abbiamo usato la coperta dellamore, ma non labbiamo fatto. Ci siamo
baciati. Nientaltro.
Non mi sfugge luso dellespressione coperta dellamore. N il fatto che non gli abbia dato
troppa importanza.
E cosa ti ho detto prima di scendere dalla macchina?
Ecco la nota felice.
Corretto. Veloce: qual  il nome della ragazza di Steve?
Stephanie.
A che ora  finita la festa?
Undici e un quarto.
E quando eri nel corpo della ragazza che ho portato con me alle lezioni, cosa diceva il biglietto
che mi hai passato?
Qualcosa del tipo: le lezioni qui sono noiose come quelle della mia scuola.
E cosa raffiguravano le spillette che aveva sulla tracolla quel giorno?
Gattini in stile anime.
Mi sforzo di pensare a come possa riuscirci, considerate le diverse persone coinvolte. A meno
che non sappia leggermi la mente, non ho unaltra spiegazione.
Be, o sei un grande bugiardo, oppure cambi corpo ogni giorno. Non so proprio quale sia la
verit.
La seconda afferma lui con decisione. Poi torna a rabbuiarsi. Forse abbiamo trovato una
spettatrice sussurra. Andiamo fuori.
Non riesco a vedere di chi parla, ma tanti potrebbero facilmente origliare. Tuttavia, per i miei
gusti, la sua proposta somiglia un po troppo a vieni-nel-mio-furgone.
S, se tu fossi ancora una piccola e graziosa cheerleader gli dico. Forse non te ne rendi
conto, ma oggi sei un tipo enorme, minaccioso. Sento la voce di mia madre che mi ripete forte e chiaro:
Niente angoli bui.
Lui indica la vetrina, una panchina a lato della strada. In pubblico, ma senza che ci ascoltino.
Daccordo dico.
Mentre ci avviamo, cerco di farmi venire in mente altre domande. Non ho neanche preso un
caff, ma non sembra il momento opportuno per fermarsi e comprare un latte macchiato.
Lui sembra nervoso, ma non si direbbe un nervosismo da serial killer. Forse le uniche cose che
rischiano di farsi ammazzare, qui, sono le sue speranze. Non ho mai riconosciuto tanto facilmente le
speranze di un ragazzo. Chiss se ha idea di cosa sta facendo.
Distanza. Lascio che sia lui a sedersi per primo, cos da lasciare fra noi una piccola distanza.
Cos da guardare in quegli occhi senza caderci dentro. Cos da preservare un po di senso critico.
Non mi accontento: linterrogatorio deve proseguire. Se vuole convincermi dovr raccontare
molto di pi.
Allora riassumo, sei cos da quando sei nato?
Ha unesitazione. Non fa spesso discorsi del genere, presumo.
S dice con pacatezza. Non ricordo che sia mai stato diverso.
E come funziona? Non ti fa impazzire?
Esita di nuovo, poi risponde. Mi ci sono abituato. Allinizio credevo che la mia vita fosse
simile a quella degli altri. Voglio dire, da bambini non diamo molta importanza a chi si prende cura di
noi, perlomeno finch c qualcuno che lo fa. Quandero piccolo pensavo che si trattasse di una specie
di gioco e la mia mente ha imparato ad avere accesso  sai, a frugare tra i ricordi di un corpo  in
maniera naturale. Perci sapevo sempre come mi chiamavo e dove vivevo. Ma a sei o sette anni mi
sono reso conto di essere diverso e a nove o dieci ho desiderato che smettesse.
Davvero? chiedo. Lidea di lasciare il proprio corpo sembra divertente. Un sollievo.
Certo dice lui. Immagina di provare nostalgia di casa, ma di non avere una casa. Ecco come
mi sentivo. Volevo degli amici, una madre, un padre, un cane, per non potevo averli per pi di un
giorno.  stato straziante. Alcune notti ricordo di aver pianto, urlato, pregato i miei genitori di non
lasciarmi andare a dormire; ma loro non comprendevano le mie paure. Pensavano a un mostro sotto il
letto, a un capriccio per estorcere altre storie della buonanotte. Non sono mai riuscito a farmi capire.
Non volevo dire loro addio e, quando cercavo di spiegarglielo, loro mi assicuravano che non si trattava
di un addio, ma solo della buonanotte. Io insistevo che per me era la stessa cosa, ma loro mi dicevano
di non fare lo sciocco.
Adesso non sembra affatto divertente. Adesso  solitudine.
Lui prosegue. Alla fine lho accettato. E ho trovato pace. Dovevo. La mia vita  questa e non
potevo farci nulla. Non potevo oppormi alla marea, cos ho deciso di nuotare nella corrente.
Non riesco a immaginarlo. Nessun amico. Nessuna persona nella tua vita, giorno dopo giorno.
Unimmensa solitudine.
Quante volte hai raccontato questa storia? chiedo.
Mai. Lo giuro.  la prima volta.
Ci sei solo tu. Perch adesso mi viene in mente Justin? Perch sto ripensando alla volta in cui,
ubriaco sul sedile passeggero della mia auto, mi ha detto queste esatte parole? Non ero neanche
arrabbiata. Guidare non mi dispiace. Invece di grazie, lui ha pronunciato quelle parole. E nel
pronunciarle era davvero riconoscente. Dannatamente riconoscente.
Ma non posso indugiare sui ricordi. Torno alla storia di A.
Devi pur avere dei genitori, no? Tutti abbiamo dei genitori.
Lui fa spallucce. Non saprei. Penso di s. Per non  che possa chiederlo a qualcuno. Non ho
mai incontrato nessuno come me. E non  detto che, nel caso, lavrei riconosciuto.
Non vado sempre daccordo coi miei genitori, ma sono felice che ci siano.
E poi mi aspettavo che lui proseguisse sul tema dellassenza dei genitori, sul non avere radici.
Invece mi sorprende.
Ho avuto la possibilit di vivere realt diverse.
Per non si spiega. Non racconta cosa significa, n cosha visto. Non devo dimenticarlo: per lui
questa  unesperienza nuova.  ancora molto insicuro.
Va avanti lo sprono.
Il permesso. Sorride, felice di averlo ottenuto. Vorrei abbracciarlo per quel sorriso.  solo
che... So che sembra una vita orribile, ma ho visto moltissime cose. Se si resta sempre nello stesso
corpo  pi difficile intuire cosa sia davvero la vita, perch si  molto pi radicati in ci che si . Ma
cambiando ogni giorno si entra in contatto con luniversale. Persino con i particolari pi banali. Si pu
capire quanto diverso sia il gusto delle ciliegie per ciascuno di noi. E le tonalit del blu. Si notano gli
assurdi rituali con cui i ragazzi dimostrano affetto pur senza ammetterlo. Simpara che labitudine di
leggere una storia ai figli alla fine della giornata fa di un genitore un buon genitore, o quantomeno  un
indizio che lo sia, perch capita di vederne molti altri che non trovano mai tempo per farlo. Si d valore
a ogni singolo giorno perch sono tutti diversi. Per gran parte delle persone, la differenza tra un luned
e un marted sta in cosa hanno mangiato per cena; non per me. Vedendo il mondo da prospettive
diverse, ricavo unimpressione migliore della sua tridimensionalit.
Per non puoi mai vedere le cose nel corso del tempo, vero? chiedo. Non voglio sminuire
ci che hai detto. Tento solo di capire. Non hai mai avuto un amico che hai visto per dieci giorni di fila.
Non hai mai visto invecchiare il tuo cane o il tuo gatto. N quanto si pu incasinare lamore dei genitori
durante gli anni. E non sei mai stato coinvolto in una relazione per pi di un giorno, figuriamoci per pi
di un anno.
Ma ho visto molte relazioni dice. Le ho osservate. So come funziona.
Dallesterno? Cerco di concentrarmi su questultimo punto, ma non  affatto semplice. Le
tonalit del blu. Non credo che si possa capire.
Credo che tu sottovaluti quanto sia prevedibile una relazione.
Avrei dovuto immaginarlo. Dovevo immaginare che largomento sarebbe saltato fuori.
Dopotutto ci siamo conosciuti mentre lui era nei panni di Justin. Conosce il nostro rapporto. O crede di
conoscerlo.
Devo mettere in chiaro le cose. Lo amo dico. So che non riesci a capirlo, ma  cos.
Non dovresti. Io lho visto da dentro. Lo so.
Per un giorno puntualizzo. Lhai visto soltanto per un giorno.
E per un giorno ho visto come pu essere. Te ne sei innamorata di pi quando lui era me.
 difficile sentirselo dire. Non so se sia vero. Se me lavessero chiesto ieri, forse s. Ma adesso,
dopo i biscotti di Mia, forse no.
Lui intanto prova a prendermi la mano. Non posso. Sarebbe troppo impegnativo. No dico.
Non farlo.
Non lo fa.
Ho un ragazzo aggiungo. A te non piace e certe volte non piace neanche a me, ma  cos che
stanno le cose. Per lo ammetto, mi hai convinto: sei la stessa persona che ho incontrato in cinque corpi
diversi. E ci significa che forse sono pazza quanto te. Dici di amarmi, ma non mi conosci. Mi conosci
da una settimana. A me serve pi tempo.
Ma quel giorno in spiaggia non lhai sentito? Non hai avuto la sensazione che fosse giusto?
S. Ogni parte di me sussulta per quella parolina: s. Sembrava giusto. Ma  stata una
sensazione. Soltanto una sensazione. Non si pu ancora parlare di fatti.
Per non posso negargli una risposta. Perci dico: S. Ma non so chi  la persona per la quale
ho provato quei sentimenti. E, se anche ammettessi che eri tu, devi capire che la mia storia con Justin
ha avuto un ruolo. Non mi sarei mai sentita cos in compagnia di un estraneo. Non sarebbe stato cos
perfetto.
Come puoi saperlo?
Eccoci al dunque: non lo so.
Non avrei dovuto lasciare Justin da solo. Non avrei dovuto inventare una scusa.  troppo
pericoloso, perch niente di tutto questo pu essere un fatto.
Guardo il cellulare. Non sono qui da molto, ma  gi troppo.
Devo tornare per cena dico. Tecnicamente  vero. Se voglio essere a casa per tempo, dovrei
mettermi in viaggio adesso.
Forse protester. Justin protesterebbe. Direbbe chiaro e tondo che mi vuole qui.
Ma A non insiste.
Grazie per esserti fatta tutta questa strada.
Dovrei contraccambiare con un niente di che. Ma cosa vorrebbe dire? Niente che cosa?
Ti rivedr? chiede.
Non ho il cuore di dirgli di no. Perch una parte del mio cuore vorrebbe restare qui con lui, in
attesa che io torni a prenderla.
Annuisco.
Be, devo dimostrarti che cosa vuol dire davvero dice.
Cosa?
Lamore.
No. Questo mi mette paura.
Tutto questo mi mette paura.
Ma non lo dico. Invece gli dico addio. Quel genere di addio che non  mai definitivo.
...
.
...
Capitolo nove.
...
.
...
Ricordo la reazione degli altri alla notizia di me e Justin, al fatto che fossimo diventati una
coppia. Tutti credevano che mi fossi lasciata travolgere dagli eventi senza rifletterci, ma non  andata cos.
Secondo Rebecca potevo aspirare a qualcosa di meglio. Secondo lei Justin non sarebbe mai
stato in grado di tenere a qualcuno perch non teneva a se stesso. Ha detto che meritavo un tipo a posto.
Io le ho risposto che nessuno di mia conoscenza era un tipo a posto, inclusa lei. Allora Rebecca ha
detto che avrebbe finto di non aver sentito. Secondo lei ero pi intelligente di quanto credevo, per mi
piaceva interpretare la parte della stupida prendendo sempre le decisioni sbagliate. Io ho detto che lo
amavo e la parola amare sorprese entrambe. Io ho tenuto duro, lei ha fatto un passo indietro.
Preston mi ha detto che era felice per me e, quando gli ho chiesto perch, mi ha spiegato che
avevo trovato qualcosa di prezioso. Non riteneva Justin indegno del mio amore perch credeva che tutti
fossero degni di amore. Ha bisogno di te e non  una cosa brutta mi ha detto. Tutti abbiamo bisogno
di riporre il nostro amore in qualche posto. Ricordo che lidea mi  piaciuta: io avevo un po damore
da depositare e avevo deciso di offrirne una piccola quantit a Justin.
Steve ha detto che Justin non era male.
Stephanie che non ne era sicura.
Nessuno  neppure Preston  si aspettava che la storia durasse pi di un mese, credo.
Qualunque amore io avessi messo in Justin, alla fine sarebbe andato sprecato, incenerito in una
fiammata, abbandonato sul ciglio della strada.
Se la pensavano cos riguardo alla relazione con Justin, non oso immaginare come reagirebbero
se raccontassi loro di A.
Questo pensiero non abbandona la mia mente: Se una cosa del genere  possibile, cosaltro lo
?
Arrivata a scuola vado subito al mio armadietto e una volta l mi rendo conto di non essermi
fermata per controllare se Justin  arrivato.
Ancora pi strano, poi, non vado a cercarlo.
Voglio capire quanto ci metter lui a cercare me.
Non accade tra la prima e la seconda ora.
Non accade prima di pranzo.
Persino in mensa, mentre sono seduta tra Preston e Rebecca, lui prende posto pi in l invece
che di fronte a me.
Mi rivolge la parola solo alla fine del pranzo.
Ci che dice : Sono esausto.
Non sar io a dargli una svegliata.
Mi ritrovo a chiedermi chi  A oggi e dove si trova.
E al tempo stesso mi domando se tutti gli A che ho incontrato si siano dati appuntamento in una
stanza per ridere di me. Increduli di fronte a una sciocca come la sottoscritta. A guardare e riguardare
un video con la mia faccia. Sfidandosi a vicenda: chi riuscir a prolungare ulteriormente lo scherzo?
Non  cos, mi dico.
Ma cosaltro  possibile?
Dopo pranzo controllo la mail e lui (lei?) ha scritto.
Rhiannon,
oggi mi riconoscerai. Mi sono svegliato nel corpo del fratello gemello di James. Credevo che mi
aiutasse a capire un po di cose, ma finora non ho avuto fortuna.
Ho voglia di rivederti.
A
Non so cosa pensare.
Inganno o verit?
S, voglio rivedere A.
S, ho paura.
No, non ha alcun senso.
Ma cosa lo ha? mi chiedo nel pomeriggio. Ha senso che Preston venga visto come il gay
quando il resto di noi non viene visto come leterosessuale? Ha senso che il padre di Stephanie abbia
dato i numeri quando la figlia ha frequentato (per poco) Aaron, un ragazzo di colore? Ha senso che io e
Justin, pur condividendo tutta lintimit che due persone possono condividere, stentiamo ancora a
capire cosa dirci mentre camminiamo per i corridoi della scuola immersi ciascuno nel proprio silenzio?
Ha senso che io me ne stia seduta qui a imparare il ciclo di gestazione di una rana quando  impossibile
che questo sapere si riveli di una qualche utilit dopo la prossima verifica? Ha senso che Mr Myers
dedichi la sua vita a insegnare il ciclo di gestazione delle rane a ragazzi a cui perlopi non frega nulla?
Ha senso che certa gente abbia tutto ci che vuole perch  bella? Cambiando ogni giorno non
saremmo tutti pi gentili, o almeno un po pi umili?
Justin mi scova al mio armadietto, un po intontita.
Non  niente gli dico. Sognavo a occhi aperti.
Non approfondisce.
Ascolta dice. Adesso che fai?
Le lezioni sono finite. Non so cosa far. Potrei saltare in macchina e raggiungere Starbucks per
incontrare il gemello del tizio di ieri. Ma come sapere che si tratta di un vero gemello? E se invece  lo
stesso tizio? Non potrei dirlo con certezza.
Dimprovviso sono sospettosa.
Sospettosissima.
Chiss se domani dir che si  svegliato nel gemello trigemino.
O che, malgrado tutto,  rimasto nello stesso corpo.
Allarme. Comincio a spazientirmi. A spazientirmi in maniera irrazionale. O forse in maniera del
tutto razionale.
Mi ascolti?
Non lo sto ascoltando. Dovrei. Perch Justin  il mio ragazzo e non ha la minima idea di cosa
mi stia passando per la testa.
Niente in programma dico.
Sappiamo entrambi cosa ci aspetta. Ma lui non lo dir. Vuole che sia io a dirlo.
Perci lo dico.
Vuoi che facciamo qualcosa insieme?
S. Certo. Fa lo stesso.
Andiamo da lui. Ha voglia di guardare un vecchio episodio di Il trono di spade.
 quello in cui muore qualcuno? chiedo mentre inizia.  una battuta. In tutti gli episodi
muore qualcuno.
Spiritosa dice lui.
Controllo la posta elettronica. Nessuna novit da A.
Come se il mio silenzio avesse potuto indurlo a una confessione.
Mettilo via dice Justin. Ti distrae.
Lo metto via. Resto seduta l. La testa di qualcuno viene fatta a pezzi.
Non ci diamo da fare.
 la fine del terzo episodio e sto per andarmene quando Justin mi confida i suoi pensieri.
Odio i dottori, cazzo esordisce. Sono confusa. In Il trono di spade non abbiamo visto dottori:
se ci fossero stati, sarebbe stato meglio.
Esiste un ragione particolare per cui adesso odi i dottori? chiedo.
S, perch lasceranno morire mia nonna. Le faranno passare linferno e a farne le spese saremo
noi, e alla fine la lasceranno morire comunque. Fanno sempre cos. Gli ospedali non guadagnerebbero
tanto senza gente malata, no? Vanno matti per questa merda.
Tua nonna  malata?
S. Mio nonno ha chiamato ieri sera. Dice che ha un brutto cancro.
Stai bene?
Che intendi? Non sono io quello col cancro.
Vorrei chiedergli: Hai voglia di parlarne? Ma la risposta  piuttosto ovvia. Non vuole la mia
compassione. Non vuole confessare la sua tristezza. Ha solo bisogno della mia presenza mentre sfoga
la rabbia. Perci lo faccio. Lascio che inveisca contro i dottori e contro suo nonno perch quello che
fuma  lui, e invece chi dei due si  beccato il cancro? Lascio che critichi la reazione dei suoi genitori.
 furioso perch non hanno mollato tutto per andare da lei, anche se ci che intende davvero  che lui
vorrebbe lasciare tutto per andare da lei. Ma non lo ammette. Non con me. Non con se stesso.
Rimango finch non si  sfogato. Finch non cambia argomento. Finch non decide di guardare
il quarto episodio.
Quando vorr affrontare davvero il problema io ci sar. Lui lo sa e al momento  il meglio che
posso fare.
Di ritorno a casa, trovo mamma seduta al suo posto; sta seguendo il telegiornale sul suo canale
preferito. Se c un caso di cronaca particolarmente triste  una ragazza scomparsa, un bambino
intrappolato in un pozzo  mamma si rivolge allo schermo: mormorii di compatimento, Oh, che
orrore oppure Dio,  tremendo.
Immagino la bella conduttrice guardare in questa stanza, guardare mia madre seduta sulla sua
sedia a ripetere le solite cose. Non  caduta anche lei nel suo personalissimo pozzo? Non ha scoperto
un modo per scomparire? Liza la pungolava regolarmente: le ricordava la necessit di uscire; una volta
le ha ricordato persino la necessit di avere degli amici. Adesso che  il mio turno, mi rendo conto di
essermi arresa. Probabilmente lasciarla sola  lunico modo per renderla felice.  ci che ha fatto mio
padre nel corso di questi anni e per lui sembra aver funzionato.
Mi viene voglia di chiamare Liza e raccontarle tutto.
Sei matta come lei. Probabilmente direbbe cos.
Ma mamma non  matta. Solo, non ha pi interessi.
Le piacciono le sue trasmissioni televisive, credo.
Ho voglia di rivederti.
Non credo che Justin me labbia mai detto. Non ne ha mai avuto bisogno, per. Leventualit di
rivedermi non  mai stata in discussione. Non ha mai dovuto desiderarlo.
Inizio a scrivere unaltra email.
A,
se tutta questa storia  la verit, ho voglia di rivederti.
Rhiannon
Ma non la invio.
...
.
...
Capitolo dieci.
...
.
...
Appena sveglia scrivo unaltra email.
A,
Allora, oggi chi sei?
Che domanda strana. Ma penso che abbia senso. Se qualcosa, di tutto questo, pu avere senso.
Ieri  stata una giornata difficile. La nonna di Justin  malata ma, piuttosto che ammettere di
essere preoccupato per lei, Justin se la prende ancora di pi col mondo. Cerco di stargli vicino, ma non
 facile.
Non so se hai voglia che ti racconti queste cose. So cosa provi nei confronti di Justin. Se vuoi
che ti tenga alloscuro di questa parte della mia vita, lo far. Ma non credo sia ci che vuoi.
Dimmi come procede la tua giornata.
Rhiannon
Stavolta la invio. Mi sforzo di comportarmi come se si trattasse di unemail normale inviata a
un amico normale. Poi mi sforzo di vivere una giornata normale, in parte cercando di capire in cosa
consista una giornata normale. Allinizio funziona. Vado a scuola. Vado a lezione. Vado a pranzo e mi
siedo accanto a Justin. Non si pronuncia in modo esplicito sui suoi sentimenti.
Alla fine del pranzo controllo la posta elettronica.
Rhiannon,
per me  una giornata difficile. La ragazza in cui mi sono svegliato oggi  nei guai. Odia il
mondo. E odia se stessa. Ce lha con tutto, in particolare con ci che ha dentro.  davvero difficile.
Riguardo a te e Justin, voglio che tu sia sincera con me. Anche se fa male. Anche se preferirei
che non facesse male.
Con affetto,
A
Mi sforzo di tornare alla normalit. Evito di fantasticare su dove si trovi A, sul suo aspetto.
Justin deve lavorare, quindi dopo le lezioni sono da sola. Ricontrollo la posta elettronica e mi imbatto
in un grido daiuto.
Ho davvero bisogno di parlarti. Sono nel corpo di una ragazza che vuole uccidersi. Non  uno
scherzo.
C un numero di telefono. Chiamo immediatamente.
Non  uno scherzo, ne sono sicura. Di certo esistono persone capaci di scherzare su una cosa del
genere, ma A non  una di loro, lo so.
Lo so e basta.
La voce allaltro capo del telefono appartiene a una ragazza. Pronto? Suona un po come la
mia.
Sei tu? chiedo.
S, sono io.
Ho ricevuto la tua email. Wow.
Gi, wow.
Come lo sai?
Il suo diario: ha annotato una sfilza di modi per uccidersi. Tutti... illustrati.  metodica. Non
riesco neanche a sfogliare le pagine. C un elenco infinito di modi per togliersi la vita, ed  come se lei
avesse fatto accurate ricerche su tutti. E ha fissato una data. Tra sei giorni.
Mi sento rimescolare dentro. La ragazza che ero si ridesta per stabilire un contatto. Cerco di
concentrarmi sul presente.
Poverina dico ad A. Cosa farai?
Non ne ho idea.
La voce delle ragazza sembra smarrita. Sopraffatta.
Non dovresti dirlo a qualcuno? suggerisco.
Non  che mi sia preparato per una situazione del genere, Rhiannon. Non saprei.
Ci sono passata anchio, vorrei dire. Ma mi fa troppa paura.
Dove sei? chiedo.
A mi dice la citt, non  lontano. Non ci metter molto.
Sei da solo?
S. Suo padre non torner fino alle sette.
Dammi lindirizzo dico. Quando la ragazza me lo dice, concludo: Sar li tra poco.
Non conosco questa ragazza. A non mi ha raccontato molto. E forse  per questo che  facile
riempire le lacune con la mia esperienza personale.
Non dovrei, eppure lo penso: Questa  la ragazza che sarei diventata se non avessi incontrato
Justin.
La gravit della situazione era la stessa. O almeno appariva grave. Adesso non saprei. Chiss se
esiste una differenza. So invece che mi ero convinta che a nessuno sarebbe importato della mia morte.
Facevo elaborate fantasie sul mio misero funerale: pochissimi partecipanti, solo i miei cari. Nessun
ragazzo in lacrime in prima fila. Nessuno pronto ad alzarsi per parlare di me come se mi avesse
conosciuto per davvero.
Non lavrei fatto, ne ero conscia. Ma sapevo che avrei potuto. E ho custodito gelosamente
quella consapevolezza. Che avrei potuto.
Il pi delle volte, credendo di desiderare la morte, in realt desideriamo lamore.
Se non altro  stato il mio caso. Perch Justin, col suo arrivo, ha dato alla mia vita quel senso
che stavo cercando. Justin  diventato il ragazzo in lutto, aprendo cos la strada ad altri amici, ad altre
persone in lutto; insomma, ho popolato il mio funerale finch sono arrivata a non desiderarlo pi.
Ma mi rendo conto che non  sempre questo il caso.
Mi rendo conto che ci sono ragazze che non hanno ci che ho io.
Mi rendo conto che sto raggiungendo una di loro. A darmene la certezza non  stato il racconto
di A, ma il suono di quella voce. La paura.
Lho riconosciuta.
Il tragitto  breve, ma cerco di escogitare un piano.
Non mi concentro su A. Non mi chiedo perch non sappia come gestire la situazione pur
avendo vissuto in cos tanti corpi. Lidea di saperne pi di A non mi affascina.
Mi limito a guidare e a pensare il pi velocemente possibile.
Individuo la casa.  unabitazione normale. Suono il campanello. Ha il suono di un campanello
normale.
Ad aprirmi  lei e, nellistante in cui la vedo, capisco che si tratta di unaltra ragazza che sta
scomparendo, una ragazza che sta tentando disperatamente di scomparire. Ne porta i segni impressi sul
corpo: lo strazio e lo sfinimento.  difficile per chi  malato fingersi in salute, soprattutto se ha smesso
di tener conto dellopinione altrui.
La differenza sta tutta negli occhi. I suoi occhi sono ancora vivi.
L dentro non c lei.
E cos ho listantanea e assoluta certezza che questa storia  vera. Nessun raggiro. Solo realt.
Ricca di sensazioni, al centro delle quali c per un fatto.
Grazie per essere venuta dice A.
Mi guida in camera della ragazza.  un porcile  quasi che, dopo essersela presa con la camera,
avesse deciso di vivere tra le macerie. Ci sono vestiti dovunque, ed  impossibile dire quali sono
sporchi e quali puliti. Lo specchio  rotto. Tutto, alle pareti,  per met strappato. Tanto valeva tagliarsi
i polsi e strofinarli sui muri per scrivere FANCULO.
Non  disordine.  rabbia.
Sul letto c un diario. Lo apro. So gi cosa aspettarmi, eppure  uno shock.
Ecco come ci si pugnala.
Ecco come ci si dissangua.
Ecco come ci si soffoca.
Ecco come ci si lancia nel vuoto.
Ecco come ci si d fuoco.
Ecco come ci si avvelena.
Ecco come si muore.
Non sono ipotesi. Non  esibizionismo melodrammatico.  lei, che cerca dei fatti che
corrispondano alle emozioni. Fatti che mettano fine alle emozioni.
 tutto sbagliato. Vorrei scuoterla. Vorrei dirle di allontanarsi dal funerale.
E in fondo c una data. In pratica  domani.
Mentre leggo, A resta in silenzio. Alla fine alzo lo sguardo sulla ragazza.
 roba seria dico. Ho fatto anchio... dei brutti pensieri. Ma nulla di simile.
Finora sono rimasta in piedi, il diario in mano, ma adesso lo metto gi. Mi siedo sul bordo del
letto. Ne ho bisogno. A si siede accanto a me.
Devi fermarla dico. Persino io, che non ho alcuna certezza, ne sono sicura.
Ma come? chiede A.  davvero la cosa giusta? La decisione non dovrebbe spettare a lei?
Non  quello che mi aspetto da A. Sono parole ridicole. Offensive.
E allora? lo incalzo senza nascondere la rabbia. La lascerai morire, soltanto perch non vuoi
farti coinvolgere?
La ragazza mi prende la mano. Cerca di calmarmi.
Non sappiamo se la data sia vera. Magari  il suo modo per liberarsi da questi pensieri. Li ha
messi su carta per non metterli in pratica.
Nientaffatto.  una scusa. E questo non  il momento delle scuse. Gliela ritorco contro: Ma tu
non credi che sia cos, altrimenti non mi avresti chiamata.
Dalla risposta della ragazza  il silenzio  intuisco di avere ragione.
Abbassando lo sguardo, vedo la sua mano nella mia. Lascio che la sensazione mi pervada,
lascio che quel contatto significhi qualcosa di pi che semplice sostegno.
 strano dico.
Cosa?
Stringo la sua mano, poi ritraggo la mia. Questo.
Lei non ci arriva. Che cosa intendi?
Malgrado le circostanze siano diverse, malgrado questa sia unemergenza, la ragazza mi guarda
ancora in quel modo. Percepisco i suoi sentimenti per me. Riesco ad avvertirli.
Provo a spiegarmi. Non  come laltro giorno. Voglio dire,  unaltra mano. Tu sei diverso.
No, invece.
Vorrei poterlo credere. Come puoi dirlo? S, dentro sei la stessa persona, ma le apparenze
contano.
Tu sei la stessa, non importa attraverso quali occhi ti guardo. Provo gli stessi sentimenti.
Se una cosa del genere  possibile, cosaltro lo ?
Non sono in grado di immaginare cosa voglia dire vivere cos.
Ma A me lo sta chiedendo. Lei (lui?) mi chiede di immaginarlo.  difficile.
Torno al discorso sulla ragazza, allastenersi dallintervenire. Non ti fai mai coinvolgere dalla
vita delle persone in cui ti capita di abitare?
La ragazza scuote la testa.
Ecco la contraddizione. Cerchi di vivere le vite cos come le trovi dico.
Gi.
E Justin, allora? Per quale ragione ti sei comportato in maniera diversa?
Tu.
Non posso prendere per buona questa risposta. Non pu essere quella giusta.
Non ha senso dico.
Poi, come in risposta ai miei pensieri, la ragazza si avvicina e mi bacia. Sono impreparata. Non
mi aspettavo la sensazione delle sue labbra, ruvide e screpolate. Non mi aspettavo il tocco leggero delle
sue dita sul collo.
Non sono sicura di chi sto baciando.
Davvero, non ne sono sicura.
Perch se si tratta di A, la persona che mi ha baciato in spiaggia,  una cosa; se invece si tratta
di questa ragazza, allora  tutta unaltra cosa. Questa ragazza non desidera essere baciata da me. Questa
ragazza non  la protagonista di una favola che pu essere liberata da un sortilegio grazie a un bacio.
Questa ragazza ha bisogno di molto di pi. Ne sono consapevole.
Dopo aver permesso che accadesse, mi sottraggo ancora pi confusa.
 del tutto assurdo dico.
Perch?
Dovrebbe essere ovvio. Perch sei una ragazza? Perch ho un ragazzo? Perch siamo qui a
parlare del suicidio di qualcun altro?
Nel tuo cuore tutto questo ha importanza? Nel mio non ce lha.
S dico. Ce lha.
Cosa?
Tutto. Quando ti bacio, non  te che bacio. Tu sei l dentro, ma io bacio lesteriorit. E in
questo momento, malgrado ti senta l sotto, provo solo tristezza. Bacio lei e mi viene voglia di urlare.
Non  quello che volevo.
Lo so. Ma  cos.
Non posso restare seduta sul letto. Non posso spingermi oltre in questa conversazione. Non
sono venuta per parlare di noi. Sono qui perch dobbiamo salvare la vita di questa ragazza.
Mi alzo e provo a riportare entrambi sulla strada giusta.
Se stesse morendo dissanguata in strada cosa faresti?
Ho limpressione che A sia infastidito. Forse perch sono ritornata sullargomento principale,
forse perch sa che la decisione spetta a lui (lei?).
Non  la stessa cosa.
Non basta. Se avesse intenzione di uccidere qualcun altro? insisto.
La denuncerei.
Ecco. Allora perch questa situazione  diversa?
 la sua vita. Non  quella di un altro.
Ma qualcuno comunque morir.
Se davvero lo vuole, non c nulla che io possa fare per impedirlo.
Se A non fosse nel corpo di unaltra persona lo (la?) prenderei a schiaffi per fargli (farle?)
ritrovare un po di buonsenso, perch questo ragionamento  bacato. Non puoi gridare aiuto e poi
pretendere di restare a guardare.
Daccordo dice prima che io possa proseguire. Disseminare qualche ostacolo potrebbe
aiutarla. Coinvolgere altre persone. Portarla dai dottori giusti.
Come se avesse il cancro o se stesse morendo dissanguata.
Sta funzionando.  stupefacente che non si sia mai trovato (trovata?) ad affrontare una
situazione del genere.
Allora a chi ne devo parlare?
Lo psicologo della scuola, magari?
La ragazza guarda lorologio. La scuola  chiusa. E abbiamo tempo fino a mezzanotte, non
dimenticarlo.
Chi  la sua migliore amica? chiedo.
Ma il problema  questo, no? E infatti A me lo conferma: non esiste una migliore amica.
Ragazzo? Ragazza?
No.
Una linea telefonica dedicata ai suicidi?
Se chiamiamo, daranno un consiglio a me, non a lei. Non sapremo mai se avr qualche effetto
e se lei se ne ricorder domani. Credimi, ho preso in considerazione molte ipotesi.
Allora non resta che suo padre. Giusto?
Penso che sia uscito di scena tempo fa.
Mi sono sempre ritenuta unesperta in materia di genitori usciti di scena. Ma  interessante
scoprire unaltra verit a riguardo: per quanto sembrino ormai distanti, raramente sono irraggiungibili.
Se fossero davvero usciti di scena, li avremmo visti andare via.
Be, allora dovrai costringerlo a rientrare dico.
Perch devessere possibile. Magari non sar semplice. Ma devessere possibile.
Cosa dovrei dire? mi chiede A.
Pap, voglio uccidermi. Dillo e basta.
Queste parole scuoterebbero i miei genitori. Ne sono sicura.
E se mi chiede perch?
Gli dirai che non lo sai. Non metterlo in relazione con qualcosa. Dovr essere lei a capirlo, a
partire da domani.
Ci hai pensato mentre venivi, vero?
Ho trovato traffico dico alla ragazza, ma la verit  che quasi tutto mi appare chiaro in questo
momento.
E se suo padre se ne infischiasse? Se non dovesse crederle?
Allora prenderai le chiavi della macchina e andrai allospedale pi vicino. Porta il diario con
te.
 chiedere molto, lo so.
Ma so che la ragazza lo far.
 ancora sul letto. Ha laria smarrita. Impaurita.
Vieni qui dico, rimettendomi seduta accanto a lei. La stringo nel mio migliore abbraccio.
Guardandola, viene quasi da pensare che labbraccio possa romperla. Ma non  fragile quanto sembra.
Non so se ce la far sussurra.
Certo che ce la farai dico. Certo che ce la farai.
Lo ripetiamo per lennesima volta. Poi sappiamo entrambi che per me  il momento di andare.
Se suo padre dovesse tornare mentre sono qui non faremmo che complicare le cose ancora di pi.
Andarsene  dura.  difficile aver fatto parte della storia di questa ragazza e distaccarsene.
Uscendo, mi rendo conto di non conoscere neppure il suo nome. Lo chiedo ad A.
Kelsea dice la ragazza.
Be, Kelsea dico, immaginando che lei possa sentirmi,  stato bello conoscerti. E spero
davvero che tu possa stare meglio.
Ma non c modo di sapere se sar davvero cos, no?
...
.
...
Capitolo undici.
...
.
...
Una volta a casa sento il bisogno di distrarmi. Mi metto al computer per abbuffarmi di quegli
stupidi siti internet a cui do unocchiata quando il mio cervello non pu assimilare nulla di pi
profondo. Non mi aspetto di trovare nulla che abbia a che fare con me. Cos quando mi ci imbatto sono
scioccata.
Una nuova finestra. Un clic. Ed eccolo: Nathan, il falso cugino di Steve, mi guarda dallo
schermo.
IL DIAVOLO  FRA NOI.
Allinizio penso a uno scherzo. Ma  impossibile. Non si tratta del sito di una scuola superiore.
 un giornale di Baltimora. Non uno dei migliori, ma un giornale.
Si tratta di Nathan, indubbiamente. La foto lasciava qualche dubbio, ma il suo nome compare
nellarticolo. Nathan Daldry, 16 anni. Sostiene di essere stato posseduto dal diavolo sei sere fa. Si 
svegliato nel cuore della notte sul ciglio della strada. Non ha idea di cosa gli sia successo.
Io invece s. Quella sera ho ballato con lui.
Leggo larticolo in preda a uno strano torpore. Non  lunico a sostenere di essere stato
posseduto. Altri affermano che il diavolo  entrato nei loro corpi, costringendoli a compiere azioni
malvagie.
Nathan per non precisa quali azioni malvagie sia stato costretto a fare. Si limita a ipotizzare
che tutto ci che non ricorda sia malvagio.
Il diavolo. Scrivono che A  il diavolo.
Ripenso a Nathan in cravatta. Impacciato alla festa. Mi chiedo quanto di lui fosse A e quanto
Nathan in persona. Mi chiedo cosa abbia potuto fargli credere di essere stato posseduto. La gente sta
montando un caso, c persino un reverendo che si atteggia a suo portavoce. Nathan  in cerca di
attenzioni? O non ricorda davvero?
Dopo cena approfondisco le ricerche. La storia di Nathan si sta diffondendo. Se A ha
abbandonato il suo corpo poco prima di mezzanotte, il ragazzo devessersi svegliato senza memoria di
me o della festa. Oppure, ricordando la festa, ha dovuto inventarsi una scusa per il poliziotto che lo ha
trovato sul ciglio della strada.
Vorrei conoscere il cognome di Kelsea per poter fare una ricerca anche su di lei. Certo, stasera
non aggiorner il suo stato online per comunicare: Tutto a posto! Per non so proprio immaginare come
se la stia cavando A. O cosa sia costretto a fare. Ma sono certa che lo sta facendo.
Perch A non  il diavolo. E neppure un angelo.
A  solo una persona.
Penso di poterlo affermare. A  solo una persona.
Justin mi scrive un messaggio dopo aver staccato al lavoro.
Ti va di vederci?
No. Quindi gli dico che sono stanca.
Non mi risponde.
Per tutta la notte non faccio che pensare a Kelsea. Chiss cosa le accadr, una volta che A se ne
sar andato.
La mattina dopo non resisto. Ho ancora il suo numero di casa. Potrei chiamare e controllare che
stia bene. Potrei fingere di aver sbagliato numero. Voglio solo sentire una voce. Voglio avere una
risposta, la sua voce o quella di suo padre.
Sono le nove. Nessuna risposta.
Richiamo. Non possono essere a letto. Altrimenti la telefonata li avrebbe svegliati.
Quindi non devono essere in casa.
Scrivo unemail ad A.
A,
spero che ieri sia andato tutto bene. Ho chiamato a casa di Kelsea, ma nessuno ha risposto:
pensi che si siano fatti aiutare? Voglio interpretarlo come un buon segno.
Intanto eccoti un link. Dovresti dargli unocchiata.  fuori controllo.
Dove sei oggi?
R
 giusto che A sappia quello che Nathan sta raccontando in giro e che la gente gli sta dando
retta.
Chiss se ha mai dovuto affrontare guai del genere.
Poi mi prendo un momento per guardare le cose da fuori, perch  piuttosto strano aver
accettato tutto questo. Cio, sono ancora in cerca di prove concrete. E da qui viene lidea che ispira ci
che mi appresto a fare.
Inizio una nuova ricerca in internet.
Allincirca unora pi tardi, ecco unemail di A.
Rhiannon,
secondo me  buon segno. Finalmente il padre di Kelsea  al corrente della situazione e, prima
che me ne andassi, stava riflettendo su come affrontarla. Se non sono a casa, forse si sono rivolti a
qualcuno per farsi aiutare. Grazie per essere venuta: senza di te avrei fatto la cosa sbagliata.
Sicuramente lo sai, ma voglio dirlo comunque: non sono il diavolo. Nathan lha presa
malissimo quando ho abbandonato il suo corpo; non lho lasciato nelle circostanze migliori e mi
dispiace. Ma lui  saltato  o forse  stato spinto  alle conclusioni sbagliate.
Oggi sono un ragazzo di nome Hugo. Parteciper a una manifestazione ad Annapolis con degli
amici. Possiamo incontrarci l? Di certo, per me, sarebbe un modo per staccare la spina e ovviamente
sarei felicissimo di vederti. Fammi sapere se ce la fai. Se non riusciamo a tenerci in contatto  temo di
non poter controllare costantemente la posta elettronica  cerca un ragazzo brasiliano con una T-shirt
vintage di Avril Lavigne. Delle sue magliette,  quella che ha meno probabilit di essere indossata da
altri.
Spero di vederti.
Con affetto,
A
Annapolis  lontano. Non troppo, ma lontano. Soprattutto perch non sono sicura di poterlo
incontrare.
Non ho la forza di inseguire qualcun altro.
E ho unaltra idea.
Justin mi scrive attorno alle undici. Forse si  appena svegliato e il pensiero che invece che non
sia cos mi spaventa, perch nel caso potrebbe avermi visto girovagare attorno a casa sua.
Cosa fai? mi chiede.
Cose, gli rispondo. Ci vediamo pi tardi?
Mi lascia in sospeso per dieci minuti prima di rispondere: Certo.
Perfetto, rispondo.
Devo fare attenzione.
Annapolis, continuo a pensare mentre sono al volante.
E invece prendo unaltra strada.
 solo salendo i gradini che mi rendo conto di quanto devo apparire ridicola. Sembrava una
buona idea, quandera unidea; metterla in pratica invece  il risvolto pi sciocco della ragionevolezza.
Allesterno della casa non ci sono troupe televisive o altro. Neppure un giornalista. Nessuno che
possa notare la ragazza con la borsa in spalla che si avvicina alla porta dingresso.
Devo sapere. Ci vorr un minuto. Ne sono sicura.
Sar lui ad aprire.  sabato, non dovrebbe esserci nessun altro in casa.
Suono il campanello e respiro. Ripasso mentalmente la scena.
Poi la porta si apre ed eccolo.
Quel corpo goffo. Quei capelli neri disordinati. Nessuna cravatta.
E nessun senso di riconoscimento nello sguardo.
Posso aiutarti? chiede.
Gli concedo un secondo per guardarmi. Guardarmi per davvero.
Sono la ragazza con cui hai ballato.
Sono la ragazza che era con te quella sera.
Hai cantato per me.
Ma non  stato lui a vivere queste cose, no? Nathan mi studia come se non mi avesse mai visto.
Ed  cos.
Sto aiutando mia sorella a vendere i biscotti delle Girl Scouts dico indicando la borsa che ho
in spalla. Ne vuoi qualcuno?
Chi ? chiede una voce dietro Nathan. Sua madre  devessere sua madre  si trascina fin
sulla porta, sospettosa.
Biscotti delle Girl Scouts ripeto. Ho i Thin Mints, i Samoas e i Tagalongs.
Non sei troppo grande per essere una Girl Scout? mi chiede la signora Daldry.
 per sua sorella mormora Nathan.
Non mi riconosci? vorrei chiedergli.
Ma se rispondesse di no, allora cosa gli direi? Da dove cominciare, per dargli una spiegazione?
La madre di Nathan si ammorbidisce. Ne vuoi una scatola? domanda al figlio. Non li
mangiamo da quando le figlie degli Hayes si sono trasferite.
Magari quelli al burro di arachidi dice lui.
La madre annuisce, poi mi dice: Vado a prendere il portafogli.
 il momento in cui Nathan dovrebbe farsi avanti con le domande: da dove vengo, dov mia
sorella, qualunque cosa. Invece, trovarsi qui con me sembra metterlo a disagio. Non tanto per il tempo
trascorso insieme alla festa. Piuttosto perch sono una ragazza sulla soglia di casa sua.
Inizio a canticchiare a bocca chiusa Carry On. Gli lancio unaltra occhiata, voglio che mi
riconosca.
Niente.
La differenza  nei suoi occhi. Non nel taglio o nella forma, ma nel modo in cui se ne serve. In
ci che dicono. Non c emozione. Non c desiderio. Non c connessione.
La mamma ritorna e mi paga. Consegno una scatola e basta:  tutto finito. Lei mi ringrazia. Io la
ringrazio.
Nathan torna alla sua vita. Credo abbia gi dimenticato che ci sono stata.
Risalgo in macchina.
Pizza? mi scrive Justin.
Annapolis? si chiede la mia mente.
Prima di accendere il motore controllo la posta elettronica.
Nessuna novit da A.
Non ho intenzione di correre dietro a una T-shirt di Avril Lavigne per una citt intera.
Dico a Justin che passer a prenderlo.
Perch ci hai messo tanto? mi chiede non appena arrivo.
Non lo avevo informato di quanto fossi distante.
Dovevo sbrigare alcune faccende per mia madre. Se avessi scelto le parole sbrigare alcune
faccende insieme a mia madre non mi avrebbe creduto. Ma probabilmente creder alle faccende da
sbrigare per mia madre.
Ha laria di non aver dormito granch. Ma forse ha sempre questaria. Mi sforzo di ricordare
quand stata lultima volta in cui lho visto davvero sveglio. Poi penso: Che sciocca, alloceano.
Era sveglio, eccome.
Quindi? dice. Merda, mi sono persa qualcosa.
Mi dispiace mi affretto a dire. Sono stanca. Mi sento un po stralunata.
Questa lho gi sentita ribatte lui in tono aspro. E cos mi rendo conto che s, ho gi usato
questa scusa ieri sera. Perch sei tanto stanca?
La vita gli dico.
Lui mi scocca unocchiataccia.
Non se l bevuta.
Andiamo a mangiare una pizza. Una volta sfamato, Justin attacca a parlare.
Non me ne frega un cazzo di cosa stai combinando dice, ma almeno abbi la decenza di farmi
sapere quanto ci vorr. Cos  indecente.
Gli dico che mi dispiace.
S, s. Lo so che ti dispiace. Ma in realt cosa significa? Perch, arrivati al dunque, mi
dispiace  solo una scusa. Per dire, mio padre si comporta da Re degli Stronzi con mia madre, le
rinfaccia che io e lei siamo una perdita di tempo, e dopo un po torna e dice mi dispiace, non volevo,
come se fosse gi tutto risolto, come se avesse cancellato tutto. E a lei sta bene! Anzi, gli dice di essere
lei, quella dispiaciuta. E cos noi tre siamo questa bella famigliola dispiaciuta e tutte le rotture toccano
a me perch io mica sto al gioco. Di rotture me ne danno gi abbastanza loro senza che ti ci metti anche
tu. Non farci diventare come Steve e Stephanie, perch noi siamo migliori, e tu lo sai. Io e te non
facciamo giochetti, non ci nascondiamo dietro un mi dispiace questo, mi dispiace questaltro. Se non
vuoi dirmi cosa succede, bene. Ma se dici che vieni da me, allora vieni. Non lasciarmi l come se non
avessi niente di meglio da fare. Sono rimasto seduto ad aspettarti come un cazzone.
Per poco non gli ripeto mi dispiace. Per poco.
Nel caso ti interessi, comunque, mio padre alla fine ha mosso quel suo dannato culo ed 
andato a trovare mia nonna. Volevo andarci anchio, ma secondo lui non era il momento giusto. Allora
io gli ho detto: Il momento giusto arriver quando sar morta? Si  infuriato. E io avrei voluto
chiedergli: Allora, pap, come ci si sente a essere un fallito sia come figlio che come padre? Lui aveva
quellespressione del tipo dammi-unaragione-per-spaccarti-la-faccia. Non lo fa mai, ma gli
piacerebbe.
Almeno lei sta un po meglio?
No. Non sta un po meglio. Perdio.
 giusto. Devo concentrarmi. E facendolo, finalmente riconosco il dolore. Sua nonna  il solo
membro della famiglia che ama. Il sangue di sua nonna  lunico che Justin vuole nelle vene. Lo so. Me
lo ha raccontato. Devo smetterla di trattarlo come se non avesse una ragione per essere arrabbiato.
Dovresti chiamarla dico. Non possono impedirtelo. Tuo padre  gi arrivato da lei?
Lui scrolla la testa. Probabilmente  ancora in aereo.
Allungo una mano sul tavolo e prendo il cellulare.
Allora battilo sul tempo.
Spesso ho la sensazione che amare significhi capire cosa desidera laltro e darglielo. Certe volte
 impossibile. Altre volte invece  semplicissimo. Come adesso. Justin non mi ringrazia a parole, ma
quando gli porgo il cellulare ci tiene poggiata sopra la mano per un momento;  il suo modo per dirmi
che ho fatto bene.
Mentre compone il numero, gli dico che posso andarmene per concedergli un po di privacy.
No replica. Ti voglio qui. E aggiunge: Ho bisogno di te qui.
Cos rimango e lo osservo parlare a sua nonna come se tutto andasse bene. Deve essere addio la
parola che vorrebbe dirle pi di tutte, ma non ci va neppure vicino.
Dopo la telefonata lascia il cellulare sul tavolo e dice: Wow,  stata dura.
Vorrei essergli seduta accanto, non di fronte. Spingo le mie ginocchia contro le sue.
Va tutto bene dice. Poi afferra una fetta di pizza e torna a mangiare.
Sto per chiedergli cosa gli ha detto sua nonna, ma il cellulare trilla.  Steve, c una festa a casa
di Yonni Pfister.
Ci vediamo l dice Justin. Chiusa la chiamata, mi spiega dove siamo diretti.
Non riesco a impedirmi di pensare Annapolis. Ma non andremo dalle parti di Annapolis.
Ripeti il nome di una citt per un numero sufficiente di volte e inizier a sembrarti un luogo di
fantasia.
Alla festa c Rebecca. Viene a cercarmi.
Penso che i nostri ragazzi siano sbronzi mi dice.
Che fortunate dico.
Mi guarda sorpresa e ride. Lhai detto davvero? Buon per te.
Non dirlo a Justin, mi viene quasi da chiederle. Ma so che non lo far. Potrebbe riferirlo a Ben,
ma lui non lo riferirebbe a Justin.
Sono lunica a cui, di tanto in tanto, Justin piace?
Che succede? chiede Rebecca.
Sono stanca, tutto qui.
S, ma stanca di cosa?
Il suo interesse  genuino. Sembra che si preoccupi sinceramente per me.  mia amica.
Non le racconto nulla.
Mi defilo prima che sia troppo tardi per chiamare a casa di Kelsea.
Stavolta qualcuno risponde.
Pronto? La voce  maschile e scontrosa. Esausta.
Salve, c Kelsea? chiedo. Voglio sentire la sua voce. Voglio sapere se sta bene.
Chi parla?
Mi sforzo di pensare a un nome che non sia il mio. Mia. Sono una sua amica.
Be, al momento Kelsea non  in casa. E per qualche giorno non potr usare il telefono. Ma se
vuoi lasciare un messaggio sono certo che ti richiamer. Ci vorr un po di tempo, tutto qui.
Mi azzardo a chiedere: Sta bene? Sono un po... preoccupata.
 in un posto dove possono aiutarla dice. Star bene. Fa una pausa: si sta avventurando in
un territorio sconosciuto. Per lei sar importante sentire che i suoi amici la cercano.  bello che tu
abbia chiamato.
Non aggiunger altro e va bene cos.  sufficiente.
Grazie dico. Vorrei rassicurarlo, ha fatto la cosa giusta. Ma non voglio esagerare con la bella
figura.
Sono gi lamica che non esiste per davvero.
 tardi quando me ne vado dalla festa. Devo accompagnare Justin fin sulla porta di casa perch
non si regge in piedi. Chiss se sua madre  sveglia.
Grazie mi dice con voce sommessa. Mia nonna  una donna fantastica e tu non sei affatto
male.
Non far disperare tua madre gli dico.
Solleva le dita in segno di saluto. Sissignora. Si allunga e mi d il bacio della buonanotte.
Sono sorpresa e lui lo capisce.
Notte, signora dice. Poi svanisce allinterno.
Finalmente a casa, scrivo unemail ad A.
A,
scusa ma non ce lho fatta a venire. Dovevo sbrigare altre cose.
Magari domani?
R.
...
.
...
Capitolo dodici.
...
.
...
 domenica. Ci vorr un po prima che Justin si svegli. Non abbiamo programmi. I miei genitori
rimarranno a casa tutto il giorno.
Sono libera.
Dico a mamma che ho delle commissioni da fare, poi scrivo unemail ad A chiedendogli se
vuole essere una delle mie commissioni.
S, risponde lui. Un milione di volte s.
Lo far e basta, mi ripeto mentre predispongo ogni cosa, escogitando un piano.
Non rimuginer.
Non rifletter su cosa significa.
Lo far e basta, star con A e vedr cosa succede.
A mi ha detto di essere una ragazza di nome Ashley, oggi. Mi ha dato indicazioni per
raggiungere casa sua. Quando parcheggio, lui (lei) mi sta aspettando.
Forse mi ero immaginata la ragazza in cui A si trovava la prima volta che lho incontrato. Bella,
ma non in maniera eccezionale. Una ragazza di cui essere amica.
Ma porca merda, non una del genere.
Non appena questa ragazza mette piede fuori casa, io mi ritrovo a pensare: In che video
musicale sono capitata? Perch lei  pi che sexy. Pare muoversi con un gruppo di coristi al seguito. E
fotografi. E tre stilisti. E un cagnolino. E Jay-Z.
 il genere di ragazza che non incontri nella vita reale. E cos puoi fingere che ragazze simili
non esistano davvero; sono generate al computer dalle riviste di moda per farti sentire imperfetta.
Ma questa ragazza  reale.
La cosa non dovrebbe preoccuparmi, non siamo in competizione. Ma posso infischiarmene
davvero? Non  ancora arrivata alla mia macchina e gi mi sento grassa.
Lunico difetto  landatura. Una ragazza cos dovrebbe avere portamento. Credo che in fondo
dipenda da A. Cammina a passi pesanti quando invece dovrebbe avanzare sinuosamente.
Quando monta in macchina e posso ammirarla da vicino, scoppio a ridere. Persino la pelle 
perfetta. Mi basterebbe un semplice brufolo.
Vuoi scherzare? esordisco.
Riesce a far sembrare sexy anche indossare la cintura di sicurezza. Dio.
Vedendomi ridere, la ragazza chiede: Cosa?.
Non ci arriva.
Cosa? ripeto. Come se A non si rendesse conto dello schianto di ragazza che  oggi.
Lei alza le mani, sulla difensiva. Devi essere comprensiva, sei la prima persona che mi
conosce in pi di un corpo. Non ci sono abituato. Non so come reagirai.
Daccordo. Forse lho dimenticato. Per.
Mi dispiace. Per oggi sei uno schianto. Una ragazza di colore da urlo.  difficile crearmi
unimmagine mentale di te. Devo continuare a cambiarla.
Pensami come preferisci. Perch  probabile che la tua idea di me sia pi vera dei corpi in cui
mi trovo.
Lo fa sembrare facile. Non lo . In particolare quando si tratta di una ragazza bellissima.
Credo che alla mia immaginazione serva un po di tempo per abituarsi alla situazione, okay?
Lei annuisce. E persino quel gesto toglie il fiato.  ingiusto. Okay. Allora, dove andiamo?
Siamo gi stati alloceano, cos pensavo che oggi potremmo andare nei boschi.
 difficile non pensarci.
In auto non faccio altro. Penso a lei. Ad A dentro quel corpo. Parliamo: le racconto della
telefonata al padre di Kelsea durante la festa di ieri e lei mi racconta della manifestazione a cui ha
partecipato mentre era nel corpo di un ragazzo gay con un fidanzato. Malgrado le chiacchiere, nella mia
mente si affollano i pensieri. E la cosa patetica  che se A oggi avesse laspetto di Nathan, io non avrei
tutti questi pensieri. La situazione mi sembrerebbe normale perch sarei in compagnia di un ragazzo
normale.
Invece cos  molto diverso. Troppo. Certo, quando lei mi guarda io posso avvertire la presenza
di A in quel corpo, ma non  facile tenere distinte le due persone. Non  facile rendersi
improvvisamente conto di giocare alla lotteria: certi giorni A sar cos.
Fatico a immaginare come poter far parte di una vita del genere.
Non ho voglia di baciarla. Non potrei mai baciarla.
E questo  quanto.
Per posso parlarle senza timore di dire troppo o troppo poco, o la cosa sbagliata. Ho la
sensazione che la mia vita abituale sia soffocata dal giudizio altrui, che A riesce invece a dissipare,
vedendomi in maniera pi veritiera di chiunque altro.
Raggiungo un parco nazionale dove ci sono tavoli e panchine. Ho previsto un picnic per due;
anche se Ashley ha laria di chi si concede solamente met pasto al giorno, spero che A riesca a farla
mangiare come il resto dellumanit. Al parco ci sono poche persone, ma cerco di evitarle. Questa
giornata  solo per noi due.
Ho il cellulare spento. Sono qui, adesso.
Adoro questo posto dice A.
 la prima volta che ci vieni? chiedo.
La ragazza scuote la testa. Mi pare. Ma non saprei. A un certo punto si fa tutto sfocato. Sono
stati molti i giorni in cui non ho prestato attenzione.
Adesso invece A  attento, ricettivo. Sorride mentre spengo il motore. Mi osserva aprire il
bagagliaio. Sembra deliziato quando prendo il cesto per il picnic.
Oltre al cesto c una coperta, che stendo su un tavolo a mo di tovaglia: in fin dei conti non mi
piace lidea di sedermi per terra se ho lalternativa di un tavolo. Poi tiro fuori tutto quello che ho
portato; niente di impegnativo, piccole cose, come patatine, salsa piccante, formaggio, pane, hummus e
olive.
Sei vegetariana? mi chiede A.
Annuisco.
Perch?
Ne ho abbastanza di questa domanda. Non bisognerebbe chiederlo ai carnivori? E poi la gente si
aspetta sempre una risposta bizzarra. Cos decido di avventurarmi nella risposta pi stramba che mi
viene in mente.
Mi sforzo di restare seria mentre spiego: Perch ho questa teoria: quando saremo morti, ogni
animale che abbiamo mangiato avr la possibilit di rimangiarci. Quindi, se sei carnivoro, ti ritroverai
contro tutti gli animali che hai mangiato... insomma, ti masticheranno per un bel po. Un lungo
purgatorio.
 divertente osservare i perfetti lineamenti di Ashley distorcersi in una smorfia. Davvero?
Rido. No. Ma sono stanca della domanda. Sono vegetariana perch trovo sbagliato mangiare
altre creature senzienti. E poi  dannoso per lambiente.
Capisco.
Non sono sicuro di averla persuasa.
Magari col tempo ce la potrei fare, penso.
E poi penso: Cosa?
Non dovrei concedermi pensieri a lungo termine. C solamente un giorno, poi un altro, poi un
altro. Forse.
Ogni volta che la mia storia con Justin non va come vorrei, la domanda che mi ripeto : a che
scopo? Cio, perch sforzarsi di superare le difficolt? Perch tentare di spingere a forza due persone
dentro lo stampo di una coppia? Ci che ne ottieni pu ripagarti di ci che perdi?
Adesso mi faccio la stessa domanda a proposito di A. Parliamo dei nostri piatti preferiti, dei
migliori pasti mai fatti, dei cibi che detestiamo; quando A mi incalza, io sono felice di rispondere e,
quando sono io a rivolgere una domanda alla ragazza che ho di fronte, sono felice di ascoltare le sue
risposte. Ma una parte di me non sta partecipando: osserva la scena da lontano e si chiede: Che cos?
A che scopo?
Finito di mangiare riponiamo gli avanzi nel cestino e torniamo al bagagliaio. Poi, senza
discutere sul da farsi, ci incamminiamo fra gli alberi. I sentieri non sono tracciati bene: ci inoltriamo
nei boschi tentando di far spaziare lo sguardo, andando dove il terreno  pi libero.
Quando ci ritroviamo isolati, passeggiando, tutto ci che ci siamo detti finora si condensa in un
unico pensiero: Che cosa siamo? Non posso trovare da sola una risposta.
Devo sapere cosa vuoi dico.
La ragazza non sembra sorpresa. Se si trattasse di Justin, otterrei soltanto un che cosa ti prende?
Invece A risponde senza esitazione.
Voglio che stiamo insieme.
Lo dice come se fosse la cosa pi semplice del mondo. Ma per la mia mente non  altrettanto
semplice. Non se lui (lei?) si trova in un corpo diverso ogni giorno. Potrei parlare con ognuno di quei
corpi, ne sono sicura. Ma la chimica tra noi? Quando si tratter di rendere viva quella parte di me, so
gi che alcuni giorni saranno buoni e altri no. Lei (lui?) lo deve capire.
Ma non possiamo stare insieme dico. Sono impressionata dalla serenit della mia voce. Lo
capisci, no?
No dice. Non lo capisco.
 frustrante. Come parlare a un bambino ancora convinto che pronunciare qualcosa a voce alta
lo renda vero. Vorrei poterlo credere anchio.
Mi fermo e le (gli?) poso una mano sulla spalla. Dare fiato alla verit  doloroso, soprattutto
perch la ragazza non sembra pronta a sentirla.
Devi accettarlo dico. Posso volerti bene. E tu puoi volerne a me. Ma non possiamo stare
insieme.
Perch?
Perch? Essere costretta a spiegarlo  snervante. Perch una mattina potresti svegliarti
dallaltra parte del Paese. Perch ho la sensazione di incontrare una persona diversa ogni volta che ti
vedo. Perch non ci puoi essere per me. Perch non credo che tu possa piacermi nonostante tutto. Non
cos.
Perch non posso piacerti cos?
 troppo. Adesso sei una ragazza perfetta. E non posso immaginare di stare con una come...
te.
Ma non guardare lei. Guarda me.
Lo sto facendo. Vedo lei.
Non riesco a guardare oltre alle apparenze, va bene? dico. E poi c Justin. Devo pensare a
Justin.
No, non devi.
Mi fa infuriare. Ci che io e Justin abbiamo, qualunque cosa sia, non pu essere liquidato con
una frase.
Non puoi dirlo con certezza. Quante ore hai trascorso dentro di lui da sveglio? Quattordici,
quindici? E mentre eri nel suo corpo hai capito tutto di lui? E di me?
Ti piace perch  dannato. Credimi, lho gi visto accadere. E sai che fine fanno le ragazze
innamorate dei dannati? Si dannano a loro volta. Non c scampo.
Non voglio stare a sentire. Non sai niente di me.
Ma so come vanno queste cose! Il suo tono di voce  forte, sicuro. So che tipo  Justin. Non
tiene a te quanto tu tieni a lui. Tanto stai a cuore a me, tanto poco stai a cuore a lui.
Basta! Basta cos!
La ragazza per non tace. Se Justin dovesse incontrarmi mentre sono in questo corpo, come
credi che si comporterebbe? Cosa succederebbe se noi tre uscissimo insieme? Quanta attenzione
dedicherebbe a te? Perch a Justin non interessa chi sei. Io invece credo che tu sia mille volte pi
attraente di Ashley. Sei convinta che Justin terrebbe le mani a posto se gli si presentasse loccasione?
Non  quel genere di ragazzo dico. Perch non lo .
Ne sei sicura? Ne sei davvero sicura?
Bene dico. Allora lo chiamo.
Non so perch, ma lo faccio. Tiro fuori il cellulare. Lo accendo. Lo chiamo.
Ciao risponde.
Ciao! Ci ho messo troppo entusiasmo. Mi raffreddo di un grado. Programmi per stasera? 
arrivata una mia amica che vorrei presentarti. Potremmo mangiare insieme.
Cenare? Che ora ?
Sono solo le due. Facciamo alle sei? Al Clam Casino? Offro io.
Daccordo. Lidea mi piace.
Bene! Ci vediamo l!
Appendo prima che mi chieda chi  questamica. Devo inventare una storia.
Soddisfatto? chiedo ad A.
Non ne ho idea risponde.
Io neanche. Perch, ripensandoci, mi chiedo che cosa ho fatto.
A che ora  lappuntamento?
Alle sei.
Va bene dice. Nel frattempo ti racconter tutto e in cambio voglio che tu mi racconti tutto.
Tutto.
Comincio dalla mia nascita. Pap era via per lavoro e mia madre era in ospedale da sola. Sapeva
di aspettare una bambina. Una notte mio padre, dopo qualche birra, mi ha raccontato di come mia
mamma avesse pronunciato il mio nome mentre venivo al mondo. Come se io potessi udire il suo
richiamo. Quasi che lui fosse stato presente e sapesse cosa lei aveva detto.
Quandero piccola cambiavamo citt spesso, ma non ricordo granch. Il primo vero ricordo 
Liza, nascosta insieme a me sotto il letto dei miei. Mi diceva di stare in silenzio. Ricordo di aver visto i
loro piedi, di aver sentito le loro voci mentre ci cercavano. Non ricordo di essere stata trovata.
Racconto ad A tutti questi mattoncini di memoria, tipo Lego, ma non ho idea di cosa
costruiscano. Eppure, mentre parlo, A mette insieme qualcosa: una storia. Vedo A assemblare i pezzi,
animato dal desiderio di farlo.
Chiedo alla ragazza che ho di fronte quando si  accorta per la prima volta di essere cos. Lei
dice che fino a quattro o cinque anni credeva che fosse tutto normale: credeva che chiunque si
svegliasse ogni giorno con genitori diversi, in una casa diversa, in un corpo diverso. Perch quando sei
piccolo le persone smaniano di spiegarti il mondo ogni giorno. Se sbagli qualcosa, loro ti correggono.
Se c un vuoto, lo riempiono. Non ci si aspetta che un bimbo conosca molto della vita.
Non  mai stato un problema mi spiega A. Non mi pensavo come un ragazzo o una ragazza;
non lho mai fatto. Mi limitavo a pensare a me stesso come ragazzo o ragazza per un giorno. Era come
indossare abiti diversi. Ma poi mi sono imbattuto nellidea del domani. Col tempo mi sono accorto che
gli altri parlavano di cose da fare lindomani. Insieme. E se obiettavo, ricevevo delle occhiatacce. Per
gli altri sembrava che ci fosse sempre un domani da trascorrere insieme, ma non per me. Se dicevo: Io
non ci sar, loro ribattevano: Certo che ci sarai. Poi mi svegliavo e loro non cerano. E i miei nuovi
genitori non avevano idea del perch fossi turbato.
Mi sforzo di immaginare cosa significhi vivere una vita cos, ma non ci riesco. Non potrei mai
abituarmici, credo.
Intanto A prosegue. Le alternative erano due: o cera qualcosa di sbagliato negli altri, o cera
qualcosa di sbagliato in me. In altre parole, o gli altri silludevano che ci fosse un domani da trascorrere
insieme, o io ero lunico destinato ad andarmene.
Hai mai cercato di opporti al passaggio?
Certo. Ma non ne conservo ricordi particolari. So di aver pianto e protestato: te ne ho parlato.
Ma non sono sicuro del resto. Voglio dire, hai molti ricordi di quando avevi cinque anni?
Capisco cosa intende. No. Ricordo quando mia madre port me e mia sorella al negozio di
scarpe per comprarne un paio prima dellinizio dellasilo. Ricordo di aver imparato che la luce verde
significa avanti e la rossa stop. Ricordo di aver utilizzato quei colori per disegnare e che la maestra ha
incontrato qualche difficolt per spiegarci il giallo. Penso che ci abbia detto di comportarci come col
rosso.
Io ho imparato lalfabeto molto presto. Le maestre erano sorprese del fatto che lo conoscessi.
E immagino che siano rimaste altrettanto sorprese nello scoprire che, il giorno dopo, lo avevo
dimenticato.
Un bambino di cinque anni probabilmente non si accorge di essersi assentato per un giorno.
Probabilmente. Non saprei.
 difficile non pensare ai corpi delle persone che A abita per un giorno. Chiss cosa provano il
giorno dopo. Ripenso allo sguardo vuoto di Nathan. Ma pi che altro penso a Justin.
Ho chiesto a Justin di raccontarmi del giorno in cui sei stato dentro di lui, sai? dico. I suoi
falsi ricordi sono incredibilmente nitidi. Non obietta quando gli dico che siamo andati alla spiaggia, ma
non ricorda molto.
Anche James, il gemello di Tom, si  comportato cos. Non ha notato nulla di strano. Per
quando gli ho chiesto dellincontro con te, non se lo ricordava. Sapeva solo di essere stato da
Starbucks: la sua mente deve aver elaborato una storia che giustificasse il passare del tempo, senza per
registrare ci che  davvero successo.
Forse ricordano ci che tu vuoi che ricordino.
Ci ho pensato. Mi piacerebbe saperlo.
Camminiamo in silenzio per un po, poi ci fermiamo davanti a un albero dal tronco rugoso. Non
resisto, tocco un nodo. Allora A lo tocca a sua volta e con la mano di Ashley avvolge la mia. Io
continuo a muovere le dita. In cerchio.
Che mi dici dellamore? chiedo. Ti sei mai innamorato?
 il mio modo per chiedergli: sarebbe possibile? Una cosa del genere  possibile?
Non so se tu lo definiresti amore risponde A. Ho avuto qualche cotta. E certi giorni mi 
dispiaciuto andare via. Ho anche cercato di ricontattare una o due persone, ma non ha funzionato. La
relazione pi vicina allamore  stata con Brennan.
A si interrompe. Studia di nuovo lalbero, i nodi.
Parlami di lui.
 successo pi o meno un anno fa. Lavoravo in un cinema, Brennan era in citt per far visita a
suo cugino e quando  venuto a comprare i pop-corn abbiamo flirtato un po. Poi  scoccata... la
scintilla. Era un piccolo cinema, con una sola sala, e durante la proiezione non cera granch da fare.
Brennan si  perso il secondo tempo per chiacchierare con me e ho dovuto raccontargli come andava a
finire il film perch potesse fingere di essere rimasto in sala. Prima di salutarmi mi ha chiesto
lindirizzo di posta elettronica e ho creato un account.
Come hai fatto con me gli faccio notare. Allora Nathan sapeva cosa stava facendo, pi di
quanto pensassi.
Esatto. E quella sera Brennan mi ha inviato unemail e lindomani  partito per tornare nel
Maine. Era la situazione ideale, perch la nostra relazione  sbocciata online. Nel cinema indossavo un
cartellino col nome, Brennan lo conosceva, cos ho dovuto inventare un cognome e creare un profilo
servendomi di alcune foto recuperate dal vero profilo del ragazzo in cui mi trovavo. Si chiamava Ian,
credo.
Sono meravigliato che A fosse un ragazzo innamorato di un ragazzo. Forse perch la voce che
me lo racconta  femminile. O forse perch quando penso ragazza mi viene subito in mente fidanzato.
Non  giusto, ma il mio cervello funziona cos.
Accorgendosi della mia sorpresa, la ragazza mi chiede se fa qualche differenza. Le dico di no. E
mentre lei prosegue con la storia  si  sforzato di far funzionare il rapporto esclusivamente online, ma
Brennan chiedeva un incontro e, sapendo di non poterglielo concedere, A ha messo fine alla relazione 
io provo a convincermi che non faccia alcuna differenza. Immagino che per lui (lei?) non ne faccia.
Invece per me s, ancora. Almeno un po.
Concludendo il racconto di Brennan, A dice: Da allora non mi lascio coinvolgere in altre
relazioni virtuali; per quanto sembrino semplici, sono complicate: qual  lo scopo di qualcosa di
virtuale, se non di tramutarsi in qualcosa di reale? E io non sono in grado di offrire una relazione reale.
Non faccio altro che ingannare le persone.
Come fingere di essere il loro ragazzo dico, incapace di tacere.
Gi. Ma tu sei leccezione alla regola. E non volevo che il nostro rapporto si basasse
sullinganno. Per questo sei la prima a cui racconto la verit.
 il pi grande complimento che A possa farmi, lo so. Ma mi interessa scoprire cosho fatto per
meritarlo. Come fa A a sapere che sono la persona giusta a cui raccontarlo? Cosa significa?
Buffo, lo dici come se averne parlato una sola volta fosse una cosa tanto insolita. Scommetto
che molti vivono senza mai dire la verit, anche se si svegliano nello stesso corpo e vivono la stessa
vita ogni mattina.
Ho attirato la sua curiosit. Perch dici cos? Cosa mi nascondi?
Ti conosco da due settimane, penso. Vorrei che le mie difese potessero cadere in cos poco
tempo. Invece, anche se A crede che mi meriti tutta lonest possibile, io sono molto lontana dal
credere che lei (lui?) se la meriti. Non tanto per chi o cosa . Perch  troppo presto.
Nella sua vita vige una serie di regole speciali, a quanto pare. Ma anche la mia vita ha delle
regole.
Guardo A dritto negli occhi. Non sono arrabbiata: voglio assicurarmi che capisca. Sono seria.
Se ti nascondo qualcosa, ho i miei motivi. Il fatto che tu ti fidi di me non significa che io debba
automaticamente fidarmi di te. Non  cos che funziona la fiducia.
Mi pare giusto dice la ragazza accanto a me. Eppure intuisco che  un po delusa.
Lo so dico. Ma basta cos. Parlami, non so, delle elementari.
Non c ragione di continuare a parlare di noi. Abbiamo bisogno di raccontarci in quanto singoli
ancora per un po.
Ma ovviamente i nostri racconti non sono del tutto separati. Entrambi abbiamo avuto paura
degli insegnanti. Ci siamo persi nei parchi divertimento. Ci siamo presi per i capelli e a calci e a morsi
con fratelli e sorelle. Essendo della stessa et, siamo cresciuti con gli stessi programmi televisivi.
Entrambi siamo diventati grandi col sogno di svegliarci nel corpo e nella vita di Hannah Montana, per
A ha creduto che quel sogno si potesse realizzare.
Gli (le?) chiedo di tutte quelle vite, quei giorni, ci che ricorda. Il risultato  una serie di
istantanee: uno slideshow di frammenti dove i volti cambiano sempre. Ci sono le tante prime volte: la
prima neve, il primo film della Pixar, il primo animaletto da compagnia parecchio cattivo, il primo
bullo. E altre cose che mai avrei creduto degne di nota: la grandezza di una camera da letto, le strane
diete imposte dai genitori ai figli, la necessit di cantare in chiesa pur senza conoscere la melodia o le
parole. La scoperta di allergie, malattie, difficolt di apprendimento, balbuzie. E cavarsela sempre.
Vivere sempre un altro giorno.
Mi sforzo di tenere il passo. Provo a contraccambiare con alcune delle mie prime volte, delle
mie sorprese. Ma non sembrano cos memorabili o sorprendenti.
Parliamo della famiglia. Mi chiede se odio mia madre.
No dico. Non esattamente. Le voglio bene, ma vorrei che la smettesse di arrendersi.
Non riesco proprio a immaginarlo... tornare a casa dagli stessi genitori ogni giorno.
Non c nessuno che possa farti arrabbiare di pi, ma non esiste nessuno che tu possa amare di
pi. Detta cos forse non ha senso, ma  la verit. Restandosene seduta l, mia madre mi delude ogni
giorno. Ma per me, se fosse necessario, farebbe qualunque cosa.
 strano dirlo a voce alta. Non lo direi mai in presenza di mia madre, anzi, se lei fosse nei
paraggi neppure lo penserei. Ma forse dovrei. Chiss.
Per quanto tema la sua risposta, chiedo ad A se  sempre rimasto (rimasta?) da queste parti o se
passando da un corpo allaltro ha coperto grandi distanze. In altre parole voglio sapere se un giorno
sar troppo lontano, se pu svegliarsi dallaltra parte del pianeta.
Non funziona cos dice. Onestamente non so perch, ma non mi sveglio mai troppo lontano
da dove mi trovavo il giorno prima.  come se esistesse una logica, anche se la ignoro. Una volta ho
provato a disegnare una sorta di diagramma delle distanze tra i corpi. Volevo capire se nascondevano
una logica matematica. Ma era un rompicapo. Cera casualit, ma una casualit limitata.
Perci non te ne andrai lontano? chiedo.
Svegliandomi no. Per se il corpo in cui mi trovo va da qualche parte, io vado con lui. E la sua
destinazione diventa un nuovo punto di partenza.  cos che sono arrivato qui nel Maryland. Cera
questa ragazza,  partita per Washington DC, ma il gruppo con cui viaggiava non aveva molti soldi,
aveva prenotato fuori citt. Il mattino dopo, quando mi sono svegliato, non ero pi in Minnesota. Ero
rimasto a Bethesda.
Be, allora cerca di non partire per qualche viaggio troppo presto. Deve sembrare una battuta,
ma sono serissima.
Nessun viaggio concorda A. Poi mi chiede dei miei, di viaggi, ma io non mi sono pi mossa
molto da quando la mia famiglia si  stabilita in Maryland. Persino Washington sembra una gita
eccessiva. Ai miei genitori piace restare al loro posto.
Mi chiede dove mi piacerebbe andare. Dico Parigi: una risposta sciocca, perch potrebbe essere
la risposta di qualunque ragazza.
Anchio ho sempre voluto andarci dice invece A. E Londra.
E la Grecia!
E Amsterdam.
S, Amsterdam.
Camminiamo nei boschi programmando viaggi in giro per il mondo. Ci lasciamo alle spalle un
albero dopo laltro e tutti gli anni della nostra vita sembrano a portata di mano. Torniamo alla macchina
per prendere altre patatine, altre olive. Poi passeggiamo ancora, parliamo ancora. Per quanto
incredibile, le storie sembrano non esaurirsi mai, continuano a manifestarsi perch le nostre storie
singole dialogano: un mio aneddoto apre la strada a un aneddoto di A, poi unesperienza di A apre la
strada a una delle mie.
Non ho mai parlato cos, penso. E subito mi rendo conto della somiglianza tra questo pensiero e
ci che mi ha detto A. Tu sei la prima persona a cui lo dico.
S, A  la prima persona a cui ho raccontato molte delle mie storie. Perch A  la prima persona
che mi ha ascoltato col desiderio di conoscere.
Non  leale nei confronti di Justin, lo so. Ci ho mai provato davvero, a raccontargli queste cose?
Solo in spiaggia. Solo quel giorno.
Il pensiero di Justin mi fa tornare alla mente i nostri stupidi piani per cena. Controllo il cellulare
e scopro che sono trascorse ore. Sono le cinque e un quarto.
Ormai non resta neppure il tempo per annullare tutto.
Dobbiamo andare dico ad A. Justin ci aspetta.
Nessuno di noi ne ha voglia. Vorremmo restare qui, continuare cos.
Ho la sensazione di aver commesso un errore.
Ho la sensazione che ci che ci apprestiamo a fare sia un grosso errore.
...
.
...
Capitolo tredici.
...
.
...
Lungo il tragitto Ashley si sforza di parlarmi, io mi sforzo di parlarle, ma su entrambe incombe
il pensiero di ci che sta per succedere. Ingannare Justin cos sar orribile. E ancora pi orribile 
morire dalla voglia di scoprire come si comporter.
Ormai abituata allaspetto di Ashley, sono sconcertata dalle reazioni quando arriviamo al Clam
Casino. A darle il benvenuto  Chrissy B, che  stato mio compagno di scuola. Si  diplomato lanno
scorso con la speranza di sfondare nei musical. Al momento, per, lattivit che pi ci si avvicina 
quando deve cantare Tante vongole a te insieme ad altri membri dello staff mentre il cliente di turno 
ordinato il Buon compleanno e tante vongole a te dal men  spegne la candelina fissata su una met di
vongola. Questo locale mette i brividi, ma il pesce  buono.
Con una sola occhiata Chrissy B sembra proiettare su Ashley le sue fantasie pi sfrenate. Non
lho mai visto farsi cos attento o distribuire i men con questa solerzia. Io  come se non esistessi,
perlomeno finch non lo saluto e gli chiedo se Justin  arrivato. Chrissy B sembra seccato di dovermi
rispondere. Dice di no, comunque, e allora io gli spiego che aspetteremo. A Justin non piace quando
prendo posto a un tavolo senza di lui; perch cos dovr sedersi per forza, altrimenti pu sempre
cambiare idea.
Nellattesa mi accorgo dei tanti sguardi su Ashley. Forse A non ne  consapevole, ma in ogni
caso non si spazientisce. A me invece la situazione non va a genio. Certi ragazzi sono sfacciati, hanno
occhi famelici: con che diritto? Alcune donne sono in contemplazione, altre trasudano risentimento. Se
fossi nei panni di Ashley mi sentirei come un insetto intrappolato in un barattolo.
Justin fa il suo ingresso una decina di minuti dopo di noi, ovvero con soli cinque minuti di
ritardo.
Vede prima me e si avvicina. Poi vede Ashley e si ferma. Non assume istantaneamente laria
rapace degli altri ragazzi. Ma  senza parole. A bocca aperta.
Ciao lo saluto, ed  straziante perch di solito gli do un bacio. Ma non voglio farlo di fronte
ad A. Ashley, dico lui  Justin. Justin, lei  Ashley.
Ashley gli porge la mano: un gesto molto non-Ashley. Per il nervosismo scoppio quasi in una
risatina. Justin gliela stringe. Nel frattempo studia il suo corpo per intero.
Vi trovo un tavolo! cinguetta Chrissy B come se fosse finalmente il suo turno di salire sul
palco di questa produzione amatoriale.
Ci avviamo, altri ci scrutano. Se qualcuno dei presenti si immagina una coppia, di certo 
formata da Ashley e Justin. Io sono la ruota di scorta.
Non so cosa dire o fare. Non so come spiegare Ashley a Justin. E ora che siamo qui non voglio
che quei due possano intendersela. Non voglio che Justin si prenda una cotta per lei. Non voglio che la
guardi come non ha mai guardato me. Non voglio sentirmi cos umiliata.
Allora fa Justin non appena Chrissy B, sventolati i menu, ci lascia alle nostre scelte. Voi due
come vi siete conosciute?
Non mi viene in mente nulla di diverso dalla verit, che non  affatto ci di cui ho bisogno.
Ma A non esita. Oh,  una storia spassosa! dice, e la sua voce trasmette la convinzione che si
tratti di una storia davvero spassosa e che io e Justin saremo della stessa opinione tra dieci secondi.
Mia mamma e la sua erano migliori amiche alle superiori. Poi la mia famiglia si  trasferita quando
avevo otto anni. Mamma non sopportava il freddo, cos siamo andati a Los Angeles. Mio padre ha
trovato lavoro sui set cinematografici e mamma  diventata bibliotecaria alla biblioteca in centro. Non
pensavo di innamorarmi di LA, invece  successo. A dieci anni ho detto a mia madre che desideravo
fare le pubblicit, non che volevo diventare unattrice, ma che volevo fare le pubblicit! Da allora ho
avuto qualche parte e ho fatto un mucchio di provini per la televisione. Ancora niente, ma ci sono pi
vicina. Ogni due o tre anni io e mamma torniamo qui per salutare amici e parenti. Io e Rhiannon ci
vediamo ogni paio danni, ma dallultima volta ne sono passati di pi, vero? Forse tre o quattro.
Esatto dico, intuendo di dover intervenire. Tre, credo.
Intanto A ci ha preso gusto. E ci sta prendendo gusto con Justin. La sua gamba si strofina contro
quella di lui. Justin non ricambia ma neppure si sottrae.
Non sta succedendo, mi dico.
Sapevo di non avere speranze con Ashley e cosho fatto? Mi sono messa in competizione con
lei.
Hai partecipato a qualche programma che posso aver visto? chiede Justin.
Ashley inizia a raccontare di aver interpretato la parte di un cadavere in un poliziesco
ambientato in ospedale, e di aver fatto da comparsa nella festa di un reality show. E la cosa pi stupida
di tutte  che... io ci credo. Mi viene naturale immaginarla sul tavolo di un obitorio, o mentre scherza
con una celebrit di serie B che beve birra.
Ma Los Angeles  un posto fintissimo confessa Ashley, concluso il riassunto della sua vita.
Ecco perch sono felice di avere amici veri, come Rhiannon.
Mi prende la mano. Lo trovo riassicurante.
Arrivano le nostre ordinazioni e Ashley inizia a parlare di ragazzi, inclusa la volta in cui ha
avuto un incontro con Jake Gyllenhaal in chiss quale chteau. Nel frattempo non smette di toccare
la mano di Justin. Non lo trovo rassicurante.
Per fortuna Justin, concentrato sul suo panino allaragosta, non reagisce. Io chiedo ad Ashley
come stanno i suoi genitori. Alla grande, risponde lei. Largomento genitori non cattura linteresse di
Justin ed  una buona cosa.
Poi per la cena finisce, le mani di Justin tornano libere e Ashley si rif sotto. Allora, sulla
difensiva, sono io a prendere la mano di Justin. Lui non la ritrae, ma non capisce perch gliela stia
tenendo. Cerco di toccarlo con la gamba, ma la posizione non mi aiuta:  come se stessi cercando di
recuperare un tovagliolo da sotto il tavolo.
Come andiamo? chiede Chrissy B materializzandosi, occhi puntati su Ashley.
Una me-ra-vi-glia! fa le fusa lei.
Ma chi sei?, penso.
Chrissy B svanisce, felice.
Avevo intenzione di chiedere il conto. Questa cena  pi che sufficiente. Justin non mi sta
degnando di uno sguardo. Non mi vede. Non coglie lSOS che gli sto lanciando.
Ho bisogno di calmarmi. Se inizio a comportarmi come una ragazza bisognosa di attenzioni, o
emotiva, non far che rendere Ashley pi attraente.
Vado in bagno annuncio, e tocco il braccio di Justin. Lui mi lancia uno sguardo del tipo: Non
mi devi chiedere il permesso per andare in bagno, Rhiannon.
Non devo fare pip. Ho bisogno di guardarmi allo specchio e chiedermi cosa voglio. Ho bisogno
di gettarmi dellacqua in faccia per svegliarmi... ma, siccome temo che qualcuno possa entrare e
sorprendermi, non faccio che guardarmi allo specchio. Nel riflesso vedo una ragazza che non  brutta,
ma che non sar mai e poi mai come Ashley. Una ragazza per nulla attraente che ha sfidato il suo
ragazzo a trovare qualcuno che sia meglio di lei.
Che stupida. Sono davvero una stupida.
In particolare per averli lasciati soli.
Mi lavo le mani pur senza aver sfiorato nulla. Poi mi costringo a tornare al tavolo. Mi accorgo
che le chiacchiere tra i due si sono fatte pi intense. Sta succedendo qualcosa.
Li interrompo ancor prima di essermi seduta. Me ne sto l in piedi e dico ad A: Questa storia
non mi piace. Basta.
Non ho fatto niente! grida Justin, che per ha laria colpevole. La tua amica, qui,  fuori
controllo.
Basta ripeto, stavolta a entrambi.
Daccordo dice Ashley. Scusami.
Scusami! dice Justin. Cavolo, non so come siate abituati in California, ma qui non ci si
comporta cos!
Si  alzato. Vorrei chiedergli cosa  successo. Preferisco non saperlo.
Me ne vado dice. E inaspettatamente mi bacia. Mi illudo che il bacio sia per me, ma  per lei.
 per Ashley.
Non lo voglio.
Grazie, piccola dice Justin. A domani.
E basta. Non torner indietro. Resto a guardarlo anche quando se n gi andato.
 colpa mia.  stata una mia idea. Ho preparato la trappola e ci sono finita io stessa.
Rimettendomi seduta, osservo Ashley. Ha laria di chi ha assistito a un incidente dauto. O
magari al volante cera lei.
Scusami ripete.
No,  colpa mia dico. Avrei dovuto immaginarlo. Te lavevo detto che non potevi capire.
Non puoi comprendere la nostra relazione.
Si avvicina una cameriera, chiede se vogliamo il dessert. Dico di no, solo il conto. Lo ha gi con
s.
Faccio io dice A.
Non sono soldi tuoi puntualizzo. Pago io.
Scrivo un messaggio a Justin per dirgli che mi dispiace. Gli scrivo che lo chiamer non appena
sar di ritorno a casa. Per quanto orribile, penso che se Ashley fosse venuta con la propria auto sarebbe
stato meglio. Vorrei che la serata si chiudesse qui. Sono contenta che domani A si sveglier in un altro
corpo. Sono contenta di non dover pi rivedere Ashley.
Solo tenendo separati i due posso preservare A e tutto ci che ha preceduto il nostro arrivo al
ristorante. Ma ci saranno delle conseguenze. A non mi ha ferito... ma ha permesso che mi facessi del
male. Che  quasi la stessa cosa.
Mentre torniamo alla macchina A mi ripete che le (gli?) dispiace. Finalmente capisco perch
Justin non sopporta quando faccio cos.
Dopo un po si arrende. Si rende conto che ho bisogno di silenzio.
Alla fine arriviamo a casa sua.
Sono stato bene dice. Finch.
Gi dico. Finch.
Justin si rimetter. Penser che sono una pazza californiana, nientaltro. Non ti preoccupare.
Inutile. Che cosa inutile da dire.
Ci sentiamo presto.
Chiss cosa sarebbe successo se fossimo venuti qui direttamente dal parco. Malgrado si trovi
nel corpo di Ashley, in quel caso forse avrei baciato A. Forse avremmo avuto la sensazione di essere
invincibili.
Ci sentiamo presto. Anche se non ho idea di cosa ci diremo.
Adesso non posso preoccuparmi di A.
Devo sistemare le cose con Justin.
...
.
...
Capitolo quattordici.
...
.
...
Non aspetto di essere in camera mia. Mi allontano da casa di Ashley e, dopo qualche svolta,
accosto e lo chiamo.
Non ha risposto al mio messaggio e temo che non possa rispondermi neanche adesso. Invece lo
fa.
Che c? chiede. In sottofondo c la TV a tutto volume.
Mi dispiace per quello che  successo dico.
Non  colpa tua. Non so proprio dove hai trovato quella stronza nera, ma lascia che ti dica una
cosa, non  tua amica. Per niente.
Lo so. Invitarti  stata una stupidaggine. Avrei dovuto vederla da sola.
Era fuori controllo. Del tutto fuori controllo.
Magari un aspetto cos pu fartelo perdere.
Non  una scusa. Che puttanella.
Non era davvero lei, vorrei dirgli. Io, lei, non lho mai incontrata.
A domattina dice Justin.  il suo modo per comunicarmi che largomento  chiuso.
A domattina dico. Scusami ancora.
Basta.  tutto a posto.
No, invece.
Forse Ashley non  lunica a essere stata espropriata della sua vita. Forse sta capitando anche a
me. Forse farei meglio a concentrarmi sulle cose reali, piuttosto che sulle mie fantasie. A  reale, ma
non sar mai una costante. Justin  la mia costante.
Avevo paura che ce lavesse con me per laccaduto, invece ce lha soprattutto con Ashley. E la
mattina dopo, quando ci imbattiamo nei nostri amici in corridoio prima dellinizio delle lezioni, muore
dalla voglia di parlarne.
Rhiannon ha questamica californiana, una vera puttanella che ieri sera ci ha provato
spudoratamente... con Rhiannon presente! Era uno schianto e non riusciva a tenere le mani a posto.
Alla fine io le ho detto una cosa del tipo: Ehi, che intenzioni hai?. E Rhiannon  arrivata e le ha detto
di levarsi di torno. Ve lo giuro, era fuori controllo.
Per! dice Steve.
Gi.  quello che intendevo.
I ragazzi certe volte parlano cos. E il punto essenziale della storia  che Justin ha scelto me. Ma
ho comunque limpressione che si stia vantando. Il punto essenziale sembra essere che uno schianto di
ragazza un po troietta voleva portarselo a letto.
Non aprir bocca. Voglio che questa faccenda si chiuda qui. Invece Rebecca si intromette.
Esattamente cos che la renderebbe una puttanella? chiede. Forse si stava solo divertendo a
flirtare un po.
Oh, dacci un taglio, Rebecca sbotta Justin. Tu non ceri. Non hai visto questa stronza nera in
azione. Da morir dal ridere.
Ah, adesso  diventata la stronza nera? Sul serio, Justin? La mia speranza  che Rebecca
non si volti a guardarmi. Lo spero con tutto il cuore. Invece lo fa. Potresti spiegarci com andata?
Ha ragione lui dico. Era fuori controllo.
Rebecca adesso ce lha con Justin ed  delusa da me.
Ben fatto, Rhiannon. Ben fatto.
Justin prova a liquidarla con unocchiataccia. Rebecca, tu non ceri. E io posso chiamare
stronza nera chi mi pare, soprattutto se  nera e se si comporta come una puttanella stronza. 
soltanto un fatto.
Cazzate! Il colore della pelle non ha niente a che vedere con la storia, idiota. E sono sicura che
se lei potesse raccontarci la sua versione dei fatti, probabilmente non sembrerebbe neanche una
puttanella.
Invece darmi dellidiota va bene?
Primo, sono anni che ti do dellidiota. E secondo, sarei felice se ti rendessi conto che non ti
chiamo idiota bianco. Infatti, anche se il tuo pallore si sposa bene con la tua convinzione che tutto ti
spetti di diritto, vorrei metterlo da parte per concentrarmi sul fatto che in questo momento ti comporti
come un idiota universale.
Okay la interrompo. Ti sei spiegata. Basta cos.
S, amico dice Justin a Ben. Spegni la tua ragazza, daccordo?
Lha detto solo per far infuriare Rebecca ancora di pi.
Sto male perch Justin  sotto attacco e, malgrado la scelta infelice di parole, la storia che ha
raccontato non  una bugia. Ashley ci ha davvero provato. Anche se agiva col mio permesso, Justin non
lo sapeva. Lui crede che una mia amica abbia provato a portarmelo via e questo significa essere una
sgualdrina. Una sgualdrina universale.
Se non cambiamo subito argomento moller la scoreggia pi memorabile della storia di questa
scuola ci dice Steve. Siete avvisati.
Rebecca fa credere di aver perso interesse. Dallocchiata che mi scocca, per, capisco che sta
solo rimandando la discussione a pi tardi.
Mi d addosso durante educazione artistica.
Perch gli permetti di parlare cos? Come fai a startene l mentre lui vomita le sue stronzate su
chiunque?
Rebecca, tu devi capire che...
No. Non difenderlo. Non so chi sia questa tua amica californiana, ma forse  lei che dovresti
difendere. Perch se pensi che sia davvero una puttanella nera, allora non sei unamica che vale la pena
di avere.
Aspetta. Cosa? Per quale ragione stiamo litigando?
Rebecca, perch ti arrabbi? Non capisco perch sei arrabbiata.
Perch la mia migliore amica sta con un idiota. E non importa quante volte glielo faccia
notare, lei mi guarda sempre come se stessi dicendo che la Terra  rotonda e lei invece: No no no, 
piatta.
Non  stata colpa sua insisto. Quella ha cercato di incastrarlo. Ha ragione a infuriarsi.
Devessere stata dura, per lui, doversela vedere con una ragazza sexy vogliosa di flirtare.
Chiss com riuscito a sopportarlo. Poverino.
Non  andata cos. Non c modo di spiegarlo.
Be, nella sua versione dei fatti  andata cos. Hai presente la storiella razzista e sessista che ci
ha raccontato in corridoio? Ma ormai forse non te ne accorgi pi.
S invece, ma... quello non  Justin.  Justin quand arrabbiato.
E non conta se a te d fastidio? Vorrei che esistesse una gara olimpica dove tu possa esibire
tutte le acrobazie che metti in atto per giustificare la tua storia con lui.
Detesto quando usa la sua intelligenza per distorcere le cose che mi riguardano e farmi sentire
una stupida.
Perch io e Justin siamo un problema? mi arrischio a dire. Perch? Mica mi prende a
schiaffi. Mica abusa di me. Mica mi tradisce. Perch  tanto difficile accettare che io possa trovare in
lui cose che tu non riesci a vedere? Ma forse non ci riesci perch con lui ti comporti sempre da
stronza.
Quindi adesso la stronza sarei io? Bene. Ma tu, amica mia, cominci a farmi paura. Mica mi
prende a schiaffi. Mica abusa di me. Mica mi tradisce. Ma ti senti? Se questi sono i tuoi standard  ehi,
mica mi ha tirato un pugno, tutto bene!  allora sono terrorizzata per te. Perch mi domando se a un
certo punto tu non abbia gi dovuto ricorrere a queste giustificazioni. Oh,  davvero un brutto
momento, lui  orribile... ma almeno non mi picchia. Abbi un po pi rispetto per te stessa, okay?
Siamo nel mezzo dellora di educazione artistica. Dovremmo disegnare una tartaruga a riposo
nel suo guscio: lha portata in classe Mr K. Gli altri probabilmente ci stanno ascoltando.
Potremmo evitare di parlarne qui? le chiedo. Non appena mi esce di bocca, la richiesta suona
come una supplica.
Rebecca sospira. Non dovrebbe neanche fregarmene. Poi scrolla la testa, correggendosi. No
invece, me ne frega. Perch tu sei mia amica, Rhiannon. E vedere come ti snaturi pur di stare con lui mi
uccide. In questo momento non mi ascolti, lo so, ma un giorno le mie parole potrebbero tornarti utili.
Potrebbero aiutarti. Per questo te le dico. Le ritroverai al momento del bisogno e saprai che io ci sono,
per te.
Bel discorsetto. Fin troppo bello. Cosa darei per risponderle che la scuola mi offre gi un
consulente per lorientamento e che non me ne serve un altro. Cosa darei per ribattere che forse le piace
vedermi soffrire perch, se io sono il paziente, lei pu essere linfermiera, la dottoressa, langelo
custode. In parte lo apprezzo, ma perlopi ne soffro.
Rebecca torna al suo disegno, io al mio. La tartaruga si risveglia e cerca di fuggire. Mr K
vanifica ogni suo tentativo. La prima volta la classe ride. Al quarto tentativo diventa solo seccante.
Incontro Justin al termine delle lezioni e lui non torna sullargomento Ashley o su Rebecca.
Andiamo da lui e giochiamo ai videogame; io perdo quasi subito e devo restare a guardarlo. Poi Justin
sposta le sue mani su di me e iniziamo a darci da fare. Non ce lo diciamo, ma oggi pomeriggio andremo
fino in fondo. Mi sforzo di lasciarmi coinvolgere, ma continuo a chiedermi se Justin non preferirebbe
un corpo diverso dal mio: il corpo di Ashley. Poi, mentre ci spogliamo e la situazione si fa seria,
immagino di trovarmi nel suo corpo e di fare sesso con Ashley. Mi piacerebbe? Non sento nulla, quindi
provo a cambiare prospettiva: e se adesso nel corpo di Justin ci fosse A? Se adesso dentro di me ci
fosse A, sudato, che mi bacia? Sarebbe diverso. Mi guarderebbe di pi. Mi sentirebbe di pi. Adesso.
Di pi. Immaginando A qui con me sto davvero perdendo la testa. Tradisco Justin con la mente, anche
se consumo il tradimento col suo corpo.
Tutto finisce prima che io possa arrivare davvero da qualche parte. Justin si offre di continuare
con me, ma gli dico di no. Sto bene. Molto bene. Benissimo.
...
.
...
Capitolo quindici.
...
.
...
La sera, prima di dormire, controllo la posta elettronica. Nessuna email da Justin. Neanche una
parola da Rebecca. Solo notizie di A.
Devo rivederti,
A
Chiss in quale corpo si trova. Avrei voglia di andarci a letto?  sbagliato chiedermelo?
Non ho una risposta.
Ho voglia di vedere A, ovvio che ne ho.
Eppure non riesco ancora a capire perch.
Quando rivedo Justin, al mattino,  di pessimo umore. Suo padre gli ha fatto unaltra ramanzina
a distanza. C un altro compito in classe per cui non  preparato.  un altro giorno che non vorrebbe
passare qui.
Cerco di stargli saldamente accanto. Mi lamento della verifica di storia che mi aspetta oggi. Gli
dico che stare insieme, ieri,  stato di gran lunga meglio che studiare. Non confesso di aver studiato una
volta tornata a casa.
Odio questo cazzo di posto dice. Non devo dimenticare che io non faccio parte di questo
posto. Justin non sta parlando di me.
Non  facile dare il proprio appoggio quando non si sa per cosa lo si offre. Non  facile esserci
per qualcuno, se questo qualcuno non ti permette di capire dove si trova.
Dico a Justin che ci rivedremo a pranzo. Lui non reagisce. E perch dovrebbe? Ho detto
unovviet. Sappiamo gi come andr la nostra giornata.
Vado a lezione. Parlo con le solite persone. Presto a malapena attenzione alla mia vita.
Durante lora di spagnolo ascolto gli altri discutere dello splendore di Madrid. Durante
educazione artistica fatico a tenere il pennello in mano.
Poi, poco prima di matematica, qualcosa in me si ridesta. Allarme. Sono in corridoio e invece di
entrare in aula mi lancio unocchiata alle spalle. Qualcuno mi sta guardando. Mi rendo subito conto che
A  tornato. A  qui.
 in quegli occhi, un ragazzo con una lunga frangia laterale, polo e jeans che chiunque altro
potrebbe sfoggiare. Ma gli occhi, quel modo di guardarmi, possono appartenere soltanto ad A.
Mi allontano dallaula e dalla piega abituale che la giornata stava per prendere. La seconda
campanella suona, tutti si affrettano a lezione. Ma non lui. Non noi.
Noi. Non dovrei pensare a noi come noi. Ma la sensazione  questa, noi. In corridoio, ancora
prima di scambiare una sola parola, noi siamo un noi.
Non sono sicura di volerlo, ma questo noi se ne infischia. Esiste al di l di me.
Le lezioni ricominciano e ci ritroviamo soli. Insieme. Justin non dovrebbe aggirarsi da queste
parti, al momento.
Siamo al sicuro. Da cosa non saprei.
Ehi dico.
Ehi dice lui.
Immaginavo che saresti venuto.
Sei arrabbiata?
No, non sono arrabbiata. Ma Dio solo sa quanto tu faccia male al mio registro delle presenze.
Sorride. Rovino il registro delle presenze di chiunque.
Come ti chiami oggi? chiedo.
A. Per te  sempre A.
Va bene dico.
Ed  cos. Se non conosco il nome di questo ragazzo  pi facile pensarlo come A.
Una fuga da scuola  fuori discussione. Ho quella verifica di storia e le cose con Justin sono gi
abbastanza complicate: non c bisogno che io sparisca e debba poi mentirgli a proposito. Posso saltare
la lezione di matematica, niente di pi.
Percorrere il corridoio in sua compagnia  stranissimo. Temo di incontrare qualcuno. Nel caso
dovrei fingere che sia uno studente nuovo; gli sto mostrando la scuola.
Justin  a lezione? mi chiede mentre ci avviciniamo alle classi di inglese.
Forse. Se ha deciso di andarci.
Non  sicuro restare in giro. Lo guido in una delle aule vuote; ci sediamo nellultima fila, cos
che nessuno possa vederci dalla porta.
 insolito stare seduti al banco. Guardarci in faccia  difficile. Eppure troviamo il modo
voltandoci.
Come sapevi che ero io? chiede.
Da come mi hai guardato. Non poteva essere un altro.
Presa. Non sapevo che la mia mano avesse tanta voglia di essere presa finch A non la prende e
la stringe fra le sue. Mani cos diverse da quelle di Ashley, da quelle di Nathan. Mani diverse da quelle
di Justin, malgrado questo ragazzo abbia grosso modo la sua corporatura. Le nostre mani combaciano
in maniera diversa.
Mi dispiace per laltra sera dice.
Non vorrei riaprire quel capitolo, ma ribatto: Mi merito met della colpa. Non avrei dovuto
chiamarlo.
Cosha detto? Dopo?
Onest. Sento di dover essere onesta.
Ha continuato a chiamarti quella stronza nera.
La smorfia di A non mi sfugge. Che tesoro.
Ancora una volta avverto la necessit di difendere Justin. Penso che avesse intuito che si
trattava di una trappola. Non so come, ma sapeva che qualcosa non tornava.
Ecco perch ha superato la prova.
Non si arrende. Questo suo desiderare che Justin sia un pessimo soggetto mi fa pensare a Justin.
Ritraggo la mano. Sei ingiusto.
Scusa.
Scusa.  dispiaciuto. Lo sono anchio. Siamo tutti dispiaciuti.
Mi chiede: Che cosa vuoi fare?.
Ecco di nuovo quello sguardo. Quegli occhi. Per nulla dispiaciuti. Struggenti.
Tengo duro. Provo a essere un fatto, non un sentimento.
Che cosa vuoi che faccia? chiedo.
Voglio che tu faccia qualunque cosa sia giusta per te.
Troppo perfetto. Da copione. Troppo diverso da quel suo desiderare.
 la risposta sbagliata dico.
Perch?
Non ci arriva. Perch  una bugia.
 sorpreso. Torniamo alla domanda iniziale. Che cosa vuoi fare?
Come spiegargli che il punto non  ci che voglio? Il punto non  mai questo. Vorrei un milione
di dollari. Vorrei non dover pi venire a scuola ma trovare comunque un buon lavoro. Vorrei essere pi
bella. Vorrei essere alle Hawaii. I desideri non costano nulla finch non provi a spenderli. Non
dovrebbe chiedermi: che cosa vuoi fare? Dovrebbe chiedermi: che cosa puoi fare?
Come spiegarlo? Ci provo. Non voglio gettarmi alle spalle nulla di ci che ho per qualcosa
dincerto.
E io che cosa avrei di cos incerto?
Scherza. Sta scherzando, non pu essere altrimenti.
Dici sul serio? Devo proprio spiegartelo?
Lui agita la mano per tagliare corto. Lasciamo perdere. Tu sei la persona pi importante che
abbia mai incontrato: ecco una certezza.
Mi conosci da due settimane puntualizzo. Ecco lincertezza.
Tu sai di me pi di quanto ne sappia chiunque altro.
Ma io non posso dire la stessa cosa di te. Non ancora.
Non puoi negare che tra noi c qualcosa.
Non posso,  vero. Ma posso negare che significhi ci che crede lui.
No. C. Quando ti ho visto oggi, be, non sapevo di averti aspettato finch non sei arrivato. E
poi tutto quel senso di attesa si  concentrato in un secondo.  qualcosa... ma non so se si tratta di una
certezza.
La quarta ora non  ancora finita, ma avevo programmato di studiare per la verifica di storia
durante matematica e devo farlo. Devo ricordarmi che la mia vita  qui, non posso permettermi di
mandarla a rotoli.
Devo prepararmi per la verifica. Devo tornare allaltra mia vita.
Dolore. Gli solca il viso, gli vela gli occhi. Non avevi voglia di vedermi?
Volere. Tutto, in lui, ha a che fare col volere.
S dico. E no. Tu credi che semplifichi le cose, ma in realt le complica.
Quindi non avrei dovuto venire?
 di qualche aiuto? No, affatto. Semmai  di disturbo, perch fa sembrare il resto meno
importante.
Allora lo capisco distinto: venire a scuola ogni mattina chiedendomi se ci sar, guardare gli
occhi di ogni sconosciuto nella speranza di trovarlo... non posso farcela.
Cos gli dico: Limitiamoci alle email. Va bene?.
Percepisco il suo desiderare, gli pulsa sottopelle. Vedo quanta fatica gli costa mantenere il
controllo. Ma a un tratto lui non ha scelta. Io non ho scelta.
La porta dellaula infatti si spalanca ed entra uninsegnante che non conosco. Dopo unocchiata
dice: Non dovreste essere qui. Non avete lezione?.
Farfuglio qualcosa a proposito di unora buca. Prendo la tracolla. A non ne ha una e spero che
linsegnante non lo noti.
Ci salutiamo in corridoio. Non lo rivedr pi cos. Lo rivedr nei panni di qualcun altro. E
neppure lo ritrover speranzoso come invece era stamattina quando mi ha visto.
Mentre mi allontano riesco ancora ad avvertire il filo che ci unisce.
Alla fine delle lezioni vado allarmadietto di Justin, che per se n gi andato.
Trascorro il resto della giornata e della serata da sola. I miei genitori non contano.
...
.
...
Capitolo sedici.
...
.
...
Lindomani qualcosa non va. Justin fatica a parlarmi. Rebecca mi guarda in modo strano.
Persino gli insegnanti mi notano di pi e non smettono di interpellarmi. Siccome ho una ricerca di
inglese da finire passo il pranzo in biblioteca.
Dopo la sesta ora Preston mi scrive un messaggio: mi va di fare qualcosa dopo la scuola? Mi
sembra di non parlargli da un po e sono contenta che qualcuno abbia voglia di andare da qualche parte
con me.
Scegliamo il centro commerciale. Un cugino di Preston lavora da Burberry e lha avvertito che
oggi il cappotto per cui stravede sar messo in saldo. Preston non se lo potr permettere comunque, ma
avr occasione di provarlo unultima volta prima che sia venduto.
Credevo quindi che il cappotto sarebbe stato in cima alla lista degli argomenti di cui
chiacchierare, invece, non appena monta in macchina, Preston collega liPod alla radio per sparare a
tutto volume un certo Robyn e se ne esce con: Allora... vuota il sacco!.
Che sacco dovrei vuotare? chiedo facendo manovra per uscire dal parcheggio.
Preston sospira con fare melodrammatico. Devo vuotare io il sacco per te? Ho saputo da fonti
molto attendibili che ieri, in corridoio, hai parlato con un gentiluomo sconosciuto dal fascino raro. Ti
sei addirittura appartata con lui in unaula vuota; per quando sei riemersa non cerano segni evidenti
di una condotta sconveniente. A quanto pare il gentiluomo aveva una lunga frangia sistemata di lato,
particolare che fa credere allottantacinque per cento delle mie fonti che il ragazzo giochi nel mio
campionato. E questa sarebbe la novit pi eccitante dei miei ultimi dieci anni di vita. Ogni sera prego
che un omosessuale amorevole e ben pettinato si presenti a scuola, con la stessa intensit con cui
Margaret prega per due tette nuove e mio nonno per la salvezza eterna.
Sto guidando. Serve che mi concentri, altrimenti finir per sbandare.
Prudenza. Il primo istinto  quello di rispondere: Non so di cosa parli. Ma  piuttosto evidente
che qualcuno mi ha visto. Molti mi hanno visto.
Il mio secondo istinto  pensare: Justin  venuto a saperlo.
Il mio terzo istinto  gridare.
Il quarto istinto  piangere.
Il quinto istinto  tenere a bada tutti questi istinti e dire con leggerezza: Mi dispiace, Preston:
non so se si sistema la frangia come fai tu. Era uno studente che forse si iscriver da noi, nientaltro; gli
ho mostrato la scuola, come fa Tiffany. Vive in California e non  neppure sicuro che il padre ottenga
un lavoro qui. E anche se lo ottenesse... largomento delleterosessualit e dellomosessualit non 
saltato fuori.
Oh. Il povero Preston ha laria delusa.
Mi dispiace.
Nessun problema. Un ragazzo pu sognare, no?
Forse  meglio cos. Forse la vita reale non sar mai allaltezza dellamore favoloso che Preston
desidera.
Allora chi mi ha visto? chiedo con garbo. Voglio dire, noi due.
Kara Wallace e la sua cricca. Lindsay Craig ha subito pensato che ci stessi provando
pesantemente, ma poi vi hanno visti separarvi ed  andato tutto a posto... se capisci cosa intendo. Kara
era su di giri perch il suo gaydar ha captato un segnale.
Credi davvero in questa storia del gaydar?
Preston annuisce.
Puoi dirlo forte.  una questione di energia. Impossibile dire se si tratti del linguaggio
corporeo o di una vera reazione chimica. Ma la si percepisce. Lui la emana, tu la emani, e la si pu
sentire.
Penso ad A. A come ho sentito che era lui.
Poi metto da parte quel pensiero.
E la voce si  gi sparsa? Cio, dovrei preoccuparmi per Justin?
A Justin non importano i pettegolezzi, no? Non mi pare il tipo.
No, ma non  difficile immaginare Lindsay rincorrerlo e aggiornarlo con le sue teorie: Ho solo
pensato che dovessi saperlo, gli direbbe. Ogni pettegolezzo ha i suoi piccoli aiutanti.
Potrebbe giustificare il mutismo di oggi. Come un migliaio di altre ragioni. Ma se lo chiamassi
per discuterne e lui fosse del tutto alloscuro, la cosa mi si potrebbe rivoltare contro.
Davvero, insiste intanto Preston non preoccuparti. Te ne ho parlato soltanto per... be, per
egoismo. Io sono il nemico. Il nemico sono io.
Sta facendo un po di ironia e riesce a convincermi. In parte.
Stai bene? chiedo.
Sorride con aria mesta. S. Ma starei meglio se mi avessi detto di aver dato il mio numero a
quel ragazzo con la frangia.
Cos successo con Alec?
Non aveva la frangia.
E quel ragazzo del Massachusetts con cui chattavi?
Non aveva la frangia. E non era di qui.
Quindi il problema  la frangia? Non puoi stare con qualcuno che non abbia una frangia bella
lunga?
Se esiste uneccezione, non lho ancora incontrata.
Dico sul serio. Credi davvero in un tipo? Esiste davvero un solo tipo di persona adatta a te?
Se lui o lei fossero abbastanza interessanti, potresti accettarli anche se non sono il tuo tipo?
O lei?
Era solo per parlare. Se lamore  sincero ha davvero importanza?
Vorresti che dicessi di no, lo so, ma parliamoci chiaro: tutti abbiamo una naturale inclinazione
per certe cose e non per altre. Molte di queste cose sono negoziabili, ma alcune sono cruciali. Non
chiedermi perch: solo per tentare di spiegartene i motivi avrei bisogno di un dottorato e di un
microscopio potentissimo. Sarei capace di amare un ragazzo senza una frangia lunga? S, certo. Sarei
capace di amare un ragazzo con i capelli corti davanti e lunghi sul collo? Difficile. Sarei capace di
amare una ragazza con i capelli corti davanti e lunghi sul collo? Come amica di sicuro. Ma... vorrei
avere un altro genere di relazione con lei? No. Non sono interessato. Per niente. Na-ah.
Ma non vorresti che fosse possibile? Non vorresti che tutto fosse possibile?
Lo vorrei? S. Insomma, perch no? Credo che sia una possibilit concreta? No. Mi dispiace.
Neanche lontanamente. E come prova ho i due anni passati ad amare il nostro comune amico Ben. Non
tutto  possibile. Innamorarsi di un ragazzo etero  quindi sconsigliabile.
Anche se alludire questa notizia non sterzo bruscamente, devo almeno spegnere la radio.
Aspetta, sei innamorato di Ben?
Ero innamorato di Ben. Di un amore tipo supplizio. Oh, Dio, cosa non avrei fatto per, con e a
quel ragazzo. Questo prima che si mettesse con Rebecca. Be, allinizio non stava ancora con
Rebecca.
Richiamo alla mente limmagine di Ben due anni fa. La sua frangia.
Ma sapevi che non era gay, no? Cio, non lo era, no? Mi sono persa qualcosa?
No, non ti sei persa niente. Preston guarda fuori dal finestrino. Ho provato a convincermi
che potesse diventarlo. Il pensiero che esistesse qualcuno di cui innamorarmi ha reso pi facile il mio
coming out. Era una destinazione per il mio viaggio.  stato sciocco e lui non ha fatto nulla per
meritarlo, ma avevo bisogno di immaginare un qualche futuro. Cos ho deciso di ritagliare Ben dalla
realt per incollarlo alle mie fantasie. In quel momento provavo emozioni contrastanti e avevo bisogno
di provarle tutte. Poi mi sono detto che era tempo di finirla. Ho dovuto. A Ben non sarebbero mai
cominciati a piacere i ragazzi, proprio come a me non sarebbero cominciate a piacere le ragazze.
Preston non capir da dove proviene questa domanda, eppure devo fargliela. Ma se avesse
potuto cambiare? Cio, se Ben avesse potuto diventare una ragazza e tu avessi potuto stare con lui in
quel modo?
Rhiannon, se avessi voluto innamorarmi di una ragazza avrei avuto un mucchio di ragazze
meravigliose fra cui scegliere. Non  cos che funziona.
Sciocca. Mi sento sciocca.
Lo so, lo so dico. Scusa.
Nessun problema. Poi si mette a studiarmi. Cosa ti passa per la testa?
Non posso essere del tutto sincera, ma forse potrei mantenermi sul vago quanto basta per
mandare avanti la conversazione.
Mi stavo solo chiedendo perch le persone stanno insieme dico. Come scoprono di avere un
legame e cosa mantiene saldo quel legame? Sono le cose che abbiamo dentro: chi sei, in cosa credi?
Sarebbe bello. Ma se lesteriorit fosse altrettanto importante? Da piccola, lidea di innamorarmi di
qualcuno brutto mi terrorizzava. Tipo Shrek. Poi mi sono convinta che lamore avrebbe reso
meraviglioso ai miei occhi chiunque, se soltanto avessi amato abbastanza. E voglio crederci. Voglio
credere che si possa amare qualcuno al punto che tutto il resto perda importanza. Ma se invece non
funzionasse cos?
Intanto arriviamo al centro commerciale. Mi infilo in un parcheggio. Nessuno di noi osa
scendere dallauto.
Preston ha laria preoccupatissima.
Si tratta di Justin? chiede. Non ti attrae pi?
No!
Si tratta di... qualcun altro?
NO!
Preston alza le mani. Daccordo, daccordo. Volevo solo controllare.
Mi passava per la testa, tutto qui.
Lho deluso e deludo anche me stessa perch chiudo qui la conversazione. Ho messo in chiaro
che  conclusa.
Scendiamo dallauto e ci dirigiamo al negozio di Burberry. Preston prova il cappotto, io gli dico
che gli sta a meraviglia. Chiacchieriamo di vestiti, delle lezioni, dei nostri amici. Per non parliamo di
ci che catalizza i miei pensieri. Preston lo sa. Lo so anchio.
Sto ancora aspettando un messaggio di Justin. Se i pettegolezzi lhanno raggiunto vorr sapere
chi era quel ragazzo; altrimenti mi scriver per sapere cosa sto facendo.
Una delle due.
Oppure, alla fine, nessuna.
Medito sulla possibilit di scrivere ad A, ma non lo faccio. Non voglio incoraggiarlo. Devo
impedire che si presenti di nuovo a scuola. Ho bisogno di riflettere. Ma come si possono tracciare i
confini di qualcosa che non ha una forma? Sono le cose senza una forma  lamore, lattrazione  le pi
difficili da mappare.
Allavvicinarsi della mezzanotte cedo e scrivo a Justin. Sono assonnata e vulnerabile. Se non mi
libero di una cosa  almeno una  delle tante che mi agitano, la notte non mi lascer riposare.
Oggi mi sei mancato.
Mi risponde la mattina dopo.
Davvero?
...
.
...
Capitolo diciassette.
...
.
...
Ricevo il messaggio mentre lo sto gi aspettando al suo armadietto. Vengo travolta da
unondata di emozioni. E un minuto pi tardi, quando Justin si materializza, londata si abbatte sui muri
che avevo eretto, travalicandoli.
Gli mostro il telefono. Che significa davvero?
Non ha laria arrabbiata. Sembra seccato. Al momento sono la ragazza che gli sta tra i piedi.
Se ti sono mancato tanto, perch mi hai evitato per tutto il giorno? chiede. Se ti fossi
mancato, ti saresti sforzata un po, no?
Ero con Preston! Siamo andati al centro commerciale! Stai dicendo che saresti venuto a fare
shopping? Sul serio?
Non so perch sto urlando, perch attacco briga quando invece non voglio litigare.
Non mi riferisco alla vostra sessione di shopping (lo dice nello stesso modo in cui direbbe
gay). Parlo in generale. Non eri qui.
 ancora arrabbiato per Ashley? O  venuto a sapere del ragazzo misterioso e dellaula vuota?
Ero in giro dico. Ma ero qui. Poi decido di affrontare la situazione diversamente. Sono
stata occupata, s. Verifiche, nuovi studenti a cui far visitare la scuola e tutto il resto. Ma ero qui e se
avessi voluto stare con me ti sarebbe bastato chiamarmi.
Justin apre lo sportello dellarmadietto con tanta forza da farlo sbattere contro quello accanto. Io
indietreggio, pi per il rumore che per il gesto.
Ti ascolti quando parli? Mi bastava chiamarti? Adesso funziona cos? Devo prendere
appuntamento per stare con te? Dio.
Gli altri ci guardano. Siamo la coppia che litiga nei corridoi.
Mi spiace dico. Non sono sicura di cosa. Sono solo dispiaciuta.
Ti interessa almeno sapere la giornata di merda che ho avuto? Ti  passato per la testa di
chiedermelo? mi sfida.
C qualcosa che non va?
Questa conversazione dice facendo sbattere lo sportello, stavolta per chiuderlo. Ecco cosa
c che non va.
Non si tratta solo di questa conversazione. Ho commesso un centinaio di altri errori. Sono
diventata quel genere di persona che si preoccupa di essere scoperta, non importa cosa abbia fatto.
Non voglio essere quel genere di persona.
Possiamo parlarne? chiedo gentilmente.
La risposta di Justin : Ci vediamo dopo.  qualcosa, non molto.
Al suono della campanella gli altri si affrettano, ma alcuni lanciano unultima occhiata per
capire se sto per fare una scenata che valga la pena raccontare.
Li deludo, proprio come deludo chiunque.
A pranzo latmosfera  tesa.
Tra la prima e la seconda ora non ho incontrato Justin: non so se mi ha evitato di proposito o se
non ho avuto tempismo. Tra la terza e la quarta ora ho incrociato Preston e gli ho chiesto se  riuscito
ad arginare i pettegolezzi. Ho provato a farla sembrare una battuta, ma Preston mi ha letto dentro:
secondo lui linteresse si  ormai spostato su altro, come sempre. So che di solito  cos, ma potrei
sempre essere uneccezione, considerata la mia fortuna.
Vorrei riservare a Justin la sedia accanto a me ma, quando Rebecca si presenta col vassoio in
mano e si accomoda, non riesco a improvvisare una scusa per chiederle di cambiare posto senza
apparire debole. Al suo arrivo, Justin guarda il posto occupato, quasi si trattasse di unulteriore prova.
Si siede due posti pi in l.
Almeno un saluto, non chiedo altro.
I nostri amici lo notano. Lo notano, ma non commentano.
Dovrei sforzarmi di aggiustare tutto, di migliorare il suo umore nei miei confronti. Invece mi
ritrovo con questo stupido e inutile pensiero in testa: A non si comporterebbe mai cos. Anche se non ci
trovassimo daccordo. Anche se litigassimo. A non mi ignorerebbe. Non mi farebbe sentire come se
non esistessi. In qualunque corpo finisse, A troverebbe un modo per dirmi che mi ha notato.
 impossibile sapere se sia un fatto, ma certamente  una sensazione.
Rhiannon?
 la voce di Rebecca. Mi ha chiesto qualcosa.
Torno a concentrarmi sul tavolo sfuggendo per un momento ai miei pensieri. Lancio
unocchiata a Justine, mi rendo conto che mi sta fissando. Si  accorto che mi sono assentata. Un tempo
avrebbe immaginato che stessi pensando a lui. Adesso, invece, la sua espressione dice altro. Torna a
calare gli occhi sul pranzo.
Scusa ripeto. Stavolta a Rebecca, per non aver prestato attenzione a quel che aveva da dire.
Devi sistemare le cose.
Non faccio che ripetermelo per tutto il giorno.
A mi abbandoner. A non sar mai mio. A non potr mai diventare una presenza normale nella
mia vita.
Justin  qui. Justin mi ama. Justin  parte di me. Non posso ignorarlo.
 arrabbiato, ma  arrabbiato perch  confuso, perch lo sto rendendo infelice. Ha intuito che
qualcosa non va. Mi conosce abbastanza per saperlo.
Non se lo sta inventando. Sono io la causa di tutto.
Ecco perch devo fermarmi.
Ecco perch devo aggiustare le cose.
Non sembra sorpreso di trovarmi al suo armadietto alla fine delle lezioni.
So che non ero qui dico prima che possa respingermi. So che non ti ho dato il cento per
cento dellattenzione. Ma tu non centri. Ti sono grata per avermelo fatto notare perch a volte, sai,
sono talmente altrove da non rendermi conto di esserlo. Ma adesso sono tornata. Sono qui. Voglio
sapere come stai. Voglio far parte della tua vita. Voglio che ci prendiamo il tempo necessario per
tornare sulla strada giusta.
Tutto a posto dice.
Lo guardo riporre i libri nellarmadietto. La sua nuca mi stuzzica. Le sue spalle mi attirano.
Vuoi fare qualcosa? gli chiedo.
Chiude larmadietto. Torna a guardarmi.
Certo dice. E nei suoi occhi, nella sua voce, adesso lo avverto.
Sollievo.
Gli chiedo dove vuole andare.
Lui dice a casa sua.
C quel sesso che si fa come atto di riappacificazione dopo una lite. Ma in questo momento ho
la sensazione di fare sesso solo per prolungare la finzione. Mi sono tramutata in quel genere di ragazza
tanto devota e tanto finta, da potermi addirittura illudere che la finzione sia vera. So che le azioni
riescono a parlare con Justin e adesso gli sto parlando a gran voce, e lui risponde con la stessa intensit
di voce. Sono lieta di questo dialogo, lieta della sensazioni intense che fanno reagire il mio corpo. Ma
la mente  in unaltra stanza.
Nella foga, nella furia, Justin si sente abbastanza al sicuro per dire: Non lasciarmi.
E io glielo prometto. Riconoscendo quant vulnerabile glielo prometto.
Dopo, gli chiedo di ieri, ma lui fatica a ricordare perch sia stata una pessima giornata. I soliti
motivi e il peso di sentirli cos abituali. Non accenna al ragazzo misterioso e io non ne avverto la
presenza sotto le sue parole. Penso di averla scampata.
Mi chiede di restare per cena. Chiamo mia madre, che sembra irritata ma non dice di no. Anche
la madre di Justin sembra irritata quando, di ritorno a casa, viene a sapere dal figlio che rester per
cena, ma lirritazione  diretta contro di lui, non contro di me. Le dico che  stata una decisione
dellultimo minuto, non c bisogno che resti, ma lei replica che  felice di avermi per cena,  da un po
che non mi vede. Quando ho iniziato a uscire con Justin mi trattava come una randagia ritrovata dal
figlio; adesso che io e lui siamo insieme da un po ho migliorato il mio status: sono lanimaletto
domestico, una parte della famiglia, ma non un vero membro.
Al padre di Justin piaccio di pi, o forse lui si sforza di apprezzarmi. Riesce ad arrivare cinque
minuti esatti prima di cena e poi si comporta come fosse a capotavola malgrado il tavolo quadrato. Io e
Justin siamo seduti ad angolo retto e rispondiamo alle domande di suo padre come in unintervista
doppia. Le nostre insipide risposte riguardo la scuola e i compiti non vengono contestate dai suoi
insipidi responsi. Mi arrischio a chiedere della nonna di Justin e mi viene detto che se la sta cavando
come cera da aspettarsi. Siccome la tensione sale, cambio argomento e mi complimento per la cena.
La madre di Justin si scusa perch in casa non aveva nulla per secondo, visto che non pensava di
cucinare per quattro.
Allinizio della storia con Justin smaniavo perch casa sua diventasse la mia seconda casa,
perch la sua famiglia diventasse la mia seconda famiglia. Non  successo. Ed  logico, perch Justin
stenta a vedere nei genitori la sua famiglia. Allepoca, per, una parte di me era rimasta delusa perch
cos avevo perso la mia seconda occasione di avere una madre decente. Comunque avevo deciso di
rivendicare il vuoto della vita di Justin: ricordo di aver pensato che se lui non sentiva di avere una
famiglia, avrei potuto essere io la sua. Se lui sentiva di non avere una casa, avrei trasformato il nostro
spazio in una casa. Credevo che lamore ne fosse capace. Credevo che lamore esistesse per questo.
Ora non sono pi sicura di ci che abbiamo. Di che tipo di famiglia siamo. Spesso immaginavo
il nostro futuro  sposati, con figli  per poi tornare a ritroso fino al presente.  un po che non lo
faccio.
Per quasi tutta la cena Justin  a disagio. So che lelemento di conforto sono io: tra le persone
sedute al tavolo, sono quella che lo rende pi felice, quella che sente pi vicino. Dopo cena, aiutata sua
madre a fare i piatti, ritrovo Justin in camera sua, alle prese coi videogame. Al mio arrivo mette in
pausa e mi invita a sedermi accanto a lui.
Mi spiace di averti messo in questa situazione dice, baciandomi.
La cena era buona dico, anche se non lo era.
Non andremo oltre ai baci coi suoi in casa.  come se le loro orecchie amplificassero ogni
nostro gesto.
Mi passa un controller, giochiamo un po. Se fossimo diversi faremmo i compiti insieme.
Invece ce ne guardiamo bene. Mi rendo conto di quanto sia irresponsabile. Non credo che Justin ci
rifletta.
Sono felice di essere tornata alla normalit. Non saprei dire se mi  mancata, ma al momento
sembra giusto cos.  come se A non fosse mai esistito. A  una storia che mi sono raccontata.
Justin  pi bravo di me in questo videogame, come in gran parte degli altri. Io continuo a
morire, lui continua a regalarmi nuove vite.
Alle nove mi do finalmente per vinta, gli dico che devo fare i compiti di biologia per evitare che
mi caccino da scuola. Tiro in ballo i compiti perch da un lato devo farli davvero e dallaltro voglio
ricordargli che lui deve fare i suoi. Justin, a scuola,  senzaltro pi a rischio di me.
Va bene, a domani dice. I suoi occhi non si staccano dallo schermo.
Andandomene, non dimentico di salutare i suoi genitori. Sua madre ripete che  stato bello
vedermi. Suo padre mi accompagna alla porta.
Una volta fuori, non ho la sensazione di aver lasciato l qualcosa. Quando esco da casa una
parte di me rimane indietro, in attesa del mio ritorno. Ecco cosa la rende casa mia: la sensazione che
una parte di me sia sempre l ad aspettarmi.
Mentre mi avvicino alla macchina, non mi volto per controllare se Justin  alla finestra, se mi
sta guardando oppure no. So che non c.
La parte di lui in attesa del mio ritorno non  cos forte. Non quando  sicura di avermi.
Quando mi ritrovo da sola nella mia stanza, la lite con Justin ha ormai smesso di preoccuparmi.
Stamattina sembra gi storia antica.
Invece  di A che mi preoccupo. Lui s che aspetta di vedermi tornare. Oggi non gli ho scritto e
la sua sensazione  ora me ne rendo conto  devessere di abbandono. Ma questidea  sbagliata:  A ad
abbandonarmi ogni volta saltando da un posto allaltro, da un corpo allaltro.
Eppure anchio sono colpevole.
Controllo la posta elettronica e sono quasi sollevata di non avere sue notizie. Se non ha scritto,
il mio silenzio  giustificato. Certo, forse  rimasto in silenzio perch io gli ho chiesto di farlo.
Mi preparo per andare a letto e dormo per otto ore. Al mio risveglio, il primo dovere che sento
di assolvere  rompere quel silenzio. Perci scrivo:
A,
mi dispiace, ieri non sono riuscita a scriverti. Avrei voluto, ma sono successe alcune cose
(niente dimportante, mi hanno solo tenuta impegnata).
Rivederti  stato difficile, ma anche bello. Davvero. Per credo di dovermi prendere una pausa
di riflessione.
Com stata la tua giornata? Coshai fatto?
R
Sto tenendo il piede in due scarpe: Volevo scriverti, per prendiamoci una pausa. Eppure  una
rappresentazione fedele della situazione in cui mi trovo. O in cui penso di trovarmi.
Io so che  una situazione impossibile e so che non faciliter le cose, ma vorrei comunque
sapere dove si trova A.
Significa che sto aspettando A?
Non saprei.
Come minimo, sto aspettando di sapere cosa mi riserva il domani.
...
.
...
Capitolo diciotto.
...
.
...
Ricevo unemail sbrigativa mentre sono al volante, diretta a scuola. La leggo in auto prima di
entrare. Ieri A ha trascorso la giornata nel corpo di una ragazza immigrata che per vivere  costretta a
pulire i gabinetti; il giorno prima, invece, A non si sentiva bene, dunque  rimasto a casa di questaltra
ragazza a guardare la TV. Oggi  una ragazza che ha in programma una gara di corsa campestre, quindi
dovr rimanere dov. Io non gli ho chiesto di venirmi a trovare, ma sono comunque delusa.
Vorrei contraddirmi. Vorrei avere la meglio sulle mie esitazioni. Vorrei A qui con me.
Ma non posso privare quella ragazza della sua gara. E immaginando A nei panni di una podista
rallento un po. E se oggi fosse unaltra Ashley? E anche se fosse una ragazza dallaspetto normale
cosa potremmo fare?
Medito sulla risposta da dargli ma, a meno di non proporgli (proporle) di venire da me, non ho
altro da dire. Non racconter ad A di Justin, non della nostra lite, non di come abbiamo fatto pace. E
cosaltro c, nella mia vita, che vale la pena di essere raccontato?
Spengo il cellulare ed entro a scuola.
Faccio tutto meccanicamente. A lezione cerco di tenere la bocca chiusa, aprendola quando
devo. Saluto gli amici, nulla di pi. Do a Justin ci che vuole: una distanza sufficiente a farlo essere se
stesso, una vicinanza sufficiente a fargli capire che non sono lontano. In mensa, mangio senza gustare il
cibo.
Mi torna in mente Kelsea, il diario in cui erano raccolti tutti quei modi di morire. Non voglio
uccidermi. Non ci penso neanche. Ma comprendo la sensazione di perdere contatto con lesistenza. La
sensazione che il filo che ti tiene legato agli altri si sia fatto tanto sottile che un solo strattone potrebbe
spezzarlo. Se non mi aggrappo andr alla deriva. Nessuno mi tiene. Nella mia vita sono la sola a
mantenere salda la presa.
Tranne A. Ma A non  qui.
Rebecca e Preston cercano di offrirmi un appiglio. Si accorgono del filo assottigliato e ci legano
un messaggio, lo fanno scivolare verso di me. Preston mi invita a unaltra sessione di shopping senza
acquisti. Rebecca mi alletta con la proposta di un caff dopo la scuola, di un giro. Entrambi mi
ricordano che domani sera Daren Johnston dar una festa. Sono sicura che finir per andarci.
Programmi. La verit  che non faccio programmi perch sto ancora aspettando di sapere dove
si trova A oggi e se  libero. Sta cominciando il fine settimana. Posso affrontare un lungo viaggio se
devo.
No. Vedo Justin e mi dico: Basta. Lui mi chiede se ho voglia di un film. Mi lascia persino
scegliere.
Una volta questo mi avrebbe reso felice.
Non mi prendo il disturbo di avvertire mia madre che non torner per cena. Saranno due sere di
fila e so che mi dar il tormento. Quindi meglio mettere in pratica ci che ho in mente e poi subirla,
piuttosto che subirla e non riuscire a mettere in pratica i miei propositi.
Io e Justin andiamo a zonzo in auto per un po, passiamo da Taco Bell e arriviamo al cinema per
uno dei primi spettacoli. In attesa delle anteprime osservo le persone in sala; hanno perlopi la mia et
e non posso fare a meno di chiedermi se una di loro  A. Magari ha deciso di andare al cinema con gli
amici dopo la gara. Non  impossibile.
Alcune ragazze si accorgono delle mie occhiate. La maggior parte di loro si volta; un paio
reggono il mio sguardo per farmi sentire a disagio.
Justin  irrequieto, forse avverte che la mia presenza latita. Mi accosto, gli prendo la mano. Lui
si poggia i pop-corn in grembo per facilitarmi le cose. Quando iniziano le anteprime per si sottrae.
Il film non  come ci aspettavamo. Le locandine promettevano un horror ambientato nello
spazio. Ma ben presto  chiaro che la cosa pi terrificante contro cui lastronauta si ritrova a combattere
sono la noia e linsignificanza della sua esistenza. Le ciglia di Justin iniziano a sfarfallare. Vorrei usare
la sua spalla come cuscino, ma una volta mi ha detto che se resto appoggiata troppo a lungo gli blocco
la circolazione. Cos, per quanto possibile nella penombra, torno a studiare il pubblico chiedendomi da
quali sarei pi attratta, se A fosse dentro qualcuno di loro.
La risposta dovrebbe essere tutti, lo so.
Ma non  tutti.
Non  cos facile: non tutti i ragazzi sono un s e le ragazze un no. Anche se prendo in
considerazione soprattutto i ragazzi.
La risposta  il vero A che desidero   seduto accanto a me.
Di ritorno a casa trovo mio padre in cucina, lespressione crucciata. Mi informa che mamma 
gi a letto e che non presentarsi a cena senza chiamare  stata una mancanza di rispetto. Mento
dicendogli di aver avvertito mamma di questo appuntamento serale con Justin secoli fa. Lo chiamo
appuntamento serale affinch mio padre immagini frapp e sguardi amorevoli.
Ci casca in pieno.
Controllo la posta elettronica in cerca di unemail di A, ma non ne trovo. E non gli riscrivo.
Non ho ancora qualcosa di interessante da raccontargli.
La mattina dopo mamma mi fa sapere che non ha intenzione di rivolgermi la parola. Dovrei
starci male, ma pi che altro sono felice di non doverla affrontare.
Siccome ho paura che non mi daranno il permesso di andare alla festa di stasera, mi metto in
mostra mentre faccio i compiti e sbrigo faccende domestiche a casaccio.  il modo pi semplice per
avere la meglio su mio padre.
Prima di uscire di casa valuto lipotesi di scrivere ad A per fargli (farle?) sapere dove sono
diretta. Poi ricordo cos accaduto allultimo ragazzo coinvolto, Nathan, ed evito. Per mi chiedo dove
sia. Mi chiedo perch non ricevo sue notizie.
Passo a prendere Justin perch ha in programma di bere. Gli chiedo com andata la giornata
ma lui ne ha vaghi ricordi. Forse la sua vita  piatta come la mia, per questo stiamo insieme. Ciascuno
di noi  la novit interessante dellaltro.
O forse  per questo che andiamo alle feste, per imbatterci in qualcosa di interessante. O inutile.
O entrambe le cose. Anche Preston  venuto con la sua auto, quindi mi ritrovo a sorseggiare Diet Coke
in sua compagnia; gli racconto del film: ridicolizzarlo  molto pi stimolante di quanto non sia stato
guardarlo. Nel frattempo Preston tiene gli occhi fissi sulla porta in attesa che il suo gaydar entri in
funzione; non arrivano segnali finch un aspirante James Dean non fa il suo ingresso a grandi passi.
Allora Preston si risveglia, come un segugio che ha avvistato lanatra pi bella mai caduta dal cielo.
Sul serio? dico. Lui?
Preston annuisce. Due volte.
Vuoi che scopra chi ?
Preston scrolla la testa. Due volte.
Un minuto pi tardi Dirk Nielson fa irruzione, chiavi dellauto in mano. Si guarda attorno,
adocchia James Dean, gli si avvicina e lo saluta con un bacio.
Merda dice Preston.
Mi dispiace dico.
Per cinque secondi  stato bello.
James Dean lancia unocchiata nella nostra direzione, guarda me. Per un istante avverto un
legame. Ma guardandolo negli occhi per davvero mi rendo conto che non  A. Non  niente.
Resto a chiacchierare con Preston, poi Rebecca e Ben si uniscono a noi. Sto raccontando il film
anche a loro quando Stephanie si precipita fuori dalla cucina come una furia. Steve la insegue per un
po prima di fermarsi e gridarle MA CHE CAZZO! almeno tre volte.
Chi se ne occupa? chiede Rebecca. Nessuno prende liniziativa, cos lei sospira e si lancia su
Stephanie. Ben e Preston raggiungono Steve.
Me li lascio tutti alle spalle e trovo Justin, che si sta scolando qualche bicchierino insieme a Jara
Wallace e Lindsay Craig, la ragazza convinta che avessi pessime intenzioni nei confronti del ragazzo
sconosciuto a cui stavo mostrando la scuola.
Mi faccio coraggio. Allora, cos successo tra Steve e Stephanie?
 evidente che lo sto chiedendo a Justin, ma a rispondere  Lindsay. Lei lo ha sorpreso a
mangiare salame piccante e gli ha detto che era molto maleducato perch lei  vegetariana da, tipo, tre
minuti.
Kara lo trova esilarante. Justin si limita a fare spallucce, come se avesse smesso di farsi
domande su Steve e Stephanie anni fa.
Lindsay mi fissa facendomi sorgere il dubbio di aver indossato la cosa sbagliata, detto la cosa
sbagliata oppure di essere soltanto la persona sbagliata. Decido di non indagare.
A quanto pare Justin ha chi bada a lui, perci lo lascio in cucina. Mi ritrovo nuovamente a
vagare fra le conversazioni, a evitare i miei amici. Io sono questo corpo, penso. Quando i miei amici
vedono questo corpo presumono di sapere molto della persona al suo interno. E quando gli sconosciuti
vedono questo corpo, anche loro si avventurano in supposizioni. Nessuno le mette mai in dubbio.
Rappresentano una specie di strato superficiale, il modo in cui viviamo le nostre vite. E io non mi
comporto in maniera diversa. Alla vista di James Dean ho avuto la sensazione di sapere di lui tanto
quanto lui, guardandomi, ha avuto la sensazione di sapere di me. Una lettura istantanea, il modo in cui
ognuno di noi definisce gli altri.
Questa casa non  enorme. Non c una pista da ballo nel seminterrato; anzi, non sono neppure
sicura che abbia un seminterrato. Di fronte al bagno nei pressi del soggiorno c la fila, cos vado di
sopra sperando di trovarne un altro. E anche perch di sopra latmosfera  pi tranquilla.
Tutte le porte che affacciano sul corridoio sono chiuse. Apro la prima e ci trovo una camera da
letto. Sto per passare alla successiva quando sento una voce: Ciao. Posso aiutarti?.
Allungo il collo e trovo Daren Johnston che, seduto a gambe incrociate sul suo letto, legge I
ragazzi della 56 strada.
Oh, ciao Rhiannon dice. Il bagno  la seconda porta sulla destra. Lavevo lasciato aperto ma
qualcuno deve averlo chiuso. Cio, dentro potrebbe esserci qualcuno, perci bussa.
Grazie dico. Per non me ne vado. Perch te ne stai quass a leggere?  la tua festa, no?
Daren accenna un sorriso. Lidea di dare una festa mi affascinava di pi che avere persone in
giro, credo. Ho imparato la lezione.
Perch non dici a tutti di tornarsene a casa?
Perch si stanno divertendo, credo. Non devono rimetterci loro perch io non sono dellumore
di stare in compagnia. Avevo solo bisogno di cambiare aria.
Indico il libro. Prima volta?
No. Direi la ventesima.
Ricordo quando lho letto: lanno scorso io e Justin frequentavamo la stessa classe di letteratura
inglese e labbiamo letto insieme una domenica pomeriggio, sdraiati sul suo letto. Una gara per
stabilire chi lavrebbe finito per primo. Io per avevo rallentato di proposito perch amavo voltare le
pagine con lui nello stesso istante, essere parte della stessa storia. Finito il romanzo, Justin mi aveva
confidato di essere rimasto colpito dalla frase Niente che sia doro resta: gli sembrava che
racchiudesse la verit. E mi aveva sorriso. Quindi mi sa che ci conviene essere dargento. Nei giorni
seguenti mi aveva chiamato Argento.
Credi che loro possa durare? chiedo a Daren.
Il suo  un sorriso diverso da quello di Justin: pi consapevole, meno entusiasta. Penso che
nulla possa durare dice. Buono o cattivo. Forse, limportante  goderci qualcosa per il tempo in cui
c, piuttosto che domandarci se durer.
Una porta del corridoio si spalanca, un ragazzo grida, Daren! Dove ti sei nascosto? Sembra
un capocantiere che richiama gli operai dopo la pausa pranzo.
Daren non si muove. Per la cronaca, dice non mi sto nascondendo.
DARRRRREN! muggisce la voce. Poi la porta della camera da letto si spalanca ed ecco
James Dean. Mi aspettavo una voce pi sensuale.
Eccoti qua!
Eccomi qua ammette Daren.
Facciamo festa!
Non appena avr finito il libro. Mi mancano solo un centinaio di pagine.
James cerca di strappare Daren dal letto. Allimprovviso risuona unaltra voce: Charles! Dove
ti sei cacciato, Charles?.
Doveva essere molto pi piacevole quando la gente usava i telegrammi sospira Daren.
Credo che Dirk mi voglia dice Charles/James. Ci vediamo quando hai finito il libro. Poi si
gira verso la porta e strilla: ARRIVO!.
Daren non ha appoggiato il romanzo.
Vedi, Rhiannon mi dice quando Charles se n andato. Niente che sia stupido resta.
Dopo aver usato il bagno (che Charles ha lasciato sorprendentemente in ordine, riabbassando
addirittura tavoletta e coperchio della tazza), ritorno in cucina. Kara  scomparsa. Justin  solo con
Lindsay. Lui sembra ubriaco e lei determinata. E, quasi mi avesse fiutato, gli posa una mano sulla
spalla facendola poi scivolare sul petto. La reazione di Justin  tanto fulminea che si potrebbe definire
un istinto: con un solo movimento si toglie di dosso la mano di Lindsay e la spinge via. Non c modo
di salvare la faccia, per lei. Il rifiuto  netto. E la cosa migliore  che Justin non si  accorto di me. Non
lha rifiutata perch io stavo guardando.
Lha fatto perch  fedele.
Lascio passare un minuto, lascio che Lindsay strisci via. Poi mi faccio notare. Alla mia vista
Justin non si accende, ma neppure si spegne.
Gli dico di aver trovato Daren che leggeva I ragazzi della 56 strada di sopra.
Amo quel libro! dice Justin.
Ricordi quando labbiamo letto?
Magari ha bevuto un po troppo per capire a cosa mi riferisco. O almeno  quello che temo. Lui
invece grida: Iuhh-uhh Argento!.
Non  romantico come la prima volta. Ma sono felice che se ne ricordi.
Si allontana dal bancone della cucina. Andiamo a vedere cosa succede dice.
Lo seguo. Troviamo i nostri amici, perdiamo tempo e io non mi sento pi la ragazza nascosta
dentro il suo corpo visibile. Adesso incarno la ragazza di Justin; ecco chi sono, ecco cosa vedono gli
altri. E va bene. Cos  pi facile cavarmela alla festa. Mi aiuta a decidere cosa fare. Mi aiuta a capire
chi essere.
Smetto di cercare A. Torno a interessarmi di queste persone perch sono la mia vita.
...
.
...
Capitolo diciannove.
...
.
...
Domenica cedo e scrivo ad A. Non ho sue notizie e sono preoccupata.
A,
il mio  un weekend come tanti. Sono stata a una festa. Ho parlato con un po di gente, ma
nessuno era te. Ho avuto qualche problema con mia madre, ma sono sopravvissuta. Ho fatto i compiti.
Stamattina sono rimasta a letto e oggi pomeriggio ho visto un film con Rebecca, migliore di quello che
ho visto venerd sera. (Ti avverto: VAST  una noia.)
Dove/chi/come sei stato?
R
Non  un granch, ma clicco su invia perch non so come migliorarla. A non vuole dettagli su
Justin e io non voglio raccontarglieli. Ecco perch prima di scrivere ho appiattito il mio weekend. Non
gli ho dato niente che possa suscitare interesse.
Forse  una buona idea.
La mattina dopo, svegliandomi, mi sento un po sconnessa. Allinizio penso dipenda dal fatto
che mi sono addormentata vestita. Non succede spesso, quindi  strano ritrovarmi addosso T-shirt e
jeans. Ma non  tutto. Mi sono svegliata nel mio letto, nella mia stanza, eppure non c niente che mi
sembri familiare. Forse sono le quattro del mattino, penso guardando lorologio. Spiegherebbe il
disorientamento. Ma  la solita ora in cui mi alzo. La sveglia sta suonando.
Perch  luned, penso.
Poi mi correggo.
No,  marted.
Quando faccio per spegnere la sveglia ci trovo sopra un foglio ripiegato. Ancor prima di aprirlo
ho la vaga idea che si tratti di una lettera scritta da me. Per non ricordo cosa dice.
Cara Rhiannon,
prima di dirti o spiegarti qualunque cosa voglio che tu non vada avanti a leggere, ma che
cerchi di ricordare quello che hai fatto ieri.
 la mia grafia, ma capisco immediatamente di non aver scritto questa lettera.
Lo capisco allistante.
A.
Qui.
A.
Me.
Inizio a tremare senza freni. Vorrei gridare, ma ho paura che i miei genitori mi sentano.
Non posso crederci.
Eppure posso crederci.
Avr una sola possibilit di ricordare laccaduto prima che quel foglio di carta, qualunque cosa
dica, dia colore ai ricordi e riempia i vuoti. Lo so. Cos metto gi la lettera. Torno a sedermi sul letto.
Ieri, mi dico. Cosho fatto ieri?
Ricordo unescursione in montagna. Sono allaperto, da sola. E mi sto inerpicando su per la
montagna. Lascio spaziare lo sguardo sopra le chiome degli alberi.
D pace.
Non ho bigiato. Prima della montagna ero a scuola. Ho pranzato con Justin. Mi ha chiamata di
nuovo Argento. Ha preso una pizza e si  lamentato di Steve e Stephanie. Ricordo che Steve e
Stephanie hanno litigato, ma quello era sabato sera alla festa. Non ieri. Non credo di aver visto Steve o
Stephanie ieri. Non ricordo.
E neppure riesco a ricordare cosa mi abbia detto Justin. Ci siamo parlati, ma non ricordo nulla
di quello che ha detto.
Ricordo di essermi alzata presto da tavola, a cena. Per venire quass.
Ricordo di aver scritto questa lettera.
Ma non sono stata io a scriverla. Ricordo la penna nella mia mano. La carta al di sotto. Ma non
ricordo di aver deciso cosa scrivere.
Non ricordo di aver pensato. Ma neppure ricordo un altro che pensa al posto mio.
Recupero la lettera.
Se fosse dipeso da me non lavrei mai fatto. Spero che tu lo sappia. Non immaginavo che
potesse succedere finch non mi sono svegliato e ho aperto gli occhi.
Per quanto possibile, ho cercato di rispettare la tua giornata. Avrei potuto rimanere a letto, in
casa, ma sarei impazzito stando da solo con te cos. Dovevo uscire e ho affrontato la giornata come
fosse una giornata qualunque.
Spero di non aver cambiato nulla. Spero di non aver alterato la tua vita. Se  successo, sappi
che non era mia intenzione. Ho fatto del mio meglio.
Mi sono sforzato di non accedere ai tuoi ricordi. Ho cercato di non scoprire nulla che tu non
volessi farmi sapere.
Spero che tutto questo non ti spaventi. Spaventarti  lultima cosa che voglio.
Te lo ripeto: non  stata una mia scelta. Se lo fosse stata, sarebbe imperdonabile.
Cosa ricordi di ieri? Sto per raccontarti com andata.  la tua ultima occasione per avere
ricordi liberi dal mio resoconto.
Aprire gli occhi  stato uno shock. In tutti questi anni non mi sono mai svegliato nel corpo di
una persona a cui tenessi tanto. Ho cercato di rispettare la tua privacy: ecco perch indossi la
biancheria di ieri. E, quando una parte di te che non avevo mai visto si  ritrovata nuda, ho chiuso gli
occhi.
A colazione ho conosciuto i tuoi genitori, poi sono andato a scuola in auto. Cero gi stato e
non ho avuto difficolt. Non penso che qualcuno si sia accorto di qualcosa. Sono andato a lezione
senza dare nellocchio. Ho cercato di prendere bene gli appunti. Se cerchi note pi precise sulle
lezioni, le trovi nei tuoi quaderni.
Mi sono sforzato di evitare Justin. So che avresti voluto cos. Ha funzionato fino a pranzo. Mi
ha proposto una pizza, fuori da scuola. Non sono riuscito a eluderlo. Abbiamo solo parlato. Justin 
irritato dal litigio tra Stephanie e Steven.
Non lho pi rivisto, se non dopo le lezioni. Aveva voglia di fare qualcosa con te, ma gli ho
detto che dovevo andare a prendere tua madre, che aveva un appuntamento dal dottore. Nel caso te ne
parli.
(Mi rendo conto di quanto sia assurdo continuare a scrivere io, dove per io ovviamente
intendo tu. Ma cerca di capirmi: nel fare queste cose io non ho avuto la sensazione che fossi tu a
farle. A me  sembrato di viverle in prima persona. Mi chiedo se tu abbia la stessa sensazione.)
Siccome eravamo gi stati alloceano e nei boschi, ho pensato che sarebbe stato bello andare
in montagna. E poi volevo che fossimo soli... e mentre salivamo lo siamo stati davvero. (Se vuoi sapere
dove siamo stati, i risultati della ricerca dovrebbero ancora essere nel tuo cellulare. Non ho cancellato
nulla.)  stata bella, la sensazione di isolamento, e lo sforzo fisico. Ho voluto che te ne ricordassi e che
ricordassi me insieme a te. Chiss se  possibile. Ma  e so che suona strano  ho sentito che stavo
provando ogni sensazione per tutti e due.
Non volendo cacciarti nei guai sono tornato in tempo per una cena cordiale coi tuoi genitori.
Poi mi sono chiuso in camera tua, ho cercato di fare i tuoi compiti e ho deciso di lasciarti questo
biglietto.
Non ho modo di sapere come reagirai e immagino che non ne esista uno giusto e uno sbagliato.
Spero di non aver causato danni, ma so che questa violazione potrebbe comunque essere irreparabile.
Se non vorrai pi scrivermi, parlarmi o vedermi, lo capir. Al tempo stesso desidero con tutto il cuore
che tu mi voglia ancora nella tua vita. Sta a te decidere.
Non  stata colpa mia, n una mia scelta, ma mi dispiace. E so che leggere queste parole sar
difficile quanto averle scritte.
Tuo,
A
Mia madre bussa alla porta per assicurarsi che sia sveglia. Mi ricordo di aver detto a Justin che
lavrei accompagnata dal dottore? S, lo ricordo e, se mi concentro, ricordo persino di avergli spiegato
che mamma aveva appuntamento con un medico per i problemi del sonno. Lui ha scherzato sul fatto di
rubare alcuni sonniferi.
Se non cero come faccio a saperlo?
A ne ha lasciato traccia, non pu essere altrimenti; visto che il ricordo  stato fissato e
conservato, non importa chi di noi due avesse il controllo del mio corpo.
Vorrei essere arrabbiata. Vorrei dare di matto. Vorrei poterci ridere su, trovarlo esilarante e
assurdo. Sarebbero reazioni razionali. Invece mi sento... triste. Mi rattrista che A si sia trovato in questa
situazione. Mi rattrista che sia stato impossibile evitarlo. Mi rattrista perch laccaduto complica ancora
di pi la situazione. Nel profondo del cuore so che A non mi ha mentito: il mio corpo e la mia mente
erano al sicuro mentre lui ne aveva il controllo. Non avrebbe mai fatto nulla che potesse ferirmi.
E mi rendo anche conto  in un modo che mai mi era capitato  di quanto sarebbe facile per A
distruggere unesistenza. Avrebbe potuto farmi fare qualunque cosa. Rompere con Justin. Scattare
fotografie di me nuda e spedirle al suo account di posta elettronica. Fuggire.
Ma nulla di tutto ci  accaduto. Nulla di tutto ci  accaduto, lo so.
Eppure non so tornare alla normalit. No, questa cosa  capitata a me. Non posso lasciarmela
alle spalle, come le persone i cui corpi A ha abitato per un giorno. Loro non conoscono il motivo di
quel vuoto di memoria lungo ventiquattrore. Io invece s. Lo conosco e non posso ignorarlo.
A star di sicuro morendo dalla voglia di sapere se ci sentiremo ancora, o se quel che  successo
pu bastare ad allontanarmi.
Scrivo:
A,
credo di ricordare tutto. Dove sei oggi?
Preferirei parlare, invece di scrivere una lunga email.
R
Ricevo una risposta quasi immediata.
Avere tue notizie  un vero sollievo. Sono a due ore da te, in un ragazzo di nome Dylan. Ma
verr dove vuoi tu.
A
Non voglio aspettare. Ma prima devo andare a scuola per scoprire se A ha causato danni senza
rendersene conto. Gli scrivo che ci incontreremo in libreria dopo le lezioni. Dovremo aspettare quel
momento.
La sua risposta  semplice.
Grazie
Non riscrivo. Non serve. Non devo far altro che presentarmi allappuntamento e prepararmi a
scoprire cos accaduto coi miei amici mentre non cero. Sar un campo minato: dovr spiegare cose
dette o non dette, posti in cui sono o non sono stata. Le persone che popolano la mia vita potrebbero
essere arrabbiate, turbate o confuse. Me lo aspetto.
Quello che trovo invece  persino peggio.
Nessuno sembra aver notato la mia assenza. O che non fossi del tutto in me.
La prima  mia madre, seduta al solito posto. Le chiedo se ieri le sono sembrata un po assente.
No, sei stata gentile dice.  stata una bella cena.
Non le faccio notare che una bella cena avrebbe dovuto sembrarle strana. Sospetta.
Ma lei vive nel suo mondo. Non mi sorprende che non si sia accorta di nulla.
I miei amici, per, mi aspettavo che notassero qualcosa. Non tutto, magari. Ma qualcosa.
Non mi trattano in maniera diversa. Nella nostra amicizia non sembra esserci un buco grande
quanto un giorno intero.
Cos attacco con le domande.
Ieri ero strana? Diversa?
Rebecca dice che ero normale.
Preston dice di non avermi visto.
Ben finge di non aver sentito la domanda.
Stephanie dice: Vuoi sapere chi era diverso? Steve era diverso.
E Justin, Justin dice: S, eri strana, ma non diversa.
Fa dellironia e cos capisco che ieri  stata una buona giornata, siamo stati bene, non gli 
importato che andassi dal dottore con mia madre invece che da lui. A non ha creato complicazioni.
Anzi.
Sono sollevata che non mi abbiano scoperto. E seccata che nessuno abbia notato la differenza.
Vado via da scuola in anticipo. Prima che a qualcuno venga in mente di fermarmi e chiedermi
dove sto andando. Prima che a nessuno venga in mente di fermarmi e chiedermi dove sto andando.
Sulla strada per la libreria mi sforzo di richiamare alla memoria altri particolari di ieri. Perlopi
vedo gli alberi sotto di me. Ritrovo la sensazione di stare in cima alla montagna. Inspiro mentre ricordo
di aver inspirato.
Mi sento meglio.
A non mi ha detto nulla di Dylan, il ragazzo nel cui corpo sto per incontrarlo. Entrando nel caff
della libreria, per, non ho dubbi su chi cercare, perch un ragazzo mi sta palesemente aspettando. I
nostri sguardi si trovano, i nostri occhi si sono gi incontrati. Mi avvicino.
Ehi dico.
Ehi dice lui. Ha scelto lo stesso tavolo dellultima volta. Ed  questo che mi sconvolge pi di
ogni altra cosa:  come se in un istante rivivessi tutto ci che  accaduto dallultima volta.
Ho bisogno di un caff dico. Devo riordinare i pensieri. E ho davvero bisogno di un caff.
A non sembra contrariato. S, certo. Oggi  un vero nerd, con una voce da nerd. Tipo un
personaggio di Big Bang Theory. Indossa una T-shirt senza disegni o altro: una semplice T-shirt
azzurra. Chiss quanto  stato difficile trovarne una senza una battuta ricamata o cose del genere. Dopo
averlo pensato, per, mi rimprovero: mi  bastato laspetto da nerd di questo ragazzo per saltare a cos
tante conclusioni.
Tu vuoi qualcosa? gli chiedo.
S.
Non cerca di accompagnarmi al bancone e sono felice di poter approfittare della solitudine dei
due minuti di attesa, ordinazione e attesa. Mi studio le mani e penso a lui, che ieri studiava le mie mani.
Sembravano le stesse? O la familiarit pu alterarle in qualche modo? La ragazza dietro al bancone
dice che la mia ordinazione  pronta e mi porge i caff. Li porto al tavolo e per alcuni secondi 
qualche secondo di troppo  restiamo seduti cos, a disagio. Lui aspetta che sia io a prendere parola. Io
aspetto che sia lui a prendere parola. Non apriamo bocca.
Per rompere il silenzio dico:  come avere i postumi di una sbronza.
Lui mi guarda con gentilezza, con nervosismo. Lo so.
I postumi di una sbronza. Stento a crederci. Cosa pu saperne lui? Non si risveglia sempre in un
altro corpo?
Mi sta guardando... mi guarda tutta intera. Le mani. Il viso. Gli occhi. Anche se a me accade
ogni giorno, chiss cosa significa essere dentro di me, vedere il mondo cos quando non ci sei abituato.
Calma. Adesso provo uninsolita calma. Forse nessuno ha mai fatto ci che io e A abbiamo
appena fatto. Sono seduta di fronte a una persona che ha guardato attraverso i miei occhi. E A  seduto
di fronte a una persona che pu dirgli cosa significa essersi assentato per un giorno.
Mi sono svegliata e, prima ancora di vedere la tua lettera, ho avuto limpressione che qualcosa
fosse diverso. Non ero disorientata e non ho avuto la sensazione di aver perso un giorno. Invece  come
se mi fossi svegliata e qualcosa fosse stato... aggiunto. Poi ho visto la lettera e quando ho cominciato a
leggerla ho capito subito che era vera. Era successo. Mi sono fermata quando mi hai suggerito di farlo e
ho cercato di ricordare. Cera tutto. Non le cose che dimentico di solito, come alzarmi e lavarmi i denti.
Ma la montagna. Il pranzo con Justin. La cena con i miei. Persino la scrittura della lettera, per quanto
sia assurdo: perch mai avrei dovuto scrivere una lettera da leggere lindomani? Per, nella mia mente,
aveva un senso.
Con dolcezza, A chiede: Mi hai percepito nei tuoi ricordi?.
Scrollo la testa. Non come credi. Non ho la sensazione che sia stato tu a governare gli eventi, o
il mio corpo, o chiss che altro. Ho la sensazione che tu sia stato con me. Avvertivo la tua presenza, ma
dallesterno.
Ascoltati. Se accendessi il televisore alluna del mattino e trovassi una ragazza che dice queste
cose, penserei che  una pazza indemoniata. Parlarne  una follia ammetto.
Ma ovviamente non  cos che la vede e la sente A. Per lui  normale, non devo dimenticarlo.
Volevo che ricordassi tutto dice. E mi pare che la tua mente lo abbia accettato. O forse
anche lei voleva ricordare.
Non saprei. Sono solo felice di ricordarlo.
Ricordi le sensazioni? Oppure vedi solamente una scena?
Cosa intendi?
Se ti chiedo cosa ti passava per la testa mentre pranzavi con Justin, riesci a ricordarlo?
Provo a ritornare a quel momento chiudendo gli occhi. Mi vedo mangiare la pizza. Non ricordo
bene cosha detto Justin, solo che ha parlato molto. E non riesco a ricordare se ero felice o seccata o
arrabbiata o altro. Ricordo solo di esserci stata.
Niente dico, gli occhi ancora chiusi. Sai quando ce lhai a morte con qualcuno e poi,
qualche giorno dopo, ricordi solo di avercela avuta a morte ma non il motivo? Be,  il contrario.
Riapro gli occhi e lo vedo assimilare le mie parole. Forse gli ho confermato qualcosa che
sospetta da sempre.
Non hai idea di come sia per noi, vero? dico.
No risponde lui sottovoce. Non ne ho idea.
Mi interroga su alcune altre cose accadute ieri: la chiacchierata con Rebecca, lescursione in
montagna, la conversazione a cena coi miei. Gli dico che lunico ricordo vivido  lescursione. Quando
ci penso provo davvero qualcosa: la sensazione di inspirare, di libert. Ricordo lemozione oppure la
sensazione fisica? Difficile dirlo.
 interessante ammetto. Perverso e strano e assurdo, ma comunque interessante.
Sei straordinaria, per la tua comprensione e perch hai voglia di stare con me dopo che... sono
stato dove sono stato.
Non  colpa tua. Lo so.
Grazie.
Difficile aver pensato di stargli lontano. Difficile credere di potermi lasciare tutto alle spalle.
Perch adesso sto cos bene.
Grazie per non avermi rovinato la vita dico. E per esserti tenuto i vestiti addosso. Ma forse
hai sbirciato e hai fatto in modo che non me ne ricordassi.
Nessuna sbirciata.
Ti credo.  assurdo, ma ti credo.
E, siccome gli credo, voglio che mi racconti com stato per lui, che cosa ha visto quandera
me. Forse lo chiedo per eccesso di egocentrismo. Quale ragazza chiede un secondo parere sulla sua
vita?
A intuisce che mi sto trattenendo. Ovvio.
Cosa c? chiede.
Decido di provarci.
 solo che... hai la sensazione di conoscermi meglio? Perch, per quanto sembri inverosimile,
io sento di conoscerti meglio. Per ci che hai fatto e per ci che non hai fatto. Non  strano? Pensavo
che avresti scoperto qualcosa di pi su di me... ma non sono sicura che sia cos.
Ho conosciuto i tuoi genitori dice.
E che impressione ti hanno fatto?
Penso che ti vogliano bene, a modo loro.
Rido. Ben detto.
Comunque  stato bello incontrarli.
Dovr ricordarmene quando te li presenter davvero. Mamma e pap, questo  A. Voi credete
di non averlo mai conosciuto, ma in verit lavete gi incontrato quando era nel mio corpo.
Sar un successo.
Ed ecco la cosa pi stupida: sono sicura che lo adorerebbero. Se potessi congelarlo cos com e
portarlo a casa da mamma e pap, loro andrebbero in visibilio.
Non posso condividere con lui questo desiderio. Sarebbe ingiusto.
Non ricapiter, vero? dico. Non sei mai stato la stessa persona due volte.
Annuisce. Esatto. Non succeder pi.
Senza offesa, ma mi rasserena lidea di addormentarmi senza la preoccupazione che al
risveglio potresti esserci tu al comando. Una volta va bene, ma non facciamone unabitudine, okay?
Promesso. Vorrei che fosse unabitudine stare insieme, ma non cos.
Lo dice con disinvoltura, quasi che non fosse una questione spinosa. Quasi che non lo stessi
ascoltando.
Invece lho ascoltato.
Hai visto la mia vita dico. Come pensi che possa funzionare?
Troveremo un modo.
Non  una risposta gli faccio notare.  una speranza.
La speranza ci ha portato qui. Non le risposte.
Gi. Sorseggio il caff.  strano, per non posso fare a meno di pensarci: davvero non sei un
ragazzo, o una ragazza? Voglio dire, quando eri dentro di me ti sei sentito a casa? Pi di quanto non ti
succeda nel corpo di un ragazzo?
Sono me stesso dice lui. Mi sento sempre a casa, e mai.  solo cos che va.
Chiss perch questa risposta non mi basta. E quando baci qualcuno?
Stessa cosa.
E durante il sesso?
Dylan  paonazzo? chiede. Sta arrossendo?
Rosso vivo. Gi.
Bene. Perch sto arrossendo anchio.
Non so perch la parola sesso lo faccia arrossire cos. Poi ci arrivo e dico senza riflettere: Non
lhai mai fatto?.
Lui farfuglia. Non sarebbe stato leale da parte mia.
Mai!
Ormai  rosso fragola. Sono felice che lo trovi divertente.
Scusa.
Una ragazza c stata.
Ah! Davvero?
Gi. Ieri. Mentre ero nel tuo corpo. Non ricordi? Potresti averla messa incinta.
Non  divertente!
Ho occhi soltanto per te dice. E il modo in cui lo dice non  affatto divertito. O scherzoso. O
indiffe-rente.
Sincerit. Devessere questa la parola necessaria per esprimere qualcosa di talmente grande da
non poter essere altro.
Non ci sono abituata.
A azzardo. Devo dirglielo. Devo ricordare a entrambi la realt. Perch nella realt non
possiamo stare insieme.
Non adesso mi interrompe. Accontentiamoci della nota felice.
La nota felice. Fa risuonare la sua nota in me. E quella nota, al momento,  pi forte della realt.
Daccordo.
Allora, invece di parlare del domani, parliamo ancora di ieri. Gli chiedo cosaltro ha notato e lui
se ne esce con particolari che io non avrei mai notato. Dettagli fisici come un piccola voglia alla base
del pollice sinistro e ricordi, come quella volta in cui Rebecca si  ritrovata con una gomma nei capelli.
Ce la mette tutta per convincermi che ai miei genitori importi di me. Deve averli presi in una giornata
buona, gli dico. Lui non lo mette in dubbio, ma non pu sapere cosa intendo. Perch lui non rimane con
qualcuno nei giorni buoni e in quelli brutti. La vita per lui non  cos. E questo non fa che ricordarmi la
sua poca esperienza con gli alti e bassi che una come me pu avere.
A d unocchiata al cellulare per controllare lora e dovrei farlo anchio. Tornare a casa per
cena. Fare i compiti. Andare a letto. Tornare alla mia vita.
Si  fatto tardi dico.
Lo so.
Probabilmente dovremmo...
Solo se mi prometti che ci rivedremo. Presto. Magari domani, se riusciamo. Altrimenti il
giorno dopo. Dopo-dopodomani. Chiamiamolo cos: dopo-dopo.
Sta ricominciando e non posso fermarlo. Perch non voglio. Perch finch resta cos  due
persone che parlano nel caff di una libreria  non ci sono decisioni da prendere.
Potrei dirti di no? chiedo. Muoio dalla voglia di scoprire come sarai.
La sincerit fa capolino di nuovo. Sar sempre A.
Mi alzo e lo bacio sulla fronte.
Lo so dico. Ecco perch ti voglio rivedere.
Penso alle persone che ci osservano mentre ci alziamo, gettiamo i bicchieri di carta e ci
salutiamo.  andata bene, penseranno. Un appuntamento tra due ragazzi. Non un primo appuntamento;
no, troppa familiarit. Ma neppure lultimo. Perch  andata bene. Questo ragazzo nerd e questa
ragazza taciturna chiaramente si piacciono. Non c bisogno di essere dentro i loro corpi per capirlo.
...
.
...
Capitolo venti.
...
.
...
Il giorno dopo A si trova a quattro ore da me, nel corpo di una ragazza. Ma se si trovasse a
quaranta ore o quaranta giorni non farebbe differenza.
Scrivo ad A che c sempre domani. E mentre digito vorrei crederci.
Invece non ci credo.
Con unintera giornata davanti decido di fare un esperimento. Finger di essere unestranea nel
mio corpo.
Mi guardo allo specchio dopo la doccia. Quante volte mi  successo di osservarmi mentre il
vapore si dissolve? Uninfinit. E sempre mi sono sforzata di vedere qualcosa di meglio, invano. Ma
quante di queste volte ho visto me stessa per davvero? Guardavo i difetti. Mi concentravo sui capelli
brutti, sulla peluria, sulle sproporzioni, sullaria stanca, su quanto stessi ingrassando, su quantero fuori
forma. Non mi sforzavo di avere una visione dinsieme. Non facevo un passo indietro per guardarmi
tuttintera e pensare: Questa sono io. E certamente non facevo un passo indietro per guardarmi
tuttintera e pensare: Questa sono davvero io?
Ora lo faccio. Quanto, del mio corpo, sono io? La faccia, certo. Chiunque la veda saprebbe che
sono io. Anche coi capelli bagnati e tirati indietro. Ma cosaltro? Se mostrassi a me stessa una
fotografia in cui sono ritratta dalle spalle in gi, sarei sicura di essere io? Sarei in grado di
identificarmi?
Chiudo gli occhi e mi chiedo quale aspetto hanno i miei piedi. Ne ho unidea vaga. Lo stesso
per le mani. La schiena non saprei.
Lascio che il mio corpo mi definisca, ma non riesco a definire lui.
Se fossi unestranea nel mio corpo, quale opinione ne avrei? Apro gli occhi e non ne sono
sicura. Unestranea non conoscerebbe la storia che si nasconde dietro ogni piccola cicatrice: la caduta
dal triciclo, la lampadina andata in frantumi. Unestranea se ne infischierebbe dei miei seni non proprio
identici, o di quel neo sul braccio che ha pi peli dellintero braccio. Perch prendersi il disturbo di
giudicare quando si  stranieri in un corpo? Sarebbe come guidare unautomobile, in un certo senso. S,
nessuno vuole un catorcio, ma suppergi una macchina  una macchina: finch ti porta dove vuoi, il
suo aspetto non conta.
Io non sono una macchina, ma quando arrivo a scuola immagino una minuscola Rhiannon al
volante del mio corpo. Lei  davvero me stessa. Il corpo  solo il veicolo. E rifletto. Parlandomi,
Preston sembra parlare alla guidatrice. Ma quando uno sconosciuto mi lancia unocchiata in corridoio,
 la macchina che vede. Quando il mio insegnante fa correre gli occhi sulla classe blaterando di storia
non vede guidatori, vede auto parcheggiate. E quando Justin mi bacia... non saprei. Certe volte ho
limpressione che cerchi di baciare la guidatrice. Altre, invece, bacia solo la macchina.
Cerco di immaginarmi in altri corpi e di condurli in giro, di sperimentare come vengono visti. E
la conclusione a cui giungo  la seguente: il mio corpo non mi piace granch, ma non sono sicura che
apprezzerei di pi il corpo di un altro. Sembrano tutti strani dopo un po che li osservi.
Sono consapevole che A non c, ma vorrei scoprirlo in uno dei corpi che si trovano davanti ai
miei occhi. Vorrei che una testa si voltasse e avesse A al suo interno. Perch solo A potrebbe
comprendere i luoghi assurdi per cui vaga la mia mente. Perch  A ad aver condotto l la mia mente. A
mi ha fatto desiderare di andare oltre le macchine per arrivare ai guidatori.
Stai bene? mi chiede Preston a pranzo. Oggi non sei qui.
No gli dico. Ci sono eccome, mai stata cos immersa nelle cose.
Ride. Forse una risata  come un colpo di clacson dato dal guidatore per comunicare la sua
felicit.
Se A fosse nel corpo di Preston potrei baciarlo sul serio.
 ridicolo, lo so. Ma ci penso lo stesso.
Preston ovviamente non ha idea di ci che mi passa per la testa. Mi guarda, s, ma non riesce a
leggermi nel pensiero.
Vedere una macchina sorridere non significa vedere lespressione del guidatore.
Ricevo una email da parte di A.
Mi scrive:
La ragazza in cui mi ritrovo oggi non  una bella persona. Potrei farla diventare migliore per un
giorno, ma sarebbe giusto?
E ancora:
Vorrei passeggiare ancora nei boschi insieme a te.
Mi chiede:
Cosa stai facendo?
E io non so cosa rispondere.
Riesco a evitare di parlare con Justin fin dopo le lezioni. Vorrebbe che andassi da lui, ma non
posso. Non ho una scusa. So solo che non posso.
Ho amato il suo corpo per tanto tempo. Lho amato con devozione, passione. Se chiudo gli
occhi mi  pi facile vedere il suo, piuttosto che il mio, perch il suo lho studiato, mappato, ne ho
esplorato le particolarit con unattenzione maggiore di quella dedicata al mio. Mi attrae ancora.
Avverto un legame. Ma  solo un corpo. Un corpo e basta.
Se ora lo baciassi, non penserei ad altro. Se ora facessimo sesso, non penserei ad altro.
Quindi non posso.
Ovviamente Justin mi chiede perch. Ovviamente mi chiede cosaltro ho da fare.
Ho bisogno di tornare a casa, tutto qui dico.
Non  abbastanza. Justin  seccato. Non  come dirgli che vado a fare shopping con Preston o
che ho appuntamento con Rebecca. Potrebbe desistere se avessi dei compiti da fare o se volessi tornare
a casa per stare con mia madre.
Ma sentirsi dire che a lui preferisco il niente lo fa sentire meno di niente. Lo capisco, e mi
dispiace.
Ma non posso. Non posso, tutto qui.
Il giorno dopo A  a soli quarantacinque minuti da me. Nel corpo di un ragazzo.
Stamattina ho un compito in classe di matematica, perci non posso svignarmela prima di
pranzo. Non che mi importi di matematica. Ma la mia vita sta diventando questa: frequentare le lezioni
il minimo indispensabile prima di andarmene per raggiungere A, dovunque si trovi. E se la mia vita
devessere questa, devo stare attenta. Non mi far bocciare per via di una cotta, o qualunque cosa sia.
Ma neppure me ne terr lontana pi del necessario.
Invece oggi A fa scuola a casa, quindi deve escogitare un piano di fuga. Resto in attesa di novit
e le ricevo a mezzogiorno:  riuscito a rintanarsi in una biblioteca, dove dovrei raggiungerlo il prima
possibile.
Non perdo tempo. Una volta al volante, me lo immagino l; cosa strana, perch non so ancora
quale aspetto abbia oggi. Pi che altro immagino Nathan, a partire dai ricordi della festa. Chiss perch.
Al mio arrivo la biblioteca  immersa nel silenzio. La bibliotecaria mi chiede Posso aiutarti?
e io le dico che sto cercando una persona. Prima che possa chiedermi perch non sono a scuola, mi
allontano dal bancone e ispeziono i diversi settori. In quello di psicologia c un novantenne che
curiosa tra gli scaffali, mentre una donna che potrebbe essere sua moglie schiaccia un pisolino su una
comoda poltrona nei pressi di un vecchio schedario. Nella sezione bambini trovo una madre che allatta.
Sono sul punto di darmi per vinta quando noto una fila di tavoli accanto a una finestra. L c un
ragazzo dai capelli rossi che legge un libro.  assorto, non si accorge di me finch non gli sono accanto.
 carino, ha qualcosa di incantevole, ma averlo notato mi fa infuriare. Non dovrebbe avere importanza.
Dovrei pensare ad A senza preoccuparmi del corpo in cui si trova.
Ehm dico per costringerlo ad abbandonare il mondo in cui  immerso. Ho scoperto che sei
lunico ragazzo in biblioteca. Quindi devi essere tu.
Mi aspetto un sorriso. Un luccichio. Il sollievo di avermi finalmente qui.
Invece il ragazzo dice: Scusa?. La mia interruzione sembra averlo immensamente irritato.
Deve essere lui. Ho controllato dappertutto.
Sei tu, vero? chiedo.
In lui non suona alcun campanello. Ci conosciamo?
Okay. Forse no. Forse A  nel bagno degli uomini. Forse  la biblioteca sbagliata. Forse devo
smetterla di avvicinare gli sconosciuti illudendomi che non lo siano.
Oh, scusa. Dovevo, uhm, incontrarmi con una persona.
Che aspetto ha?
Sto per fare la figura della scema. Dovrei conoscere la risposta, ma non  cos.
Non lo so dico al ragazzo.  una cosa online.
Non dovresti essere a scuola?
Siccome lui evidentemente non ha pi di diciotto anni, ribatto: E tu, non dovresti essere a
scuola?.
Ho un appuntamento con una ragazza meravigliosa.
Ero gi sul punto di andarmene, quindi ci metto un po a capire.
Sono stata presa in giro. Dallunica persona che non credevo capace di tanto.
Idiota.
Scusa, volevo solo...
No, non gli permetter di scusarsi.
Stupido... idiota.
Faccio per andarmene. Me ne andr. Non ci siamo dati delle regole, ma lui ne ha senzaltro
infranta una.
A si alza. Rhiannon, mi dispiace.
Allunga una mano. Non mi lascer toccare.
Non puoi fare cos. Non  giusto.
Lui sapr sempre che aspetto avr. Io non sapr mai che aspetto avr lui.
Non lo far pi. Prometto.
Non basta. Non ci posso credere. Guardami negli occhi e ripetilo. Promettilo.
Mi guarda negli occhi. Restiamo cos per un momento.
Ora lo riconosco. Non in senso letterale. Non  che dentro i suoi occhi ci sia una persona in
miniatura che mi saluta. Per sento che c.
Promesso.
Ti credo gli dico. Ma rimani un idiota finch non mi provi il contrario.
Nessuno dei due ha ancora pranzato, quindi decidiamo di trovare un posto dove mangiare. A mi
informa che la madre del ragazzo torner a prenderlo tra un paio dore.
Non abbiamo molto tempo.
Scegliamo il primo ristorante in cui ci imbattiamo, un locale cinese che profuma di pavimenti
puliti da poco.
Allora, com andata la mattinata? chiede A.
Il solito rispondo. Avevo una verifica di matematica. E non vale la pena parlarne. Venendo
a scuola, Steve e Stephanie hanno litigato di nuovo: a quanto pare Stephanie voleva fermarsi da
Starbucks e Steve no, quindi lei gli ha dato dellegoista e lui della stronza dipendente da caffeina.
Proprio cos. Naturalmente, Steve ha poi saltato la prima ora per portarle un cappuccino alla nocciola.
 stato carino da parte sua, ma  un comportamento passivo-aggressivo perch a Stephanie piace di pi
il cappuccino al caramello. Lei per non glielha rinfacciato quando lha ringraziato e cos, allinizio
della seconda ora, era tutto tornato alla sua traballante normalit. Ecco le mie grandi novit.
Non gli racconto di Justin, che mi ha dato il tormento perch ieri lho lasciato solo (anche se
non avevamo fatto programmi). Sperava che avessi trascorso una serata meravigliosa, ha detto e
ridetto, e la mia riposta  stata: ho trascorso una meravigliosa serata studiando matematica. Ma Justin
ha voluto farmi credere di non averla bevuta, come fossi andata a una festa senza di lui.
Invece di parlare di Justin, chiedo ad A qualcosa di pi sulla ragazza in cui era ieri. E,
chiedendoglielo con tutta la naturalezza del mondo, sento di essermi meritata un po di credito.
Cosaltro hai fatto ieri mentre eri una ragazza?
Era come una bomba a mano dice A. Tutti si aspettavano che lei esplodesse e causasse gravi
danni. Ha potere, ma il suo potere deriva dalla paura.
Mi vengono in mente Lindsay Craig e le sue adulatrici. Conosco parecchie ragazze cos. Le
pi pericolose sono quelle che ci provano gusto.
Sospetto che lei ci provi gusto.
Mi figuro A nel corpo di Lindsay o di qualche altra ragazza malvagia. Be, sono felice di non
averla incontrata. A che sarebbe servito? Incontrare A nei panni di una ragazza del genere non ci
avrebbe permesso di condividere un momento cos, di stare come stiamo adesso. Siamo in un ristorante
cinese qualunque, con macchie di unto sul men e gatti di ceramica a fare la guardia alla salsa di soia
sui tavoli, ma rappresenta comunque una fuga,  comunque emozionante. Ci teniamo per mano, ci
guardiamo e non abbiamo bisogno di parole. Ho trovato qualcuno che tiene a me e per adesso posso
accettarlo.
Mi spiace di averti dato dellidiota dico. Ma  gi abbastanza difficile ed ero sicura di avere
ragione.
Sono stato un idiota. Do per scontato che tutto questo sia normale.
Anche Justin lo fa. Ogni tanto finge che non gli abbia detto una cosa, anche se lho appena
fatto. Oppure inventa una storia e poi mi prende in giro quando ci casco. Lo detesto.
Mi dispiace.
Non ti preoccupare. Non  che sia stato lui il primo. Sembra che le persone adorino prendermi
in giro. E probabilmente lo faccio anchio  le prendo in giro  quando ne ho loccasione.
Non voglio sembrare lagnosa. Non voglio apparire come una ragazza fragile che non sa badare
a se stessa. Ma voglio che A lo sappia: non sopporto le persone meschine. Chi ricorre a giochetti. Io mi
difendo dai giochetti, anche se non so difendere il mio cuore. Preferisco perdere la partita piuttosto che
giocare sporco. Preferisco essere ferita che meschina. Altrimenti non riuscirei a convivere con me
stessa.
Ho paura che A voglia provare a farmi sentire meglio. Forse dir che sono tutte mie fantasie. O
peggio, far come Justin: dir che devo imparare ad accettare una battuta. Come se il vero problema
fosse la mia mancanza di senso dellumorismo.
Ma A non dice nulla di tutto questo. Invece svuota il contenitore delle bacchette.
Cosa fai? chiedo. La donna al registratore di cassa ci lancia una strana occhiata e non posso
biasi-marla.
In silenzio, A disegna sul tavolo un cuore servendosi delle bacchette. Poi raccoglie tutte le
bustine di dolcificante del nostro tavolo e dei due vicini, e riempie il cuore di un rosa pallido.
 troppo. E al tempo stesso  splendido.
Terminata lopera A indica il cuore con orgoglio. Sembra un bambino dellasilo che ha appena
costruito un fortino.
Questo dice rappresenta un novantamilionesimo di ci che provo per te.
Rido. Forse non si  accorto che il cuore  pieno di dolcificante.
Cerca di non prenderla sul personale.
Prendere sul personale cosa? Sei tu che dovresti prenderla molto sul personale.
Hai usato il dolcificante artificiale.
Saccarina. Tutto falso. Eppure reale.
A prende una bustina rosa dal cuore e me la tira scherzosamente.
Non tutto  simbolico! strilla.
Non rester seduta qui indifesa. Prendo una bacchetta dal cuore e la uso a mo di spada. A
accetta la sfida, solleva unaltra bacchetta imitandomi. Lui prova un affondo, io paro. Siamo sciocchi e
felici.
Il cameriere arriva con le nostre ordinazioni, A si gira e io lo trafiggo al petto.
Muoio! esclama.
Chi ha ordinato il pollo moo shu? chiede il cameriere.
 suo dico. E la risposta  s, facciamo sempre cos.
Quando il cameriere se ne va, A mi chiede: Davvero? Facciamo sempre cos?.
Be,  un po presto per dire sempre rispondo in modo da non rovinare il momento senza per
farci travolgere.
Ma  un buon segno.
Sempre.
Dimentico ogni altra cosa della vita. Non devo respingerla, lho dimenticata. Non c pi. C
solo il presente: solo io e A, e tutto ci che condividiamo. Non sembra tanto unamnesia quanto
lassenza di rumore in sottofondo.
A fine pasto riceviamo un biscotto della fortuna. Il mio dice:
HAI UN BEL SORRISO
Questo non  un augurio per il futuro dico mostrandolo ad A.
No. Dovrebbe essere: Avrai un bel sorriso.
Esatto. Un biscotto della fortuna dovrebbe dirti cosa sta per accadere, non quello che sta gi
accadendo.
E poi chi non ha un bel sorriso?
Lo rimando indietro dico.
A ha laria divertita. Rimandi spesso indietro i biscotti della fortuna?
No.  la prima volta. Cio, siamo in un ristorante cinese...
Che crimine.
Esatto.
Richiamo lattenzione del cameriere, che si avvicina immediatamente.
Il mio biscotto della fortuna non parla del mio futuro,  solo una constatazione. Ed  una
constatazione piuttosto superficiale.
Il cameriere annuisce e ritorna con una manciata di biscotti, incartati singolarmente.
Ne voglio uno solo dico. Di pi sarebbe barare.
Apro il secondo biscotto e sono sollevata da ci che trovo allinterno.
LAVVENTURA  DIETRO LANGOLO
Ben fatto, signore dice A al cameriere quando mostro il biglietto a entrambi.
 il tuo turno dico. Allora A rompe con molta cautela il suo biscotto e dopo aver letto il
biglietto sorride, radioso.
Allora? chiedo.
Me lo fa vedere.
LAVVENTURA  DIETRO LANGOLO
Non sono superstiziosa. Ma non vedo lora di arrivarci, a quellangolo. Dovunque si trovi.
Non ci resta molto tempo. Stiamo prendendo a prestito questo momento insieme dal tempo di
qualcun altro. Non  del tutto nostro. Finch posso, per, voglio approfittarne. Voglio che A continui a
parlarmi. Voglio continuare ad ascoltarlo.
Di ritorno in biblioteca gli chiedo di consigliarmi dei libri. Grazie ai suoi suggerimenti, imparo
a conoscerlo meglio.
Mi mostra il libro che stava leggendo.  intitolato Feed.
Parla della differenza tra le connessioni tecnologiche e quelle umane. Del fatto che riceviamo
talmente tante informazioni che rischiamo di dimenticare chi siamo, o chi dovremmo essere. Mi guida
tra gli scaffali, nei meandri della sezione Romanzi e prende Storia di una ladra di libri. Lhai letto?
Scrollo la testa, lui prosegue.  un romanzo sullOlocausto, ed  raccontato dalla morte stessa. La
morte  isolata da tutto, ma non pu fare a meno di sentirsi parte del tutto. E quando comincia ad
appassionarsi alla storia di questa bambina dalla vita durissima non pu pi distogliere lo sguardo.
Deve sapere cosa le accade. Lo rimette a posto. Questo invece  un po meno tragico, Destroy All
Cars. Racconta di come avere davvero a cuore qualcosa pu portarti a odiare il mondo, perch il
mondo sa essere deludente. Ma non preoccuparti,  anche spassoso. Perch  cos che si possono
superare le delusioni, no? Vedendone il lato spassoso.
Sono daccordo. E vorrei dirglielo, se me ne offrisse loccasione. Ma ho fatto la domanda giusta
e A vuole darmi una risposta esaustiva. Mi mostra un libro intitolato First Day on Earth. So che pu
sembrare strano, ma racconta di un ragazzo che fa parte di un gruppo di supporto per persone che
credono di essere state rapite dagli alieni. E cos incontra questaltro ragazzo che potrebbe essere o non
essere un alieno. In pratica racconta cosa vuol dire essere umani. Lho letto tantissime volte, in
qualunque biblioteca lo trovassi. In parte perch ci scopro cose nuove ogni volta e poi perch questi
libri ci sono sempre, per me. Sono tutti l per me. La mia vita cambia in continuazione, ma i libri non
cambiano.  il mio modo di leggerli a cambiare: posso metterci dentro cose sempre nuove. Ma le
parole sono parole familiari.  un mondo dove sono gi stato, che mi accoglie di nuovo.
Scuote la testa. Non lho mai detto a nessuno, sai. Forse neppure a me stesso. Ma la verit 
questa.
Vorrei prenderli tutti, vorrei condividere il mondo di quei libri. Poi ricordo: questa non  la mia
biblioteca. Questa non  la mia citt.
E tu? mi chiede. Cosa mi consigli?
Dovrei scegliere una lettura arguta e sofisticata, ma A me lo sta chiedendo per la stessa ragione
per cui glielho chiesto io: leggermi nelle risposte, capirmi meglio attraverso le risposte. Cos, invece di
fingere che Jane Eyre sia la storia della mia vita o che Johnny Trimain abbia cambiato la mia esistenza,
lo porto nella sezione bambini. Sto cercando Harold and the Purple Crayon perch da piccola mi
affascinava moltissimo: il potere di dipingere il tuo mondo e dipingerlo di viola. Lo adocchio in una
vetrinetta.
Quando faccio per prenderlo A mi lascia a bocca aperta strillando: No. Quello no!.
Coshai contro Harold and the Purple Crayon? Per quanto mi riguarda, questo  uno scoglio
insormontabile.
Ma A sembra sollevato. Scusa. Credevo che stessi per prendere Lalbero.
Per chi mi ha preso? Io detesto Lalbero.
Grazie al cielo. Se fosse stato il tuo libro preferito, per noi sarebbe stata la fine.
Se lavesse scelto lui sarei giunta alla stessa conclusione. Lalbero di quel libro ha bisogno di
rivendicare i propri diritti e quel bambino va preso a schiaffi.
Vieni: prendi le mie braccia! Prendi le mie gambe!
Prendi la mia testa! Prendi le mie spalle!
Quel ragazzino  lidiota del secolo dice A.
Il pi grande idiota della storia della letteratura.  bello trovarsi daccordo a proposito.
Metto via Harold e mi avvicino ad A. Non ho bisogno di un pastello viola per mettere in pratica
questo proposito.
Lamore significa non dover mai perdere una qualunque parte di te dice A, avvicinandosi.
Esatto faccio eco io, baciandolo.
Nessun sacrificio. Nessun dolore. Nessuna pretesa.
Amore. Solo amore.
Mi perdo. Sono adorabilmente smarrita. Almeno finch qualcuno non urla: Cosa pensi di
fare?.
Per una frazione di secondo mi convinco che sia la bibliotecaria ad averci sorpreso e che ci
beccheremo una multa. Ma la donna che mi inveisce contro non  la bibliotecaria, o un altro viso noto.
 una donna di mezzet che vomita parole. Che mi si piazza davanti per dire: Non so chi sono i tuoi
genitori, ma io non cresco i miei figli perch frequentino delle sgualdrine.
Sono stordita. Non ho fatto nulla per meritarlo.
Mamma! sbotta A. Lasciala stare!
Mamma. Per un secondo penso: Questa  la madre di A. Poi capisco che no,  impossibile, non
 sua madre. A non ha una madre, non nel senso in cui ne ho una io. La donna devessere la madre del
ragazzo nel cui corpo si trova A. Quella che gli fa lezione a casa. Quella che, avendogli permesso di
uscire per andare in biblioteca, ora si ritrova con questa scena davanti agli occhi.
Va in macchina, George ordina. Adesso.
Mi aspetto che A esegua allistante e, anche se mi sento sotto attacco, non gliele farei una colpa.
Invece di cedere, per, A guarda la madre di George negli occhi e dice: Calmati.
Adesso  la madre di George a essere sbalordita. Il suo innocente ragazzo dai capelli rossi
probabilmente non le ha mai parlato cos, ma non  difficile immaginare le tante volte in cui avrebbe
dovuto farlo.
Approfittando dello sconcerto della donna, A mi dice che ci sentiremo dopo.
Non credo proprio! dichiara la madre di George.
Lo bacio ancora. Un bacio che  ciao e arrivederci e buona fortuna e siamo stati
benissimo. In quel bacio ci sono tutte queste cose perch sono io a mettercele. Di solito in un bacio ci
sono domande: Mi ami? Sta funzionando? Questo invece ne  privo.
Non preoccuparti sussurro dopo il bacio. Troveremo un modo per stare insieme. Il weekend
si avvicina.
Non c altro da aggiungere, perch la madre di George ha preso il figlio per lorecchio e lo sta
trascinando via. Mi scocca unaltra occhiata nel tentativo di intimidirmi con un giudizio inappellabile 
sgualdrina sgualdrina sgualdrina  ma io non arretro. Intanto A ride perch essere trascinati via per
lorecchio  davvero stupido. E questo spinge la donna a tirare con pi forza.
Non sono ancora le tre. Controllo il cellulare. C un messaggio di Justin che mi chiede dove
sono e un altro in cui dice di avermi cercata dappertutto. Gli rispondo che non mi sentivo bene e sono
andata via prima da scuola. So che non si offrir di portarmi una zuppa o di passare a controllare come
sto, a meno che non voglia verificare se ho detto una bugia.
Cos spengo il cellulare. Mi disconnetto.
Se qualcuno dovesse chiedermelo, stavo dormendo.
Aspetter che A mi svegli di nuovo.
...
.
...
Capitolo ventuno.
...
.
...
Trascorro il venerd mattina a riflettere sul weekend. Non  insolito: molti trascorrono il venerd
pensando al weekend. Nessuno per  alla ricerca di un posto dove poter incontrare qualcuno come A.
Escogito un piano. Mio zio ha un capanno da caccia che usa di rado e al momento si trova in
California per lavoro. I miei genitori hanno una copia delle chiavi e non si accorgeranno della loro
mancanza. Mi serve un alibi. Una manciata di alibi.
Ricevo unemail di A. Oggi  una ragazza di nome Surita e non  troppo lontano. Sono pronta a
saltare la scuola   venerd, dopotutto  ma A insiste per vederci dopo le lezioni. Lo capisco, non c
una vera ragione per incasinare la vita di Surita. Forse A si comporta in maniera un po pi corretta di
quanto non farei io.
Justin ce lha ancora con me. Stai meglio, vedo dice quando ci incontriamo al suo armadietto.
Gi. Devessere stata una cosa di ventiquattrore.
Lui se la ride e io mi metto sulla difensiva.
Scusa, avrei dovuto inviarti una foto del mio vomito.
Non ho detto niente replica Justin sbattendo lo sportello dellarmadietto.
Non  leale: tra i due sono io la bugiarda, eppure mi sto arrabbiando.
E aggiungo addirittura unaltra bugia.
Sono felice di stare meglio, perch nel weekend andremo a trovare mia nonna. E non voglio
passarle linfluenza.
Non appena pronuncio queste parole mi ricordo della nonna di Justin, malata per davvero.
Quando parti? mi chiede lui.
Domani dico. Poi, rendendomi conto di cosho appena fatto, preciso: Ma ho promesso a
Rebecca di andare da lei, stasera.
Come ti pare mugugna Justin. Se ne va senza salutarmi e me lo merito.
Ho tirato in ballo Rebecca perch ai miei genitori racconter che passo il weekend da lei. A loro
Rebecca piace, quindi non avranno da ridire. Ma dopo aver informato Justin mi toccher almeno
trascorrere la serata con lei.
Durante educazione artistica le chiedo se ha programmi per stasera. Prego che non ne abbia.
No dice. Idee?
E se dormissi da te? suggerisco.
Rebecca sembra elettrizzata. Ci sto!  passato un secolo dalla nostra ultima doppietta Mean
Girls/Schegge di follia.
Oppure Breakfast Club e Bella in rosa.
Sono i nostri classici, da quando avevamo let per dormire luna a casa dellaltra. Sono felice
che Rebecca se ne ricordi perch  passato molto tempo. O almeno ne sembra passato molto. Era prima
di Justin. Una vita fa.
Dopo la scuola ho da fare le dico. Con mia madre. Va bene se vengo da te per le sei?
Porti il preparato per i biscotti? chiede.
Se tu hai il gelato.
Questa conversazione  talmente piacevole che quasi dimentico le bugie che la attorniano.
Quasi dimentico tutto ci che non sto dicendo a Rebecca.
Incontro A in libreria. Oggi  unindiana grassottella. E che questa sia la mia prima impressione
mi fa sentire orribile. Sono con A. Concentrati sul guidatore, non sulla macchina.
Decidiamo di fare una passeggiata nel parco e intanto studio Surita figurandomela come un
ragazzo. Non  difficile. Se fissi la faccia di chiunque abbastanza a lungo  facile immaginarlo
dellaltro genere. Poi la smetto e mi chiedo a quale scopo. Non che la stia osservando come per
immaginarla di pelle bianca, sarebbe da scemi, ma mi ostino comunque a volerla vedere come un
ragazzo per riuscire a immaginare A  un ragazzo  dentro di lei.
Una parte del problema sono le parole. Il fatto  che esistono parole distinte, lui e lei. Non ho
mai riflettuto sulle divisioni a cui danno vita. Se esistesse un solo pronome per tutti, non rimarremmo
cos ancorati alle differenze.
Una parte di me vorrebbe chiederlo ad A: Tu sei un lui o una lei? Ma la sua risposta sarebbe
entrambi e nessuno dei due, e non  colpa di A se la nostra lingua non riesce ad affrontare la questione.
A sospetta qualcosa. Non sto tenendo per mano Surita. Nellaria non c la stessa elettricit che
cera quando A si trovava nel corpo di un ragazzo. Vorrei non fosse cos. Sono le sensazioni sbagliate.
Ma  un nodo che non sono in grado di sciogliere.
A mi spiega che Surita vive con la nonna e che la nonna non sinteressa molto della nipote,
quindi pu stare fuori quanto le pare. Ci significa che oggi sono io ad avere un limite di tempo. Lo
dico ad A, ma aggiungo di aver fatto dei programmi per il weekend: conosco un posto dove potremmo
andare. Non specifico quale n dove si trova. Vorrei che fosse una specie di sorpresa.
Arrivati nellarea giochi, non essendoci bambini nei paraggi, siamo noi a tornare bambini. Ci
arrampichiamo, penzoliamo, ridacchiamo. A mi chiede se avevo amici in terza elementare al di l dei
compagni di scuola, e cos gli (le) racconto di me e Rebecca, di me e della mia cotta per Peter, di me e
di Mrs Shedlowe, la sorvegliante della pausa pranzo che ascoltava pazientemente qualunque problema
volessi confidarle. Non posso rivolgere la stessa domanda ad A, quindi gli chiedo cosa ricorda di
quandera piccolo. E lui (lei?) mi racconta di un San Valentino in cui sua madre lo (la) ha portato allo
zoo, una festa di compleanno dove ha ritrovato un cane che era stato perso e una partita del campionato
allievi di baseball in cui ha battuto un home run perch il suo corpo sapeva come muoversi, anche se A
non lo sapeva.
Piccole vittorie scherza A.
Ma tu le hai ottenute, ce lhai fatta dico. Ecco la grande vittoria.
E questo dice A avvicinandosi devessere il mio premio.
Dovrei sfiorare il braccio di questa ragazza. So che dovrei tirarla (tirarlo?) a me e trovare un
modo di rintanarci in questa struttura-gioco per bambini. Invece dico: Guarda, lo scivolo! e ci salto
sopra, invitando A.
Impossibile dire se abbia notato il mio disagio, ma in ogni caso non ne parla. E anche se non
finiamo per accoccolarci fisicamente in questo spazio esclusivo, solo nostro, lo trovo comunque
piacevole. Ho la sensazione che il tempo in s sia piacevole.
Sto bene. Tranne un momento in cui immagino Justin a casa, alle prese coi videogame. Ha
intuito che qualcosa non va.  arrabbiato. Ma non ha unidea precisa di quanto mi sia allontanata.
Poi penso a cosa farebbe A in questo preciso istante se non fosse con me. Sarebbe perduto nella
vita di un altro. Cancellerebbe se stesso per impersonare Surita.
Dopo lo scivolo suggerisco le altalene. Invece di fare a turno, chi a spingere chi a volare,
prendiamo posto su due altalene vicine e muoviamo le gambe per dondolarci. A un certo punto i nostri
ritmi coincidono. A allunga la mano di Surita e io la afferro. Voliamo in perfetta sincronia una ventina
di secondi. Poi ci separiamo  la differenza di peso o di forza o la postura, qualcosa dei nostri corpi  ci
impedisce di andare avanti cos per sempre.
Di ritorno alla libreria lascio che A mi riporti a Feed, Storia di una ladra di libri, Destroy All
Cars e First Day on Earth. Li compro tutti.
Sei molto fortunata dice A.
Perch sono bei libri?
No. Perch una volta presi li avrai sempre con te. Non dovrai continuare a cercarli.
Sono pronta a prestarglieli, ma ovviamente non posso.
Non pensiamoci! dice A. Che bisogno c di possederli materialmente, se hai a disposizione
il mondo? Il tono di voce  allegro. Forse ci crede davvero. Forse sbaglio a desiderare le cose, a
volerle possedere. O forse A mi ha appena offerto uno scorcio di qualcosa che non vuole che io veda.
Non  abbastanza per poterlo esplorare. E devo andare a casa di Rebecca. Ma io e A staremo
insieme domani. Non devo dimenticarmi che abbiamo domani.
 un arrivederci carico di speranza. Solo dopo essere risalita in macchina mi rendo conto che
avrei potuto salutare Surita con un bacio.
Non mi  venuto in mente.
Rebecca intuisce che stasera Lindsay Lohan e Tina Fey non riescono a catturare la mia
attenzione. Mette in pausa il film.
Qualcosa non va con Justin? mi chiede. Stai pensando a quello?
Reagisco mettendomi sulla difensiva. Perch dovrebbe esserci qualcosa che non va? Tra me e
lui non succede proprio niente.
Solo dopo averlo detto, mi rendo conto che senza volerlo le ho rivelato la verit. Lei non se ne
accorge.
 solo che... Voglio dire,  bello riaverti qui.  la prima volta da quando, be, vi siete messi
insieme. Neppure ero sicura che lo avremmo rifatto.
 evidente. Lho ferita. Negli ultimi mesi lho ferita senza rendermene conto. Lei non lo
ammetter mai, ma  cos. Ora  chiaro.
Mi dispiace dico, malgrado Rebecca non abbia preteso le mie scuse, o forse proprio perch
non le ha pretese. Le cose con lui vanno bene. Davvero. Ma voglio qualcosa oltre a lui, capisci? Tipo i
miei migliori amici.
Migliori amici. Un dono che non merito. Eppure eccomi qui, a mettere in chiaro di aver
custodito quel dono, di non averlo scambiato con altro.
Ancora gelato? chiede Rebecca prendendo la sua tazza. Io ne prendo un altro po.
Certo dico. Non perch ne ho voglia, ma perch lei ne vuole ancora e non desidera mangiarlo
da sola.
Seduta in questa camera che conosco da quasi tutta la vita, vedendo le fotografie di Rebecca e
della sua famiglia a tutte le et, capisco una cosa di noi due: per Rebecca sono pi di un semplice corpo
perch nel corso degli anni il mio corpo  cambiato sotto i suoi occhi. Forse questo aiuta a riconoscere
ci che sta allinterno.
Rebecca  di ritorno col gelato e fa ripartire il film. Il nostro doppio spettacolo si prolunga fin
quasi a mezzanotte per via di tutte le interruzioni necessarie per prendere da mangiare e altro, come
controllare chi era il ragazzo che interpretava Aaron e se  ancora carino. (Lo ). Lunico momento
difficile  quando Rebecca mi chiede del weekend.  il momento in cui dovrei condividere con lei il
mio alibi, il momento in cui dovrei avvertirla che i miei genitori potrebbero chiamare. Invece uso di
nuovo la scusa della nonna. Lei dice di salutarla e io glielo prometto.
Mi chiedo cosa sto facendo mentre vado a letto e me lo chiedo di nuovo al risveglio, ben
sapendo che, qualunque cosa sia, la far lo stesso.
...
.
...
Capitolo ventidue.
...
.
...
Per arrivare al capanno di zio Artie ci vogliono due ore, perci ho parecchio tempo. Ho le
chiavi in tasca e la borsa preparata per il weekend da Rebecca. O per il mio weekend da nonna, a
seconda di chi lo chiede.
La prospettiva di trascorrere del tempo da sola con A mi eccita. Avremo fino a mezzanotte, lo
so: la mia speranza  che A possa tornare domani, ma non ne ho la certezza.  strano che pur
frequentando Justin da un po non abbia mai pensato di portarlo qui. Forse perch abbiamo casa sua.
Forse perch non ho mai avvertito la necessit di fuggire cos, noi due soli.
Fuga. Avendo del tempo per riflettere, mi rendo conto che ci che sto mettendo in atto 
tecnicamente un tradimento. Credo di averlo sempre saputo, ma  la prima volta che nella mia testa uso
quella parola. Non mi pare un termine adatto a spiegare le mie azioni, ma neppure del tutto sbagliato.
Mi sento in una caotica terra di mezzo in cui cerco di orientarmi. So gi quale sarebbe il commento di
Justin e quale la sua interpretazione. Sicuramente gli sto facendo qualcosa che lui non ha mai fatto a
me.
E, per di pi, ce lho con lui perch non si  accorto di nulla.  ingiusto, lo so.
Arrivata a destinazione potrei scrivergli un messaggio. Potrei rompere cos. Ma si merita di pi.
E merita una spiegazione. Solo che non c modo di spiegarlo.
Mi sto innamorando di qualcuno che  stato nel tuo corpo per un giorno.
Ho fatto in modo di arrivare in anticipo per riordinare. Voglio bene a zio Artie ma, se le sue
fidanzate alla fine lo lasciano, un motivo c. In pratica, il capanno consiste di una sola stanza in cui
sono ammassate un mucchio di cose, inclusi alcuni trofei di caccia. Il paio di volte in cui ci sono
venuta da bambina coi miei genitori, le teste animali che mi osservavano dalle pareti coi loro occhi di
vetro mi hanno terrorizzata. E ancora lo fanno, anche se ho imparato a non guardarle pi per davvero.
Una o due ormai sono logore e le copro con un lenzuolo. Le altre mi scrutano.
Il problema di arrivare in anticipo  che, una volta messe via le provviste e pulito il pavimento,
non c nientaltro da fare. Ho portato First Day on Earth ma non riesco a concentrarmi e non mi
sembra corretto nei confronti del libro. Accendo delle candele affinch laria profumi un po pi di
vaniglia e un po meno di zio Artie. Ma lodore inizia a darmi alla testa, o forse sono solo stanca.
Mi sveglio al sopraggiungere di unauto. Sentendo la portiera aprirsi mi rianimo. Nessun altro
sa di questo posto, quindi devessere A. Sbircio dalla finestra e vedo questo bel ragazzo. Della mia et.
Lui.
Apro la porta, aspetto e osservo. Bella pelle. Bei capelli. Come se luniverso sapesse a cosera
destinato questo giorno.
Oggi sei molto carino gli dico mentre si avvicina. Mi aspettavo una borsa, ma ovviamente
non ce lha.  qui soltanto per oggi.
Pap francocanadese, mamma creola spiega. Ma non parlo una parola di francese.
Tua madre non si far vedere stavolta, vero? scherzo.
Lui sorride. No.
Bene dico andandogli incontro. Allora posso farlo senza che qualcuno mi uccida.
Nel bacio metto ogni cosa. Lattesa, il desiderio. Tutto il tempo a nostra disposizione oggi e i
domani che non avremo. Lo bacio per dirgli che sono qui. Lo bacio per dirgli che lui  qui. Lo bacio
per creare una connessione, per fonderci, spronarci. E lui risponde al bacio con tutte queste cose e con
altre che non riconosco. Le sue braccia attorno a me, le mie attorno a lui; entrambi tiriamo, entrambi
premiamo. Le sue mani mi esplorano, mi danno forma. Non c pi spazio tra i nostri corpi. Non pi.
Mi scosto quanto basta per sfilargli la giacca, scalcio via le scarpe. Anche lui scalcia via le sue e io lo
faccio indietreggiare; la mia bocca non si stacca quasi mai dalla sua. Lo spingo sul letto. Lo tengo gi,
ci incontriamo a met strada, ancora interamente vestiti, ma con la sensazione di non avere nulla
addosso. Gli bacio il collo, lorecchio. Lui fa scivolare le mani sui miei fianchi, mi bacia di nuovo sulle
labbra. Non c una sola parte di me che non lo desideri. Ho la sensazione di essermi trattenuta per tutta
la vita e ora mi lascio andare. Vado sotto la sua maglietta, seguo la scia per arrivare al suo petto. Tengo
la mano l, avverto il calore intenso della pelle. Lui geme senza rendersene conto. Non conosco il suo
nome e non ne ho bisogno perch lui  A, lui  A, lui  A, e adesso  con me. Questo momento 
nostro. Un dito sui miei seni, lungo la schiena. Lunico senso che ancora possiedo  il tatto. Labbra
sulla spalla. La mano sotto la sua cintura. Braccia contro braccia. Gambe contro gambe. Veloce e poi
piano. Veloce. Poi piano.
Ehi dice.
Ehi rispondo.
Mi sdraio sulla schiena, adesso A  sospeso sopra di me. Le sue dita disegnano il contorno del
mio viso. Il fianco della sua mano sulla mia clavicola. Rispondo, traccio il profilo delle sue spalle, mi
allungo nella vallata della sua schiena. Gli bacio di nuovo il collo. Lorecchio. Dietro lorecchio.
Non c nulla di paragonabile. Nulla al mondo  paragonabile a questo.
Dove siamo? chiede.
Nel capanno da caccia di mio zio gli spiego. Pur avendogli dato le indicazioni necessarie non
gli ho detto dovera diretto. Al momento  in California, cos ho pensato che potevamo intrufolarci.
Si guarda attorno. Sei entrata forzando la porta?
No, con le chiavi di riserva.
Si sdraia sulla schiena. Faccio correre la mano al centro del suo petto. Il centro esatto. Poi mi
sposto a destra, il territorio dove batte il suo cuore.
Non male, come benvenuto dice, e anche le sue mani sono incapaci di staccarsi dal mio
corpo.
E non  ancora finita prometto girandomi verso di lui, mentre lui fa lo stesso.
Vicinanza. Ecco cos. Il sesso dovrebbe significare vicinanza.
Ora c vicinanza. Non solo di corpi. Ma del nostro essere. A  cauto, io no. Non voglio pi
nulla tra di noi: lo spoglio, mi spoglio. Voglio tutto di lui e voglio che lui abbia tutto di me. Voglio che
teniamo gli occhi aperti. Voglio che questo sia ci che devessere.
Nudi, ci baciamo. Nudi e smaniosi. Nudi, qui. Ci muoviamo in quellineludibile direzione. A
tratti ci muoviamo veloci, a tratti rallentiamo e ci diamo tempo. Ce la godiamo.
 pericoloso perch farei di tutto. Ma farei di tutto solo perch non  pericoloso.
Hai voglia? sussurro.
Lo sento premere. Il calore, il respiro. Avverto il momento.  adesso, il momento giusto, lo
sento.
No dice lui. Non ancora. Non adesso.
Allimprovviso sento laria fredda che ci avvolge. Allimprovviso percepisco di nuovo il mondo
attorno a me. Avverto tutto ci che non siamo noi.
Immagino che sia premura, la sua. Lo guardo e chiedo: Sei sicuro? Io ne ho voglia. Se ti
preoccupi per me, non devi. Sono... preparata.
E anche lui adesso si ritrae. Ha una mano ancora sul mio fianco, ma appoggia laltra nello
stretto spazio tra noi. Non credo che dovremmo farlo.
Dico: Va bene ma non va bene affatto, non capisco.
Non si tratta di te dice. E non  che non ne abbia voglia.
Risvegliarsi da un sogno, in un incubo. E allora?
Sembra sbagliato.
Dice che non si tratta di me, ma cosaltro potrebbe essere? Forse mi sono spinta troppo in l, ma
lui non deve pensare a me.
Lascia che sia io a preoccuparmi di Justin dico. Siamo io e te.  diverso.
Ma non si tratta solo di me e te. C anche Xavier.
Indica il suo corpo. Xavier.
Oh.
Non lha mai fatto. E non  giusto che lui... non possa decidere della sua prima volta e non
possa rendersene conto.  come rubare qualcosa di suo.
Questo  del tutto in linea con il trattamento che luniverso sembra avermi riservato: mi manda
il ragazzo perfetto nel corpo perfetto ma fa in modo che sia vergine, cos mi trovo a rubargli la sua
prima volta. Non mi vengono in mente parole per affrontare una situazione del genere.
Vicinanza. Mi sono lasciata prendere dal sesso al punto da dimenticare ci che stavo cercando,
ci che desideravo davvero. Non fare sesso non vuol dire rinunciare a tutto il resto.
Ecco cosa mi dico.
Rimasta da sola nella mia testa per qualche istante, torno al mio corpo e lo spingo contro il suo.
Mi giro, ci ritroviamo ginocchia contro ginocchia, braccia attorno alla schiena, faccia a faccia.
Pensi che gli dispiacerebbe?
 il suo corpo a rispondere per lui. Avverto la tensione sciogliersi. Mi sento benvenuta.
Ho messo la sveglia dico. Cos possiamo dormire.
Gli do la schiena e lui ci preme contro il petto, appoggia le ginocchia dietro le mie. Ci
raccogliamo in una sacca di tempo, intenzionati a non uscirne. Insieme, mentre i nostri corpi si
raffreddano. Insieme, mentre il nostro respiro rallenta. Insieme, non ci sentiamo soli.
Sono tanti i modi in cui i nostri corpi possono unirsi.
Il nostro ciclo del sonno  diverso. A volte io mi ritrovo sveglia mentre lui continua a dormire.
A volte  il contrario, credo. Altre volte la nostra veglia coincide e scambiamo poche parole prima di
riaddormentarci.
Sei un lui o una lei? chiedo.
S risponde A.
So che non ne parliamo mai dice A minuti dopo, forse ore. Ma perch stai con lui?
Non lo so gli dico. Pensavo di saperlo. Ma non lo so.
Questo  amore? chiedo. Ma lui dorme.
Mormora qualcosa. Sembra: Tuo zio Artie  alto?.
Quando siamo entrambi pi svegli, ma senza alcuna voglia di alzarci dal letto, mi metto davanti
al suo viso e gli chiedo: Chi  il tuo preferito?.
Lui appoggia una mano sulla mia. Il mio preferito?
Il tuo corpo preferito. La tua vita preferita.
Una volta sono stato nel corpo di una ragazza cieca. A undici anni. Forse dodici. Non so se sia
lei la mia preferita, ma dallessere lei per un giorno ho imparato pi di quanto non abbia imparato in un
anno. Mi ha mostrato quanto sia arbitrario e parziale il nostro modo di fare esperienza del mondo. E
non solo grazie ai suoi sensi pi sviluppati, ma per quella sua capacit tutta umana di trovare altri modi
di percorrere il mondo comunque ci si presenti. Per me  stata una grande sfida. Per lei  la vita.
Chiudi gli occhi gli sussurro.
Mi fido, sono sicura che li ha chiusi. Scopriamo i nostri corpi come muovendoci nelloscurit.
Ore, o forse minuti pi tardi la sveglia suona.
Il giorno volge al termine e noi lo lasciamo fare. La luce si sta affievolendo e noi restiamo in
silenzio senza protestare. Questo  tutto ci che vogliamo. Due corpi in un letto. Vicinanza.
So che devi andare dico con gli occhi chiusi. Lo sento annuire.
Mezzanotte dice. Devo tornare per mezzanotte.
Ma perch? Perch mezzanotte?
Lo sento scuotere la testa. Non ne sono sicuro.  una decisione del corpo. Il corpo lo sa e basta.
Rester qui gli dico.
Torner domani mi promette.
Altro tempo. Altro tempo insieme.
Vorrei che non accadesse pi dice. Se potessi, non cambierei. Vorrei restare qui con te.
Ma non puoi. Lo so.
Il mio tono non  arrabbiato n deluso. Io non sono arrabbiata n delusa.
 cos che va.
Controlliamo pi volte lora. Lo sappiamo.  il momento.
Ti aspetter gli dico mentre si riveste e si prepara ad andare via.
Aspetteremo entrambi dice. Aspetteremo un altro momento cos.
Non ho idea di quel che faccio e mi sta bene cos.
Mi saluta con un bacio. Come se stesse andando a scuola. O al lavoro. Come se questo fosse il
futuro. Come se ci fossimo abituati.
Una volta che se n andato non so cosa fare. Non ci sono computer per le email, il cellulare
non ha campo.
Prendo First Day on Earth. Non sono parole sue, ma sono parole a cui A mi ha condotto. Per
ora pu bastare.
Ho trascorso gran parte della giornata a dormire. Leggo un po e passo il resto della notte a sognare.
...
.
...
Capitolo ventitr.
...
.
...
Mi sveglio nel gelo e, dopo aver acceso il riscaldamento, soffro mentre lambiente si fa
incandescente. Non ho alternative.
A non torner subito, ma anche se si sveglier a cinque ore di distanza trover il modo di venire.
Devo solo tenermi occupata.
Finisco di leggere First Day on Earth. Rimpiango di non aver portato un romanzo pi lungo o
persino i compiti. A quanto pare Artie non tiene libri qui dentro. Soltanto numeri passati di riviste come
Field & Stream.
C un vecchio giornale con un cruciverba da completare. Ci provo, ma non sono molto brava.
Mi distraggo con qualche gioco del cellulare, passeggio attorno al capanno nella speranza di trovare
una ricezione migliore.
Mi annoio. Una noia mortale. E, peggio, riesco sentire la voce di Justin che mi deride: Cosa
credevi che sarebbe successo?.
Sta arrivando ribatto.
Come no.
Non posso lasciare che la mia testa si avventuri in questo botta e risposta. Controllo lorologio.
 luna passata. Ormai dovrebbe essere qui.
Non verr.
Ma lha promesso.
Con il passare delle ore mi sento sempre pi ridicola. Mi aggiro in maglietta e calzoncini, fa
troppo caldo.
Alla fine sento unauto avvicinarsi. Frena. Si ferma.
I dubbi che ho cercato di mettere a tacere si tramutano allistante in sollievo.
Corro alla porta, la spalanco. Sono pronta a gettarmi tra le braccia di A; poi mi rendo conto che
il tizio di fronte a me non solo  troppo vecchio, ma porta sulle spalle un cervo morto.
Urlo.
Anche lui urla indietreggiando.
Io urlo di nuovo e faccio per rientrare nel capanno.
Chi diavolo sei? grida luomo.
Vorrei sbattere la porta, ma non posso. Luomo continua a gridare.
Questa  propriet privata! Ges, mi hai fatto quasi venire un infarto. Sei da sola?
Mi sta studiando. Vede una ragazza. Le mie gambe.
Sono la nipote di Artie dico. Artie  mio zio. Questo  il suo capanno. Non ho fatto niente di
male.
Sembra scettico, vorrei che mettesse gi quel cervo. Mi fa venire il voltastomaco.
Non dovresti essere qui dice luomo. Anche se fossi la nipote di Artie.
Un secondo dico. Rovisto in cerca del portafogli, trovo la patente. Al mio ritorno luomo
scarica il cervo sul cassone del furgone, grazie a Dio.
Vede dico mostrandogli la patente. Abbiamo lo stesso cognome.
Bene. Questo non significa che dovresti trovarti qui.
Pu chiamarlo lo sfido, sapendo che non pu e nella speranza che Artie mi copra, nel caso.
Probabil-mente ha fatto confusione.
Be, tra un po avrai compagnia. Siamo a caccia da stamattina e Artie ci ha detto che potevamo
venire qui per scuoiare le prede e il resto.
La vegetariana dentro di me inorridisce. Ma sono bloccata.
Un secondo gli ripeto. Chiudo la porta e mi metto addosso tutti i vestiti che ho. Raccolgo le
mie cose.
Ma non posso andare via. Se A venisse? Sono infuriata perch mi ha abbandonato mentre io
non posso correre il rischio di abbandonarlo.
Rimango. Ne arrivano altri. Mi guardano divertiti. Mi fissano. Portano con s altre prede,
allestiscono unarea dove scuoiare. Rileggo lunico libro che ho. Mi rintano in macchina. Cerco di
evitare chiunque, ma alla fine devo usare il bagno e linterno del capanno  gremito.
Rimango fuori per altre due ore. Poi mi arrendo.
 troppo tardi. A non verr. Devo tornare a casa.
Durante il viaggio ribollo di rabbia.
Non appena c campo controllo il cellulare. Devesserci una sua email. Devesserci una
spiegazione.
Niente. A non ha scritto.
Potrebbe essersi svegliato paralizzato. Potrebbe essere da qualche parte senza computer.
Potrebbe non avere una macchina.
Mi affanno in cerca di scuse. Nel farlo mi sento disperata.
La peggiore spiegazione  che A, ottenuto ci che voleva, sia sparito. Esattamente come
qualunque altro ragazzo. E io sono esattamente come qualunque altra ragazza, stupida abbastanza per
illudermi che il mio ragazzo fosse diverso.
A non  un ragazzo, devo ricordare a me stessa.
Ma non fa differenza, in realt.
Mi sento comunque ingannata.
Mi sento comunque sola.
...
.
...
Capitolo ventiquattro.
...
.
...
Mi sveglio di primo mattino sicura che anche A si sia svegliato di primo mattino, ansioso di
darmi una spiegazione. Sto per scoprire cos andato storto col corpo di ieri, il motivo per cui non ce
lha fatta.
Nella casella di posta in arrivo per non c nulla. Neanche una parola.
Le paure pi piccole se ne vanno. Arrivano le pi grandi.
Cerco di evitare Justin. Non tanto perch ho la coscienza sporca (ho fatto qualcosa di sbagliato),
ma perch mi preoccupa che lui possa fiutarlo.
Rebecca mi chiede come sta mia nonna. Le dico che sta bene.
Continuo a controllare la posta elettronica. La trovo sempre vuota.
Accarezzo lidea di saltare il pranzo, ma poi penso che ultimamente il mio comportamento ha
gi sollevato parecchie domande. Meglio mantenere la solita routine.
Per fortuna Lindsay Craig sabato sera ha dato una festa, argomento di cui tutti quelli al mio
tavolo vogliono parlare. Stephanie  convinta di aver visto Steve baciare una ragazza di unaltra scuola,
ma lui giura che  tutta colpa dello sguardo ubriaco di Stephanie.
Non lo so, Steve dice Justin. Quella ragazza era uno schianto.
Chiss se sta cercando di punzecchiare Steve, o Stephanie, o se vuole provocare una mia
reazione.
Sei andato alla festa? chiedo come una sciocca.
Non ti sta bene? mi deride Justin.
Certo dico con fare dimesso.
A Rebecca lo scambio di battute non sfugge. Intuisco che non le  sfuggito. E se le venisse in
mente di chiedermi se c qualche problema mi metterei a urlare. Faccio di tutto per squagliarmela al
pi presto.
Sono smarrita nella rabbia. Ce lho a morte con A. E ce lho a morte con me stessa per aver
permesso ad A di essere tanto importante da giustificare questa rabbia.
Vado a tutte le lezioni. Durante lora di ginnastica giochiamo a softball. Mi metto in tenuta
sportiva e non mi lamento quando mi assegnano la terza base. Cerco di concentrarmi sul gioco e di non
far niente di imbarazzante. Ecco perch non mi rendo subito conto della presenza del tizio che a un
certo punto comincia a sbracciarsi. Ce lha con me. Non lho mai visto e quindi capisco. Lui intanto si
accorge che lo sto guardando e annuisce. Aspetto la fine di unazione, poi dico allinsegnante che non
mi sento bene e ho bisogno del bagno. Lei non ha nulla in contrario e mette unaltra ragazza in terza
base.
Questo ragazzo non somiglia affatto allo Xavier incontrato nel capanno. Indossa una maglietta
dei Metallica e ha le braccia talmente pelose da essere nere quasi come la T-shirt. Vedendo che gli
vado incontro indietreggia per rientrare in palestra. Lontano dagli sguardi del campo sportivo.
Lo seguo.
Dovrei dargli la possibilit di spiegarsi.  qui, quindi non si  stancato di me. Ma non appena
dice Ehi come se niente fosse, lo assalgo.
Dove diavolo sei stato? urlo. Non sembro in me. Sembro ancor pi arrabbiata di quanto non
sia.
Segregato in camera dice.  stato terribile. E non cera il computer.
Ha senso.  uneventualit reale. Non sta mentendo. Eppure la rabbia non si scioglie.
Ti ho aspettato dico. Mi sono alzata. Ho rifatto il letto. Ho preparato la colazione. E ti ho
aspettato. Il telefono un po prendeva e un po no, e mi sono illusa che il problema fosse quello. Ho
iniziato a sfogliare vecchi numeri di Field & Stream perch non cera altro da leggere. Poi ho sentito
dei passi. Ero emozionata. E quando qualcuno si  avvicinato alla porta, mi sono precipitata.
Gli dico chi era. Gli racconto cos successo. Lascio che mi immagini da sola con quegli
uomini. Mentre lo aspettavo.
Avrei voluto venire dice. Te lo giuro, volevo. Ma ero in questa ragazza segregata. Un dolore
insopportabile. Ha fatto una cosa orribile e i suoi non la lasciano sola. Neppure un minuto. Per paura di
ci che potrebbe fare. Lei nega levidenza ma io lho visto. Ho capito.  stato doloroso, Rhiannon.
Devi credermi, dolorosissimo. Avrei potuto andarmene, o almeno provarci. Ma non avrebbe
funzionato. Non era nelle condizioni di muoversi.
E stamattina? chiedo, indicando Mr Metallica. Perch non mi hai scritto?
Perch la sua famiglia  in partenza per le Hawaii e se fossi andato con loro non sarei pi
potuto tornare indietro. Perci sono scappato. Ho preso tre autobus diversi per arrivare fin qui, sono
venuto a piedi dalla stazione. Sono sudato ed esausto e, quando torner a casa di questo ragazzo, la
trover deserta o ci trover linferno. Ma dovevo venire. Tutto ci che mi importava era venire da te.
La rabbia si sta sciogliendo, ma non  felicit quella che emerge al suo posto:  disperazione.
Come se infine mi stessi rendendo conto, per davvero, di quanto tutto ci sia assurdo.
Come potrebbe funzionare? chiedo. Come?
Vieni qui mi dice allargando le braccia. Non  una risposta, eppure lo . Cedo. Minfilo tra
quelle braccia, sudate e pelose, ma in questo momento non mimporta. Non si tratta di attrazione fisica.
 qualcosa di pi profondo.
Lui mi stringe forte, mi stringe come se fosse in gioco la sua vita. Chiudo gli occhi. Possiamo
farcela, mi dico. Posso perdonarlo. Possiamo adattarci alle circostanze.
Poi la porta della palestra si spalanca e, siccome non vogliamo essere visti, ci separiamo nello
stesso istante. Ma siamo stati visti. Lancio unocchiata, ed ecco Justin. Ho un sussulto. Justin. La mia
mente fatica ad accettarlo. Justin. Qui.
Cosa diavolo succede? urla. Cosa. Diavolo. Succede?
Gli dir che  mio cugino, penso.  morta una mia lontana prozia ed  venuto a informarmi.
Justin... provo a farfugliare. Lui per non ha intenzione di lasciarmi finire.
Lindsay mi ha scritto un messaggio per dirmi che non ti sentivi bene. Cos sono venuto a
vedere. Be, ti trovo in forma. Non volevo interrompervi.
Falla finita dico.
Finita con cosa, stronza? ribatte avvicinandosi.
Come lavesse fiutato.
Resto a guardare mentre A prova a fermarlo. Justin dice.
Justin lo guarda come se fosse un rifiuto umano. Non hai il permesso di parlare, tu.
Ho intenzione di dargli una spiegazione, s, ma prima che possa fare qualunque cosa Justin
colpisce A con tutte le sue forze: un pugno dritto in faccia che lo manda al tappeto.
Io urlo e mi precipito ad aiutare A. Justin cerca di allontanarmi, mi strattona per il braccio.
Lho sempre saputo che eri una puttana dice.
Cerco di liberarmi dalla sua presa, grido: Falla finita!.
Dopo avermi lasciato andare Justin inizia a prendere a calci A, ancora a terra. Io urlo. Non mi
interessa pi che qualcuno possa sentirmi, se questo pu fermare Justin.
 il tuo nuovo ragazzo? grida lui. Lo ami?
Non lo amo rispondo a gran voce. Ma non amo neppure te.
Ecco.
Justin fa per colpire di nuovo, ma stavolta A gli afferra la gamba e lo tira a terra. Mi allungo per
aiutare A a rimettersi in piedi, ma non sono abbastanza veloce: Justin gli sferra un calcio sul mento.
Le porte che danno sul campo sportivo esterno si aprono, le ragazze del softball si riversano in
palestra. Mi vedono accanto ad A. Vedono il sangue sul pavimento. Sia A che Justin sanguinano.
Shock e pettegolezzi dilagano allistante. Stephanie si avvicina di corsa e mi chiede se sto bene.
Justin si alza e cerca di colpire di nuovo A. Manca il bersaglio e A si rialza.
Che sta succedendo? chiede Stephanie. Quello chi ?
A si trascina verso di me e Stephanie cerca di fermarlo. Logico: Justin  il mio ragazzo, A un
estraneo. Potrei mentire. Potrei fingere di stare dalla parte di Justin. Solo Justin saprebbe la verit e il
suo orgoglio potrebbe accettare la bugia.
Ma non posso. Non posso.
Devo andare mi dice A. Vediamoci da Starbucks, dove ci siamo incontrati la prima volta. Se
ce la fai.
A! grido. Justin  dietro di lui e sta per afferrargli la spalla. La mano si posa, ma invece di
lasciarsi strattonare A si libera e colpisce.
Ho le lacrime agli occhi. Non so da dove provenga la forza che mi fa restare qui. La nostra
insegnante di ginnastica accorre. Stephanie mi sorregge.
Puttana! grida Justin. Lo sentono tutti. Con te ho chiuso. Capito? Ho chiuso. Cos puoi
andare a scoparti chi vuoi. Non dovrai pi farlo di nascosto. Ti credi cos speciale? Be, non lo sei. Non
lo sei.
Sto piangendo a dirotto.
Justin, levati di torno dice Stephanie.
Non cercare di difenderla! le grida lui. La colpa  sua!
Linsegnante ci ha raggiunto. Vede le mie lacrime. Vede il sangue. Ha delle domande.
Stephanie ha delle domande. Lindsay, ai margini, gongola. Arriva un insegnante che cerca di portare
Justin in infermeria. Justin lo manda a farsi fottere e se ne va. Ho tutti gli occhi addosso.
Niente di grave  tutto ci che riesco a biascicare.
Nessuno mi crede. Ed  logico, perch nessuno dovrebbe farlo.
...
.
...
Capitolo venticinque.
...
.
...
il momento di prendere delle decisioni, alla svelta. Devo capire qual  la mia versione della
storia per dare alla gente la possibilit di schierarsi dalla mia parte.
Anche se non sono ferita  almeno fisicamente  sono stata portata in infermeria. Linfermiera,
visto lo stato in cui sono ridotta, mi fa sdraiare. Stephanie chiede il permesso di restare, ma linfermiera
la rispedisce in aula. Alla fine dellora per Stephanie si ripresenta insieme a Rebecca e Preston e cos
io mi metto seduta sul lettino.
Rhiannon mi incalza Rebecca. Dicci cosa sta succedendo.
Ho fatto un casino le dico, dico a tutti e tre. Con Justin  finita. Ho conosciuto un altro.
Rebecca si sforza di nascondere la sorpresa. Preston invece si lascia andare in un Hoooo-eee!.
Stephanie gli d uno schiaffo sulla spalla, ma Preston non se lo pu pi rimangiare.
Chi ? mi chiede. Confessa confessa confessa.
Rebecca e Stephanie possono fingere che Preston abbia esagerato con una domanda cos diretta,
ma entrambe attendono la mia risposta.
Non posso dirvelo.  complicato.
 sposato? chiede Preston.
No.  solo una cosa... nuova.
Nuova? Abbastanza nuova perch lui sintrufoli a scuola pur di vederti? chiede Rebecca.
 questo che dicono? Voglio e non voglio saperlo.
La gente dice di tutto mi riferisce Stephanie. Justin sostiene di averti sorpreso mentre facevi
un lavoretto a quel tipo. Io ho detto in giro che siete stati da soli soltanto due minuti prima del nostro
arrivo e non cera nessuna prova evidente che lui avesse, ehm, la patta slacciata.
Ci siamo abbracciati. Tutto qui.
Be,  sufficiente dice Stephanie. Per i pettegolezzi, intendo. A sentire Justin, tu sei la pi
grande sgualdrina della scuola. Ma lui non  esattamente un testimone imparziale.
Ora che i pugni e i calci sono finiti comincio a rendermi conto di quanto lho ferito. Cosa gli ho
fatto. Cosa ho fatto a noi due.
Tutto questo tempo. Tutti questi ricordi. Ho mandato tutto in fumo.
Rebecca mi abbraccia forte.
La risolveremo dice. La affronteremo insieme.
Preston e Stephanie le fanno eco.
Loro potrebbero essere tutto ci che mi resta.
Linfermiera mi permette di rimanere fino al termine delle lezioni. Al suono dellultima
campanella provo a scendere dal lettino, ma lei mi fa segno di aspettare.
Aspetta che i corridoi si svuotino dice. Conceditelo.
 talmente gentile che vorrei raccontarle tutto. Ma chiss cosa penserebbe di me.
Aspetto unaltra ora. Quando arrivo al mio armadietto ci trovo le foto di me e Justin che lui
teneva nel suo e io nel mio. Le ha strappate al punto che, se non sapessi cosa ritraevano, mi sarebbe
impossibile capirlo.
Non ha fatto altro al mio armadietto.
Ma  abbastanza.
Rebecca vuole che vada da lei. Preston e Stephanie non smettono di chiamare. Persino Ben mi
scrive che spera io stia bene.
Una parte di me vorrebbe ammettere la catastrofe che ha causato per trovare poi rifugio negli
amici.
Ma A mi sta aspettando. So che mi sta aspettando.
Ritorno allo stesso Starbucks. A si  dato una ripulita, ma ha ancora laria del ragazzo che ha
avuto la peggio in una scazzottata.
Lo vedo. Vedo che mi vede. Vado a prendere un caff per avere ancora un minuto per pensare.
Ne avevo davvero bisogno gli dico sedendomi.
Grazie per essere venuta risponde, come se non ne fosse stato sicuro. Come se gli stessi
facendo un favore.
Ci ho pensato, a non venire ammetto. Ma non sul serio. Da vicino ha un aspetto ancor pi
malconcio. Stai bene?
S dice. Non sembra.
Ricordami come ti chiami, oggi.
Michael.
Lo osservo. Questo ragazzo dovrebbe essere alle Hawaii.
Povero Michael dico.
Non aveva immaginato che la sua giornata finisse cos.
Allora siamo in due.
Questa mattina sembra lontana anni luce. Ce lavevo a morte con A. Ora provo solo tristezza.
 finita? Fra voi due, dico.
Come potrebbe essere diversamente? vorrei rispondergli. Esiste un universo in cui Justin
potrebbe dimostrarsi capace di comprensione dopo ci che ho fatto?
S dico. E poi, per quanto ingiusto, aggiungo: Hai ottenuto ci che volevi.
A non gradisce. Be, non lo volevi anche tu?
S, ma non cos. Non di fronte a tutti.
Fa per toccarmi il viso, ma a me non va. Mi ritraggo. Lui riabbassa la mano.
La tristezza dilaga in me. Ecco cosa gli sto facendo.
Adesso sei libera dice.
Magari lamore fosse cos semplice. Non  cos semplice.
Dimentico che hai poca esperienza dico. Non sai come funziona una relazione. Non sono
libera, A. Rompere con qualcuno non significa liberarsene. Sono ancora legata a Justin in un centinaio
di modi diversi. Mi ci vorranno anni per liberarmi di lui.
Chiss perch glielo sto dicendo. Chiss perch voglio farci del male. Forse, pi dolore provo,
meno mi sento colpevole.
Avrei dovuto andare alle Hawaii? mi chiede.
Lho quasi perduto. Devo ammetterlo. La mia pi grande paura di ieri, oggi si  quasi avverata.
Per restare ha fatto tutto ci che era in suo potere e io glielo sto rinfacciando.
Devo smetterla.
No dico. Non avresti dovuto. Ti voglio qui.
I suoi occhi si accendono davanti alla speranza che gli sto dando: la possibilit che, malgrado
tutto, tra noi le cose si aggiustino alla fine.
Insieme a te?
Annuisco. Insieme a me. Quando riesci a esserci.
 il meglio che possiamo fare. Lo sa lui. Lo so io. Ed entrambi sappiamo di poterci rassegnare a
molto meno. Potremmo darci per vinti.
Mi chiede cos successo quando lui se n andato e io glielo racconto. Ci tiene a spiegarmi le
ragioni della sua fuga: non poteva cacciare Michael in guai ancora pi grossi. Lo capisco, gli dico.
Dobbiamo avere la certezza che non ci siano pi voli che possano portare Michael alle Hawaii.
Verifichiamo col mio cellulare. Poi, invece di lasciare che Michael prenda una sfilza di autobus, gli
offro un passaggio; non  che abbia tutta questa fretta di tornare a casa mia. Dovr raccontare ai miei
genitori della rottura con Justin prima che lo vengano a sapere da altri.
Durante il viaggio chiedo ad A di raccontarmi meglio della ragazza in cui si trovava ieri e di
quelli che lhanno preceduta.
Allora A riempie labitacolo di storie: alcune tristi, molte altre felici. E ascoltandolo mi rendo
conto che per ogni evento, mentre il resto di noi si preoccupa di una sola cosa, lui deve ricordarne due:
non solo con chi era, ma chi era. Come per il suo primo bacio. Io ricordo il mio con Bobby Madigan:
un rischio che entrambi eravamo segretamente pronti ad accettare, in quarta elementare. La maestra,
Mrs Shedlow, per un momento si era distratta e noi eravamo sgattaiolati nel folto degli alberi. Ricordo
la morbidezza delle sue labbra. Ricordo i suoi occhi chiusi. A me non era venuto di chiuderli: se
doveva succedere, volevo vedere.
Stando al suo racconto, A ha dato il primo bacio in quinta. Era in un seminterrato dove si
giocava al gioco della bottiglia. Lui non aveva idea di come funzionasse, ma gli altri bambini
sembravano sapere cosa fare. A aveva fatto ruotare la bottiglia, che fermandosi aveva indicato una
biondina. Il nome era Sarah e, prima del bacio, aveva detto ad A: Tieni la bocca chiusa!. Gli chiedo
chi era quel giorno. Lui scrolla la testa.
Non ne sono sicuro. Ricordo soltanto lei. Posso dirti che indossava un abitino... forse era
vestita per la scuola domenicale. Forse era una festa. Ma non ricordo chi ero.
Neppure se eri un ragazzo o una ragazza?
Un bambino, immagino. Ma onestamente non ci facevo caso.
Riflettendoci,  strano. Tutto il tempo che passiamo insieme, tutti questi giorni: io mi sforzo di
ricordare chi era A ogni giorno e A invece?
A ricorder me soltanto.
Il navigatore del cellulare ci annuncia che siamo vicini a casa di Michael.
Voglio vederti domani dice A.
Anchio rispondo. Ma sappiamo tutti e due che volerlo non basta.
Allora ci spero.
Mi piace.
Ci spero anchio.
Sola al volante mi aggrappo alla speranza. Ma poi linfinit di cose successe oggi mi travolge, e
sprofondo. Una volta a casa non me la sento di dire ai miei genitori di Justin, perci li evito. Mia madre
urla qualcosa a proposito di aver saltato la cena, ma non ho la forza di preoccuparmene.
Chiamo Rebecca per un aggiornamento. Mi ripete che andr tutto bene. Tutto si sgonfier.
Dopo aver chiuso la telefonata resto a fissare il cellulare. Poi clicco sulla cartella delle
fotografie, ed  come se la mia storia con Justin fosse tutta l. Lui non ha potuto farla a pezzi.
Quello che ho detto ad A  la verit: non  finita.
Adesso io e Justin siamo appena entrati nella fase peggiore.
...
.
...
Capitolo ventisei.
...
.
...
Il giorno dopo la scuola  unesperienza brutale. I bisbigli. Gli sguardi. I discorsi. Alcuni
ridicoli. Altri veritieri.
In questo edificio chiunque ha vissuto per anni senza mai preoccuparsi di me. Ora che ho fatto
qualcosa di sbagliato, invece, allimprovviso tutti sinteressano a me.  disgustoso.
Al mio risveglio non ho trovato email di A e non controllo pi la posta elettronica. Ho la
sensazione di dovermela cavare da sola. A non pu aiutarmi qui. Ho bisogno di amici come Rebecca e
Preston.
Mi meraviglia il fatto che cos tanta gente sia in grado di darmi apertamente della puttana. Le
ragazze lo mormorano, i ragazzi lo urlano.
Justin ha messo i nostri amici di fronte a una scelta  io o lui  dopo aver ribadito che  stato lui
ad aver subito un torto. Di Preston e Rebecca non gli importa, cosa che facilita la loro decisione. Invece
Stephanie dice di doversi tenere a distanza se Justin  nei paraggi. Steve pure. Spera che io capisca. Le
dico di s.
Sei troppo gentile mi bacchetta Rebecca, che ha origliato.
No dico. Non credo che il mio problema sia la gentilezza.
 come se non fosse del tutto reale. Una parte di me reclama Justin a gran voce, illusa che la
storia non sia finita, ancora intenzionata a stare con lui.
Posso aggiustare tutto, crede quella parte di me, ma in verit  la pi danneggiata. E mi chiede
anche: Hai lasciato Justin per cosa, esattamente?
Ignoro la risposta.
Prima della terza ora controllo rapidamente le email. C un messaggio di A, dice di essere gi
in viaggio. Gli rispondo:
Non credo che oggi sia una buona giornata.
Non sono sicura che il messaggio possa raggiungerlo in tempo. Probabilmente ha gi
sequestrato il corpo in cui si trova oggi, qualunque sia. Non posso farci niente.
Dico a Rebecca che salter il pranzo. Vorrebbe tenermi compagnia, ma le spiego che preferisco
stare da sola per tentare di metabolizzare laccaduto. Perlopi vorrei nascondermi. Nascondersi  pi
facile quando si  soli.
Sicura? mi chiede.
Le assicuro di s.
Ricorda, questo  il momento peggiore mi dice. Il primo giorno  sempre il peggiore.
Detto da una ragazza il cui fidanzato la sta sicuramente aspettando per pranzare insieme non 
tanto credibile. Mi trattengo dal vietarle esplicitamente di darmi altri consigli finch non si sar fatta
scaricare da Ben tradendolo.
Non ho idea di dove rintanarmi una volta che Rebecca sar andata via. Certi angoli oscuri della
biblioteca potrebbero fare al caso; non ho mai visto una bibliotecaria cacciare una ragazza perch
lintera scuola le sta dando della puttana.
Sto per andare in biblioteca quando sento una voce alle mie spalle dire Ehi.
Non sono dellumore per altri consigli. Mi volto e guardo chi mi ha interpellato.  un ragazzo,
penso. Sembra un primino. Forse  una ragazza.
Sono confusa. Poi guardo nei suoi occhi e non sono pi confusa.
Ehi dico. Sei qui. Perch non sono sorpresa?
Dovrei essere contenta, A  qui, ma onestamente il suo arrivo va ad aggiungersi a una giornata
gi abbastanza dura.
Pranzo? chiede A.
Potrei accettare. Anche se non sar lo stesso nascondiglio che avevo in mente. In ogni caso non
so come spiegarglielo.
Daccordo dico. Ma poi devo tornare.
Va bene.
Percorriamo i corridoi. Se qualcuno si mettesse a fissare lestraneo con me, uno che non si 
mai visto a scuola, non sarebbe poi tanto strano. Magari non si tratta dello stesso ragazzo con cui ho
fatto sesso in palestra  la voce che gira  questa e il fatto che fosse un ragazzo non  in discussione 
ma  comunque qualcuno di diverso.
Invece no. Lattrazione principale resto io.
A comincia a rendersene conto. Nota gli altri guardarmi, voltarsi.
A quanto pare, ormai sono la tipa di un metallaro gli spiego. Non mi preoccupo che possano
sentirci. Secondo alcune fonti sono addirittura andata a letto con alcuni membri dei Metallica. Da un
lato  divertente, dallaltro per niente. Mi interrompo e guardo A. Tu, comunque, non assomigli per
niente a un metallaro. Non so neppure con chi ho a che fare oggi.
Mi chiamo Vic. Biologicamente sono una femmina, ma mi sento un maschio.
Lo dice come fosse unovviet. Io sospiro e rispondo: Non sono neanche sicura di cosa voglia
dire.
Be, significa che il suo corpo  nato in un modo, ma la sua testa...
Non voglio che gli altri possano sentire. Lo interrompo. Aspettiamo di essere lontani dalla
scuola, va bene? Anzi, perch non cammini dietro di me per un po? Semplificherebbe le cose.
Mi sento unidiota. Ma sento anche di aver bisogno di spazio. Solo un po di spazio.
Porto A al Philip Diner, che sembra un ospizio dove servono del cibo. Nel locale non ci sono
ragazzi di scuola, fatta eccezione per gli alternativi duri e puri che mangiano sempre qui. Penso di
potermela vedere con una manciata di alternativi. Hanno gi abbastanza problemi di loro senza
preoccuparsi dei miei.
La cameriera ci tratta come se fossimo spie intenzionate a rubarle il numero di Assistenza
Sociale. Iniziamo a parlare solo quando si leva di torno.
Allora come va? chiede A.
Justin non sembra molto dispiaciuto rispondo. E non mancano le ragazze con la voglia di
consolarlo. Grazie, Lindsay.  patetico. Rebecca  stata meravigliosa. Lo giuro, se esistesse un
lavoro del tipo Responsabile delle Relazioni Pubbliche dellAmicizia, Rebecca sarebbe un asso. Sta
facendo circolare la mia versione della storia.
Che sarebbe?
Che Justin  un idiota. E che il metallaro e io non stavamo facendo niente fuorch parlare.
Mi dispiace che le cose siano precipitate.
Non avrebbe potuto andare peggio. E dobbiamo smetterla di chiederci scusa. Le nostre frasi
non possono cominciare sempre con Mi dispiace.
Sono scontrosa e dovrei esserne dispiaciuta. Ma non ne ho la forza. Non quando di fronte a me
siede una persona cos complicata.
Allora sei una ragazza e anche un ragazzo?
Una cosa del genere.
Oh, perfetto. Adesso  A a fare lo scontroso.
Per quanto hai guidato?
Tre ore.
E cosa ti stai perdendo?
Un paio di verifiche. Un appuntamento con la mia ragazza.
Non posso tacere. Chiedo: Pensi sia giusto?
Cosa intendi?
Ascolta dico. Sono contenta che tu abbia fatto tutta questa strada. Davvero. Ma ho dormito
poco e ho i nervi a fior di pelle. Stamattina, quando ho letto la tua mail, ho pensato:  giusto? Non nei
miei confronti, o nei tuoi, ma nei confronti dei ragazzi... a cui sequestri la vita.
Rhiannon, faccio sempre attenzione...
Lo so. Ed  solo per un giorno. Ma se oggi dovesse accadere qualcosa dimprevisto? Se la sua
ragazza avesse organizzato una spettacolare festa a sorpresa? Se la sua compagna di laboratorio venisse
bocciata perch non sei l ad aiutarla? Se... non lo so. Se ci fosse un incidente e dovessi trovarti nei
paraggi per salvare un bambino?
Lo so. Ma se fossi io, quello a cui deve capitare qualcosa di particolare? Se non fossi qui,
quando invece dovrei, e qualcosa nel mondo andasse storto? Un errore infinitesimale ma decisivo?
Ma la sua vita non dovrebbe venire prima della nostra?
Perch?
Perch tu sei lospite.
Suona pi duro di quanto fosse mia intenzione.
Proseguo: Non voglio dire che tu sei meno importante. Sai che non  cos. Al momento, tu sei
la persona che amo di pi al mondo.
Davvero? A sembra scettico.
Cosa vuoi dire?
Ieri hai detto che non mi amavi.
Parlavo del metallaro. Non di te.
La cameriera arriva col nostro formaggio grigliato e le patatine fritte.
Ti amo anchio, lo sai dice A quando siamo soli di nuovo.
Lo so.
Lo supereremo. Allinizio tutte le relazioni incontrano delle difficolt. Questa  la nostra. 
come quella tessera del puzzle che non si incastra subito: in una relazione si devono modellare le
tessere da ogni lato perch combacino alla perfezione.
Una relazione. Si tratta di questo? Ma A non  la persona giusta a cui chiederlo.
Invece gli faccio notare che la sua tessera cambia forma ogni giorno.
Soltanto fisicamente ribatte A.
Credimi, lo so. Mangio una patatina. Sono stanca di parlare, ma come chiuderla qui senza
ferire A? Suppongo di dover lavorare un po sulla mia tessera. Sono successe troppe cose. E tu sei qui
e questo si aggiunge al troppo.
Me ne vado dopo pranzo dice.
Non vorrei cerco di rassicurarlo. Ma penso che dovresti.
Capisco.
Bene. Mi sforzo di sorridere. Devo cambiare tono. Ora raccontami dellappuntamento di
stasera. Se non sar io a stare con te, voglio sapere chi sar.
Poi mi metto comoda e ascolto A raccontarmi di una ragazza di nome Dawn che Vic, questo
ragazzo-nato-ragazza, ama come se fosse ossigeno e di cui ha bisogno come nientaltro al mondo. 
una storia damore pura e semplice, e sono felice di sapere che luniverso possa concederla a qualcuno.
Non incontrer Vic mai pi e non ho mai posato lo sguardo su Dawn, eppure  a loro che penso
quando A se ne va. Penso alle stronzate attraverso cui sono costretti a farsi largo per stare insieme.  la
prima cosa con cui oggi mi sento in perfetta sintonia. Me la sto vedendo brutta,  vero. Ma alcuni
devono fare i conti con parecchie cose, prima di poter raggiungere quel posto in cui sentono di dover
stare.
Devo tenerlo a mente.
Dopo la scuola Rebecca, Ben e Preston mi portano a prendere un gelato. Vogliono saperne di
pi sullUomo del Mistero: ora lo chiamano cos e forse non sbagliano.
Non mi sbottono. Loro lo rispettano. Ma la curiosit non  soddisfatta, quindi molto presto sar
costretta a inventare altre bugie, oppure a sbarazzarmi dellUomo del Mistero.
Faccio in modo di tornare a casa per lora di cena. Tra pollo e patate informo i miei genitori che
tra me e Justin  finita. Con estrema mortificazione scoppio a piangere. Anche se  la cosa giusta,
anche se la colpa  mia, dirlo a cena rende tutto pi reale di quanto non lo sia stato finora. Non parlo ai
miei dellUomo del Mistero. Dunque la notizia  che io e Justin non stiamo pi insieme.
A loro Justin non  mai andato a genio. Non mi consiglieranno di impegnarmi di pi, di
riprovarci. E ne sono contenta. Mio padre mi consola con un su, su. Mia madre dice che tutto andr
bene. Poi restano seduti a guardarmi piangere. Aspettano che mi riprenda. Cambiano argomento
chiedendomi come sta Rebecca.
Raccontando un weekend inventato mi calmo: in pratica, prendo la notte con Rebecca e la
spalmo su due giorni. Un mucchio di film. Un mucchio di chiacchiere. Un mucchio di ricordi.
Justin  un argomento chiuso.
Devo farmi viva con A. Pi tardi quella notte gli mando una email.
A,
oggi  stata una giornata orribile, ma credo dipenda dal fatto che  un momento orribile. Tu non
centri e non centra lamore.  che molte cose si sono sgretolate nello stesso momento. Penso che tu
sappia cosa intendo.
Riproviamoci. Ma non a scuola.  troppo, per me. Vediamoci dopo le lezioni. In un posto che
non mi ricordi la mia vita. Nostro soltanto.
Per quanto sia difficile da immaginare, voglio che le tessere combacino.
Con amore,
R
Dopo aver rifilato cos tante bugie a cos tanta gente, poter infine essere onesta  una bella
sensazione, come lo  sapere che lonest sar apprezzata. Se A devessere la cosa pi vera della mia
vita, devo impegnarmi perch lo sia... anche se mi chiedo se potr mai renderla reale.
...
.
...
Capitolo ventisette.
...
.
...
Sono pronta a incontrarlo dovunque, tutte le volte che serviranno. Ma, quando ricevo unemail
la mattina dopo, A mi scrive di essersi svegliato nel corpo di un ragazzo a cui  morto il nonno. Oggi
deve andare al funerale. Incontrarsi  fuori discussione.
Vorrei rispondergli che mi dispiace per questo lutto. Ma il lutto ovviamente non  suo. In realt
mi sento male per il corpo in cui si trova, perch quel ragazzo non riuscir a partecipare al funerale del
nonno. Non  colpa di A. Per non  giusto.
Il fatto di non poter vedere A mi fa deprimere, anche se ne ignoro il motivo: ormai dovrei
esserci abituata. Questo genere di imprevisti sar una costante nei nostri programmi, o meglio, nei
deragliamenti dei nostri programmi. Ma visto il casino in cui mi trovo, ci contavo. E mi sento stupida
per averci creduto.
Andare a scuola non migliora il mio stato. Mi sento sconnessa da tutto. Magari  una forma di
autodifesa: si continua a parlare di me, gli altri mi guardano ancora come se fossi una creatura orribile.
Ma nessuno qui pu immaginare quello che sto davvero affrontando. Nessuno qui  innamorato di
qualcuno che potrebbe farsi o non farsi vedere in un dato giorno. Nessuno qui ignora quale aspetto avr
la persona che ama, se sar un lui o una lei. Invece di sentirmi superiore, invece di compiacermi perch
ho qualcosa che gli altri non hanno, mi ritrovo a invidiarli. Vorrei la stabilit di Stephanie e Steve. O di
Rebecca e Ben. Che non  stabilit  ci sono liti, discordie, giornate buone e giornate cattive  ma
sicuramente  qualcosa di pi stabile della grande incognita che frequento io, per cos dire.
Ho sedici anni, penso.  troppo per me.
Di certo non desidero tornare a qualche settimana fa, quandero ancora di Justin in tutto e per
tutto. Ma poi anche questa mia certezza vacilla. Rivederlo per la prima volta dopo la palestra, infatti,
mi fa deprimere di pi. Justin sta uscendo dallaula di matematica e io sono solo uno dei tanti corpi in
corridoio; quello che vedo non mi piace:  pi triste che infuriato. Ha sempre odiato stare qui e adesso
lo odia ancora di pi. Se si accorgesse di me potrebbe orientare tutto il suo odio represso in questa
direzione ma, siccome non mi vede, non sa come sfogarlo. Lodio si autoalimenta, si morde la coda.
Una settimana fa gli sarei corsa incontro per sostenerlo. Avrei cercato di sciogliere la rabbia,
lodio, per aiutarlo a respirare. Lavrei fatto. Lui ne ha sempre avuto bisogno e lha sempre sofferto.
Mi volto per incamminarmi in una direzione diversa da Justin, anche se non dovevo andare da
questa parte. Le cose vanno gi abbastanza male. Non voglio peggiorarle.
Il giorno dopo A dice di potermi raggiungere. Per mi mette in guardia.
Non sono sicuro che questo ragazzo sia il tuo tipo.  mastodontico. Voglio solo avvertirti,
perch lultima volta che ci siamo visti non ero cos.
Il mio tipo. Improvvisamente se ne preoccupa. Non voglio che inizi a ragionare cos.
Complicherebbe le cose per entrambi. Peraltro, visto che ormai penso sempre ad A come a un lui,
potrei fargli presente che questo ragazzo mastodontico  gi met del mio tipo, considerato che  un
maschio. Ma che senso ha? Quant sbagliato pensarla cos?
Ama la persona allinterno, ricordo a me stessa. Solo se ami la persona allinterno potr
funzionare.
Il problema  e ci rifletto durante le lezioni   la mia immagine mentale della persona
allinterno. Quando penso ad A io vedo un ragazzo attraente, luminoso come uno spirito o un fantasma,
che salta di corpo in corpo.  questa, la persona di cui sono innamorata. Nella mia mente  maschio,
nella mia mente  bianco, nella mia mente ha capelli scuri, nella mia mente  magro. Non palestrato.
Non una bellezza da superstar. Una bellezza normale. Riesco addirittura a vederlo sorridere.
Questa immagine mentale dovrebbe facilitare le cose, rendere A pi reale. Invece complica
tutto perch la mia immagine mentale racconta ci che voglio io, non quello che A .
Mi aspetta fuori dalla libreria Clover. Indossa camicia e cravatta, cosa che apprezzo. Ma non c
modo di girarci intorno:  gigantesco. Enorme. Averci a che fare  difficile. Non tanto per la bruttezza.
In realt c qualcosa di gradevole in lui, in quella cravattina. Ma  troppo pi grosso di me. Mi
intimidisce. E s, lapproccio non  facile: vedere A nel corpo di Vic-la-ragazza-che--un-ragazzo e poi
incontrarlo in questo corpo.
Ehi dice accorgendosi di me. Credo sia la nostra parola in codice. Il nostro saluto. Eppure
suona strano pronunciato da questa voce, cos bassa.
Gi, ehi rispondo.
Quando gli sono vicino  addirittura peggio. Mi sento minuscola.
Che c? chiede, come se questo corpo non fosse diverso dagli altri.
Cercavo di vederti per intero dico.  una specie di test: Rendiamo A il pi diverso possibile
dallultima volta e vediamo come reagisci.
Non sono dellumore per un test. Ne ho gi subiti abbastanza.
Non guardare la confezione. Concentrati sul contenuto.
Lo so. Lo faccio. Ma non diamo per scontato che sia naturale.
 facile per te. In non cambio mai, no?
Dio, non voglio litigare penso, eppure ho un atteggiamento battagliero.
E addirittura insisto: Proprio come con Justin.
No. Non  cos. Con Justin litigavo perch mi relegava ai margini.
A non lo fa.
Adesso, per esempio, potrebbe facilmente ribattere: Invece cambi anche tu. La ragazza che ho
incontrato era carina, mentre quella che mi parla adesso si comporta da stronza.
Ma ecco il punto: A non lo direbbe mai. Che  il motivo per cui sono qui.
Invece di affrontarmi, A dice: Andiamo. Piuttosto che rimanere bloccati, preferisce fare un
passo avanti insieme.
Dove?
Ricambia con un sorriso. Be, siamo stati alloceano, in montagna e nei boschi. Quindi stavolta
pensavo di provare con... cena e cinema.
Ah. Non me laspettavo. Meglio che provare a trovare un deserto nei paraggi.
Sospetto che si tratti di un appuntamento dico, sorridendo a mia volta.
Ti comprer anche dei fiori, se ti piacciono.
La proposta non mi dispiace. Andiamo dico. Comprami dei fiori.
Per met scherzo, per met no. E lui fa sul serio. Invece di entrare in libreria cerca un fiorista e
mi compra una dozzina di rose.  una piccola follia, ma tutta questa storia  una piccola follia, quindi li
accetto.
C un multisala nelle vicinanze e A lascia a me la scelta del film. Se questo  un
appuntamento, dico, dovremmo vedere uno di quei film coi supereroi che sembrano fatti apposta per gli
appuntamenti: abbastanza azione per i ragazzi, abbastanza arguzia per le ragazze. Ovviamente, non
appena lo dico mi rendo conto che questa equazione non prende in considerazione quelle persone che
non sono n maschi n femmine, oltre a dare per scontato di sapere ci che vogliono i ragazzi e ci che
vogliono le ragazze.
Per A non puntualizza. Anzi, dice che aveva gi intenzione di vedere il film senza spiegarmi il
perch.
Il cinema  quasi deserto. Gli unici altri spettatori sono una banda di adolescenti a cui
evidentemente importa poco dei compiti e delle lezioni di domani. Ci osservano e ridacchiano, forse
per via della stazza di A, forse perch sono una ragazza che va al cinema con un mazzo di rose quasi
fosse San Valentino o chiss che.
 buffo perch A fa fatica a muoversi nel corpo di questo ragazzo. Ma in fondo  logico: non
essendoci abituato anche lui deve adattarsi. Infilarsi nella poltrona accanto alla mia  unimpresa e,
malgrado ci riesca,  ovvio che io non potr usufruire del bracciolo. Poi A cerca di appoggiarmi un
braccio sulle spalle ed  orribile: in pratica sono intrappolata nella sua ascella, in piena attivit.
Onestamente credo che infastidisca anche lui. E infatti dopo le anteprime A desiste e si sposta una
poltrona pi in l, per lasciarci respirare entrambi. Non  un gesto che si fa a un appuntamento.
Perlomeno A posa la mano sulla poltrona che ci divide. So cosa significa. Anche io dirigo l la
mia e, mentre il film comincia e il mondo viene minacciato dalla distruzione, ci teniamo per mano. 
bello, ma non come prima. In parte perch la sua mano  molto pi grande della mia. In parte per
langolazione. In parte perch lui  sudato e continua a cambiare posizione nella poltrona. Alla fine ci
rinuncio e A non fa nulla per riavermi. Mi appoggerei volentieri a lui, il suo corpo dovrebbe essere
perfetto come cuscino, ma  troppo distante. Cos restiamo l seduti, ciascuno nel suo spazio privato,
per gran parte del film. Non me ne importa, ma non sembra un appuntamento.
Dopo il film andiamo in un ristorante italiano. Non so come comportarmi coi fiori, vorrei non
averglieli mai chiesti. Alla fine li appoggio sotto la sedia.
A mi chiede com andata a scuola, lo aggiorno. Gli racconto di aver informato i miei genitori e
del fatto che Rebecca lo chiama lUomo del Mistero.
Spero che tu non mi veda cos dice.
Be, devi ammettere che sei pi misterioso di un ragazzo normale. Voglio dire, di una
persona.
Del tipo?
Del tipo: perch sei come sei? Del tipo: da dove vieni? Del tipo: perch fai le cose che fai?
Gi, dice A ma tutti hanno dei misteri, no? Forse tu sai da dove vieni, ma sai perch sei
come sei? O perch fai le cose che fai? Io non so perch sono nato cos, ma neppure tu sai perch sei
nata cos. Annaspiamo tutti nel buio. Solo che il mio buio  un po pi inusuale del tuo. Per quanto ne
sappiamo.
Ma molte pi cose di me hanno una spiegazione. Ammettilo.
Rischi di impazzire cercando una spiegazione per tutto. Io non lo faccio. Sono felice di
lasciare che le cose siano come sono. Non ho bisogno di sapere perch.
Sarai almeno un po curioso, no? Io sono curiosa.
Be, no. E se vogliamo darci una possibilit, devo chiederti di prendermi per quello che
sembro.
Quello che sembri? Davvero?
Okay. Pessima scelta di parole. Devi prendermi per ci che ho dentro. Per la mia anima. Per
come sono. In qualunque modo tu mi voglia definire.
E tu come ti definiresti?
Sono una persona, Rhiannon. Una persona che entra nei corpi altrui per un giorno. Ma resto
comunque una persona.
Rimproverata. Sento di averlo deluso. Sono caduta nella trappola come chiunque altro. Non ho
capito.
Smettiamo di parlare, mangiamo. Ma non posso evitare di guardarlo. Di cercare.
Cosa c? chiede A incrociando il mio sguardo.
 che... non riesco a vederti. Di solito ci riesco. Un lampo nei tuoi occhi. Ma stasera no.
Non so se la colpa sia mia o sua. Una connessione ha bisogno di contatto a entrambe le
estremit, o magari stasera  troppo debole.
Ti assicuro che ci sono.
Lo so. Ma non posso nasconderlo. Non sento niente. Ti vedo cos e non provo nulla. Non ce la
faccio.
Daccordo. Non riesci a vedermi perch lui  molto diverso da me. Non riesci a sentirmi
perch io non sono cos. Perci, in un certo senso,  logico.
Credo di s dico. Ma non  quello che volevo. Non lavevamo mai sentito rinnegare un corpo.
Non aveva mai detto Questo non sono io. Lo prova davvero, o sono io a farlo sentire in colpa?
Sapendo che sono a disagio, si sente a disagio anche lui. Lui, capace di adattarsi a tutto fin da quando 
nato, vedendosi attraverso ai miei occhi si scopre difettoso.
Devo smetterla. Ma cosa fare? Dovrei sforzarmi di non vederlo come un ragazzo enorme? In
che modo ignorarlo? Come non sentirmi diversa?
I pensieri si affollano, ma non ne pronuncio neppure uno. Non farei che peggiorare la
situazione.
Cos finiamo per parlare del film. Del cibo. Del tempo.
Mi inquieta.  inquietante non parlare di noi.  inquietante perch mi rendo conto che quando
hai sedici anni e sei innamorato non c molto di cui parlare, a parte te stesso.
Il corpo in cui ti trovi non centra, vorrei dirgli. Centra il punto in cui ci troviamo noi due.
Mi chiede spiegazioni solo quando stiamo ormai tornando alle nostre rispettive auto.
Che c?
Forse una serata no. Annuso le rose, ma il profumo  svanito. Ci  permesso di avere delle
serate no? Soprattutto se consideriamo...
Gi. Soprattutto se consideriamo.
Non  una cosa sola,  tutto: se fosse nel corpo che ho incontrato al capanno, gli darei il bacio
della buonanotte. Se si trovasse nel corpo della ragazza-ragazzo dellaltro giorno, no. E neppure se
fosse Ashley col suo fisico da Beyonc. O Nathan. Non lo bacerei. Se fosse limmagine di lui che ho in
mente, questa serata sarebbe stata diversa. Questo momento sarebbe diverso.
Non dovrebbe andare cos, ma per me non c alternativa. Almeno finch non mi ci sar
abituata. Se mai potr abituarmici.
Pur volendo, non riuscirei a baciarlo. Non sarebbe facile. A meno che lui non scenda al mio
livello.
Grazie per i fiori dico.
Non c di che dice.
A domani.
Annuisce. Domani.
Ci separiamo cos.
 abbastanza?
Non facciamo che ripeterci domani. Ce lo promettiamo, ma la promessa non riposa su alcuna
certezza.
Quando arrivo a casa i miei genitori sono gi a letto e le stanze vuote mi danno troppo spazio
per pensare. Cena e cinema. Lelemento essenziale di una relazione, del frequentarsi. Eppure  stato un
fallimento, no?
Forse domattina mi sentir diversamente.
Ma non accade.
Resto a letto, mi chiedo dove sia A, che aspetto abbia.
Immagino di ritrovarmi con le stesse domande ogni mattina. Non per il resto della vita, forse,
ma almeno per il resto delle superiori.
Credo sia troppo.
Scrivo ad A.
Oggi ho davvero voglia di vederti.
Dobbiamo parlare.
...
.
...
Capitolo ventotto.
...
.
...
A mi risponde che oggi  una ragazza di nome Lisa e che possiamo incontrarci a qualunque ora.
Gli propongo i giardini pubblici vicino al mio liceo, dopo la scuola.
Per tutto il giorno mi interrogo sul da farsi. Lo voglio nella mia vita. A  una cosa buona e tiene
a me come pochi altri. Quello tra noi  amore. Ne sono sicura. Ma questo significa che possiamo avere
una relazione? Significa che siamo destinati a stare insieme? Si pu amare qualcuno senza stare con
lui?
Dopo le lezioni avvisto A seduto su una panchina dei giardini: si  fatto trovare precisamente
dove gli ho chiesto. Mi sembra che potrei essere amica della ragazza in cui si  svegliato stamattina; 
simile a me nei vestiti, nel taglio di capelli. Devo adattarmi, ma essendomi familiare non  complicato.
Sta leggendo un libro e finch non mi siedo accanto a lei non mi nota. Poi solleva lo sguardo e
sorride.
Ehi dice.
Ehi rispondo.
Come va oggi?
Tutto a posto. Non voglio confidargli immediatamente i miei pensieri, cos gli racconto delle
lezioni e della trepidazione generale per la partita in onore degli ex allievi del liceo in programma per
domani. Rebecca insiste perch ci vada, anche se non ne ho voglia. A mi chiede perch e io ammetto
che da un lato non voglio rivedere Justin, dallaltro... be,  una partita di football.
Per il tempo dovrebbe essere bello dice A prima di lanciarsi nelle previsioni
meteorologiche.
Devo interromperlo. Se iniziamo a parlare delle probabilit di pioggia per domani mi metter a
urlare.
A dico, anche se non ha concluso. Devo dirti alcune cose.
Ammutolisce. Ieri lo sentivo distante in quel corpo, ma oggi affiora in superficie.  nervoso.
Spaventato.
Vorrei rassicurarlo. Vorrei poterlo invitare alla partita. Vorrei potergli presentare i miei amici.
Vorrei potergli dire che ho voglia di baciare questa ragazza e che avr voglia di baciare qualunque
corpo in cui sar. Vorrei dargli ci che desidera.
Ma mi rifiuto di mentire. Se c davvero qualcosa che ci unisce,  lonest. Il resto, di
qualunque cosa si tratti,  costruito su questa base.
Non credo di potercela fare.
Sa cosa intendo. Non se ne esce con: Cosa vuoi dire? Non ha laria confusa. Invece mi
chiede: Pensi di non potercela fare oppure non vuoi?.
Vorrei, davvero. Ma non so come, A. Non vedo come sia possibile.
Adesso me lo chiede: Cosa vuoi dire?.
Glielo spiego per filo e per segno.  doloroso, ma sono sicura che possa sopportarlo. Resta da
vedere se posso sopportarlo io.
Sei diverso ogni giorno. E io non posso amare tutte quelle persone in maniera uguale. So che
ci sei tu, l dentro. So che si tratta solo della confezione. Ma non ce la faccio, A. Ci ho provato. E non
ce la faccio. Vorrei... esserne capace. Ma non  cos. E poi ho appena rotto con Justin, ho bisogno di
tempo per metabolizzarlo, per lasciarmi tutto alle spalle. Pensa a quante cose non potremo mai fare
insieme. Non potremo mai uscire in compagnia. Non posso neanche parlare di te con le mie amiche e la
cosa mi fa impazzire. Non potrai conoscere i miei genitori. Non potr addormentarmi con te e
svegliarmi con te la mattina dopo. Mai. Mi sono detta che sono sciocchezze, A, ma non sono riuscita a
convincermi. E non posso continuare a fingere di non conoscere quale sia il vero motivo.
Ecco. Sono stata onesta, per quanto possibile. Eppure lui, malgrado lo stia costringendo a
guardare in faccia il problema, non cede.
Non  impossibile dice. Ci ho riflettuto anchio, credimi. E ho cercato di immaginare un
futuro insieme. Perci, ecco, voglio sentire cosa ne pensi. Per non viaggiare troppo dovremo vivere in
una grande citt, perch ci sarebbero pi ragazzi della mia et. Non so bene come funzioni il passaggio
da un corpo allaltro, ma sono certo che la distanza sia collegata alla disponibilit di corpi. Se fossimo a
New York, probabilmente non uscirei mai dai confini della citt. Sarebbero molti, i ragazzi tra cui
scegliere. Potremo vederci sempre. Stare insieme. Sembra una follia e tu non puoi andartene di casa da
un giorno allaltro, ma alla fine ce la faremo. Non potr mai svegliarmi accanto a te, ma sarei con te
quasi tutto il giorno. Non sarebbe una vita normale, lo so. Ma sarebbe una vita. Una vita insieme.
Vorrei essere la ragazza capace di crederci. La ragazza in grado di abbandonare la propria vita
per gettarsi in questavventura. La ragazza capace di fare tutto per una persona, la persona giusta.
Ma al momento non credo di essere quella ragazza.
Mi sforzo di immaginarlo. Riesco a vedermi a New York. Lappartamento. Viverci insieme.
Il problema  che quando la porta si apre e A torna a casa, io vedo la mia immagine mentale di
lui.  quel ragazzo. Il ragazzo che non sar mai.
Mi  impossibile immaginare quella vita con una persona diversa ogni giorno. Perch cos non
mi sembra una vita. Piuttosto un hotel.
Lui lo desidera disperatamente, lo so. E non poterlo accontentare mi uccide.
Vorrei tanto crederlo dico, cercando di tenere il tono pi consolatorio possibile. Ma non pu
funzionare.
Ma Rhiannon...
Sono in lacrime.  troppo. Voglio che tu sappia che se fossi un ragazzo come gli altri  se
fossi lo stesso ragazzo ogni mattina, se linteriorit combaciasse con lesteriorit   molto probabile
che ti amerei per sempre. Non stiamo parlando di chi sei tu, ma del resto, e spero che tu lo sappia.  il
resto, a essere troppo difficile. Forse esistono delle ragazze capaci di affrontare una situazione del
genere. Spero che esistano. Ma io non sono una di loro. Non ce la faccio.
Anche A  in lacrime. Cio, la ragazza seduta accanto a me sulla panchina  in lacrime.
Allora...? mi chiede.  tutto qui?  finita?
Scrollo la testa. Vorrei che restassi nella mia vita e io voglio restare nella tua. Ma la tua non
pu continuare a far deragliare la mia. Devo poter stare con le mie amiche, andare a scuola e
partecipare al ballo, fare tutto ci che dovrei fare alla mia et. Ti sono grata, A, molto grata perch ho
rotto con Justin. Ma non posso abbandonare tutto.
Non puoi farlo per me, mentre io posso farlo per te.
Non ce la faccio. Mi spiace. Non ce la faccio.
E non voglio che lui lo faccia per me. Non voglio. Noi non valiamo tanto.
Rhiannon... dice. Ma si interrompe. Come se infine avesse compreso la verit. E cosa
significa per noi.
Potremmo discuterne per ore. Giorni. Potremmo continuare a incontrarci su questa panchina, A
in un corpo diverso ogni volta. Non farebbe alcuna differenza. Lo so. E forse anche A inizia a
rendersene conto.
Mi avvicino e lo (la) bacio sulla guancia.
Devo andare dico. Non me ne vado per sempre. Solo per un po. Riparliamone tra qualche
giorno. Se ci rifletti, arriverai alla stessa conclusione. Non ti sembrer cos male. E allora potremo
affrontare la situazione insieme e capire cosa ne sar di noi. Solo che non potr essere...
Amore?
No. Una relazione. Una frequentazione. Chiamala come preferisci.
Mi alzo. Devo andare. Non perch altrimenti cambierei idea. Non  per questo che me ne vado.
Vado via perch continuare a provarci, e fallire, farebbe ancora pi male ad A.
Ne riparleremo prometto.
Ne riparleremo dice lui.  unaffermazione, non una promessa.
Indugio. Non voglio andarmene cos.
Rhiannon, ti amo dice A, e la voce della ragazza si spezza.
E io amo te dico.
 qualcosa. Non abbastanza, ma qualcosa.
Saluto con un cenno di mano, poi mi avvio alla macchina. Non mi guardo indietro. Tengo duro.
Ma una volta a bordo, allacciata la cintura di sicurezza, tutto viene a galla. Il mio corpo ha bisogno di
sfogarsi. E glielo permetto. Mi concedo di incarnare il caos a cui  ridotta la mia vita. Poi mi soffio il
naso, strofino gli occhi, giro le chiavi dellaccensione e ritrovo la strada di casa.
...
.
...
Capitolo ventinove.
...
.
...
Non appena mi chiudo in camera avverto il desiderio di scrivere una email ad A per
rimangiarmi tutto.
Ma devo essere forte. Sarebbe una bugia e ho bisogno di vivere nella verit.
Non ho alcuna intenzione di andare alla partita di domani, e Rebecca e Preston non hanno
alcuna intenzione di cedere. Potrei resistere contro uno di loro, ma se uniscono le loro forze  troppo.
Mi hanno chiamato in vivavoce da casa di Rebecca.
Devi venire insiste Preston.
Non mi importa se il tuo Uomo del Mistero ha in programma di portarti in giro per lEuropa
nel weekend dice Rebecca. Questo viene prima.
Perch noi ti vogliamo alla partita.
Abbiamo bisogno di te.
Ma ci sar anche Justin! protesto.
E allora? dice Preston. Ci sbarazzeremo di quel frignone dal culo secco, se sar necessario.
Rebecca sospira. Quello che Preston intende dire,  che non puoi evitare Justin per sempre. La
nostra scuola non  cos grande. Quindi prima lo rivedi meglio . E noi staremo con te per tutto il
tempo.
In pi, aggiunge Preston se rimani a casa tutto il weekend impazzirai.
Vero. Tutto vero.
E poi mi mancano.
Bene dico. Ma vi voglio con me a parlare per tutto il tempo. Non aspettatevi che me ne stia
l a guardare una partita di football liceale per due ore.
Affare fatto dice Rebecca e Preston esulta.
Cosa indossare mi preoccupa tantissimo. Non  mai stato un problema quando dovevo
incontrare A. Al pensiero che lui potesse presentarsi in qualunque corpo, forse credevo di potermi
presentare con addosso qualunque cosa. O forse non avevo la sensazione di essere costantemente sotto
esame come con Justin.
Rebecca, Preston e Ben passano a prendermi e andiamo a scuola. Sembra che ci sia lintera
citt; anche se la nostra squadra fa schifo, il ritorno degli ex alunni  un avvenimento. Stephanie e
Steve sono venuti con Justin e qualche altro amico e Stephanie ha promesso di aggiornarci sui loro
spostamenti. Dico a Rebecca che non  necessario, non  il caso di comportarsi come se esistessero
ordini restrittivi. Non ho paura che Justin possa farmi del male. Sono preoccupata di quanto mi
rattrister vederlo.
Per fortuna gli spalti sono affollati e il gruppo di Justin non  vicino al nostro. Come promesso
durante la partita chiacchieriamo: Preston inanella commenti sulle scelte stilistiche della gente in
gradinata e persino Ben ne azzarda uno di tanto in tanto. A un certo punto Preston dice che cercher di
procurarsi dei pretzel e Rebecca si offre di accompagnarlo; io e Ben ci ritroviamo da soli. Non
accadeva da un po.
Forse ci accontenteremo di guardare la partita fino al ritorno di Preston e Rebecca. Ma poi Ben
dice: Sono felice che tu labbia fatto. Non mi guarda, continua a tenere gli occhi sul campo da gioco.
Eppure sta parlando con me.
Grazie dico.
Finalmente mi guarda. Non serve ringraziarmi.  bello vederti fuori dalla sua ombra. Le cose
non crescono allombra, sai? Vederti cos era frustrante... e vedere che te ne sei allontanata  bello. Non
so chi sia questo nuovo ragazzo, ma non restare nella sua ombra quando sei con lui. Mettiti dove tutti
possono vederti.
La folla si scalda allimprovviso e Ben ritorna alla partita in tempo per vedere la nostra squadra
avvicinarsi allarea di meta. Forza! grida insieme agli altri. Il nostro giocatore viene bloccato a una
manciata di yard dalla meta. Oddio! sospira Ben. Hai visto?
Per poco dico.
Gi dice Ben annuendo. Per poco.
Avrei dovuto sospettare un dopopartita.
Sar divertente promette Rebecca prendendomi per il braccio e guidandomi fino alla
macchina. Ti staremo sempre vicino.
In verit non servono tanti sforzi per convincermi. Mi sto divertendo. Sono ore piacevoli, per
nulla complicate, in compagnia dei miei amici. A lungo non me lo sono potuta permettere; cera
sempre il contrappeso di Justin, lobbligo di essere una coppia invece che uscire con un paio di amici. 
un aspetto della libert: non cercare nulla, non sentire la mancanza di nulla, solo la felicit di essere con
gli amici presenti.
Bene dico a Rebecca. Andiamo.
Non  tardi, c ancora un po di luce. La festa ufficiale per il dopopartita si tiene nel ristorante
di un ex quarterback della squadra, ma il punto di ritrovo per chi non  invasato di football  casa di
Will Tyler, strategicamente collocata di fronte a unarea di fornitura idrica dove nessuno vigila sul
divieto daccesso.
Will Tyler  un ragazzo di un anno pi grande che ha venduto un romanzo fantasy a un grande
editore allet di quattordici anni. Sopra la porta ha appeso uno striscione che recita IL FOOTBALL 
PER SMIDOLLATI; IL QUIDDITCH  PER LE DIVINIT. Non appena lo avvista, Preston si mette
a strillare.
Se lavvertimento dello striscione non fosse sufficiente a dissuadere Justin, in casa non c
traccia di alcol. Al posto di birra e vodka, Will e i suoi genitori si sono riforniti di qualunque bibita sia
mai stata messa in commercio, o almeno cos pare. Le bottiglie sono allineate a coppie in cucina, come
se si trattasse di unarca di No gasata. Alcuni dei presenti si stanno gi lamentando e tirano fuori le
loro fiaschette per correggere la Fanta. A me non interessa.  da tempo che non bevo una Cherry Coke.
Ad A questa festa piacerebbe moltissimo. Non ho dubbi. Vorrei che fosse qui, non tanto per
stare insieme, ma perch cos potrebbe assaggiare tutte le bibite che non ha mai assaggiato mentre era
impegnato a passare da un corpo allaltro durante linfanzia.
Will Tyler non  uno affatto uno sciocco dice Preston, proponendo un brindisi con un
bicchiere rosso pieno di liquido viola. Sar una festa memorabile.
Be, grazie dice un ragazzo alle mie spalle. Ha un lieve accento del sud. Felice che tu sia
venuto, Preston.
Preston si volta e dice senza riflettere: Conosci il mio nome?.
Will ride. Certo che conosco il tuo nome.  un nome molto carino.
Preston sorride.
Will sorride.
E io penso: Wow, s, vai.
Devo trovare Rebecca dico, anche se Rebecca  a neppure dieci metri da me. Si sta versando
un po di Barqs.
Non guardare le sussurro dopo averla raggiunta. Credo che Preston abbia trovato qualcuno
che gioca nella sua squadra.
Naturalmente Rebecca sbircia. Torna a guardarmi con gli occhi sbarrati.
Perch non ci abbiamo pensato prima?
Tutto a tempo debito le dico.
Secondo me il tempo  debito!
Ben si trascina da noi. Avete idea di cosa sia questa Vernors? Non  affatto male, ma non so
cos.
Via, dice Rebecca via via via.
Ci allontaniamo da Preston e Will e andiamo in soggiorno, dove Lights di Ellie Goulding
riempie la stanza e le luci sono soffuse. Mi ritrovo tra ragazzi brillanti: la compagnia di Rebecca e Ben.
Eppure mi sento a mio agio.
Sarebbe la compagnia giusta per A, penso. Insomma, lui pu essere chiunque: un idiota, un
drogato, un arrampicatore sociale, un sociopatico. Ma, dopo tutto quello che ha passato, in fondo  un
ragazzo brillante.
Malgrado non gli abbia chiesto di venire, esamino il gruppo nella speranza di provare quel
senso di riconoscimento. Se A  qui, sar per coincidenza. Destino.
Qualcuno propone il gioco dei mimi. La musica si spegne, le luci si accendono, Preston e Will
arrivano dalla cucina. Ovviamente sono nella stessa squadra. E quando uno dei due d indizi,  allaltro
che li indirizza.
Arriva altra gente, altri ragazzi brillanti che si sono fermati a cenare. Quando si fanno le nove,
per, la festa ufficiale del dopopartita finisce e allora arrivano ondate di persone di tuttaltro genere.
Gente ubriaca, gente che vorrebbe esserlo. Rebecca controlla il cellulare e trova un messaggio di
Stephanie. Saranno qui tra poco.
Vuoi andare via? mi chiede.
Le dico di no. Sono felice qui. Non voglio andare via.
Ma quando Stephanie entra in soggiorno provo comunque una sensazione orribile: significa che
Justin si trova in questa casa.  orribile sentirlo gridare in cucina, mentre chiede dov nascosto lalcol.
Steve lo terr in cucina mi promette Stephanie.
Ma Steve non pu trattenerlo in cucina, non se non c alcol. Justin si materializza in soggiorno,
ed eccoci: io e lui nella stessa stanza.
Lespressione sul suo viso, alla mia vista,  agghiacciante.  come se fosse stato ingannato.
Come se fosse finito in trappola.
Lei cosa cazzo ci fa qui? chiede. Gli mancano solo tre o quattro birre per essere del tutto
ubriaco. Lo vedo. Si rivolge a Stephanie. Tu sapevi che sarebbe venuta, vero? Perch cazzo non mi
hai avvisato?
Arriva Steve, lo invita a calmarsi.
Merda sbotta Justin buttando a terra il bicchiere pi vicino. Leffetto non  quello sperato: il
bicchiere  di plastica, pieno di Sprite.
Intanto io me ne sto l come se avessi abbandonato il mio corpo. Assisto alla scena da fuori. Mi
domando con calma cosabbia intenzione di fare adesso. Gridarmi contro? Sputarmi addosso? Buttare a
terra un altro bicchiere? Scoppiare in lacrime?
Invece Justin guarda Steve e dice, tradendo pi emozione di quanto non voglia: Che schifo.
Poi si precipita fuori dalla stanza, fuori dalla porta.
Steve fa per seguirlo, ma io sbalordisco me stessa  e tutti i presenti  impedendoglielo. No, ci
penso io.
Steve mi guarda stranito. Sicura? Ho io le chiavi della sua macchina.
Torno subito dico. E alla vista dellespressione di Rebecca ribadisco: Davvero. Torno
subito.
Trovarlo non  unimpresa. Riesco a distinguere il bagliore della sigaretta dallaltro lato della
strada, al limitare dellarea di fornitura idrica. Probabilmente Justin  andato dritto al cartello
VIETATO LACCESSO.
Gli lascio prendere qualche boccata prima di avvicinarmi.
Sto venendo da te lo avverto. Poi giro intorno a un albero e ci ritroviamo faccia a faccia.
Non posso evitarlo. La prima cosa che mi esce di bocca : Stai da schifo.
E cos la prima cosa che esce di bocca a lui : Be, sei tu ad avermi fatto sentire da schifo,
perci torna tutto.
Mi dispiace.
Vaffanculo.
Mi dispiace davvero.
Vaffanculo.
Avanti. Tira fuori tutto.
Perch, Rhiannon? Perch?
 peggio di vaffanculo. Molto peggio.
Il suo corpo  diventato trasparente. Adesso riesco a vedere chi contiene, la persona allinterno.
 sconvolta. Violata. Scioccata.
Ho sempre cercato di capire quanto gli importava di me e finalmente lo so. Ora che  finita.
Da quando Rhiannon? Da quant che ti scopi un altro? Da quant che menti?
Non ci ho mai scopato.
Oh, questo mi fa sentire una meraviglia. La puttana migliore  quella che non la d via!
Lho umiliato. E sentirmi sempre umiliata mi ha impedito di capire quando lho umiliato io.
Mi dispiace, tantissimo.
Dovrei piangere. Ma il sentimento che provo non  afflizione.  orrore.
Va bene, se mi odi dico.
Lui ride. Non ho bisogno del tuo permesso per odiarti. Ges! Ti ascolti quando parli?
Vorrei imputare tutto ad A. Vorrei poter dire che  colpa sua. Ma A non ha fatto che mostrarmi
quello che Justin non era. E invece di affrontarlo, io sono scappata. Ho finto. E sono stata scoperta.
Non ti odio e basta, Rhiannon dice Justin. Ti odio pi di quanto credevo si potesse odiare.
Sai cosa c di peggio che essere distrutti? Essere distrutti da qualcuno per cui non ne valeva la pena.
Se vuoi che ti aiuti a scaricarti la coscienza, se vuoi che ti dica che sto bene, be, ho solo una cosa da
dirti: spero che con questo peso sulla coscienza tu ci viva per il resto della tua merdosa vita. Spero che
tu lo senta ogni volta che baci quel tizio. Spero che tu lo senta ogni volta che baci qualcuno. Spero che
ti tenga sveglia di notte. Spero che tu non riesca pi a dormire. Ti odio cos. Quindi tornatene a quella
festa da sfigati a bere roba da marmocchi e levati di torno.
No dico, esitante. No, dobbiamo parlare. Devo dirti...
Daccordo. Ho unaltra idea. Io torno dentro a prendere Steve e le mie chiavi e me ne vado
allinferno. Puoi rimanerci tu, qui. E con questo ti affido questa merdosa riserva idrica. Non seguirmi e
non parlarmi mai pi, per favore.
Getta la sigaretta e sincammina. Io faccio un balzo avanti... non per seguirlo, ma per accertarmi
che la sigaretta non appicchi un incendio.
Cosho fatto cosho fatto cosho fatto?
Non smetto di ripetermi questa domanda, ma  un po tardi.
Domani vorrei svegliarmi in un altro corpo, in unaltra vita. Ma non lo desidero veramente. Mi
sto solo rendendo conto che malgrado il tempo trascorso insieme ad A, malgrado il tempo trascorso a
riflettere su A e sulla sua vita, ho trascurato la cosa pi importante: non causare danni. In qualche modo
A ci riesce per la durata di un giorno, mentre io non ci riesco nel corso di una vita reale, continua.
Non posso tornare alla festa, ma neppure posso restare qui in attesa che Justin e Steve se ne
vadano. Cos mincammino tra gli alberi, trasgredisco il divieto di accesso ancora di pi. Lontano dalla
luce dei lampioni e dai barlumi del quartiere, loscurit  totale. Inoltrandomi tra gli alberi, giungo il
pi vicino possibile al non possedere un corpo. Sono soltanto una mente che cammina nella notte. Non
vista. Non percepita. Irreale.
Quando stavamo insieme, Justin mi bistrattava.  innegabile. Ma questo non giustifica il fatto
che io labbia bistrattato ancora di pi. La spiega, ma non la giustifica.
Perdo la cognizione del tempo finch non sento gridare il mio nome. Con affanno sempre
maggiore. La voce di Rebecca. Di Preston. Di Ben. Di Stephanie. Di Will.
Sono qui! urlo e non smetto di urlare finch non mi trovano.
...
.
...
Capitolo trenta.
...
.
...
Chiamo i miei genitori.
Dico loro che dormir da Rebecca.
Poi dormo da Rebecca.
La mattina dopo, Will ci invita di nuovo a casa sua per un picnic.
Sicura che non voleva invitare solo Preston? chiedo. Sono le undici del mattino e sono ancora
a letto.
No dice Rebecca. Lei  in piedi da almeno unora, ne sono sicura. Tutti. Io e Ben. Steve e
Stephanie. Will e Preston. E... tu. Voi chiedere al tuo Uomo del Mistero di venire?
Non posso.
Avanti. Non  tempo di farcelo conoscere?
Non posso e basta.
Cosa c? Ti vergogni di noi? Fa dellironia, ma tradisce la preoccupazione che possa essere
vero.
No dico. Perch la verit  che, per A, un picnic insieme ai miei amici sarebbe la cosa pi
bella del mondo. A si integrerebbe alla perfezione. Saperlo mi ferisce.
Allora perch no?
Perch non credo che possa funzionare dico. Io e lui. Non credo che...
Non riesco a concludere la frase perch, parlandone a voce alta, mi sembra assurdo.
Rebecca si siede sul letto e mi abbraccia. Oh, Rhiannon dice. Va tutto bene.
Non so perch faccia cos, forse sto piangendo. Per vorrei spiegarle che le mie sono lacrime di
smarrimento, non di tristezza. Tutto questo per niente? Penso a Justin, ieri sera. Penso ad A, oggi chiss
dove. Poi penso: No, non per niente. Anche se io e A non staremo insieme, dovevo impedire a Justin di
continuare a condizionare la mia vita. Dovevo trovare la mia vera vita. In un certo senso A mi ci ha
condotto. Quindi non  stato inutile. Tra me e A c ancora qualcosa, ma non quel genere di cosa che
permetterebbe a lui di venire a un picnic coi miei amici.
Mi riprendo. Scusa dico a Rebecca.
Non devi scusarti mi rassicura.
Lo so.
Vuoi parlarne?
S, vorrei.
No, non posso.
 una cosa a distanza.  difficile dico.
Rebecca annuisce, comprensiva. Vorrebbe chiedermi altro.
Prepariamoci per il picnic le dico.
Ci ritroviamo nel giardino di casa di Will e fingiamo di essere a Central Park. Nessuno accenna
a Justin. Nessuno accenna allUomo del Mistero. Tranne i miei pensieri. Loro non smettono di farlo.
Sono felice che Justin non sia qui. Se ci fosse sarebbe diverso. Rebecca e Ben discutono se sia
da snob pronunciare croissant con laccento francese. Will e Preston approfittano di qualunque
occasione per sfiorarsi un braccio, una gamba, una guancia. Steve e Stephanie si rilassano: lei gli
chiede di sbucciarle un pompelmo, lui acconsente, entrambi ridono dei guai che lui combina nel farlo.
Se fosse qui, Justin si annoierebbe. E me lo farebbe presente. Non potrei godermi i miei amici perch
dovrei preoccuparmi delle emozioni di Justin.
Ma se invece ci fosse A... Allinizio vedo limmagine mentale che ho di lui. Poi linfinit delle
sue forme. Se anche fosse una ragazza bellissima, o quel ragazzo gigantesco, o addirittura la povera
Kelsea di ritorno dal posto in cui suo padre lha mandata, qui ci sarebbe posto per lui. Perch A
saprebbe apprezzare questo pomeriggio. Capirebbe limportanza di trascorrere una giornata oziosa con
gli amici, a parlare per sottintesi e sentirsi legati.  qualcosa che A non ha mai potuto avere. Ma io
potrei dargli un po di ci che ho io.
Potrei scrivergli unemail. Potrei invitarlo: Passa a trovarci. Ma temo che non capirebbe. Si
illuderebbe che si tratti di un modo per dirgli che possiamo stare insieme. Essere una coppia.
E non sarebbe giusto per la persona in cui si trova.
Non devo dimenticarlo.
Il pensiero di scrivergli mi tormenta per il resto della giornata, nei momenti pi spassosi con gli
amici, nei momenti di silenzio quando infine torno a casa. E la mattina dopo, a scuola, quando vedo
cose che sarebbe divertente raccontargli, o quando i minuti sembrano ore e le lezioni non finiscono
mai. Vorrei raccontargli di Justin: ora, incontrandoci nei corridoi, ci ignoriamo come due estranei,
anche se il modo in cui ci ignoriamo non ha nulla di estraneo. Vorrei raccontargli che aveva ragione a
proposito di Justin, ma anche torto. S, non andava bene per me. Ma no, non  che non ci tenesse. Ora 
ovvio.
Alla fine, luned notte cedo. Invece di raccontare tutto ad A, scelgo qualcosa di semplice per
avere la conferma che sentirci possa andargli bene.
Come stai?
R
Ricevo la sua risposta nel giro di unora.
Ho avuto due giorni difficili. A quanto pare potrebbero esserci altri come me. Il pensiero mi
tormenta.
A
 sufficiente. Mi sento di nuovo coinvolta. Inizio a scrivere una lunga risposta, ma dopo un paio
di paragrafi penso: No, fermati. Mi aspettavo distacco, invece non c. Se mi lascio coinvolgere ancora,
torneremo al punto di partenza. E non posso permettere che accada.
Rimando. Chiamo Rebecca e parliamo di altre cose.
Devo costruire una vita senza A prima di permettergli di tornare.
...
.
...
Capitolo trentuno.
...
.
...
Gli amici mi si stringono attorno. A scuola. Dopo la scuola. Al telefono di sera.
Will si unisce alla cerchia senza sforzo. Insieme, lui e Preston sembrano felicissimi. E io sono
felice per loro. Davvero. Per provo anche rabbia, perch Will pu unirsi a noi senza sforzo, mentre A
non potr mai.
Nessuno fa pi cenno al mio Uomo del Mistero. Rebecca deve averli messi tutti in guardia.
Una parte di me si aspetta ancora di incontrarlo. Si aspetta che luniverso lo faccia finire
nellaula accanto alla mia. O nel corpo di Rebecca. O in quello di Steve. Solo per dirmi ciao. Solo per
essere vicini.
Ma non posso abbandonarmi a questi pensieri. Non devo.
Mi ritrovo a scrutare gli occhi della gente come mai prima.  l, mi rendo conto, che smettiamo
di appartenere a un certo genere sessuale o di avere un certo colore. Basta guardare proprio al centro
degli occhi.
Non gli ho risposto.  un peso che mi porto dentro. Non  stato leale.  inutile continuare a
rimuginare su A senza poi rispondergli. Devo essere onesta, dirgli con chiarezza fin dove possiamo
spingerci. Ecco tutto. Ecco.
Per prima cosa, gioved mattina scrivo.
Voglio rivederti, ma non sono sicura che sia la cosa giusta. Vorrei sapere come stai, ma temo
che cos ricominceremo daccapo. Ti amo, davvero, ma ho paura che il mio amore per te possa diventare
troppo importante. Perch finirai sempre per lasciarmi, A. Non possiamo negare levidenza. Finirai
sempre per lasciarmi.
R
Non ricevo risposta per tutto il giorno. E penso, bene, me lo merito.
Ma  comunque irritante.
Poi, durante il pranzo di venerd, una risposta.
Lo capisco. Possiamo vederci alla libreria oggi pomeriggio, dopo la scuola?
A
E allora io:
Certo,
R
Al volante mi sento nervosa. Tutto  cambiato, nulla  cambiato. Sar difficile, eppure sembra
semplicissimo. Ho soprattutto voglia di rivederlo. Parlargli. Averlo nella mia vita.
Gli altri ostacoli sono caduti. E sto persino iniziando a convincermi nel profondo che
raccontando la verit ai miei amici  se mai incontrassero A cos come lho incontrato io, per pi giorni
 allora anche loro ci crederebbero.
Lunico ostacolo, giuro,  la sua vita.
Un ostacolo insormontabile. Ma nelleccitazione di rivederlo non appare grande quanto
dovrebbe.
Arrivo per prima. Guardo ovunque nel caff della libreria e capisco che nessuno dei presenti 
A. Se fosse qui mi starebbe cercando. Saprebbe che sono arrivata.
Cos mi siedo. Aspetto. Lo avverto non appena lui oltrepassa la soglia. Come se una scossa
elettrica si allungasse tra di noi. Oggi  uno snello ragazzo dai lineamenti asiatici che indossa una
T-shirt blu con la stampa di Cookie Monster. Vedendomi, sorride pi di Cookie Monster.
Ehi dice.
Stavolta sono felice di rispondere: Ehi.
Rieccoci. Non devo ricaderci, non devo pensare che sia possibile. Ma con lui qui, davanti a me,
 dura.
Ho unidea dice.
Cosa?
Sorride di nuovo. Facciamo finta che questa sia la prima volta. Facciamo finta che tu sia
venuta per comprare un libro e mi hai incontrato. Tu mi piaci. Io ti piaccio. Adesso ci sediamo per bere
un caff. Ci sembra giusto. Tu non sai che io cambio corpo ogni giorno. Io non so nulla del tuo ex o del
resto. Siamo soltanto due persone che sincontrano per la prima volta.
La bugia a cui vorremmo credere. Sembra pericoloso.
Perch? chiedo.
Perch cos riusciremo a goderci il pomeriggio. E non dovremo parlare di altro. Perch cos
staremo insieme davvero. Ci divertiremo.
Non posso tacere: Non ne capisco il motivo....
Niente passato. Niente futuro. Solo il presente. Dagli una chance.
Lo voglio. So di volerlo. Lo far. Non sar semplice, ma allinizio potrebbe esserlo.
Piacere di conoscerti dico. Mi sento come la pessima attrice di un brutto film.
Ma lui lo apprezza. Piacere mio. Dove vogliamo andare?
Decidi tu gli dico. Qual  il tuo posto preferito?
Ci riflette un secondo. Non riesco a capire se si stia perdendo in pensieri suoi o di questo
ragazzo. Poi il suo sorriso si allarga.
Conosco un posto dice. Ma prima avremo bisogno di provviste.
Be, per fortuna c un supermercato sulla strada.
Dio, siamo davvero fortunati!
Rido.
Cosa? mi chiede.
Dio, siamo davvero fortunati! Sei un buffone.
Sono felice di essere il tuo buffone.
Sembri Preston.
Chi  Preston?
Non sa chi . Come potrebbe? Non gliene ho mai parlato.
Sulla via per il supermercato gli racconto dei miei amici. Conosce gi Rebecca e ricorda
vagamente Steve e Stephanie, ma aggiungo altri dettagli su di loro, poi gli parlo di Preston e Ben,
persino di Will.  strano, perch so di non potergli chiedere la stessa cosa. A lui per sembra stare
bene.
Una volta al supermercato, A dice che percorreremo tutte le corsie. C sempre il rischio di
dimenticare qualcosa.
E per cosa facciamo la spesa? chiedo.
Cena dice. Una cena. Nel frattempo tu continua a raccontare.
Mi chiede se ho avuto animali domestici; io gli racconto di Swizzle, il coniglietto malvagio che
scappava dalla gabbia e veniva a dormire sulle nostre facce. Gli chiedo qual  stato il suo animale
preferito, e lui mi racconta di quella volta in cui era rimasto solo a casa e un furetto aveva deciso di
stabilirsi proprio da lui: si era dannato per cacciarlo, ma almeno aveva avuto qualcosa da fare. Arrivati
alla corsia di frutta e verdura, A mi racconta di unanguria volante che, durante un campo estivo, gli 
finita dritta in un occhio. Io gli racconto di non essere mai stata ferita da un frutto, a quanto ricordo, ma
di aver chiesto per anni a mia madre di sbucciarmi le mele prima di mangiarle, perch a scuola mi
avevano detto che alcuni pazzi ci mettevano dentro le lamette da rasoio.
Intanto approdiamo alla corsia dei cereali. Non ci saranno molto utili per la cena, suppongo,
invece A si ferma e mi chiede di raccontargli la mia autobiografia attraverso i cereali.
Va bene dico, intuendo cosa intende. Prendo un barattolo di fiocchi davena Quaker. Tutto
ha avuto inizio qui. Mia madre a colazione non mangia quasi nulla, ma mio padre vuole sempre
lavena. Cos da piccola ho deciso che anche a me piaceva lavena. Soprattutto con le banane. Solo a
sette o otto anni mi sono resa conto di quantera disgustosa. Prendo una scatola di Frosted Flakes.
Qui  dov cominciata la battaglia. La madre di Rebecca le lasciava mangiare i Frosted Flakes e,
come chiunque altro, anchio avevo visto la pubblicit un trilione di volte. Ho pregato mia madre di
lasciarmeli mangiare. Lei ha detto di no. Cos ho fatto ci che ogni bambina rispettosa della legge
avrebbe fatto: ne ho rubato una scatola da casa di Rebecca e lho nascosta in camera mia. Cera un
problema, per: temevo che, mettendo la ciotola in lavastoviglie, mia madre mi avrebbe scoperto. Cos
tenevo le ciotole sporche in camera. Hanno iniziato a puzzare. Mamma ha fatto una scenata, ma pap
era presente e ha detto che secondo lui non cera nulla di pericoloso nei Frosted Flakes, se erano quello
che volevo. Ovviamente una volta che li ho ottenuti hanno smesso di piacermi. Si ammosciano subito.
Quindi io e mia madre abbiamo raggiunto un compromesso. Lo sorpasso e prendo una scatola di
Frosted Cheerios. Ora, non so se i Frosted Cheerios siano meglio dei Frosted Flakes, ma mia madre
sembrava di questa opinione. E questo ci porta al gran finale. Faccio un po di scena nel tentativo di
orientarmi tra i novanta tipi di muesli prima di scegliere il mio preferito: uvetta e cannella. In verit,
questi contengono lo stesso quantitativo di zucchero di qualunque altro tipo di cereale glassato, ma
danno lillusione di essere salutari. E luvetta  appagante. E non si ammoscia subito.
I Frosted Flakes coloravano il latte di blu, era bello dice A.
S! Quand che hanno smesso di essere di moda e sono tornati a essere disgustosi?
Probabilmente nello stesso momento in cui io mi sono reso conto che, in realt, nei Froot
Loops non cera frutta.
O miele negli Honeycomb.
O cioccolato nei Count Chocula.
Almeno i Frosted Flakes erano dei fiocchi di cereali.
Ed erano glassati.
S. La glassa.
Parlando dimentico che questo non  A. Dimentico che questo non  un normale appuntamento.
Andiamo... dico e lo guido verso la prossima corsia, poi quella successiva.
Ammassiamo unenormit di cibo nel carrello. E mentre ci avviciniamo alle casse mi rendo
conto che non torner a casa come si aspettano i miei genitori.
Forse  meglio se chiamo mia madre e le dico che mi fermo a cena da Rebecca.
Dille che dormirai fuori dice A.
Ho il cellulare in mano ma non so cosa farmene. Davvero?
Davvero.
Esito. Ripenso al capanno. A cos successo allora. Cio a cosa non  successo, a come mi sono
sentita.
Non sono sicura che sia una buona idea.
Fidati. So quello che faccio.
Vorrei fidarmi. Ma lui non sa com stato per me. E forse si  fatto lidea sbagliata su come
possa concludersi la serata.
Sai come mi sento.
S. Ma devi fidarti di me. Non voglio farti del male. Non potrei mai.
Va bene. Guardandolo negli occhi ho la sensazione che abbia in mente qualcosa. Ha un piano,
ha un piano di sicuro. Non sar una replica del capanno. Sa cosa sta facendo, di questo mi fido.
Chiamo mia madre, le dico che sono da Rebecca e che mi fermer da lei.  contrariata, ma
posso affrontarne le conseguenze.
La cosa pi difficile  chiamare Rebecca.
Ho bisogno che tu mi copra dico. Se mia madre dovesse chiamare, dille che sono l.
Dove sei? mi chiede. Stai bene?
S. Prometto che ti racconter tutto. Ora non posso. Ma sto bene. Forse non star fuori tutta la
notte. Voglio solo essere sicura che tu mi copra.
Sicura?
S. Davvero.  tutto a posto.
Bene. Ma stavolta mi aspetto una spiegazione dettagliata. Non le solite risposte evasive.
Prometto. Ti dir tutto.
Mi augura una bella serata. Che mi creda  notevole. Ma Rebecca  cos.
Dille che hai incontrato un ragazzo dice A dopo che ho chiuso la telefonata.
Un ragazzo che ho appena conosciuto?
S, un ragazzo che hai appena conosciuto.
Immaginare quel genere di conversazione  strano. Non pi lUomo del Mistero. Un ragazzo e
basta.
Se solo fosse cos semplice.
Lo seguo con la mia macchina.  il momento per tirarsi indietro. Non dovrei far altro che girare
il volante. Non dovrei far altro che tornare sulla superstrada.
Invece proseguo.
Si chiama Alexander e i suoi genitori sono fuori casa per il weekend. A mi spiega entrambe le
cose nello stesso momento.
Alexander dico.  un nome facile da ricordare.
Perch? mi chiede.
Pensavo fosse ovvio. Perch inizia per A.
Lui scoppia a ridere. Sorpreso. Immagino che non sia cos ovvio, dallinterno.
La casa  bella. La cucina  grande due volte la mia e il frigorifero, una volta aperto, trabocca. I
genitori di Alexander non gli fanno patire la fame.
Che bisogno cera di comprare altra roba? chiedo. Fatico a trovare spazio per i nostri acquisti.
Stamattina non ho guardato cosa cera e volevo essere sicuro che non mancasse nulla.
Sai cucinare?
Non proprio. Tu?
La cosa si fa interessante. Non proprio.
Scopriremo come fare. Ma prima voglio mostrarti una cosa.
Okay.
Mi prende per mano e io lo lascio fare. Camminiamo per la casa, saliamo le scale, entriamo in
una camera che pu appartenere solo ad Alexander.
 meravigliosa. Per cominciare ci sono post-it dovunque: quadratini gialli, rosa, blu, verdi. E su
ciascuno, una citazione. Non credo nelle favole, ma credo in te. E Che tutti i sognatori sveglino la
nazione. E Amami di meno, ma amami pi a lungo. Potrei restare qui dentro per ore, a leggere questa
stanza. In un campo, io sono lassenza di campo  Mark Strand. Gran parte delle citazioni sono scritte
a mano, ma non tutte nella stessa grafia. I suoi amici.  una cosa che Alexander condivide con gli
amici.
Di questi amici ci sono fotografie e sono ritratti proprio come si farebbero ritrarre i miei. Non
Justin. A Justin non piaceva farsi fotografare. Ma Rebecca e Preston e gli altri. A loro questa stanza
piacerebbe. C un divano verde lime dove spaparanzarsi e una chitarra da strimpellare, e unintera
collezione di Calvin and Hobbes, a quanto pare. Do unocchiata ai dischi appoggiati allimpianto
stereo. Gruppi che non conosco, ma di cui mi affascina il nome. God Help the Girl. We Were Promised
Jetpacks. Kings of Convenience.
Leggo altri post-it. Siamo tutti nel fango, ma qualcuno di noi guarda le stelle. Curioso tra i libri
sulle mensole. Da molti fuoriescono altri post-it: pagine da collezionare, parole da ricordare dopo
averle dimenticate.
Mi piace. Mi piace tutto.
Mi volto verso A. Anche a lui piace. Se potesse avere una camera tutta sua sarebbe questa. 
meraviglioso che labbia trovata. E deprimente che debba lasciarla nel giro di poche ore.
Ma non voglio pensarci. Voglio restare concentrata su questo momento.
Noto un blocchetto di post-it quasi finito sulla scrivania di Alexander e lo infilo in tasca insieme
a una penna.
 ora di cena dice A.
Mi prende di nuovo per mano. Ritorniamo nel mondo, ma non troppo; non ci allontaniamo
troppo.
Trovo alcuni libri di ricette ma decidiamo di infischiarcene.
Improvvisiamo dice A. E io penso, s, facciamolo. Improvvisiamo. Viviamo di istinti.  una
cucina ampia, ma sembra uno spazio raccolto. Lo riempiamo con la musica delliPod di Alexander e
col vapore delle pentole che ribollono e coi tanti odori diversi: basilico appena colto, aglio soffritto.
Non abbiamo un piano, ci sono solo ingredienti. Sudo e canto e non sono stressata perch, se tutto
questo non si tradurr in qualcosa di commestibile, sar comunque valsa la pena di mettere tutto
insieme. Penso ai miei genitori, che si perdono la sensazione di lavorare insieme o di posare la mano
sulla schiena di una persona che sta davanti ai fornelli, o di una persona che inizia un sugo e dellaltra
che poi ne prosegue la preparazione senza bisogno di parole. Io e A siamo una squadra di due elementi.
E siccome non c competizione abbiamo gi vinto.
Alla fine ci ritroviamo con insalata di cavolo, pane allaglio, unabbondante pasta primavera,
uninsalata di quinoa e albicocche, e dolcetti al limone.
Non male commenta A. E io vorrei dirgli che ho finalmente capito perch le persone
desiderano condividere la vita con qualcun altro. Ho capito perch fanno tanto clamore. Il sesso non
centra e neppure lessere in coppia per uscire con altre coppie. Non si tratta di una gratificazione per
lego e di paura della solitudine. Si tratta di questo, qualunque cosa sia. E lunica nota stonata  che lo
sto condividendo con una persona destinata ad andarsene.
Non rivelo ad A dei miei pensieri perch lultima parte rende tutto il resto pi difficile da dire.
Apparecchio? chiedo invece. La famiglia Lin ha una bel tavolo da pranzo e un banchetto del
genere sembra perfetto per un bel tavolo da pranzo.
Ma A scrolla la testa. No. Ti devo portare nel mio posto preferito, ricordi?
Rovista nei pensili finch non trova due vassoi. La cena ci sta a malapena. Poi A trova una
manciata di candele e prende anche quelle.
Tieni dice passandomi uno dei vassoi. Poi mi guida alla porta che d sul giardino sul retro.
Dove andiamo? chiedo. Non ho neppure la giacca. La mia speranza  che non andremo
lontano.
Guarda su dice A.
Allinizio non vedo che un albero. Poi noto la casetta tra i rami.
Bella dico avvicinandomi alla scala.
C un calapranzi, un sistema di leve per i vassoi. Salgo per primo e te lo mando gi.
Questi genitori hanno pensato a tutto.
Mentre sorreggo a fatica i due vassoi, A risale la scala e manda gi il calapranzi. Non
scommetterei sulla sua stabilit, ma poso il primo vassoio e A riesce a issarlo senza far cadere nulla.
Ripetiamo loperazione col secondo, poi  il mio turno di salire su per la scala.
Somiglia a qualcosa letto in un libro. Non credevo che i bambini potessero avere davvero una
casetta sullalbero in giardino.
In cima mi aspetta una botola aperta, mi ci infilo. A ha acceso alcune candele. Al mio ingresso
trovo unatmosfera tremolante. In pratica, attorno a me c un capanno sospeso in aria: larredamento 
scarso, ma ci sono una chitarra e alcuni quaderni e una piccola scaffalatura con volumi di una vecchia
enciclopedia. A ha appoggiato i vassoi al centro, sul pavimento, perch non ci sono tavoli n sedie.
Non male, eh?
Gi.
 tutta sua. I suoi genitori non salgono mai quass.
La adoro.
Prendo i piatti, i tovaglioli e le posate da uno dei vassoi e apparecchio il tavolo che non  un
tavolo. Poi A serve la cena: un po di tutto per ciascuno. Seduti luno di fronte allaltra, commentiamo
il cibo. Il sugo della pasta primavera ha il sapore di una spezia che non so riconoscere; chiedo ad A
cos e lui non ricorda. Crede che possa avercela messa io. Neppure io ricordo.  frutto
dellimprovvisazione.
Su uno dei vassoi c una caraffa dacqua e non ci serve altro. Potremmo bere vino. Vodka.
Cherry Coke. Non farebbe alcuna differenza. A ubriacarci  il chiarore delle candele, a inebriarci 
laria. Il cibo  la nostra musica. Le pareti sono il nostro calore.
Le prime candele si sono ormai consumate, ma A ne accende altre. La luce non  molta, una
luminescenza. Ho assaggiato un dolcetto al limone, ho la sua asprezza sulla lingua, quando mi accorgo
che A mi sta osservando. Forse ho dello zucchero a velo in faccia. Cerco di ripulirmi. Lui sorride, mi
fissa.
Che c? chiedo.
Lui si fa avanti e mi bacia.
Questo dice.
Oh dico. Questo.
S, questo.
Rimaniamo cos, in attesa che il bacio fuoriesca dalla casetta sullalbero per fluttuare via nella
notte.
Non ho idea di cosa voglio.
No. Non  vero. So esattamente cosa voglio. Ma non so se dovrei volerlo.
Dessert dico. Devi provare un dolcetto al limone.
Sorride. Lasciamo che il bacio esca dalla casetta.
Ne sento gi un altro pronto a bussare alla porta.
Osservo le sue labbra. C dello zucchero a velo sulle sue labbra.
Non devo dimenticare che non sono le sue vere labbra.
Non sono sicura che me ne importi.
Finita la cena raccogliamo piatti e posate. Metto tutti sui vassoi, poi metto i vassoi da parte.
Siamo seduti troppo lontani luno dallaltra.
Mi avvicino. Lui mi cinge con un braccio. Io tiro fuori post-it e penna dalla tasca. In silenzio,
disegno un cuore sul primo post-it e lo poso sul cuore di Alexander.
Ecco dico ad A.
Lui abbassa lo sguardo. Poi guarda me.
Devo dirti una cosa.
Per un istante mi aspetto un ti amo ancora pi grande degli altri. Se cos fosse, io risponderei.
Invece: Devo spiegarti cosa sta succedendo.
Cosa? Irrazionalmente mi chiedo se non abbia incontrato unaltra.
Ti ricordi Nathan Daldry? Il ragazzo alla festa di Steve?
Certo.
Quella notte lho lasciato sul ciglio della strada. E svegliandosi Nathan ha avuto la sensazione
che fosse successo qualcosa. Ha sentito che qualcosa non andava. Cos lo ha raccontato a un mucchio
di persone. Una di loro  un tale reverendo Poole. Ma non si tratta del vero reverendo Poole. 
qualcuno che si  impossessato del corpo del reverendo Poole.
Ti riferivi a questo quando mi hai scritto che pensavi di non essere lunico?
Lui annuisce. S. Ma c dellaltro. Chiunque sia nel corpo di Poole  come me, ma non del
tutto. Lui dice di poterlo controllare. Secondo lui esiste un modo per restare nel corpo di una persona.
Cerco di avvolgere la mia mente attorno a queste poche parole. Chi te lha detto? Gli hai
mandato una email? Come fai a sapere che  vero?
Lho visto. Lho incontrato. Si  servito di Nathan per tendermi una trappola, per poco non mi
ha catturato. Secondo lui siamo uguali, ma non lo siamo. Non so spiegarlo, ma non credo che rispetti le
mie stesse regole. Non credo che faccia attenzione alle persone che abita. Non credo che rispetti ci che
siamo.
Ma tu gli credi? Quando dice che puoi restare?
Forse. E forse esistono altri come me. Penso di averne trovati alcuni in internet. E altri come
Nathan, o come te. Ma tu sai cos successo, perlomeno. E adesso anche Nathan lo sa. La maggior
parte di loro invece non lo sa. E se Poole ha ragione, potrebbero esistere altre persone che sono state
occupate stabilmente. Qualcuno come me potrebbe essere entrato in loro senza pi andarsene.
Allora puoi restare? chiedo, incredula. Improvvisamente tutto diventa possibile. Noi
diventiamo possibili. Stai dicendo che rimarrai?
S risponde. E no.
Non possono essere entrambe. Non voglio sentirmi dire che sono entrambe.
Quale delle due? Cosa intendi?
Potrebbe esserci un modo dice. Ma non voglio. Non ne sarei mai capace.
No. Non pu dire cos. Non pu venirmi a dire che  possibile e impossibile al tempo stesso.
Non lo sopporto. Non ce la faccio. Devo alzarmi. Non posso restare seduta sul pavimento, in
mezzo a una casetta sullalbero, a sentirmi dire questo.
Una volta in piedi, sbotto: Non puoi! Non puoi piombare cos allimprovviso, portarmi qui,
darmi tutto questo e poi dirmi che non pu funzionare.  crudele, A, crudele.
Lo so dice. Ecco perch  un primo appuntamento. Ecco perch questa  la prima volta.
Non  giusto. Questa non  finzione.  la vita.
Come puoi dire una cosa simile? Come puoi cancellare tutto quello che c stato tra di noi?
Lui si alza, si avvicina. Anche se sono infuriata, anche se non capisco cosa voglia dirmi, A mi
abbraccia. Non  questo che voglio e mi sforzo di dirlo. Ma poi avverto il rifugio della sua vicinanza, lo
desidero, smetto di sottrarmi.
 un bravo ragazzo mi sussurra allorecchio. Anzi, potrebbe anche essere un ragazzo
impareggiabile. E oggi  il vostro primo appuntamento. Ricorder di essere stato alla libreria. Ricorder
la prima volta che ti ha visto e come si  sentito attratto da te; non solo perch sei bella, ma perch ha
saputo riconoscere la tua forza. Ha saputo vedere quanto tu voglia esser parte del mondo. Ricorder di
aver parlato con te e di quanto sia stato facile, coinvolgente. Non voleva che finisse l e difatti ti ha
chiesto se ti andava di fare qualcosa insieme. Ricorder il supermercato, le storie nelle corsie, la prima
volta che ti ha portato in camera sua: non mancher nulla e non dovr cambiare una virgola. Il battito
del suo cuore sar quello del mio. Lo stesso. So che ti capir. Avete lo stesso cuore.
No. Non  questo ci che voglio. Non riesce a capire ci che voglio?
Ma che ne sar di te? chiedo, la mia voce trasuda amarezza. Impossibile nasconderla.
Troverai in lui le stesse cose che hai trovato in me risponde A. Senza complicazioni.
Lo dice come se fosse la cosa pi semplice del mondo.
Non  semplice.
Non posso passare dalluno allaltro cos.
Mi stringe a s. Lo so. Ecco perch dovr guadagnarselo giorno per giorno. Dovr dimostrarsi
degno di te. E se non ci riuscir, sar tutto finito. Ma credo che si comporter bene.
A si sta arrendendo. Che sia io a volerlo oppure no, si sta arrendendo.
Perch lo fai?
Perch devo andare, Rhiannon. Per davvero stavolta. Molto lontano. Ci sono delle cose che
devo scoprire. E non posso continuare a invadere la tua vita. Meriti qualcosa di pi.
 un ragionamento logico. Ma mi rifiuto di accettare questa sua logica. Non voglio nulla che
risponda a una logica.
Perci questo  un addio.
 un addio a certe cose dice. E un buongiorno ad altre.
Questo  il momento in cui mi riscuoto.
 il momento in cui smetto di farmi stringere e decido di stringere.
 il momento in cui mi libero dal suo abbraccio, ma solo per offrirgli il mio e accoglierlo.
Non sto dicendo di s, ma oppormi non servir.
Lo tengo stretto con tutte le mie forze. Lo stringo tanto che dovr ricordarsene. Dovr ricordarsi
di me, dovunque sar.
Ti amo dice. Come non ho mai amato nessuno.
Non fai che ripeterlo. Eppure non capisci che per me  lo stesso. Neanche io ho amato
qualcuno cos.
Ma lo farai. Lo farai ancora.
Qui finisce. E qui comincia.
Ogni attimo. Ogni giorno.
Qui finisce. E qui comincia.
Dal mio arrivo non ho mai guardato lorologio, ma ora lo faccio.
 quasi mezzanotte.
Qui finisce. E qui comincia.
Voglio addormentarmi accanto a te mi sussurra.
 il mio ultimo desiderio.
Annuisco. Parlare mi terrorizza. Ho il terrore di non saper dire ci che vorrebbe sentirsi dire.
Lasciamo i vassoi nella casetta sullalbero. Se Alexander ricorder, non sar un problema.
Scendiamo la scala. Torniamo di corsa in casa, diretti in camera sua.
Lo ricorderemo insieme. Noi tre.
Mano nella mano. Poi, in camera, ci fermiamo per togliere le scarpe. Nientaltro, solo le scarpe.
Io mi sdraio sul letto, lui spegne la luce.
Solo il barlume della sveglia. A si siede accanto a me sul letto, si sdraia. Io mi accoccolo. Gli
tocco la guancia. Gli faccio voltare la testa.
Lo bacio e lo bacio e lo bacio.
Voglio che te ne ricordi domani dico quando ci separiamo per respirare.
Ricorder tutto.
Anchio gli prometto.
Un altro bacio. Un ultimo bacio. Poi chiudo gli occhi. Calmo il respiro. Aspetto.
Se potessi trattenerlo, lo farei.
Dio, se solo potessi trattenerlo.
Non dormo. Vorrei riuscirci, ma  impossibile.
Resto sdraiata qui, gli occhi chiusi, al sicuro nel buio.
Lo sento allungare la mano e toccarmi il cuore.
Lo sento dirmi addio.
Lo sento chiudere gli occhi. Lo sento svanire.
Riapro gli occhi. Mi volto.
Lo guardo. Voglio assistere al passaggio.
Invece vedo questo splendido ragazzo splendidamente addormentato. Lasciato qui da unaltra
splendida persona che gi dorme in unaltra casa, in un altro letto.
Vorrei svegliarlo. Vorrei chiedergli se  ancora l dentro.
Ma non lo faccio. Non voglio che Alexander mi chieda perch sto piangendo.
Solo quando mi giro verso la parete, quando decido di provare a dormire, mi accorgo del post-it
che ho sul cuore.
Il cuore che gli avevo dato.
Lui lha preso e me lha restituito.
...
.
...
Capitolo trentadue.
...
.
...
Apro gli occhi. C la luce del sole.
Buongiorno dice Alexander.
Stanotte devo essermi girata verso di lui perch si sta svegliando davanti a me.
Buongiorno dico.
Non ha laria confusa. N sorpresa. Sa perch si trova a letto ancora vestito. Ricorda la casetta
sullalbero. Ricorda di avermi incontrato in libreria.  insolito, certo, non  il genere di cosa che capita
tutti i giorni, ma  possibile. In una giornata molto fortunata pu accadere.
Ti va di fare colazione? chiede. I miei genitori dovrebbero averci lasciato parecchia scelta.
Ottima idea dico mettendomi seduta e stiracchiandomi.
Okay dice. Ma non si muove. Mi guarda e basta.
Che c? gli chiedo.
Niente dice lui, timoroso. Poi si corregge: No invece,  lopposto di niente. Sono felicissimo
che tu sia qui. E vorrei passare unaltra giornata insieme a te, se me lo concedi.
Prima la colazione dico. Poi ci penseremo.
Lidea mi piace dice saltando gi dal letto. Serviti: vestiti, asciugamani, shampoo, libri,
post-it, tutto quello che vuoi.
Lo far.
Cammina incerto. Ha unaria dolcissima.
Mi piace, qualunque cosa sia dice.
Non posso fare a meno di rispondergli con il sorriso. S, qualunque cosa sia.
Niente fiocchi davena, vero?
Gi. Niente avena.
Andando disotto fischietta. Resto in ascolto finch non  troppo lontano.
Il suo laptop  sulla scrivania, mi chiama.
So cosa dovrei fare. So cosa A vuole da me.
Invece mi scopro ostinata.
Alexander mi piace. Ma voglio A.
Voglio trovare A.
...
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...
FINE.
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Ringraziamenti.
...
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...
Di solito do forma a un romanzo mentre lo scrivo, senza sapere bene cosa succeder finch poi
non accade, quindi questo libro ha rappresentato una grande sfida e per questo sento il bisogno di
ringraziamenti adeguati.
Per cominciare ringrazio tutti i lettori di Ogni giorno per aver condiviso opinioni e sensazioni
con me. Sono sicuro che, senza il vostro entusiasmo cos prezioso, la storia si sarebbe conclusa l.
Come sempre vorrei poi ringraziare gli amici, la mia famiglia e gli altri scrittori di letteratura
Young Adult per il loro sostegno. Ho sempre la tentazione di compilare una lista esaustiva che
riconosca il contributo di ciascuno, ma leventualit di dimenticare inavvertitamente qualcuno mi
spaventa troppo. Cos mi limiter a ricordare chi ha condiviso con me una casa, un passaggio in auto
e/o un caff nel corso della stesura: i miei genitori, Libba Bray, Zachary Clark, Nathan Durfee, Nick
Eliopulos, Andrew Harwell, Billy Merrell, Stephanie Perkins, Jennifer E. Smith, Nova Ren Suma,
Chris Van Etten e Justin Weinberger. In particolare, ho goduto della compagnia di Joel Pavelski a
Montreal quando questavventura era solo allinizio e poi, un anno pi tardi, di nuovo a Montreal
mentre ero quasi alla fine. Grazie anche a Rainbow Rowell, per quella chiacchierata da cui  nato il
titolo e per tutte le altre chiacchierate. E grazie a Gayle Forman, mio punto di riferimento in questo
sforzo letterario di prospettive che cambiano mentre la storia rimane la stessa. E anche per le
chiacchierate in generale.
Questo libro non esisterebbe senza i consigli casuali o lesplicito sostegno di tutta la Random
House Childrens Books. Grazie soprattutto a Nancy Hinkel (di lei dir tra un secondo), Stephen
Brown, Julia Maguire, Mary McCue, Adrienne Waintraub, Lisa Nadel, Laura Antonacci, Barbara
Marcus e tutte le persone (e dico tutte) dellufficio vendite, marketing, produzione, stampa e legale.
Grazie poi a Bill Clegg e Chris Clemens, miei angeli custodi. A Stella Parkins, Maggie Eckel e
tutti alla Egmont UK. E a Penny Hueston, Michael Heyward, Rebecca Starford e tutti alla Text
Publishing. Senza dimenticare ogni editore e traduttore straniero, perch tutti hanno creduto e sostenuto
Ogni giorno in maniera davvero globale.
Quanto a Nancy... non dir molto, bastano le tue parole a margine, mia cara. Canter fino
allalba una canzone che parla di me e di te, di cosa e perch. Il cosa  il libro nelle tue mani, il perch
 il modo in cui tu ci tieni.
...
.
...
FINE.